Una chiacchierata al Pink Cafè con Anna Premoli.

Anna Premoli è una delle scrittrici più apprezzate e conosciute del momento. Nata in Croazia, ma naturalizzata in Italia, si è laureata in Economia dei mercati finanziari all’Università Bocconi di Milano.
Ha una carriera professionale interessante che si muove nel settore finanziario, lavorando prima per la J.P. Morgan e poi per una banca privata.
Ha iniziato a dedicarsi alla scrittura con l’opera “Ti prego lasciati odiare” che è stata autopubblicata nel 2012, fino a essere acquisita dalla Newton Compton Editori e vincere addirittura la 62ª edizione del Premio Bancarella.
A seguire sono scaturiti successi intitolati: “Come inciampare nel Principe Azzurro”, “Finché amore non ci separi”, “Tutti i difetti che amo di te”, “Un giorno perfetto per innamorarsi” e “L’amore non è mai una cosa semplice” sempre con Newton Compton Editori.
Per me è una gioia e un onore intervistare un’autrice tanto seguita e amata, perché si è fatta conoscere e apprezzare per la sua verve e certamente per il suo indiscusso talento.

Ciao Anna, grazie mille per aver accettato un’intervista per il club letterario “The Pink Cafè”.
So che la tua prima opera letteraria è nata nel corso della tua prima gravidanza, è vero? E cosa o chi ti ha ispirato la storia?

RISPOSTA:

È vero che ho iniziato a scrivere durante la gravidanza per svagarmi, ma contrariamente a quello che si pensa, il primissimo libro che ho scritto è stato “Come inciampare nel principe azzurro”. “Ti prego lasciati odiare” è venuto subito dopo, in un momento della mia vita in cui davvero non aspiravo affatto a farmi pubblicare. Ho iniziato per gioco, convinta che non sarei mai arrivata alla fine della stesura. La storia è nata per caso, in un momento in cui ero sotto il forte influsso dei drama coreani e avevo disperatamente bisogno di scaricare lo stress. Avevo questi personaggi che mi vagavano per la mente con tale insistenza da convincermi a prendere in mano un pc per provare a raccontare la loro storia.

Con l’opera “Ti prego lasciati odiare” hai anche vinto il Premio Bancarella. Che effetto ti ha fatto questo traguardo alla prima pubblicazione?

RISPOSTA:

anna_premoli-250x396Sono rimasta incredula per parecchio tempo. Più che essere felice per me stessa, ricordo che ero davvero contenta per la casa editrice, che si è prodigata in modo incredibile per il mio libro, e per il genere rosa in sé. Ero stufa di sentir sempre e solo parlare del rosa come di un genere strappalacrime per donnette con problemi esistenziali. La vittoria al Bancarella è stata invece l’ufficializzazione, il riconoscimento per un intero genere che sostiene in buona parte in fatturato delle case editrici d’oggi e che tratta in termini attuali i problemi delle donne. Il rosa è oggi quanto di più femminista possa esserci e io ne sono fiera.

Quali aspettative c’erano, in seguito, rispetto alla prima opera, per quelle a venire? Cosa ti dicevano le persone e quali commenti ricevevi in merito?

RISPOSTA:

La cosa veramente bella riguardo allo scrivere per passione e non per professione, come io ho continuato a fare perché non mi sono mai convertita a fare sul serio la scrittrice, è che le aspettative non ci sono. O almeno il mio editore mi ha capito e ha saputo non farmele mai pesare. Io scrivo quello che voglio, quando voglio. Ho completa libertà. E anche la mia scelta di non essere presente sui social ha limitato molto il brusio di sottofondo che inevitabilmente si crea quando si pubblica un nuovo romanzo. Sono invece in contatto via email con un sacco di lettrici assolutamente deliziose, che davvero non so come ringraziare per l’affetto.

Ma arriviamo all’opera “Come inciampare nel Principe Azzurro”. Da cosa nasce questo titolo e come ti è venuta l’ispirazione per la sua storia?

