“Vivere di scrittura”? Si può! Ce lo racconta Roberto Tartaglia.

A volte, navigando sul web, ci si può imbattere in siti e articoli, ma soprattutto persone molto interessanti o, comunque, che trattano argomenti che ci possono incuriosire e far chiedere tante cose. L’articolo che avevo letto è quello che vi segnalo in seguito, per chi è curioso: “Vivere di scrittura è possibile” (link: https://www.viverediscrittura.it/vivere-di-scrittura-e-possibile/ ).

Chi ama la scrittura e i libri, come me, e nota un sito come “Vivere di scrittura” ( www.viverediscrittura.it ), non può non farsi una serie di domande.

Quando ho letto le argomentazioni riportate in quell’articolo, mi sono detta che non fossero per niente campate in aria, anzi… è stata proprio la loro fattibilità a convincermi a contattare l’autore.

Chi, come me, scrive soprattutto romanzi, oltre a essere blogger, spesso crede che non sia possibile vivere di sola scrittura e, in effetti, anche solo dirlo, sembra quasi utopico, soprattutto se andassimo dai nostri amici e parenti a dire “Sapete, esiste un modo per vivere di sola scrittura e io vorrei davvero realizzarlo!” Forse ci riderebbero in faccia, magari non ci prenderebbero sul serio, peggio ancora ci manderebbero a quel paese, dicendo apertamente che sogniamo.

Personalmente, però, penso che una delle cose più belle che si possano fare nella vita sia proprio questo: sognare e poi darsi delle opportunità e dirsi “Perché no?”

Ma, tornando all’argomento principale di questa intervista, che è tutta dedicata al fondatore del sito “Vivere di scrittura”, nonché dell’Accademia del self-publishing (avete capito bene!) nella quale si può apprendere come trasformare la propria passione per la scrittura in un mestiere vero e proprio, scoprirete che molti sogni sono anche realizzabili.

Roberto Tartaglia, classe 1977, infatti, è molto più di un semplice autore, è un ragazzo che si è davvero rimboccato le maniche, che si è dato da fare, che ha dimostrato di valere, che sa il fatto suo e soprattutto che non si è fermato alla sola idea di scrivere romanzi autopubblicati, è andato oltre… molto oltre a ciò. Ce ne parlerà in questa intervista.

Ciao Roberto, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Come avrai notato da ciò che ho scritto, ho letto un tuo articolo molto interessante e ho deciso di contattarti, affinché tu possa raccontare la tua esperienza e magari dare qualche dritta a chi “sogna” come noi.

Cominciamo dall’inizio, quando e come parte la tua avventura con la scrittura? Quando poi la metti in pratica e in che modo?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie mille. Per tutto!

La mia avventura parte dalla tenera età. Ho sempre amato la scrittura e la narrazione. Trovo che la narrazione, in particolare, sia lo strumento più adatto per trasmettere messaggi di ogni tipo.

Da piccolo scrivevo qualsiasi cosa mi venisse in mente di raccontare. Poi, crescendo, sono passato a scrivere testi per canzoni (avevo una band, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio).

Da qui, è nata e maturata, in me, l’idea che la scrittura potesse e dovesse diventare il mio lavoro. Volevo fare ciò che mi appassionava. Sino ad allora ero stato un informatico.

Così, per usare le tue parole, mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a specializzarmi. I soldi che guadagnavo con la musica e l’informatica li investivo in formazione. Sono diventato un giornalista, ho iniziato a scrivere racconti con una casa editrice e ho conosciuto tante persone interessanti.

Nel 2009 ho scoperto il self publishing. E tutto è cambiato.

Tu sei un autore, giusto? Io quando parlo di “autore” intendo dire una persona che scrive e quindi può scrivere non solo romanzi, ma veramente di tutto. Partiamo da dove e da cosa tu hai scritto? Dai romanzi autopubblicati?

RISPOSTA:

Non proprio. Come dicevo prima, sono partito da articoli giornalistici e racconti. Storie che sono state inserite in antologie insieme a quelle di grandi come Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, Pedro Casals, Ben Pastor e così via.

