Roberta Marcaccio ci racconta la sua nuova opera “Ti raggiungo in Pakistan”.

Roberta Marcaccio è un’autrice romagnola che si è distinta grazie alla passione che nutre per la letteratura, sia in qualità di autrice che di lettrice.

Ha iniziato con l’opera “Tranne il colore degli occhi” pubblicata nella collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore, per il quale sono stati pubblicati anche alcuni altri racconti sulla rivista “Il Colophon” e ha ricevuto il diploma di merito per la categoria “L’Hotel Rimini” del concorso letterario “Scintille in 100 parole” Edizione 2015.

Ora si prepara a esordire nel self-publishing con l’opera “Ti raggiungo in Pakistan” di cui ci racconterà meglio in questa intervista.

Roberta ci racconterà il suo percorso letterario, le sue aspirazioni e la sua passione, ma anche qualche progetto letterario, magari, se ci si sta dedicando.

Ciao Roberta, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Raccontaci come è iniziato il tuo percorso nella scrittura.

RISPOSTA:

L’amore per la scrittura è nato con me e si è sviluppato poco alla volta, prima attraverso i libri che leggevo e poi grazie alla scrittura di poesie, pensieri e piccoli racconti. Da bambina amavo raccontarmi le storie. Quando ero sola e non avevo nulla da fare, fantasticavo. Da romantica quale sono, normalmente mi raccontavo storie d’amore che finivano tutte benissimo, poi con la maturità e l’esperienza mi sono appassionata alla lettura di narrativa, gialli e saggi di psicologia al femminile. Il passo verso la scrittura è stato facile e automatico. Ed è diventata un’urgenza.

Raccontaci la tua prima pubblicazione dal titolo “Tranne il colore degli occhi”, di che genere era e cosa raccontava?

RISPOSTA:

Tranne il colore degli occhi” è un’opera di narrativa che racchiude più generi letterari: è una storia di amicizia al femminile, che si sviluppa su periodi storici differenti (dal 1963 al 2000) e contiene un mistero che si svelerà solo nelle ultime pagine.

La storia narra di Annamaria e Michela, due bimbe che nascono nel 1963 a San Felice Maggiore a pochi mesi di distanza e diventano amiche inseparabili.

Michela è orfana di madre ed è una ragazza molto riservata e taciturna; Annamaria invece è l’esatto contrario, socievole, allegra e solare. Due donne molto diverse ma unite da un’amicizia indissolubile. Michela e Annamaria condividono tutto, i momenti importanti della loro età, i giochi, i ragazzi, fino al giorno in cui Michela sparisce nel nulla. Nessuno sa cosa sia successo, né dove sia finita. Anche Giovanni, il padre di Michela, e Diana, la strega che vive nel bosco, non hanno le risposte alle domande di Annamaria.

Dov’è finita Michela? È ancora viva?

Passiamo ora all’opera di prossima pubblicazione “Ti raggiungo in Pakistan” per la quale hai scelto il regime di self-publishing. Ci racconti questa tua scelta di pubblicazione, in primis?

RISPOSTA:

Volentieri. È una domanda che mi pongono in parecchi e che mi sono posta anche io, prima di prendere la decisione definitiva su come affrontare il futuro di “Ti raggiungo in Pakistan”. È un libro che mi sta molto a cuore, in cui credo profondamente. Ho iniziato a scriverlo a gennaio 2012, in cinque mesi avevo finito la prima stesura. Da giugno 2012 in poi ho lavorato alle revisioni, all’editing, rifinendolo anche nei minimi particolari.

Dire che lo considero parte di me è riduttivo.

Credo che “Ti raggiungo in Pakistan” meriti di essere conosciuto e apprezzato e magari anche criticato.

Per questo motivo ho deciso di occuparmene personalmente dall’inizio alla fine. In tutte le sue parti. Non ho lasciato nulla al caso e spero di essere riuscita a fare un buon lavoro, grazie anche ai professionisti che mi hanno affiancata per l’editing e la grafica.

Ora passiamo alla storia. Chi sono i personaggi e qual è il motivo per il quale hai deciso di ambientarla in Pakistan?

RISPOSTA:

Ti raggiungo in Pakistan di Roberta Marcaccio

Ti raggiungo in Pakistan” è la storia di una scrittrice, Anna, innamorata del suo lavoro di editor di una redazione femminile. Anna è ragazza-madre di Andrea, il figlio nato dal suo rapporto con Roberto, un uomo sposato con una donna dell’alta società e che per ovvi motivi ha dovuto lasciare. Il direttore della rivista per cui lavora propone ad Anna un nuovo incarico: le affida la gestione di una rubrica in cui Anna tratterà temi legati al mondo femminile, scriverà racconti e risponderà ai lettori.

La rivista è diretta da Giorgia, la sua migliore amica, una single piena di energia e carica, sempre presente nei momenti difficili della vita di Anna.

È Giorgia che le farà conoscere Francesco, un uomo bellissimo e interessante, con lo scopo di farle dimenticare Davide, il giovane musicista che Anna ha conosciuto e del quale crede di essere innamorata.

Non aggiungo altro, non vorrei togliere il gusto della lettura a chi vorrà avvicinarsi alla vita della protagonista.

La scelta del titolo di un romanzo o racconto è una mia mania. Una sorta di amuleto portafortuna (anche se non sono scaramantica): il titolo deve essere una frase che è contenuta all’interno del romanzo o racconto, scritta proprio così, in quel modo, può essere anche parte di una frase, l’importante è che la sequenza delle parole del titolo sia la stessa della frase presente nel testo. Nel caso specifico “Ti raggiungo in Pakistan” è una frase pronunciata da Anna a Giacomo, il direttore della rivista, in un momento molto particolare della storia, quando le cose sono ad un punto di non ritorno e sembra che la vita chieda ancora di più. Detto questo, la storia non è ambientata in Pakistan ma in Romagna.

Se dovessi raccontarci a cosa stai lavorando o cosa ti piacerebbe raccontare in futuro, cosa ci diresti?

RISPOSTA:

L’esperienza di “Tranne il colore degli occhi” e di “Ti raggiungo in Pakistan” mi ha aperto gli occhi verso un mondo che mi ha sempre affascinato: la narrativa femminile. Non romance. Non eros. Vorrei scrivere storie dove le donne hanno un ruolo da protagoniste. Esistono molti sentimenti toccanti come l’amicizia, il rapporto genitori e figli e situazioni particolari su cui riflettere come la malattia, la sofferenza, le difficoltà di socializzazione… tutti temi che mi piacerebbe affrontare dal punto di vista dell’anima femminile.

Sto lavorando ad un paio di progetti: un romanzo già iniziato e l’idea di un’antologia che mi sta frullando in testa già da un po’. Devo rivedere questi due progetti alla luce del genere che voglio imprimere al mio stile. Un obiettivo ambizioso e molto stuzzicante.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel tuo cassetto dei sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Sono noiosa, lo so, ma c’è una sola cosa che desidero dopo il benessere dei miei figli, ed è il tempo. Il sogno di avere tempo da dedicare alla scrittura, potermi isolare dal mondo civile e vivere altre vite e altre storie attraverso i libri e le cose che scrivo.

Questo sogno per me è sinonimo di felicità, quindi lo accendo.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!


Tiziana Iaccarino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...