“C’era una volta a New York”, sta tornando in libreria Cecile Bertod!

Cecile Bertod è una delle autrici italiane più quotate del panorama editoriale italiano. Un nome che è diventato anche un marchio e per qualcuno una garanzia, perché le sue opere sono apprezzatissime e l’autrice è molto stimata.

Sono contenta di sapere che torna alla grande con una nuova pubblicazione di cui ci ha raccontato in varie occasioni anche sul web, attraverso dirette live e post. Lei, in pratica, è un’artista molto social e si fa apprezzare per la sua verve e la sua intraprendenza.

C’era una volta a New York” uscirà il 5 Ottobre in tutte le librerie italiane e nei migliori store on line.

Qui scopriamo una Cecile che si è data da fare a raccontare una storia che attraversa il globo: da Parigi a New York con una protagonista un po’ particolare: Sophie. Chi è, in realtà, questa donzella dovrà affrontare una serie avventurosa di eventi prima di arrivare all’amore?

Ciao Cecile, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei chiederti come è nata questa storia che sembra essere completamente diversa dalle precedenti. Mi sbaglio?

RISPOSTA:

Ciao! Be’… oddio, non saprei. Diversa forse nello stile, parliamo di uno storico e non più di un contemporaneo, ma restano inalterate l’ironia e la bieca considerazione che ho del genere umano e dei cappellini con le piume, argomento per cui prevedo di inserire un’appendice al libro: “piume e ciliegie, compendiario di stile per un sabato sera lontano da gaffe e inutili interrogatori al commissariato”.

Questo in realtà è il mio primo romanzo rosa, anche se verrà pubblicato solo oggi, e difatti Cecile Bertod era il nome del personaggio femminile del romanzo. Ora invece sarà per ovvi motivi Sophie Riou. Come nasce, sarò sincera, non lo so, ma credo abbiano influito vodka, zitellaggio indiscriminato e l’assenza del Wifi.

Da cosa e da dove nasce il titolo “C’era una volta a New York”?

RISPOSTA:

Mi piaceva l’idea: “C’era una volta”. Evocativo, poi tutto sommato sempre meglio di “l’uomo che entrò dall’oblò e si infilò nel mio baldacchino”. Poi mi dicevano che “Via col vento” era stato già preso, la cosa lì per lì mi ha un po’ spiazzata, ho cercato di andare sul sicuro, sai. Una di quelle frasi mai sentite… E poi ho aggiunto New York.

Chi è realmente Sophie?

RISPOSTA:

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Sophie è una donna sfigata. Ma tanto. È la vittima di questo romanzo scapestrato. La becchiamo in un momento difficile, uno di quei “mi scusi, sono momentaneamente occupata”. Parentesi temporale che in questo caso comprende un sequestro non autorizzato dalla media borghesia, orrore e raccapriccio, una crociera non prevista verso il nuovo mondo e la terribile, involontaria, imperdonabile distruzione di un delizioso ombrellino da passeggio. In poche parole: Sophie è un personaggio a un passo dall’esaurimento nervoso. Ondeggia tra le onde in attesa del suo momento di rivalsa. Cova vendetta divorando tartine al salmone. Come non comprenderla? Quell’ombrellino era nuovo!

Io sono curiosa di chiederti se hai mai tratto ispirazione dalla tua vera vita, nel corso di questi anni, durante la stesura dei tuoi romanzi.

RISPOSTA:

Di continuo, purtroppo. E considerando quello che scrivo non è neanche troppo dignitoso ammetterlo. Apre uno scorcio sulla drammaticità dei miei incontri sentimentali di questi ultimi anni.

Qual è il romanzo che ti rispecchia meglio e quello al quale, invece, sei più legata?

RISPOSTA:

Quello che mi rispecchia meglio uscirà a febbraio e quindi ne parleremo magari a febbraio – risata malefica – quello a cui sono più legata è di sicuro “Tutto ma non il mio tailleur”, che oggi invece ha preso il titolo della novella (compresa nel romanzo) e cioè “Nessuno tranne te”. La mia Trudy occuperà sempre un piccolo pezzettino del mio cuore. Forse perché sono l’unica in grado di capirla davvero. Ha bisogno di me per sopravvivere.

Sei un’autrice legata all’idea che arrivare in libreria sia fondamentale per chi scrive?

RISPOSTA:

Ma diciamo che aiuta molto. Ecco, se arrivassi in salumeria potrei mettere in difficoltà il rivenditore e creare un po’ di confusione nell’acquirente. Una di queste volte mi piacerebbe arrivare in una fumetteria per generare panico tra i lettori disseminando aneddoti raccapriccianti su Spiderman e l’uso improprio della lingerie da passeggio.

