L’abitudine a segnalare la “concorrenza”. K.J. Roxy ci racconta la sua esperienza personale dalla parte di chi ha patito.

K.J. Roxy è una delle nuove leve, anzi delle “scoperte” di questa estate. Ho avuto modo di parlare del suo primo romance e soprattutto di intervistarla per il Pink in precedenza, anche perché la sua opera “Just a second” ha riscosso ottimi consensi e oggi sono esattamente due mesi dalla sua uscita, lo scorso 15 Luglio.

Rossana che non vuol far sapere il suo cognome per ovvi motivi privati, ha scelto uno pseudonimo: “K.J.Roxy”, come fanno molte sue colleghe, quando sono alla prima pubblicazione o semplicemente perché preferiscono preservare la loro privacy.

La scelta di uno pseudonimo è un esperimento, come ammette direttamente l’autrice, perché era il momento di provare a pubblicare, dopo anni trascorsi a tenere tutto chiuso nella cartelletta di un pc.

A incoraggiarla è stata la sorella Michela e il suo ragazzo, ma parliamo del motivo per il quale questa autrice è stata presa di mira per impedirle, di certo, di continuare o magari per scoraggiarla.

Partiamo dal presupposto che la sua opera è andata molto bene, che nella categoria Racconti è stata in prima pagina della classifica corrispondente per ben due mesi, che non è poco, e che si è fatta notare anche nella categoria Romanzi Rosa e Generale.

Cosa è successo, però, quando l’autrice ha cominciato a farsi conoscere sui social network? Parliamone direttamente con lei.

Ciao Rossana, mi permetto di chiamarti con il tuo nome vero, a questo punto. Vorrei chiederti subito, cosa è successo quando hai iniziato a frequentare un noto social e a far conoscere la tua opera. “Just a second”, ricordiamolo, è uscita il 15 Luglio scorso, esattamente due mesi fa.

RISPOSTA:

Ciao e grazie per questa intervista. Sì, ho deciso di autopubblicare questa storia lo scorso 15 Luglio. Era la prima volta e ho voluto usare uno pseudonimo per tutelare la mia privacy e soprattutto non far sapere subito in giro il genere di storia che avevo scritto, anche perché non sapevo come sarebbe andata.

Quale è stata l’accoglienza che ti è stata riservata sia sui social che poi quando sei entrata nel mercato editoriale indipendente?

RISPOSTA:

Ho autopubblicato incoraggiata da mia sorella che aveva trovato molto interessante la storia e diceva persino che le dispiaceva l’idea che usassi uno pseudonimo, ma ha rispettato questa mia scelta e siamo andate avanti. Quando ho iniziato a promuovere la storia di “Just a second” sui social network, non mi sarei mai aspettata la guerriglia ovvero di trovare gente agguerrita che non avrebbe facilmente fatto entrare nel loro “mondo” persone sconosciute o meglio chi, secondo loro, rappresentava una minaccia, la diretta concorrenza, in pratica. Naturalmente non tutti si sono comportati in questo modo, ma ho trovato molta chiusura, questo sì. Il primo evento è stata la segnalazione da parte di una autrice che ora è diventata molto nota, perché ha ottenuto un boom di vendite basando le sue storie su argomenti alquanto discutibili, le ho chiesto amicizia, ho fatto richiesta di entrare nel suo gruppo e in risposta sono stata subito segnalata. Questa autrice, tra l’altro, usa uno pseudonimo come me, quindi non si capisce che cosa temesse. Mi sono subito resa conto di chi si trattava, perché aveva accettato la mia amicizia e scritto un post che giudicai assurdo: “Tutti cercano di entrare nel mio gruppo per spiarmi” o qualcosa del genere, per cui ho compreso che era stata lei a segnalarmi, in quanto mi aveva impedito di entrare nel suo gruppo. Pensai soffrisse di paranoie e di un egocentrismo smisurato. E a oggi mi chiedo “possibile che la gente non si renda conto di tanta arroganza?”

Va bene, andiamo avanti.

Hai proseguito comunque il tuo percorso di promozione, hai aperto un gruppo dedicato alla tua opera che si chiamava “Brothel’s Line night club” e hai cercato di raccogliere le persone che amavano il genere che scrivi. Che cosa è successo dopo?

RISPOSTA:

Cover

Sì, ho aperto un gruppo che mi sembrava potesse essere apprezzato da chi ama la libertà di espressione, senza vincoli né censure, ma anche raccogliere chi ama il romance suspense e l’erotico in generale. Siamo durati poche settimane, il gruppo è stato segnalato ed è magicamente scomparso. Dopodiché mi è stato impedito di aprirne un altro, in quanto il mio account è stato bloccato prima in via temporanea e poi, successivamente, altre volte.

Come ti spieghi tanta cattiveria? Perché, secondo te, qualcuno ti ha preso di mira?

RISPOSTA:

Non me lo spiego, in realtà. Non so rispondere a questa domanda. Sono nuova nell’ambiente. Penso sia più facile attaccare una nuova che si fa notare e che va bene, piuttosto che una già conosciuta e con un seguito, ma sinceramente non so dare una risposta certa.

Che cosa farai ora?

RISPOSTA:

Stavo pensando di aprire un account con il mio nome oppure di aprire un altro gruppo  affidandomi a qualcuno, ancora non so a chi, perché non mi fido di nessuno e non voglio coinvolgere le persone a me più vicine che possono essere danneggiate per colpa di questa storia, ma mi dispiace molto di non aver potuto aprire un altro gruppo fino a ora.

Stai continuando a scrivere?

RISPOSTA:

Sì. Mi hanno chiesto in tanti un seguito di “Just a second” e sono contenta di dire che Max e Roxanne torneranno. Ricordo a chi ha letto la storia che i due protagonisti sono in fuga, ma non posso dire come proseguiranno le loro avventure.

Non ci puoi anticipare proprio niente del seguito?

RISPOSTA:

Solo che una volta ho realizzato un sondaggio nel gruppo che avevo e che le ragazze hanno votato per il titolo più papabile, mi è piaciuto e ho scelto quello da loro più votato.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Crepi il lupo! Grazie a voi!

Tiziana Iaccarino.

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