RISPOSTA:

Avevo iniziato a interessarmi di Corea per ragioni professionali (ricordo che un bel po’ di anni fa un grosso fondo obbligazionario deteneva parecchie obbligazioni coreane e avevo voluto approfondire la questione). Da lì mi è venuta la curiosità di capire come funziona la società coreana, sono seguiti i drama coreani e ben presto mi sono trovata stregata al punto tale da volerci ambientare la mia primissima storia. Per una che da sempre non fa mistero di adorare i contrasti, non c’era niente di più divertente che mettere a confronto due persone con usi e costumi diversi e spingerli a innamorarsi. Trovo inoltre che un trasferimento in un paese così lontano sia una bella sfida caratteriale per chi, come Maddison, ha sempre evitato di prendersi troppe responsabilità.

Passiamo a un’altra storia: “Finché amore non ci separi”. Cosa ti va di raccontarci di questo libro?

RISPOSTA:

Ho sempre pensato che se non fossi diventata un’economista, avrei probabilmente fatto l’avvocato. Ho una certa passione per la materia legale e con questo libro ho voluto fare un salto nell’ambiente giuridico USA, che è parecchio dinamico. E siccome un po’ di sana competizione professionale può anche accendere altre fiamme, ecco che ho voluto far scontrare in aula e fuori due avvocati…

“Tutti i difetti che amo di te” è un titolo che fa riflettere, a mio avviso. Pensi che l’amore vero sia quello che porti ad accettare, apprezzare e quindi anche amare i difetti dell’altro?

RISPOSTA:

Credo proprio di sì. Nessuno di noi è perfetto e la grande differenza tra l’innamoramento e l’amore è proprio il saper apprezzare l’altra persona anche per le sue imperfezioni. Inoltre, essere veramente amati da qualcuno ci può dare la forza per superare una volta per tutte timori e insicurezze. E’ un concetto di fondo che mi sta molto a cuore.

Ma passiamo a “Un giorno perfetto per innamorarsi”… questa storia mi ha colpita dalle prime pagine. Come è nata la sua stesura? Su che basi hai costruito la vita della protagonista?

RISPOSTA:

41gC4uW6gUL._SX306_BO1,204,203,200_Stavo leggendo un report piuttosto tecnico sullo shale gas americano e ho pensato che sarebbe stata una bella sfida costruirci sopra un romanzo rosa. E siccome avevo intenzione prima o poi di riprendere in mano il personaggi di Kayla, che mi era rimasta impressa quando era stata la spalla di un’altra mia protagonista, ho deciso di unire le due cose. La sua professione di giornalista si è sposata alla perfezione con il tipo di libro che avevo in mente. Kayla rimane a oggi uno dei miei personaggi che ho amato di più. Mi sono davvero divertita durante la stesura del romanzo.

E ancora “L’amore non è mai una cosa semplice”. Ce ne parli brevemente?

RISPOSTA:

È il mio primo libro ambientato in Italia, il mio primo romanzo con due protagonisti parecchio più giovani del solito. Pur non essendo una storia autobiografica, si è trattato di una sorta di omaggio alla mia personale storia d’amore. Nel 2015 ho festeggiato i primi dieci anni di matrimonio e ho voluto sfatare il mito che solo le città estere siano abbastanza “epiche” da ambientarci un romanzo d’amore. Milano è epica tanto quanto New York. Anzi, ogni storia d’amore lo è. Inoltre, avendo sposato un informatico e conoscendo molto bene l’ambiente dei geek, ho voluto proporre un eroe romantico molto diverso dal solito. In un mondo di bad boy tutti tatuati, Sebastiano è l’opposto. Ma ha un cuore buono, dietro quella sua facciata di disinteresse, ed è questo che conta.

Sei stata definita “la regina italiana della commedia romantica”. Che effetto fa? Immagino che alla stesura di ogni tua nuova opera, siano tutti pronti a sapere cosa bolla in pentola e cosa proporrai al tuo pubblico. Credo ci sia molta aspettativa, in seguito, quando si raggiungono obiettivi tanto importanti come sei riuscita tu.

RISPOSTA:

Di regine ce n’è una, Elisabetta II, e direi che basta e avanza. 🙂
Io cerco di vivere esattamente come facevo prima che i miei libri venissero pubblicati. In fondo non è cambiato niente.

Le cronache dicono che tu sei un’autrice da oltre 350.000 copie vendute. Ma forse sono rimasta indietro con i numeri… puoi correggermi?