Solo nel 2008/2009 mi sono interessato al self publishing, dopo aver ricevuto alcuni rifiuti e (ben peggio) proposte “poco allettanti”, da case editrici varie, per il mio primo thriller. Da lì, tutto è cominciato.

Ma è solo la mia storia, si può iniziare da qualsiasi punto. È la passione a trascinarti. Peraltro, oggi il self publishing è popolare anche in Italia. Quando io iniziai ad autopubblicarmi c’era poco o nulla. Infatti, mi affidai a Lulu.com, servizio ottimo, ma con sede in Canada. Ordinare un mio libro richiedeva costi di spedizione superiori a quelli di copertina e l’eBook era ancora sconosciuto.

Leggo dalla tua biografia anche di personal branding e web marketing. Ci spieghi in termini semplici cosa sono?

RISPOSTA:

Per web marketing si intendono tutte quelle attività di promozione (di un servizio o prodotto) che si sviluppano attraverso il Web, quindi sui blog, sui social media e così via.

Per personal branding, invece, si intendono quelle attività in grado di promuovere la tua persona, i tuoi valori, le tue capacità. Ed è di estrema rilevanza, se si vuol fare della scrittura il proprio mestiere, nell’era di Internet.

Sì, perché non si può più intendere la promozione così come la si intendeva fino a qualche anno fa, o come qualcuno la intende ancora oggi. Non basta urlare a tutti che si è scritto un libro e che è il migliore del mondo. Peraltro è anche controproducente, perché oggi i lettori sono smaliziati e giustamente critici.

Occorre, allora, farsi conoscere per ciò che si è, per ciò che si sa fare. Questo è il personal branding. Il vero prodotto, oggi, siamo noi. Anzi: è la nostra professionalità.

Sei diventato un Giornalista Pubblicista regolarmente iscritto all’Ordine dei giornalisti e hai, quindi, seguito anche quel tipo di carriera. Ci racconti come hai fatto?

RISPOSTA:

Seguendo il percorso obbligatorio: ovvero lavorando per due anni in una testata registrata e scrivendo centinaia di articoli. Articoli che poi ho sottoposto all’attenzione dell’Ordine, insieme alle ricevute di pagamento emesse dal giornale, prima di sostenere l’esame.

Non c’è altro modo, oggi, per diventare giornalisti e iscriversi all’Ordine. Non è stato facile trovare un giornale che mi facesse scrivere e mi pagasse, ma grazie ad amici sono riuscito a trovare un settimanale di approfondimento che me lo permettesse.

Ho scritto di politica, ma soprattutto di cronaca nera: omicidi, criminalità organizzata, reati ambientali e così via. Una ricca fonte di spunti, insomma, visto che sono anche autore di thriller.

Passiamo ora ai tuoi consigli, soprattutto a quelli che ho letto nell’articolo di cui ho parlato poc’anzi. Tu dici che è possibile vivere di scrittura, se ci si impegna davvero, e soprattutto se si ampliano i propri orizzonti; quindi, non solo libri o romanzi autopubblicati, ma anche blog, social media marketing e molto altro. Hai persino consigliato di diventare ghostwriter, in quanto scrivere libri per altri può diventare molto remunerativo. Ci parli, brevemente, di ciascuna di queste eventualità?

RISPOSTA:

Differenziare le entrate è fondamentale, lo dico anche nella primissima lezione dell’Accademia del Self Publishing. Viviamo in un mondo fortemente competitivo e complesso, dal punto di vista economico. Lo sappiamo bene.

Pensare di vivere solo scrivendo romanzi, mentre si fuma una pipa in riva al lago, è un sogno anacronistico. Ci si può riuscire, ma dopo anni di gavetta e lavoro, dopo essersi fatti un nome. D’altronde, anche tra i big ci sono stati (e ci sono) autori che fanno mestieri di scrittura diversi: da Hemingway a Connelly, da King a Saviano.

Oggi abbiamo il Web, in più, a darci una mano.

