Un caffè con la scrittrice Laura Bondi.

Conosco la scrittrice Laura Bondi da moltissimi anni, ormai e avevo voglia di intervistarla perché si intrattenesse a raccontare le sue novità letterarie magari innanzi a un caffè nel nostro club letterario in parte immaginario.
Laura è una persona che si è fatta le ossa scrivendo con schiettezza e puntualità, passione e dedizione, senza mai fermarsi e cercando sempre un percorso ideale per il suo metodo di lavoro e la sua esperienza diretta.
Era un’autrice della Giovane Holden Edizioni come me e abbiamo avuto modo di conoscerci molti anni fa, personalmente in occasione di incontri letterari e poi perché condividevamo questa insana e meravigliosa passione per la scrittura.
Laura è toscana ed è gioviale e meravigliosamente intraprendente. Si è rimboccata le maniche in anni molto difficili per l’editoria italiana, quando ancora non esisteva il mercato digitale rivoluzionato da Amazon e gli scrittori emergenti dovevano attendere lunghissimi mesi di non risposte da editori che spesso non avevano nessuna voglia di pubblicarli.
La sua gavetta mi ricorda in parte la mia, e per questo le sono anche così affezionata, perché ci siamo ritrovate spesso a navigare su una stessa barca senza sapere dove saremmo realmente andate.
Poi abbiamo intrapreso strade diverse, ma l’ho sempre apprezzata per la sua inventiva e il coraggio di reinventarsi in qualità di artista e professionista davvero molto preparata.
Ma parliamo direttamente con lei dei suoi inizi, della carriera, dei consensi, dell’esperienza maturata, delle difficoltà incontrate lungo la strada e della voglia di ricominciare a scrivere ogni giorno che passa.
Ciao Laura. Ti ringrazio per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Avevo voglia di chiederti se ti faceva piacere raccontare la tua carriera. Cominciamo dall’inizio… quando hai mosso i primi veri passi verso la scrittura?
RISPOSTA:
Innanzi tutto, grazie Tiziana, per avermi accolta nel Pink Cafè. Sinceramente, non c’è un momento preciso in cui ho iniziato a scrivere sul serio. La scrittura, insieme alla lettura, sono sempre state le mie passioni. Spesso, da bambina, non uscivo di casa, per rimanere incollata a un libro, oppure per buttare giù degli appunti, dei pensieri, delle brevi storie. Comunque, ho cominciato a mettermi in discussione verso la fine degli studi universitari, mentre lavoravo anche come correttrice di bozze e mi stavo specializzando nella traduzione. Fu allora che il mio nome venne pubblicato per la prima volta in una raccolta di traduzioni di autori stranieri del periodo del Grand Tour. In seguito, ho trovato il coraggio per partecipare a vari concorsi letterari, prima a livello locale, poi nazionale, e sono arrivate le prime soddisfazioni.

Quali ostacoli hai incontrato da subito, quando ti sei cimentata nella realizzazione della tua prima opera letteraria e come è stata la tua prima esperienza editoriale?
RISPOSTA:
La prima pubblicazione è arrivata nel 2007-2008 proprio grazie alla partecipazione a un concorso letterario che la casa editrice Giovane Holden aveva indetto a livello nazionale. Il mio primo romanzo, che avevo scritto nei ritagli di tempo dal lavoro, risultò tra i dieci scelti dalla giuria e mi venne fatta la fatidica proposta editoriale. All’inizio, non volevo accettare, non mi piaceva il fatto di dover contribuire con del denaro per pubblicare la mia opera. Ma la mia famiglia mi ha spinto a tentare, per avere la possibilità di mettermi alla prova, e sono stata incitata anche dai giudizi più che lusinghieri di chi aveva letto il romanzo. Ovviamente, la pubblicazione mi ha dato tanta soddisfazione, ho visto la mia storia diventare “materiale”, scritta sulla carta e già la vedevo sugli scaffali delle librerie di tutto il mondo. In realtà, neanche una copia si era spostata dalla sede della casa editrice. Così, gambe in spalla, ho iniziato a bussare alle porte di librerie ed edicole della mia città, percorrendo chilometri sotto tutte le intemperie, e impiegando ore – e tutta la mia diplomazia – per superare la diffidenza dei librai e i loro pregiudizi verso la burocrazia e le tasse. Passavo regolarmente ogni giorno per controllare che il mio libro ci fosse ancora, e lo trovavo sempre “sotterrato” da altri più famosi o mescolato alla massa, invisibile. Con pazienza e falsa indifferenza, lo rimettevo più in evidenza possibile, perché volevo dare la possibilità alla mia “creatura” di essere scelta dai lettori. Il tempo passava e intanto la passione per la scrittura cresceva, avevo organizzato qualche presentazione (una l’aveva organizzata Tiziana a Napoli, forse è stata l’esperienza più emozionante!), ma senza una distribuzione capillare le cose non potevano funzionare, nonostante i social network e tutti i miei sforzi. Così, ho cercato case editrici piccole e medie, che potessero garantirmi ciò che mi era mancato – e avevo imparato a riconoscere come principi fondamentali: investimenti in pubblicità e distribuzione. Fra vane promesse, continui rinvii e nuove richieste di contributi economici, un giorno, all’improvviso mi sono ritrovata davanti KDP-Amazon.