RISPOSTA:

Confesso di non stare molto addietro ai numeri, ma potrebbe essere qualcosina di più… Cerco di non pensarci granché perché i numeri alti tendono a impressionare. Io invece aspiro a scrivere sempre con lo stesso spirito, con lo stesso entusiasmo, senza aspettative e pretese, solo per il gusto di raccontare una storia e strappare un sorriso.

Vorrei che ci raccontassi il miglior complimento ricevuto e la peggior critica che è stata mossa.

RISPOSTA:

Domanda molto difficile perché non sono solita leggere quasi niente di quello che riguarda i miei libri, a eccezione delle email che ricevo dalle lettrici (e anche qualche lettore). Non so davvero come ringraziare tutti dell’affetto! Mi colpisce sempre molto quando mi scrivono per condividere con me qualcosa di loro stessi.
Immagino che sparse per il web ci siano anche tante critiche, ed è giustissimo che sia così, perché non puoi piacere a tutti e non puoi emozionare tutti. Io ho però scelto sin dagli esordi con il self di far mio il motto “vivi e lascia vivere”. Nei primi mesi avevo letto così tante opinioni diverse che quasi mi girava la testa. Ecco perché oggi di base non leggo quasi mai le recensioni, a meno qualcuno non me le segnali espressamente, perché non mi piace farmi condizionare. Evito di farmi il sangue amaro, rispetto il sacrosanto diritto di critica e vado avanti per la mia strada.

Come vede l’amore Anna Premoli?

RISPOSTA:

Un po’ come viene descritto ne “Il piccolo principe”: un addomesticarsi l’un l’altro che sappia davvero durare nel tempo. C’è poco da fare, per essere davvero tale l’amore deve renderti una persona migliore.

Quali sogni nel cassetto ancora conservi?

RISPOSTA:

Lo so che sembra strano, visto che scrivo rosa, ma io sono poco sognatrice e piuttosto concreta, motivo per cui non ho grandi sogni nel cassetto. Mi auguro solo di continuare a fare con passione tutto quello che già faccio oggi e di vivere sapendo gioire delle piccole cose.

Come è cambiata l’editoria italiana, a tuo avviso, negli ultimi anni?

RISPOSTA:

Sono stati anni di forte crisi economica anche per le case editrici, inutile negarlo. La recessione globale ha colpito tutti. Il self ha cambiato in parte lo scenario perché ha portato in primo piano le scelte dei lettori, ribaltando i ruoli: non è più l’editore a imporre le sue scelte al mercato, ma è il mercato in un certo senso a far capire all’editore cosa vogliono leggere oggi le persone. E’ successo anche per il rosa in Italia, che prima della rivoluzione self era ben poca cosa. Indubbiamente è una situazione di sfida, perché siamo di fronte a un mercato sempre più internazionale, dove tanti scelgono di leggere direttamente in lingua originale. Oggi gli editori devono essere dinamici e non dormire sugli allori, perché i grandi player come Amazon e Harper Collins hanno già messo un piedino nel mercato. Vedremo poi quali saranno gli effetti della fusione Mondadori-Rizzoli e quali assetti prenderà l’editoria in Italia.

Cosa auguri o cosa consigli alle nuove leve, ai giovani che hanno voglia di emergere con le loro opere letterarie?

RISPOSTA:

Io sono arrivata alla pubblicazione in un modo così rocambolesco che in un certo senso penso di essere l’ultima persona in grado di dare consigli. Indubbiamente oltre ai canali classici, gli aspiranti scrittori hanno dalla loro la possibilità di provare il self publishing, se vogliono misurarsi con i lettori e valutare le reazioni ai loro romanzi. Io mi sono trovata autopubblicata dal marito quasi mio malgrado, ma se dovessi provare a emergere oggi è una strada che percorrerei. Basta vedere il numero degli esordi tradizionali nell’editoria italiana: i numeri sono molto, molto bassi.
Bisogna vivere il tutto con semplicità, senza grandi pretese, gioiendo per i successi ma senza abbattersi per gli insuccessi.

Grazie mille ad Anna Premoli per aver accettato questa intervista e in bocca al lupo per la sua carriera.

RISPOSTA:

Grazie mille a te per avermi contattato! E un grande in bocca al lupo a tutti quelli che sognano di emergere!

Tiziana Iaccarino.

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