Si può scrivere per il proprio blog e monetizzare con le affiliazioni, o vendita di prodotti, si può scrivere per altri blog e farsi pagare, si possono scrivere pubblicità o contenuti per i social media…

Insomma: le opportunità non mancano e alcune sono davvero ben pagate.

Si può anche scegliere di lavorare in un’Azienda, come addetto stampa, creatore di contenuti Web e altro.

Tu sei andato a cercare un corso specializzato per ciascun settore, per essere regolarmente riconosciuto in ogni ruolo che ricoprivi. Giusto?

Sei un membro del MENSA (ci spieghi in breve di cosa si tratta?), hai un certificato di Web Marketing e Social Media Specialist con Madri Marketing, ti sei formato con Il Sole 24 Ore in Media Relations e Digital PR, oltre che in Web Writing e come organizzatore di eventi, tanto per menzionare solo alcuni dei tuoi riconoscimenti. Ci racconti quanto è importante ottenere questo tipo di specializzazioni?

RISPOSTA:

Sì, ho dovuto studiare molto e in molti posti differenti. Anche per questo motivo ho creato l’Accademia del Self Publishing: per cercare di centralizzare, in un’unica scuola online, la maggior parte di queste nozioni, garantendo un risparmio in termini di soldi e tempo, agli studenti. Studiare è fondamentale!

Dobbiamo prima capire da dove partire, se vogliamo davvero fare del nostro meglio e camminare con i nostri piedi.

Chi dice “non ho bisogno di studiare, la scrittura parte dal cuore” e oscenità simili, probabilmente passerà la vita a chiedersi “perché non vendo libri?”.

Bisogna mettersi in testa che la scrittura è un lavoro come un altro. A chi verrebbe in mente di improvvisarsi idraulico, elettricista, chitarrista, medico o biologo? A nessuno direi. Allora perché, un lavoro che richiede specializzazioni, come la scrittura (ancor più la scrittura indipendente di oggi), dovrebbe essere svincolato dallo studio? È follia! L’ispirazione va benissimo, la passione è indispensabile, ma servono anche tecnica e studio, è un dato di fatto.

Riguardo al MENSA, è stata una sfida personale che ho superato e che mi ha fatto conoscere tante persone fantastiche. Il MENSA è un’associazione mondiale senza scopo di lucro che, attraverso un test di intelligenza, recluta quel 2% di popolazione mondiale con un quoziente intellettivo (QI) superiore alla norma. Il QI medio, su scala Cattell, è pari a 100. Per superare il test del MENSA occorre avere almeno 148.

Passiamo ora alla tua Accademia del self-publishing on line. Come nasce e cos’è? Cosa proponi con la stessa?

RISPOSTA:

Come accennavo prima, nell’Accademia ho condensato tutte (o quasi) le mie conoscenze tecniche sulla scrittura, sul web marketing, sulla psicologia della comunicazione e sul personal branding.

Non ho affatto la presunzione di possedere il Verbo e non mi reputo per nulla un “guru”. Sono solo un professionista della scrittura e della comunicazione che, dopo oltre un decennio di lavoro e specializzazioni, ha deciso di trasferire le sue conoscenze per aiutare anche altri a coronare il sogno di vivere di scrittura.

L’Accademia è suddivisa in lezioni. Ciascuna lezione comprende video, PDF da scaricare e link ad approfondimenti esterni, ma anche esercizi. Chi termina l’anno di studi, infatti, potrà sostenere un esame per ottenere l’attestato di Self Publishing Specialist.

Ma non si è obbligati a terminare l’anno. I pagamenti sono mensili e via Paypal. Così, si hanno da subito a disposizione tutte le lezioni e si decide autonomamente se e quando sospendere gli studi.

Quanto è importante, secondo te, per chi scrive romanzi, avere anche un blog e fare promozione, oltreché attività di blogging e di social media marketing?

RISPOSTA:

Moltissimo, al giorno d’oggi. Se si vogliono intercettare i lettori, occorre frequentare i posti che loro stessi frequentano. E bisogna ascoltare le loro richieste, andare incontro alle loro esigenze. Il Web, in questo, è fantastico, è uno strumento utilissimo, se si sa come usarlo.

