Al The Pink Cafè chiacchierata con Lidia Calvano

Salve gente e ben trovati al nostro Club letterario The Pink Cafè, oggi abbiamo il piacere di farvi conoscere l’autrice Lidia Calvano, con la quale abbiamo scambiato una simpatica chiacchierata; autrice romance e del genere fantascienza, ci racconterà della sua passione per la scrittura e dell’esperienza coltivata negli anni nel mondo letterario dal punto di vista di un’autrice.

Brevi cenni biografici sull’autrice

Lidia Calvano è medico e psicoterapeuta. Vive a Roma, col marito e la figlia adolescente, in una casa piena all’inverosimile di libri e di computer. Scrive poesie, racconti e aforismi; è appassionata di carte da divinazione, ed è coautrice del saggio “Il Matto, il Mago, il Mondo”, sull’uso introspettivo dei Tarocchi. Collabora con le principali riviste nazionali dedicate allo studio degli astri e dell’esoterismo. Ha esordito nel genere romance con il racconto lungo “D’oro e d’argento”, pubblicato nella collana “Passioni Romantiche” di Delos Digital.

Per voi, l’intervista all’autrice Lidia Calvano

D. Ciao Lidia, cominciamo subito. La fantascienza è presente in uno dei tuoi racconti pubblicati con Delos, come nasce la passione per questo genere?

R. La fantascienza è stato uno dei miei generi di lettura preferiti, in gioventù, e ha lasciato il segno nel mio immaginario come un mondo di creatività infinita, di sogni senza freni e di uno spazio immenso in cui esplorare trame e personaggi senza limiti o quasi. In realtà anche questo genere, come ho appreso più tardi, ha le sue regole anche molto strette e vincolanti, tuttavia il suo imprinting di “via libera alla fantasia” mi ha accompagnato sino ad ora. A tutt’oggi mi piace meno leggere di fantascienza, ma quanto a film e telefilm cerco di tenermi aggiornata!

D. Quando hai cominciato a scrivere e pensare alla pubblicazione in maniera seria e reale?

R. Ho sempre sentito la chiamata della scrittura, seppure in modo altalenante nella mia vita, ma la decisione di “provarci seriamente” nella narrativa è nata solo nel settembre 2014, quando le curatrici di due collane Delos, quella erotica e quella romantica fecero una call per cercare nuovi autori. Non avevo mai scritto nulla di così lungo, nè del genere richiesto, ma era una sfida da raccogliere, e contemporaneamente l’ho vissuto come un treno che passava, un segno del destino, un’opportunità che stava solo a me cogliere o lasciare cadere. Ho preso coraggio, e con una grossa dose di incoscienza ho inviato due opere alla loro valutazione. Incredibilmente sono state accettate entrambe. La fortuna aiuta gli audaci.

Bisogna dire che prima di allora ho fatto parecchia gavetta con i mensili di astrologia e di young adult, per i quali ho pubblicato dal 2011 articoli di vario genere, e il mio primo libro pubblicato è stato un saggio scritto con una collega sull’utilizzo meditativo e formativo dei tarocchi. Entrambi sono stati due bei banchi di prova che di sicuro mi hanno aiutato ad arrivare più pronta al famoso treno in corsa di cui sopra.

D. Oltre alla fantascienza hai pubblicato anche storie romance, qual è il genere che più senti vicino alla tua natura di scrittrice?

R. Non saprei dirti un genere che prediligo, perchè sono una sperimentatrice, dedicarmi sempre agli stessi copioni mi annoia a morte, devo sempre trovare stimoli nuovi anche nelle storie che immagino. Credo che non scriverò facilmente storici, perchè non ho la pazienza e la passione necessarie per il lavoro preliminare di documentazione, ma mai dire mai. Ho stupito me stessa tante di quelle volte…

D. Quando senti che sta nascendo una storia, crei subito una scaletta, prendi appunti o cosa? Ti metti subito giù s scrivere?

R. Non uso scalette o schemi. La storia cerco di tenerla e maturarla a mente, e in ogni caso in fase di stesura mi vengono in mente tante di quelle divagazioni o alternative che ogni schema preesistente appare obsoleto e inutile. Vero è che scrivo al massimo romanzi brevi, forse con opere più corpose e articolate un minimo di sistematizzazione sarebbe indispensabile. Tuttavia per ora questo è il modo di scrivere che mi diverte, sentire crescere trame, scene, idee e lasciarle libere allo stato brado. A volte mi capita di iniziare ad appuntarmi l’incipit, invece, che in genere è una delle prime cose che mi viene in mente e che poi traina tutto il resto. Un po’ per volta, darò retta a tutte le storie lasciate in sospeso, con la convinzione che nel frattempo non possano che migliorare.

