Conosciamo meglio l’autrice Nadia Filippini

Nadia Filippini è un’autrice conosciuta nel settore editoriale e molto apprezzata da chi ama le storie romantiche. Ma molte persone, magari, ancora non la conoscono come vorrebbero e noi del Pink Cafè ve la presentiamo al meglio, attraverso le sue parole e il suo racconto in questa intervista.

1. Quando hai iniziato a scrivere esattamente in modo serio e cosa?

RISPOSTA:

Ho iniziato a scrivere nel 2014, in assoluto. Prima di allora, esclusi i temi al liceo, non avevo mai scritto nulla, nemmeno la lista della spesa (e non scherzo, immancabilmente tornavo a casa senza qualcosa!). Devo dire però, che non sono partita da zero a creare trame. Oltre alla lettura la mia più grande passione è sempre stata il disegno, dopo il liceo ho fatto un corso di fumettismo con Ruben Sosa e per parecchi anni le storie che inventavo prendevano vita grazie alla china. Poi nel 2014 qualcosa è cambiato, ho letto il romanzo di un’autrice italiana che mi ha colpito e mi è venuta voglia di provarci. La prima cosa in cui mi sono cimentata è stato il racconto “Come una girandola”, da cui poi avevo tratto il romanzo “Come il vento per una girandola”.

2. Qual è stata la tua prima pubblicazione e in che modo è avvenuta?

RISPOSTA:

La prima pubblicazione è stata proprio quel racconto. In quel periodo avevo conosciuto Francesca Pace, un’autrice fantasy davvero tosta, che mi ha preso in simpatia e si è fatta in quattro per spiegarmi come funziona questo mondo. Mi ha invitata a partecipare a un suo blog tour e mi ha chiesto di scrivere “qualcosa” da mettere in palio per iniziare a farmi conoscere, visto che in quel periodo stavo provando a scrivere il mio primo romanzo. Solo che per farlo, dovevo pubblicarlo. All’inizio ero un po’ titubante, ma poi mi sono lasciata convincere, anche se poi non ho mai pubblicizzato quella pubblicazione, sperando che nessuno la vedesse, mi vergognavo troppo. Invece a quanto pare qualcuno l’ha trovata perché, tutto sommato, ne avevo vendute diverse copie.

3. Da quanto tempo sogni di pubblicare?

RISPOSTA:

Come ho detto, la prima pubblicazione è stata frutto di un’opera di convincimento. È stato subito dopo di allora che ho iniziato a desiderare davvero di pubblicare. Anche se avevo fatto passare tutto in sordina, mi era piaciuto. All’inizio non avevo nemmeno pensato alla pubblicazione. Proprio come le tavole sono rimaste chiuse in una cartella, anche il romanzo avrebbe dovuto incontrare lo stesso destino, stando ai miei piani iniziali.

4. Meglio editoria tradizionale o self-publishing e perché?

12188641_1528601407431655_157405187_nRISPOSTA:

A dirti la verità non so rispondere a questa domanda, se non basandomi sull’idea che mi sono fatta ascoltando le esperienze altrui. Ci sono state tre fasi da quando ho iniziato. Durante la prima, non prendevo nemmeno in considerazione l’editoria tradizionale. Insomma, parliamoci chiaro: avevo appena iniziato e di certo non avevo delle capacità innate. Certo, il racconto era carino, ma da lì a essere all’altezza di una casa editrice ce ne passava. Inoltre il mio era partito come un hobby, una distrazione, non ero poi così sicura di volerci investire tempo ed energia per affinare la tecnica e trovare il mio stile. Ovviamente, non rispetto mai i miei piani, tanto che, avendoci preso gusto, quello è diventato il mio obiettivo. Vedevo diverse autrici chiamate da una CE e desideravo arrivarci anch’io. Ma poi è subentrata la fase due. Più mi addentravo in questo mondo, più mi rendevo conto che il self era la strada che dava più soddisfazione alle autrici e ho iniziato a farmi qualche domanda. Per questo quando una CE mi chiese il romanzo “Come il vento per una girandola”, alla fine glielo rifiutai. Non avevo ancora trovato le risposte che cercavo. Adesso sono nella fase tre. Sono convinta che la strada del self sia quella che dà un ventaglio più ampio di possibilità, ma al contempo non ti nego che mi piacerebbe provare l’esperienza CE, almeno una volta. Così, giusto per andare in libreria e vedere il mio romanzo sugli scaffali.

5. Hai mai scritto qualcosa di attinente alla tua vita?

RISPOSTA:

Diciamo che tutto quello che scrivo è ispirato a qualcosa che ho vissuto, ma non dico altro.
6. Se dovessi definire il tuo stile linguistico, come lo definiresti?

RISPOSTA:

Ti riporto le parole di una recensione, perché tutto sommato mi trovo d’accordo: “[…] lo stile è raffinato, scorrevole, delicato e semplice. Va dritto al punto, senza troppi inutili sfronzoli […]”

7. Qual è stato il complimento più raffinato e piacevole e, invece, la critica peggiore che ti è stata mossa?

RISPOSTA:

Ho ricevuto diversi complimenti e ognuno di essi mi ha fatto molto piacere. Quello che mi ha colpita maggiormente, però, mi è stato fatto da un’autrice che ammiro molto. Mi ha detto semplicemente che scrivo bene, di non mollare. Niente celebrazioni o complimenti esagerati, una frase breve a cui ripenso ogni volta che mi viene voglia di mollare.
La critica peggiore? Quando il romanzo “Insegnami l’amore” era ancora una bozza, lo feci leggere a una persona che mi disse – testuali parole – :”carino, ma è una storiellina così, non diventerà mai emozionante, non ne sei in grado”.

8. Di solito quando ti piace scrivere?

RISPOSTA:

Non ho un momento preferito, quando ho voglia, scrivo. Di solito lo faccio il pomeriggio, ma mi è capitato più di una volta di fare le ore piccole per finire una scena o un capitolo.

9. Un tuo titolo che è rimasto impresso alle persone e il motivo, secondo te.

RISPOSTA:

51m3ZZpfs7L“Insegnami l’amore”. Parti dal presupposto che non c’è molta scelta, ho pubblicato solo due romanzi e “Come il vento per una girandola” era il mio primo romanzo, con tutti i difetti del caso. Però penso che questo sia piaciuto perché, rispetto al primo, mi sono lasciata andare molto di più, per cui qualche emozione sono riuscita a suscitarla. Credo. Dovresti chiederlo a chi l’ha letto per saperlo con certezza.

10. Una nuova storia da raccontare… se ce l’hai, scrivici solo il primo rigo e raccontaci quel che puoi, senza svelare troppo.

RISPOSTA:

“Nulla, non provo nulla. Come il semplice spettatore di un patetico spettacolo che non lo riguarda.”
Sto scrivendo un New Adult, ma è difficile dire qualcosa senza vuotare il sacco. Posso solo anticiparti che, anche in questo, qualcosa di vero c’è. Cosa? Mi dispiace, ma non lo confesserò mai.

 

Grazie e in bocca al lupo per tutto!

 

Tiziana Iaccarino.

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