Al club incontriamo l’autrice Laura Gay.

Laura Gay è una delle autrici più note nel panorama editoriale italiano. Ha una lunghissima gavetta alle spalle e numerose pubblicazioni di cui ci ha parlato al club privato “The Pink Cafè”.

1. Ciao Laura, comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e cosa o chi ti ha incentivato in tal senso.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana e grazie per questo spazio che mi concedi nel gruppo e su Pink Cafè. Comincio dicendo che scrivo da quando ero ragazzina. La mia fantasia è sempre stata in fermento, in più ero una bambina molto chiusa e solitaria, riuscivo a esprimermi meglio sulla carta che a parole. Quindi la scrittura per me è stata una necessità, e lo è tuttora. La prima persona che mi ha incentivato è stata la mia insegnante di lettere alle scuole medie: leggeva spesso i miei temi in classe ed era solita darci dei titoli di fantasia da sviluppare. Il mio primo racconto l’ho scritto in un tema, appunto. Dopo di lei ci sono state molte altre persone, mio marito in primis, ma anche amici e lettrici che mi hanno sostenuta e incoraggiata. Ne approfitto per ringraziare ciascuno di loro.

2. Io vorrei sapere come nasci come autrice e come ti definiresti?

RISPOSTA:

Come autrice nasco nel 2008 con un romance storico dal titolo “Edmond e Charlotte. Le scelte dell’amore”, pubblicato da Enrico Folci Editore. Dopo aver tenuto per lungo tempo le mie storie nel cassetto, ho sentito l’esigenza di condividerle con qualcuno, pertanto ho deciso di intraprendere la strada della pubblicazione. All’epoca poi non c’era la possibilità del self, o meglio esistevano le CE print on demand, ma non avevano la diffusione che offre oggi amazon. Quindi è stata una strada in salita, ma sono più che soddisfatta di averla percorsa. Francamente non saprei come definirmi, forse una INDIE, indipendent author, visto che alterno pubblicazioni con editori al self-publishing.

3. Che tipo di opere scrivi? Ho notato tue opere ad alto tasso erotico, ma ti dedichi anche al romance?

RISPOSTA:

Ho iniziato con il romance, in verità. Romance storici per essere precisi. Il primo lo scrissi molto giovane, quindi il tasso erotico non era certamente alto. Si intitolava “La rosa di Parigi” e un giorno mi piacerebbe riprenderlo in mano e metterlo a posto per una seconda edizione… vedremo! Comunque, amo scrivere il romance in tutti i suoi sottogeneri: dallo storico all’erotico, al time-travel, passando per il New Adult e il romantic suspense.

4. Se dovessi menzionare la tua opera meglio riuscita e quella più apprezzata, quali titoli faresti?

RISPOSTA:

12548992_825481530895863_172194761067286897_nMi metti in difficoltà. Quale sia la mia opera meglio riuscita non sta a me dirlo, bensì alle lettrici. Fra le più apprezzate direi la triologia di “Prigioniera del tempo”, ma anche “La contessa delle tenebre” e “La dama misteriosa”. Che poi più apprezzato non vuol sempre dire “più venduto”. Tra i miei racconti più venduti posso citare “Toccami” e “Bad boy”, che sono quelli che hanno ricevuto le recensioni più massacranti. Tra i miei preferiti, oltre a quelli già citati, c’è senz’altro questo in uscita il 25 gennaio, “Tutto di te”. Ma non ho idea di come verrà accolto dal pubblico. In realtà, sto tremando al solo pensiero.

5. Per te meglio self publishing o editoria tradizionale? Digitale o cartacea?

RISPOSTA:

A mio parere sia il self-publishing che l’editoria tradizionale hanno i loro punti forti e quelli deboli. Non saprei dire cosa sia meglio, infatti percorro entrambe le strade. L’editoria tradizionale ha di bello che il tuo manoscritto viene prima valutato, editato, e l’editore ti segue in tutte le fasi di realizzazione, dalla cover, alla promozione (o almeno dovrebbe farlo). Col self-publishing però hai carta bianca. Puoi decidere tutto tu, dalla data d’uscita alla copertina, e anche il riscontro economico è maggiore. A meno che tu non riesca davvero a sfondare con un editore che ti sponsorizza anche all’estero e ti fa fare soldi a palate. Riguardo al digitale e al cartaceo, meglio entrambi. Ma non il cartaceo di Youcanprint, tanto per intendersi. Mi riferisco al cartaceo quello vero, quello esposto sugli scaffali delle librerie, che ti dà visibilità. Altrimenti può essere un di più, ma alla fine lo comprano solo gli amici e i parenti, e spesso ti contattano perché sia tu a ordinarlo per loro. Ne so qualcosa perché ho già provato la strada del print on demand.

