Intervista a Elisabetta Cametti, ci parla del nuovo romanzo: Caino

Il club letterario The Pink Cafè ospita settimanalmente diverse autrici, l’intento è far conoscere nuovi romanzi non con la semplice segnalazione, ma lasciando che siano le stesse autrici che presentino con le loro stesse parole la trama delle loro uscite editoriali.

caino

Intervista a Elisabetta Cametti

Ciao e ben arrivata al Pink. “Caino” è il titolo del tuo nuovo romanzo, un nome di rilievo, come mai questa scelta?

R.

Di solito, le forze dell’ordine definiscono “Ignoto 1” il killer non identificato. Nel mio romanzo, Fisher, il capo del Detective Bureau del New York Police Department, lo chiama “Caino”, perché nella Bibbia rappresenta il primo assassino della storia, colui che non si è mai pentito. L’uomo nel cui sangue scorre il veleno iniettato a Eva dal serpente e che ha generato una dinastia di violenti. Caino è uno dei due serial killer protagonisti della nuova avventura di Veronika Evans, discussa fotoreporter delle nobili cause che abbiamo già conosciuto ne Il Regista.

Cosa dobbiamo aspettarci da questa ultima opera? Com’è arrivata l’ispirazione e quanto tempo hai impiego per completarlo?

R.

È passato quasi un anno dalla catena di omicidi che ha coinvolto Veronika Evans. Lei ha ancora quella scia di sangue negli occhi e l’orrore della verità nel cuore. E non vuole più saperne di collaborare con la polizia. Per rimettere insieme i pezzi, è volata in Groenlandia a documentare la silenziosa mattanza delle foche, ma il passato la raggiunge anche dall’altra parte del mondo. Fisher ha bisogno di lei a New York: sotto i leoni di pietra della Public Library è stato rinvenuto il cadavere di una donna. Seduta, truccata, in abito da sera: una scena del crimine che sembra un’installazione contemporanea. Sono i giorni della 35esima Esposizione Internazionale di Arte Moderna, in cui si festeggia il gemellaggio artistico tra New York e la Biennale di Venezia. Nella schiera di artisti famosi, uno si è trasformato in killer per realizzare un capolavoro senza precedenti. Firma gli omicidi con degli enigmi che conducono a un altro serial killer, dietro le sbarre di un carcere di massima sicurezza in attesa di essere giustiziato. Ma pronto a mettere in atto la propria vendetta. Due assassini, due modus operandi. Un solo legame: una donna scomparsa a Londra da oltre un decennio. Quando il quadro indiziario sembra delinearsi, tra le pieghe della strategia omicida spunta la vera minaccia: un piano criminale più esteso, che somma moventi differenti e coinvolge altri killer. Follower. Uniti dallo stesso passato e determinati a fare in modo che il 29 diventi una data da ricordare. A New York, in Virginia e a Venezia. Perché è il giorno dell’esecuzione, della vendetta. Della strage.

L’idea di mettere a confronto la magnificenza del mondo dell’arte con l’orrore degli omicidi mi è venuta mentre scrivevo le ultime pagine del Regista. E ho impiegato circa un anno a dare vita a Caino.

Come e quando ti sei affacciata al thriller come genere e cosa ti affascina di questo filone letterario? Qualche scrittore o libro del passato ha influito su questa preferenza?

R.

Ho iniziato a scrivere thriller con I guardiani della storia, pubblicato nel 2013. Però, mi piace pensare che i miei romanzi non siano solo thriller. Adoro scrivere trame complesse, ricche di personaggi le cui storie si intrecciano e di misteri che mentre si dipanano conducono a nuovi enigmi. E unisco alta tensione e intrighi al sentimento.

In fatto di libri e film sono onnivora, leggo e guardo di tutto. Le mie letture sono dettate dallo stato d’animo e ho sempre almeno due libri aperti sul comodino. Ci sono scrittori che sento più vicini a me come stile, altri che ammiro per la capacità di tenere alta l’attenzione, o per la maestria con cui tessono la trama. Tuttavia non sono gli altri autori a ispirarmi, ma la realtà: seguo i casi di cronaca internazionali, osservo il mondo che mi circonda e studio ciò che non conosco, con particolare interesse per la criminologia e la storia delle civiltà antiche.

Come ti sei basata per le ricerche? Hai chiesto supporto a qualche esperto di settore? Mi riferisco a interviste a persone professioniste come detective o letture specifiche, come saggi per completare o ampliare dettagli sull’argomento trattato?

R.