Le presentazioni dal vivo stanno perdendo sempre più il loro fascino romantico e l’online è, ormai, il luogo in cui ci si ritrova per scambiarsi opinioni, fare recensioni e comprare.

Ma occorre sempre essere originali, è fondamentale. Viviamo in un’epoca in cui l’offerta supera la domanda. Bisogna differenziarsi!

Diventare ghostwriter. Passiamo a un punto cruciale. Se si scrive bene, se si ha una bella carriera autorale alle spalle, se si ha un’ottima conoscenza e padronanza della Lingua italiana, può diventare un mestiere davvero ben pagato. Lo consiglieresti? Quanto guadagna, mediamente, un ghostwriter?

RISPOSTA:

Io non amo questo mestiere, perché amo scrivere per me e i miei lettori. Ma il ghostwriting paga bene: da centinaia a migliaia di euro, dipende da chi lo commissiona e dalla complessità del lavoro.

Anche in questo caso, però, bisogna avere un nome e una seria professionalità, come dici giustamente anche tu. Si tratta di un vero e proprio contratto di lavoro e si può andare incontro a serie penali.

Quali sono i consigli che daresti, in primis, a chi sogna di vivere di scrittura, in poche parole?

RISPOSTA:

Riassumerei così, i miei consigli che, ripeto, non sono il Verbo:

  • Studia, studia, studia

  • Leggi molto e analizza i testi dei grandi

  • Scrivi tantissimo e fai pratica

  • Quando senti che è il momento giusto, esci allo scoperto

  • Impara dalla critiche

  • Fatti un nome e sii professionale

  • Intercetta i tuoi lettori

  • Differenzia le entrate

  • Supera tutti questi consigli e vai oltre

Quanto conta “crederci”?

RISPOSTA:

La passione e la fiducia sono fondamentali. I momenti difficili arriveranno, è importante metterlo in conto, e bisogna saperli superare. Non saprei davvero che altro dire.

Quanto conta “prepararsi”?

RISPOSTA:

Come dicevo prima: è di estrema importanza! Non ci si improvvisa dei professionisti della scrittura. Bisogna rendersi conto che le parole che scriviamo hanno effetto sulla mente del lettore. Che effetto vogliamo regalare? E, quindi, che parole utilizzare? C’è un mondo di studi, anche scientifici, dietro questi piccoli segni che mettiamo in sequenza su un foglio o sul PC.

Quando conta “non arrendersi”?

RISPOSTA:

Direi che vale la stessa risposta di prima: imparare a superare i momenti difficili è di estrema importanza. Perché ci saranno di sicuro.

Cosa vorresti dire ai giovani che si dedicano alla stesura e autopubblicazione solo di romanzi e limitano la loro attività o, meglio, il loro sogno a quello, imbavagliandolo quasi?

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RISPOSTA:

Che sognare è importante, ma fare i conti con la realtà lo è ancor di più, se si vuole davvero vivere di scrittura. Se non ci conosce nessuno, è improbabile (se non impossibile) vivere di soli romanzi. Forse, lo si può fare dopo anni di lavoro, ma non subito. Questo è certo. Quando si leggono storie simili, è sempre importante chiedersi cosa si celi dietro questi clamorosi successi di sconosciuti. Quasi sempre ci sono amicizie importanti, “spinte” nel marketing e contatti dietro le quinte. Non è mai oro ciò che luccica, in questo caso.

La storia della grande J.K. Rowling è emblematica e dovrebbe farci riflettere molto su quanta fatica costi divenire famosi e miliardari, ma anche di quanta passione serva.

Ancora una domanda che è la stessa che faccio a chi intervisto in questo sito: se ora infilassi una mano nel tuo cassetto dei sogni, cosa tireresti fuori prima?

RISPOSTA:

Direi: più tempo libero da dedicare a me e ai miei affetti. Non che non ne abbia, ma non è mai abbastanza. Il resto va bene così.

Grazie per la tua cortese disponibilità e complimenti per tutto!

Tiziana Iaccarino.

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