6. Che genere ti piacerebbe sperimentare, ma non hai ancora realizzato?

RISPOSTA:

Mi piacerebbe scrivere un rosa crime, un giorno. Chissà che non lo faccia prima o poi. 

7. Meglio racconti o meglio i romanzi? Secondo te come vengono accolti dalle persone?

RISPOSTA:

12510457_825501700893846_4528574762859044894_nDipende dalle esigenze di chi scrive e di chi legge. Come scrittrice preferisco i racconti se sento la necessità dell’immediatezza: piccole pennellate efficaci, che arrivano dritte al pubblico. Scelgo il romanzo se invece voglio approfondire meglio la psicologia dei personaggi, seguirli passo dopo passo nei loro cambiamenti, e se voglio dedicare più tempo anche alle figure secondarie e a una trama più elaborata. L’importante è che non ci siano punti morti. Se devo scrivere un romanzo di 300 pagine, non lo devo fare con l’idea di allungare il brodo, ammorbando il lettore. Ogni pagina deve avere un suo scopo preciso e trascinare chi legge fino alle battute finali. Altrimenti, è meglio il racconto. Aggiungo che, se l’autore riesce in questo, allora verrà accolto con tutti gli onori dai lettori. Per il resto, i gusti di chi legge sono vari: c’è chi predilige le storie brevi e immediate, e chi ama i grandi tomi. Io personalmente apprezzo entrambi i generi, se ben scritti.

8. Se potessi essere una delle protagoniste delle tue storie, chi vorresti essere e in quale storia?

RISPOSTA:

Bella domanda! Forse Eva, la protagonista del romanzo che deve uscire lunedì. Perché? Be’, perché Eva mi somiglia, ma è più combattiva di me. È capace di colpi di testa, tipo quello di prendere un aereo per andare a trascorrere un week end a Londra con un perfetto sconosciuto. Io non lo farei mai. E poi perché Eva ha Brian, un gran figo pronto a mettere in gioco tutto per lei.

9. Un titolo che consiglieresti a tutti… indistintamente.

RISPOSTA:

12473633_825482124229137_4410932264668755419_oOddio, proprio a tutti no… ai bambini no di certo, perché le mie storie, anche le più soft, non sono adatte a quel tipo di pubblico. Emoticon tongue Scherzi a parte, consiglierei “Tutto di te”, ovvio. È la mia ultima fatica, leggetelo… vi prego!

10. E poi… i tuoi sogni nel cassetto… che colori hanno, sono ancora tanti e cosa racconteresti di essi?

RISPOSTA:

Sogni nel cassetto? Ne ho uno grande: riuscire a far leggere le mie storie a un numero sempre maggiore di lettori (non dico lettrici, perché mi piacerebbe essere letta anche dai maschietti). E se proprio dovessi dare un colore al mio sogno, lo colorerei di verde… come la speranza. Perché la speranza è l’ultima a morire.

Grazie, Laura Gay per la tua cortesia e disponibilità. So che tu ti occupi di curare la collana “Senza sfumature” della Delos, tra l’altro, se ti va di parlarne, sarebbe carino.

RISPOSTA:

8271_825500900893926_2223702542973685765_nMi dicono dalla regia di parlare dei miei racconti Delos. Come sono nati? Be’, Simona Liubicich mi contattò per chiedermi se mi andava di inviare un mio racconto per questa collana e io buttai giù “Sette giorni e sette notti”. Ci presi gusto, e decisi di farne una serie: ogni racconto (con l’eccezione di uno storico, “L’amante francese”) aveva come protagonista un personaggio presente in uno dei precedenti. Nacquero così “Senza legami” (il mio preferito), “Toccami”, “Adorabile bastardo” e “Una notte indimenticabile”. Gli ultimi due non fanno parte della serie, ma sono concatenati tra loro, e sono: “Sexy girl” e “La regina di ghiaccio”. Naturalmente ogni racconto è autoconclusivo e può essere letto autonomamente. Da settembre sono diventata io la curatrice della collana e seleziono i racconti da pubblicare. È un lavoro che mi piace e che mi permette di stare a contatto con altre autrici, lavorando fianco a fianco con loro.

Tiziana Iaccarino.

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