L’approfondimento è una delle fasi fondamentali per la stesura di un romanzo. E anche una delle più stimolanti. Non studio solo criminologia, tecniche investigative e casi di cronaca, ma mi affascina sviscerare tutti i temi. Così in questo romanzo mi sono immersa nel mondo dell’arte, ho navigato per i canali di Venezia alla scoperta della storia di edifici antichi, e mi sono appassionata di armi tattiche. Mi sono fatta aiutare da esperti e ho letto libri e documenti. Nulla è lasciato al caso, e per me è importante che il lettore lo percepisca.

Quando cominciato a scrivere? Hai sempre pensato alla scrittura come al tuo futuro?

R.

Scrivo da sempre, da quando ero ragazzina e mi sedevo in mezzo al prato per raccontare i miei sogni al diario e inventare storie fantastiche. Non ricordo un solo momento della vita senza carta e penna o un computer dove appuntare i miei pensieri. All’università ho scritto una serie di articoli di marketing. I romanzi sono stati un passo spontaneo: un giorno ho sentito quel clic, che a me piace considerare una chiamata… ho capito che era arrivato il momento di lasciare che la scrittura assumesse un ruolo più importante nella mia vita.

New York e Groenlandia per l’ambientazione, come mai? Ispirazione oppure c’è un significato specifico?

R.

Le prime pagine si svolgono in Groenlandia, dove Veronika Evans sta setacciando i fiordi a bordo di una rompighiaccio per contrastare i bracconieri e la caccia alle foche. Ho scelto la Groenlandia per passare il mio messaggio contro la terribile mattanza che si compie ogni anno: centinaia di migliaia di cuccioli vengono colpiti a picconate e scuoiati vivi per soddisfare bisogni futili: pellicce, accessori, pastiglie afrodisiache.

New York, invece, mi ricorda l’essere umano, con i suoi tanti volti, sempre diversi e spesso finti.

 Quanto c’è di te di solito nei tuoi scritti? Ti rivedi in qualche tuo personaggio? Metti sempre qualcosa di tuo nelle storie che racconti? Parlo a livello caratteriale, ti ispiri a persone reali oppure è solo ispirazione?

R.

Veronika è una fotoreporter determinata a portare alla luce le ferite dell’emarginazione nelle metropoli. I suoi scatti ritraggono il lato cupo di New York: senzatetto morti di stenti sui marciapiedi, cani randagi alla ricerca di cibo nei cassonetti, disabili e anziani abbandonati alla solitudine. Quella parte di vita a cui nessuno vuole guardare, che si consuma nei vicoli, dentro le stazioni della metropolitana, nei luoghi più affollati, così come in quelli più dimenticati. I giornali definiscono Veronika “cecchino della strada” perché ogni sua foto è un colpo al perbenismo e fa parlare la rete attraverso milioni di visualizzazioni al giorno e decine di migliaia di tweet all’ora.

Katherine è una manager dell’editoria, passa da una riunione strategica all’altra e per la sua testardaggine si trova coinvolta in un terribile intrigo archeologico dove rischia di perdere la vita.

Sono donne molto diverse nell’aspetto, nel modo di ragionare, nell’approccio alla quotidianità. Tuttavia hanno un punto in comune: entrambe si fanno portavoce dei valori in cui io credo. Veronika condanna l’indifferenza. Katherine lotta per l’integrità e per la difesa di ogni forma di vita. Come me, vivono in una società corrotta e si adoperano per cambiarla.

Le mie storie nascono dai personaggi. Sono loro il fulcro di tutto. Da sempre il mio obiettivo è quello di dare vita a protagonisti che siano “veri” e credibili.

 Qual è la tua considerazione sull’editoria moderna? Oggi si parla molto di auto pubblicazione, tu come ti poni di fronte a questa modernizzazione del mondo editoriale?

R.

L’editoria è in crisi ovunque. Si legge meno e gli editori sono diventati molto cauti. Troppo cauti. Quindi, ben venga il self publishing, che offre a tutti la possibilità di dare la luce al proprio manoscritto… e ai propri sogni.

Perché un lettore dovrebbe comprare questo libro? Un messaggio per i lettori, come li convinci?

R.

Per scoprire che di fronte all’intelligenza del male non c’è scampo.

 Grazie, se vuoi aggiungere qualcosa, questo spazio è tuo.

Qualsiasi cosa succeda, non smettete mai di sognare… perché il tempo dedicato a costruire i sogni ha la forza di rendere possibile l’impossibile.

Tiziana Cazziero

Grazie per l’intervista, Tiziana! Belle domande!

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