D. Pubblicazione self e o con casa editrice, qual è il tuo pensiero in merito?

R. Self o CE? Grande dilemma. Come nel matrimonio di Oscar Wilde, chi sta da una parte desidera l’altra e viceversa. Personalmente spero che questa distinzione sia presto superata dai fatti, e che si parli solo di autori ibridi, almeno nel digitale. Mi trovo bene con la mia CE, inutile dire che sentirsi scelti appaga l’ego. Dicono che con il self si guadagni di più, ma non è nelle mie intenzioni mantenermi con la scrittura, altrimenti diventerebbe un lavoro e addio divertimento. Tuttavia, se scrivessi qualcosa a cui tengo molto e non rientrasse nelle linee editoriali delle CE o fosse rifiutato, non escludo assolutamente l’idea di pubblicarlo da me.

lidia calvanoD. La Lezione del porcospino, è la tua ultima opera fresca di pubblicazione con Delos, di cosa parla e cosa puoi dirci sul titolo?

R. La lezione del porcospino nasce dall’esperienza, a me molto vicina, di come sia difficile affrontare un licenziamento improvviso e inaspettato dopo aver ricoperto ruoli di responsabilità in un’azienda. È un’esperienza devastante. Forse perquesto per narrarla ho scelto un registro leggero, da commedia, molto vicina al chick lit. Il titolo richiama il dilemma dei porcospini di Schopenhauer, che a mio avviso si applica meravigliosamente alle relazioni affettive umane. L’ho scelto perchè volevo un titolo insolito che creasse curiosità, e che venisse svelato in là con la trama.

D. Promozione, si parla sempre di questo dilemma per gli autori. Avere una casa editrice non sempre aiuta, lo so bene, ma che garanzie credi possa dare in più pubblicare con una casa editrice, rispetto a chi sceglie la strada self? L’autore deve sempre promuoversi in autonomia, cosa ci dici in merito?

R. Anche nel caso della mia CE il grosso, se non tutto, della promozione è a carico dell’autore. E trattandosi di ebook, avviene preferenzialmente per le vie della Rete e del social. In questo, in particolare al momento della prima pubblicazione, non mi sono sentita in alcun modo privilegiata rispetto a un autore self al suo primo libro. In seguito le cose si fanno meno dure, ma mai facili, e lo dimostra quanto investano in promozione anche penne famose che pubblicano da decenni. Ai miei livelli non credo che ci siano differenze di metodo o difficoltà nella promozione rispetto agli autori self. Forse l’unica differenza è che, nel bene e nel male, ogni volta che pubblicizzo la mia opera coinvolgo anche il brand della CE, e questo può essere un vantaggio o una svantaggio a seconda dell’opinione che ne hanno i lettori. Per i lettori avere di fronte un libro edito da CE può significare che c’è una selezione a monte che dovrebbe garantirne un minimo di qualità, o al contrario può insospettire riguardo i criteri della selezione stessa. Quindi, in ogni caso, ogni medaglia ha il suo rovescio. Meglio lavorare sulle opportunità, quindi, altrimenti ci si perde nelle congetture e non si combina niente.

D. Hai un tuo luogo preciso dove scrivere e qual è il momento per te più creativo?

R. Scrivo naturalmente a casa, in giro perchè lavoro su portatile, ovunque trovi uno spazio abbastanza tranquillo e libero da interferenze dei familiari. Non ho un momento della giornata preferito; amo però essere da sola a casa e mandare della musica che mi piace. Questa sarebbe la condizione ideale, non spesso raggiungibile. La musica è la mia musa, in grado di sbloccare ogni impasse di ispirazione.

D. Quanto tempo impieghi prima di mettere la parola fine? Ami di più i romanzi o i racconti?

R. Il dono della sintesi è il mio punto forte e insieme il mio limite. La mia dimensione ideale si aggira tra 100mila e 160mila battute. Inoltre sono più narratrice che scrittrice, quindi mi interessano più le trame, le storie, che le descrizioni e gli approfondimenti. Nelle dimensioni di una novella ho sempre fatto rientrare tutto quello che di interessante avevo da dire. Non scriverò mai un romanzo? Non lo so, per ora non mi viene naturale e non me lo pongo come obiettivo, ma nel caso non sarebbe un cruccio. Al ribasso, invece, gioco in casa. Racconti e microracconti fulminanti erano il mio pane quotidiano, un po’ di tempo fa. Se riesco, vorrei raccoglierli in una antologia. Come mia memoria personale, a onorare i tempi in cui tutto era uno spunto, dall’horror al comico, dallo scifi al crime. E tutto riusciva a stare in una ventina di righe, come in un cameo. Bei tempi!

Tiziana Cazziero

 

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