Cosa desiderava Cecile quando è nata come autrice e ha cominciato a farsi conoscere da un vasto pubblico di lettori?

RISPOSTA:

Che domande! Un brasiliano oliato in perizoma zebrato come qualsiasi autrice di rosa che si rispetti. Pfiu!

Ho notato spesso che, in questo ambiente, ci sono realtà davvero contrastanti: c’è chi aspira ad arrivare in libreria e chi, invece, preferisce restare self. Perché, secondo te, esistono realtà tanto contrastanti?

RISPOSTA:

Perché ci sono contro in entrambe. E c’è chi preferisce la libertà prima di ogni cosa, quindi restare self, chi invece vive ancora secondo quella vecchia concezione di autore da etichetta e sogna la libreria. Io credo che ci sia del giusto in entrambe, ma anche che entrambe siano mosse da un unico denominatore. Ogni autore vuole arrivare a quanti più lettori possibili, poi dietro può esserci qualsiasi motivazione, soldi, fama, condivisione, bisogno di sentirsi parte di un insieme, trovare un mezzo all’apparenza innocuo per far sapere a mezzo mondo che il tuo ex ce l’ha piccolo come un timido girino con la raucedine. Insomma, il vero problema è perché se scrive, poi i mezzi di diffusione sono ovviamente quelli che ti consentono più facilmente di perseguire quell’obiettivo.

Cosa significa per un autore arrivare in libreria? Raccontaci i pro e i contro, se ce ne sono, ovviamente.

RISPOSTA:

Per un autore non lo so, per me significano solo grandissima ansia da prestazione, nausea, vomito, morte apparente. Che poi tu lo sai come sei fatto, che ti metti a fare? Lo scrittore! Ecco, brava, no, davvero Cecile. Complimenti. E ancora peggio, lo scrittore in libreria. Cioè non lo scrittore da angolo, tipo azalea, vaso decorativo. Lo metti lì su una scrivania, spolveri di domenica. E intanto lui sta lì a battere, battere, battere. Ogni tanto passa qualcuno: ma ancora? Te lo vuoi trovare un lavoro serio? E lui: ma io sono uno scrittore! Già, solo che lo sa solo lui. Però ecco, a suo modo è fortunato, perché resta convinto, non c’è nessuno che può contraddirlo, nessuno l’ha letto. Nessuno smetterà mai di leggerlo. Quindi in sostanza, non rischia neanche un flop. Meno di zero c’è solo zero. È lo scrittore perfetto! L’irriducibile, intramontabile sconosciuto. L’uomo che scavalca le vette dell’immaginazione spinto da biscottini al burro e tazze di tè liofilizzato. Se entri in libreria invece è finita. Per sempre. Basta un errore e cadi giù dalla mensola. E nessuno ti raccoglie. Diventi carta straccia da bidone. Ah… che immagine agghiacciante. Finire in un bidone, e ho solo 34 anni! Di tutte le cose che speravo, il bidone non l’avevo mai preso in considerazione, ecco.


Cosa consiglieresti a una nuova autrice che vorrebbe farsi notare?

RISPOSTA:

Non so… è una domanda complessa. Tanto per iniziare, farsi notare da chi? Lettori? Case editrici? Colin Morgan? Perché per la terza potrei essere poco d’accordo e ho origini calabresi, che tra le tante prerogative genetiche sono accomunati da una inspiegabile predisposizione per il peperoncino e i fucili a piombini. No, così, io ho avvisato…

Ancora una domanda: cosa ti aspetta in seguito? Ci saranno altre pubblicazioni entro quest’anno o per il prossimo?

RISPOSTA:

Febbraio l’ultima. Dopodiché stop. Esatto, proprio stop. Stop a tempo indeterminato. Ho deciso di aspettare, per ricominciare, che sia come dico io, che questo sia quello che voglio davvero in ogni suo aspetto, non solo in parte. Ho deciso che conto più io, io scelgo sempre me, perché se non mi scegliessi io non mi sceglierebbe nessuno. E così lotto per me, ma lotto davvero per me, sempre. Per fare in modo che quello che sono e faccio sia come volevo che fosse all’origine, anche disposta a chiudere per sempre un capitolo se non c’è modo di dargli il finale che desideravo. Non per forza costretta a continuare. Ma poi perché? Per cosa? Non è un obbligo scrivere, non lo è davvero, è invece un obbligo volersi bene, rispettarsi. Ed è quello che intendo fare anche stavolta. Senza fare l’impossibile pur di restare, senza farmi del male. E se non deve essere questo il mio destino, cioè scrivere, saluterò questo mondo con un sorriso, senza rimpianti. Tutto sommato ho raggiunto già più di quanto avrei mai sognato di vedere.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

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