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Bianca Rita Cataldi, un’autrice che si è dedicata completamente all’editoria.

Conosco virtualmente Bianca da moltissimo tempo. In primis perché io, in qualità di lettrice, l’ho scoperta un po’ per caso, leggendo un’opera che, a suo tempo, mi colpì molto e che si intitolava “Il fiume scorre in te” e poi perché mi sono resa conto che non solo era una che sapeva il fatto suo, ma era anche straordinariamente brava, capace, se vogliamo dirla tutta, e ha fatto bene a puntare su se stessa e sulla sua passione per l’editoria.

Bianca è laureata in Filologia Moderna ed è diplomata in pianoforte al Conservatorio, è una persona dalle mille risorse, scrive e si dedica da molto tempo, ormai, al settore editoriale collaborando con case editrici, agenzie e redazioni in qualità di editor, correttrice di bozze e traduttrice. Al momento si trova a Dublino per conseguire il dottorato di ricerca presso la School of Languages, Cultures and Linguistics della UCD University. In pratica, io la definirei un genio, a dirla tutta (e non sto scherzando!)

Sono contenta di intervistarla per The Pink Cafè, perché vorrei parlare delle sue numerose attività nel settore editoriale.

Ciao Bianca, grazie di aver accettato questa intervista. Vorrei chiederti come sei nata in qualità di autrice e quando sei passata all’attività di editor.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana! Grazie di cuore per avermi accolta in questo spazio e per le splendide parole che mi hai dedicato (tanto buona tu!). Dunque, la mia esperienza di autrice nasce davvero tanto tempo fa, praticamente sui banchi di scuola. Ho sempre letto tantissimo (e ho avuto insegnanti speciali che mi hanno incoraggiata) e per me è stato naturale passare dalla lettura alla scrittura. Ho iniziato con dei terribili componimenti in versi che non avrei mai il coraggio di definire poesie, e poi ho capito che la narrativa era più nelle mie corde. A undici anni ho cominciato a scrivere dei racconti che avessero un inizio e una fine, anche se naturalmente non possono essere considerati accettabili. Ho pubblicato il mio primo vero romanzo a diciott’anni, dopo sette anni di esperimenti e aborti letterari. Se c’è una cosa che ho capito, è che davvero non si smette mai di migliorarsi. Quando rileggo il mio primo romanzo rido tantissimo, ma rispetto comunque il lavoro che c’è dietro e l’autrice acerba che stava nascendo allora. Gli studi in Lettere mi hanno indirizzata verso la professione di editor, che vedo come figlia dei miei due grandi amori: la lettura e la scrittura. Quest’ultima, in particolare, mi aiuta moltissimo nel mio lavoro. Credo sia indispensabile avere alle spalle una certa preparazione nel campo della scrittura creativa (non parlo di pubblicazione, ci sono molti editor preparatissimi che non hanno mai pubblicato) per poter svolgere al meglio la propria attività in questo campo.

Hai collaborato con diverse case editrici e redazioni. Quale è stata la tua esperienza in merito? Favorevole, positiva, difficile, consigliabile? Se dovessi raccontarci qualcosa del tuo percorso in tal senso e scegliere un aggettivo per descriverla, quale useresti?

RISPOSTA:

Il primo aggettivo che mi viene in mente è: poliedrica. La mia esperienza è stata variegata, spesso non piacevole, sempre formativa. Si cade, si sbaglia e ci si rialza, si fanno incontri sbagliati, si volta pagina, ma sempre con la voglia di impegnarsi e di crescere. Nel mondo editoriale ho conosciuto persone speciali, sono nati rapporti di amicizia e di stima che sono sicura dureranno a lungo, ma ci sono anche state delle delusioni, come è normale che sia. Tuttavia, è importante conservare sempre l’umiltà, saper ammettere di aver sbagliato quando si ha torto e sostenere le proprie tesi quando si ha ragione, in modo tale da non dover mai rimpiangere nulla. Una volta, una persona mi ha detto “Tu sei morta” (nel campo editoriale, intendeva). Non mi sono neppure presa la briga di rispondere. Sono qui, sto parlando, sto lavorando: evidentemente sono viva.

Qual è stata la tua formazione per diventare editor e correttore di bozze?