Tu sei una delle autrici pioniere del colosso Amazon, in quanto sei stata davvero tra le primissime persone a scoprire la rivoluzione che stava per avvenire nel mercato digitale editoriale anche italiano. Ci racconti come è cominciata tutta questa incredibile esperienza?

laura-bondi

RISPOSTA:
Non avevo mai contemplato l’idea del digitale prima del 2012, non ne sapevo nulla, il libro per me era sempre stato di carta. Poi, un giorno, mentre stavo ancora aspettando risposte da varie parti, ho letto per caso un articolo di un quotidiano in cui si raccontava del self-publishing e di come negli USA il fenomeno fosse già ampiamente diffuso. Ho scoperto che gli autori potevano pubblicare in maniera completamente gratuita e un semplice file finiva online, visibile e venduto in tutto il mondo. Un ago in un pagliaio, certo, ma questa sì, che era davvero distribuzione. Anche se la mia opera si fosse mescolata a milioni di altre, era presente, sempre, ovunque. E sempre meglio che nascosta dietro una pila di libri più noti in una manciata di librerie, o, peggio, nei magazzini. Sono bastati pochi accorgimenti per il file, la copertina e poco altro. Ho continuato a promuovermi sui social e, in poco tempo, Il Diario di una Cameriera è diventato uno degli e-book più letti del 2012!

Tu sei stata invitata anche a Milano per conoscere il vicepresidente di Amazon. Ce ne parli?
RISPOSTA:
Un giorno, mi ha chiamata una mia amica, che si complimentava con me perché il mio nome era sul quotidiano La Repubblica: l’AD di Amazon spiegava il successo inatteso della piattaforma KDP e citava gli e-book più venduti, tra i quali il mio. Dopo qualche tempo, sono stata contattata dall’ufficio di Milano per l’incontro con altri autori e i vertici di KDP. Il clima ovviamente era quello dei grandi eventi, anche se si sono mostrati tutti gentili e informali. Abbiamo parlato del funzionamento di KDP, ci hanno chiesto cosa avrebbero dovuto fare per migliorare il sistema e abbiamo confrontato le nostre esperienze. È stato un tipico pranzo di lavoro all’americana nel centro di Milano!

Quali sono stati i tuoi primi riscontri su Amazon in regime di autopubblicazione e quale è stata l’opera che hai pubblicato per prima?
RISPOSTA:
Come ho già detto, la soddisfazione per Il Diario di una Cameriera è stata enorme, qualcosa che non mi sarei mai aspettata, non avrei mai avuto questi risultati se avessi seguito l’iter dell’editoria tradizionale – a meno che non fosse stato un Editore veramente importante. Il self-publishing dà a tutti coloro che sanno scrivere la possibilità di essere distribuiti ovunque, in tutto il mondo, in tutti i formati. E quindi di essere visti e letti. Ricevere e-mail di lettori e lettrici che si sono appassionati alla storia e chiedono il seguito, stranieri che dichiarano di aver imparato l’italiano grazie alla mia opera: tutto questo non ha prezzo.

Quante opere hai pubblicato fino ad ora e quali reputi ti abbiano dato maggiori soddisfazioni?
RISPOSTA:
Oltre alla trilogia dedicata al diario della cameriera Elisabetta, ci sono Il posto segreto del cuore, Incubo a Dubai, e gli ultimi Blind Date – Appuntamento al buio e Storie di una wedding planner – Philip & Rebecca. Ovviamente, il primo romanzo è come il primo amore, non si scorda mai, quindi posso dire che non solo la trilogia de Il Diario di una Cameriera è quella che mi ha dato, e continua a darmi, più soddisfazioni, ma è anche quella a cui sono più legata, sia perché anch’io ho fatto la cameriera, sia perché il primo capitolo è ambientato nella città in cui sono nata e vivo. D’altronde, anche le altre storie sono parte di me, come penso che sia per tutti quelli che scrivono.

So che hai anche tradotto una tua opera letteraria, se non sbaglio “Diario di una cameriera” in Inglese. Che benefici ti ha portato questa esperienza e che consensi hai ricevuto in merito?
RISPOSTA:
Tradurre dalla propria madrelingua verso una lingua straniera è sempre un lavoro ingrato e non potrà mai essere adeguato, in quanto la sintassi rimane comunque legata alle regole in modo rigido e non si rendono in maniera efficace le parti colloquiali tipiche della lingua parlata. Il mio è stato un esercizio puramente formale, una specie di esperimento, che, nonostante non abbia avuto una revisione da un editor madrelingua, ha avuto più riscontro di quanto avrei sperato.

