Chiacchieriamo, web

Cyberbullismo, haters e fanatismo, il male che naviga sul web e si infiltra ovunque.

Quanti di voi avranno sentito parlare di “Cyberbullismo”, di “haters”, di “fanatismo” sui social network e in generale sul web?

Tantissimi.

Perché questo è un male profondo, che nasce proprio in una società maggiormente benestante come la nostra, quella che oggi vanta cellulari, computer, tablet e apparecchi di ultima generazione ovunque e soprattutto in mano a chiunque, dai ragazzini agli adulti, dai malati ai semplici distruttori seriali di un mondo a cui va loro storto.

Il bullismo è materia di tutti i giorni, ormai, in quanto la nostra società, vive di episodi che raccontano di delinquenti giovani o meno e fanatici pronti a distruggere, a prevaricare, a comandare, a gestire gli altri, per arroganza, per cattiveria gratuita, per pura maleducazione, per una educazione inesistente.

Se pensate che su internet nessuno sia vittima di bullismo, vi sbagliate. Il bullismo che corre sul web è, forse, ancora più subdolo e spesso si nasconde dietro parvenze che non vi sognereste mai di accusare o di sospettare. Il bullismo su internet si chiama “Cyberbullismo” e può nascondersi dietro chiunque, forte dello schermo protettivo di un computer o di un apparecchio di ultima generazione, pronto a distruggere con parole e comportamenti aberranti il prossimo, a intimorirlo, a offenderlo, a denigrarlo, a cercare un modo di perseguitarlo e magari danneggiarlo in tutto e per tutto.

Questo fenomeno è conosciuto e seguito da chi di dovere, ma non gestito né gestibile da nessuno.

I social network, inoltre, ne sono un covo ideale, in quanto in essi si nascondono spesso persone che sembrano perbene, ma che non lo sono affatto e possono essere giovani, studenti, lavoratori, casalinghe, padri e mariti di famiglia, chiunque.

Chiunque sul web, soprattutto sui social network, si trasforma in ciò che non è con la convinzione di essere protetto dallo schermo dietro il quale scrive.

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Gli “Haters” sono gli odiatori seriali, dalla parola Inglese “Hate”, “Odio”, incitano a questo sentimento, lo esprimono, lo usano contro chiunque, spesso usando un linguaggio pesante e fuorviante, spesso facendolo confondere con “espressione personale” oppure “opinione personale”. Niente di più sbagliato.

Ricordate.

Chi sul web: offende, mortifica, umilia, denigra, usando parole forti e pesanti, parole palesemente offensive, è un hater, una persona che odia ed esprime odio in modo pubblico, senza farsene un problema, una persona che può utilizzare lo stesso comportamento con chiunque. Spesso sono singoli in grado di rompere le scatole a singoli, ma altre volte si nascondono dietro a gruppi di “amici e conoscenti” che li seguono, li sostengono e inneggiano a quel tipo di comportamento, come fosse giusto e corretto, invece non lo è per niente.

Ricordate.

Chi inneggia all’odio, chi offende, chi prevarica, chi umilia il prossimo pubblicamente NON è un eroe dei nostri giorni, un leader, una persona da seguire, apprezzare o ammirare, è una persona che sta usando il web e la protezione datagli dallo schermo del suo computer per prevaricare, per danneggiare, per umiliare, per comportarsi male nei confronti di qualcun altro.

A seguito di questo tipo di comportamento, c’è quindi anche il fanatismo, quella schiera di persone che pensano di avere la verità assoluta in tasca, la giustizia, la ragione e che vogliono imporre il loro pensiero agli altri, distruggendo verbalmente qualunque individuo che la pensi diversamente.

Il fanatico non accetterà mai l’esistenza di verità diverse dalla sua, di opinioni diverse dalla sua, non accetterà il confronto civile tra più persone e il libero pensiero di chi esprime il proprio parere personale, in modo educato.

Se non sei dalla parte del fanatico, sei contro il fanatico.

Questo è il loro pensiero. Questo è un dato di fatto.

Tutto va liscio come l’olio solo se la pensi come loro, ma appena esprimi un concetto contrario al loro modo di pensare e di essere, al loro modo di portare avanti un idealismo, qualunque esso sia, errato pure, sei “out”, fuori dai giochi. Sei da condannare, da distruggere verbalmente, sei da perseguitare magari (e qui entra in gioco lo “stalker”) e anche da umiliare, per il semplice gusto e piacere di farlo.

Quindi si parla di pura cattiveria gratuita. Di una cattiveria sfociata dal nulla e per nulla, ovvero per motivi molto futili che, invece, viene usata contro il prossimo in modo molto pesante e denigratorio.

I social network sono stracolmi di persone del genere. Persone che si aggirano tra gruppi, travestiti da agnelli, ma che sono dei lupi e, a volte, anche delle volpi, data la furbizia che dimostrano nel nascondersi molto bene tra persone perbene delle quali magari diventano pure amiche o simpatiche conoscenti.

Difendersi dalla cattiveria gratuita è spesso una battaglia persa in partenza, perché queste persone non sempre agiscono da sole, ma sono in gruppo, si conoscono tra loro e si proteggono, ma danneggiano tenacemente e con una facilità disarmante il prossimo.

Non rispondete alle provocazioni, alle offese, alla denigrazione, alla prevaricazione, semmai denunciatela, ma non rispondete ai diretti interessati, perché fareste il loro gioco.

Mai dare soddisfazione a chi si comporta come un cybebullo, un hater o un fanatico. Mai rispondere alla maleducazione, alle parolacce e alla cattiveria pubblica, perché farebbero in modo di rigettarvela addosso come fango, colpendovi come meglio pensano, moralmente e pubblicamente, dando una pessima immagine di voi, con la speranza che la gente creda quanto dicano di voi, in modo da farvela inimicare e da isolarvi.

Questa si chiama “cattiveria” e “prevaricazione”, si chiama “Cyberbullismo”.

Non cadete nelle loro trappole.

Tiziana Iaccarino.

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