RISPOSTA:

La mia prima formazione è avvenuta direttamente sul campo: ho iniziato come promoter (oltre che autrice) per la Butterfly Edizioni, per la quale ho poi cominciato a scrivere le quarte di copertina. Ho vissuto la mia prima esperienza con la correzione di bozze per Leggere a Colori, celebre sito web con annessi servizi editoriali. Poi ci sono stati i corsi di formazione e, last but not least, il percorso universitario: la laurea in Lettere prima e la magistrale in Filologia moderna poi. Cerco però di tenermi sempre aggiornata e ancora oggi, pur lavorando in questo campo da quattro anni, continuo a seguire corsi e workshop. C’è sempre moltissimo da imparare, e il settore editoriale è in continua evoluzione: bisogna stare al passo.

Cosa ti chiedevano le persone con le quali collaboravi in qualità di esperta del settore editoriale e qual è il ruolo che preferisci ricoprire?

RISPOSTA:

Il compito più richiesto da aziende e case editrici è la correzione di bozze, perché è il più economico e permette di immettere sul mercato un prodotto quantomeno decente. Più raramente mi viene chiesto l’editing, essendo più costoso e richiedendo più tempo. Gli autori indipendenti, invece, mi chiedono spesso l’editing anche perché, lavorando da soli e non avendo una casa editrice alle spalle, sanno perfettamente che la qualità del prodotto dipende da loro soltanto. Anche la traduzione è molto richiesta, sebbene anche in questo caso la maggior parte delle richieste arrivi da privati. Il mio ruolo preferito è senz’altro quello dell’editor: è il più appassionante e costituisce una sfida continua. Inoltre, in questo modo si crea un rapporto speciale con l’autore, si lavora insieme e si condividono idee e sensazioni. In un certo senso, è un po’ come mettere in comune un intero, complesso modo di vedere il mondo.

So che, attraverso il tuo sito www.biancaritacataldi.it , offri una serie di servizi editoriali molto interessanti. Ce ne parli?

RISPOSTA:

Certo! Mi occupo principalmente di correzione di bozze ed editing (per fiction e non fiction), della stesura delle sinossi e delle quarte di copertina, delle schede di valutazione e delle lettere di presentazione agli editori. Il servizio di traduzione è incluso ma non è aperto agli autori italiani in quanto, essendo madrelingua italiana, traduco solamente dalle lingue straniere verso la mia. Ho inserito anche dei servizi di promozione per autori che hanno già delle pubblicazioni alle spalle. Ci tengo a precisare, però, che si tratta di vere e proprie campagne social, e non della semplice recensione che ho sempre scritto gratuitamente. Organizzo spesso giornate di offerta su tutti i servizi editoriali e ogni primo lunedì del mese è possibile inviare un capitolo del proprio libro per una prova gratuita di editing senza alcun impegno.

Bianca Cataldi

Secondo te, quali sono le prerogative e i requisiti che deve possedere un’autrice o chi ama la scrittura e ha una bella fetta di esperienza nel settore editoriale, per diventare anche editor o correttore di bozze? A proposito, parlaci della differenza tra l’essere editor e correttore di bozze, perché in molti confondono i due ruoli.

RISPOSTA:

Innanzitutto, deve avere un’ottima padronanza della lingua italiana. Molti scrittori scrivono correttamente, ma la padronanza della lingua è un’altra cosa: significa avere una sicurezza superiore alla norma, frutto di studi personali che vanno al di là della formazione scolastica che condividiamo tutti. Credo che sia quasi impossibile prescindere da una formazione universitaria in campo umanistico. Se non avessi studiato grammatica, dialettologia, linguistica e storia della lingua all’università, probabilmente non avrei mai lavorato in questo campo. Anche i corsi di formazione professionale sono importanti, perché offrono i veri ferri del mestiere. In quinto superiore sapevo parlare e scrivere in italiano corretto, però non sapevo che i dialoghi vanno introdotti dai caporali e non dalle virgolette alte, e che le D eufoniche non si usano tra vocali diverse. Queste sono cose che mi sono state insegnate da professionisti. Per quanto riguarda la differenza tra le due professioni, hai perfettamente ragione: si fa spesso confusione. Il correttore di bozze si occupa solamente del rispetto dell’ortografia, delle regole grammaticali e delle norme redazionali (che spesso cambiano a seconda della casa editrice). Talvolta può spingersi a effettuare un primissimo editing leggero, sistemando alcune scelte lessicali, ma il suo lavoro finisce lì. L’editor, invece, entra nel vivo dell’opera: ne analizza la struttura, la modifica, approfondisce i personaggi, cura l’ambientazione, risolve i gap concettuali, elimina l’infodump e, in sintesi, migliora il contenuto. Per questo il lavoro di editing non può essere svolto senza che ci sia una costante comunicazione tra l’autore e l’editor.