Consiglieresti l’autopubblicazione ai giovani che si affacciano nel settore editoriale italiano per la prima volta?
RISPOSTA:
Certamente, con un avviso: non pensate che basta scrivere qualcosa, farlo correggere magari da un amico, mettere una copertina accattivante e buttarlo in rete. Dovete sempre fare i conti con la concorrenza, che non sono solo gli autori indipendenti come voi, ma soprattutto i grandi nomi che pubblicano con le case editrici importanti, che hanno a disposizione enormi spazi pubblicitari e adottano prezzi assolutamente competitivi. Quindi, il vostro prodotto deve essere più che professionale, la storia deve essere originale, la trama ben articolata, la scrittura pulita e scorrevole, e dovete essere impietosi verso voi stessi, criticarvi fino a farvi male, per cercare di migliorare. E lavorare, leggendo tanto, scrivendo tanto e studiando tanto. Tenete i piedi ben piantati in terra e siate realisti, non datevi arie da grandi scrittori e quando vi presentate siate umili. So che al mondo d’oggi è più facile che emergano gli sfacciati, che vendono fumo, ma alla lunga i conti tornano sempre.

Quali sono, invece, gli errori da non commettere quando ci si appresta ad autopubblicarsi?
RISPOSTA:
Come dicevo prima, essere superficiali, pavoneggiarsi e “tirarsela”, ma anche agire con cattiveria, cercando di mettere in cattiva luce il lavoro degli altri, magari con recensioni negative o commenti infamanti. In questo modo, certi personaggi, credendo di farsi strada a gomitate, abbattendo gli avversari, fanno solo la figura dei poveri sfigati che non hanno mezzi per combattere, degli inetti incapaci che sanno scrivere solo insulti, trincerati magari dietro un nick. E ci si dimentica che l’unione fa la forza: gli autori dovrebbero collaborare e aiutarsi a vicenda. Invece, purtroppo, la gelosia e l’invidia sono più potenti e ogni forma di cortesia diventa un’arma che si rivolta sempre contro.

Se potessi tornare indietro, rifaresti tutto ciò che hai fatto?
RISPOSTA:
Sì, probabilmente sarei molto meno disponibile verso certe persone che poi mi hanno pugnalata alle spalle, perché io ero veramente convinta che con KDP si fosse aperto un mondo nuovo, dove tutti gli autori indie potessero unirsi in una specie di associazione di singoli editori di se stessi, disposti a collaborare per incentivare e migliorare il sistema. Invece, ognuno ha continuato a coltivare il proprio orticello, difendendolo con ogni mezzo, lecito e non. In compenso, il sostegno dei lettori e dei sostenitori è impagabile. Sapere di aver suscitato emozioni, di aver tenuto incollato qualcuno alla storia, di avergli fatto trascorrere delle ore piacevoli e averlo fatto vivere nel mondo parallelo che io ho creato, ecco, tutto questo mi rende consapevole del mio lavoro, sempre più esigente verso me stessa, ma anche felicissima.

Ti va di parlare di una strategia di marketing che ha bene funzionato con te e che consiglieresti alle tue colleghe?
RISPOSTA:
Sinceramente, non ho, né ho mai avuto, strategie, a parte il mio sito www.laurabondi.com, e gli account sui social – se si possono definire strategie. Non ho ben chiare certe manovre, anche perché autori di cui non si sa nulla, che non appaiono da nessuna parte, né sul web, né altrove, sono richiestissimi e vendutissimi. Altri, invece, che si pubblicizzano e sono ovunque, non hanno neanche la metà dei risultati sperati. Così, mi capita di leggere opere di autori indie sconosciuti veramente appassionanti e ben scritte, mentre titoli tanto declamati, con recensioni eccellenti e lodi sperticate mi annoiano o non mi piacciono affatto, perché spesso pieni di volgarità e scritti proprio male, per non parlare dei testi tradotti con errori o parti mancanti. Non so da cosa dipenda. Probabilmente, è solo una questione di visibilità sugli store online, oppure c’è una specie di flusso magnetico che indirizza i lettori… Chissà!

Infine parlaci di una tua novità letteraria. Cosa ci aspetta?
RISPOSTA:
Al momento sto scrivendo il secondo capitolo della serie Storie di wedding planner. Stavolta, Karen, invece che con due consuocere pestifere, sarà alla prese con una sposa un po’ particolare… Poi, ho una certa idea in mente, ma è ancora troppo presto per parlarne. Devo solo trovare il tempo per scrivere!

Grazie infinite a Laura Bondi per la sua cortesia e disponibilità.

Tiziana Iaccarino.

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