Secondo te, un buon correttore di bozze può anche essere editor?

RISPOSTA:

Senz’altro è un buon punto di partenza, però deve continuare a studiare. Sono due professioni molto diverse che operano su piani differenti, quindi il correttore che vuole diventare editor deve seguire dei corsi specifici, leggere manuali di editing e scrittura creativa, apprendere le tecniche necessarie per riconoscere e risolvere i problemi che possono presentarsi nel corso della narrazione. Per esempio, un editor che non sa cos’è l’infodump non può riconoscerlo e, di conseguenza, non può far nulla per risolverlo. E un correttore di bozze non è tenuto a sapere cosa sia un infodump. Ecco perché è necessario continuare a studiare per passare da una professione all’altra.

Quali sono i consigli che ti senti di dare a chi vorrebbe intraprendere questo tipo di percorso. In primis da autrice e successivamente come “addetta ai lavori”?

RISPOSTA:

Il primo consiglio, che vale davvero per ogni campo della vita, è di restare sempre umili. Umiltà non significa dire “Non valgo niente”, ma dire “Valgo tutto ciò che ho imparato, ma ho ancora moltissimo altro da apprendere”. Il campo editoriale è spietato, ma quale settore non lo è? Bisogna imparare, incassare i colpi e procedere a testa alta. Non permettete a nessuno di dirvi “Non sarai mai un editor”. Con lo studio si arriva dappertutto. C’è solo una cosa che davvero non dovete mai dimenticare: la costanza. Bisogna avere molta pazienza e saper aspettare, sia come scrittori che come addetti ai lavori, ma i risultati arrivano.

In questo momento sei a Dublino. Scelta molto coraggiosa e interessante. Ce la racconti?

RISPOSTA:

Dublino è sempre stata la mia città del cuore, anche quando ancora non vi avevo mai messo piede. Da ragazzina passavo ore a leggere leggende irlandesi e a sfogliare le immagini delle sterminate distese verde smeraldo su internet. A diciannove anni ho vinto una borsa di studio per trascorrere un mese a Howth, celebre cittadina di pescatori vicino Dublino. Quello è stato il momento in cui davvero ho capito che tra me e l’Irlanda c’era uno strano legame che non sarei mai riuscita a spezzare. Dopo la laurea magistrale, ho tentato il concorso di dottorato nella mia università, a Bari, ma non sono riuscita a superarlo. Così, ho tentato direttamente allo University College Dublin, un’università che avevo già adocchiato più volte in passato, senza però avere mai il coraggio di compiere il passo successivo. Si è trattato di puro istinto: d’altra parte, avrei potuto ritentare il concorso a Bari, sapevo quanto fosse difficile superarlo al primo colpo subito dopo la laurea. Eppure al tempo stesso ero consapevole del legame che mi univa a Dublino e sentivo che la mia storia nella capitale irlandese non era ancora finita. Così ho fatto le valigie, ci ho messo tanto caffè e tante scatolette di tonno, e sono andata.

Cosa ti aspetti da questa esperienza estera? La desideravi tanto? Quale bagaglio ti sta offrendo?

RISPOSTA:

Comunque vada a finire, sarà stata una delle esperienze chiave della mia vita. Amo follemente questa città, che non mi ha mai delusa neppure per un minuto. Senz’altro ci sono degli aspetti negativi (è una delle città più costose d’Europa) ma vengono compensati dalla sua anima vibrante, accogliente e festosa. Ho la fortuna di vivere con una famiglia che, ormai, definisco “la mia Irish family”. In loro ho ritrovato una madre, un padre e una sorella a duemila chilometri dalla mia vera famiglia. Non rinnego Bari, che resta la mia città del cuore e che custodisce i miei affetti più importanti. Dublino è una seconda cosa, non meno né più importante della prima. E sicuramente ha tantissimo da insegnarmi.

Infine, quale sarà la prima frase che dirai quanto tornerai in Italia?

RISPOSTA:

Mamma! La lasagna!”

Grazie ancora per la tua cortese attenzione e in bocca al lupo per la tua carriera!

RISPOSTA:

Grazie a te, Tiziana, per le splendide domande e per questa grande possibilità che mi hai offerto!

Tiziana Iaccarino.

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