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“Un mascalzone senza pari”, la recensione del Pink.

Cari amici, proseguono le mie letture delle opere di Virginia Dellamore, tanto consigliata, bramata, osannata, seguita e amata. Cosa che farebbe piacere, naturalmente, a qualunque autrice.

Inutile dirvi che le sue opere sono tutte altamente professionali, scritte benissimo e senza falle di alcun genere.

Prima di analizzare questa mia nuova lettura, ci tengo a esprimere il mio parere in merito a un dettaglio: una giovane autrice difficilmente ha tali capacità, a meno che non sia dotata di un editor che sa il fatto suo, che lavora in modo impeccabile, per rendere le sue opere qualitativamente molto elevate.

Quindi, due sono i casi: lei è un raro esemplare di talento giovane del nostro tempo oppure è un’autrice di grande esperienza, pertanto artisticamente e professionalmente molto preparata e, senza dubbio, molto colta.

Ma passiamo a parlare dell’opera “Un mascalzone senza pari” che ho terminato ieri sera, anzi, a dirla tutta, ieri notte, perché mi ha tenuta incollata al Kindle, nel mio lettuccio, fino alle tre del mattino.

Una storia molto interessante, ambientata, come è solita la Dellamore, nell’Inghilterra dell’800, periodo storico (soprattutto dal 1811 al 1820) chiamato della Reggenza. Reggenza prende il nome dalla reggenza del Principe di Galles dell’epoca, Giorgio, salito al trono quando il padre, Giorgio III d’Inghilterra, venne riconosciuto inabile al governo dai Lord Commissari i quali, senza il suo permesso, siglarono l’atto della reggenza usando il suo nome.

Ecco, dopo essermi un po’ documentata sul periodo storico del quale parliamo, possiamo passare alla storia di “Un mascalzone senza pari”, anche perché tutte le opere della Dellamore sono ambientate in questo Paese (l’Inghilterra) e in quel preciso tempo.

Per parlare dell’opera “Un mascalzone senza pari”, però, va detto che ho trovato delle similitudini molto forti con un’altra sua storia già precedentemente letta.

In “Una stravagante ragazza perbene”, la protagonista è a Londra a casa di sua sorella nel tentativo di maritarsi e incontra lui, ricco e nobile, libertino e scapestrato. I due, incuriositi l’uno dall’altro, fanno un patto per divertirsi e per spassarsela nel corso della Stagione e di lì nascono una serie di circostanze che li faranno innamorare.

In “Un mascalzone senza pari” il contesto è lo stesso, solo che è lei a essere ricca e lui un duca che ha perso ogni cosa, un libertino (proprio come lo era il protagonista dell’altra opera, tra l’altro, sebbene ricchissimo), anche loro fanno un patto, si sposano e sembrano quasi detestarsi (il protagonista maschile, in entrambe le opere, è allergico all’amore e al matrimonio), ma poi alla fine si innamorano.

Insomma, circostanze e trame troppo simili, a mio parere. Leggevo e già sapevo come sarebbe andata. Mi domando: perché?

Perché scrivere una storia tanto simile a un’altra?

Questo non toglie che “Un mascalzone senza pari” sia un lavoro eccellente, altamente qualitativo, professionalmente impeccabile e assolutamente piacevole nella lettura.

Io l’ho praticamente divorato, per quanto già sapessi come sarebbe andata a finire, perché, dopo aver letto “Una stravagante ragazza perbene”, dove i due protagonisti alla fine si innamorano, malgrado la ritrosia di lui al matrimonio e quella di lei molto stravagante.

Insomma, un quadro già visto, una trama scorrevole, ma già letta. Cambiano solo i ruoli: lei ricca, lui scapestrato oppure lei povera, lui ricco. In entrambe le letture il protagonista maschile è bellissimo, anche se di bellezze diverse, per fortuna. Almeno si sono notati cambiamenti in quel senso.

Un mascalzone senza pari di Virginia Dellamore

CAMBIAMENTI NELLA TRAMA.

Questa mia opinione è più che altro una richiesta alla Dellamore. Io non ho ancora letto l’ultima opera “Il diavolo e la rosa” (e, tra l’altro, ho letto che è una storia ispirata alla favola “La bella e la bestia”), ma vorrei chiederle e consigliarle di continuare a scrivere, perché sa farlo benissimo, perché sembra nata per farlo, ma che lo faccia raccontando trame diverse, trame che non abbiano attinenza le une con le altre, trame che mi rimandino a una maggiore creatività, fantasia, voglia di sorprendere il lettore. Ho bisogno e voglia di sorprendermi, di non sapere cosa veramente accadrà alla fine. Questo è il mio parere personale, ovviamente.

LAVORO IMPECCABILE.

Come dicevo, per quanto le trame di queste sue due opere si somiglino molto, il lavoro della Dellamore è impeccabile, superlativo e superbo. Raramente ho letto di autrici emergenti tanto brave, tanto capaci, tanto preparate e tanto perfezioniste.

Quindi tutti i miei complimenti.

La mia prossima lettura sarà “Non posso esistere senza di te”.

Tiziana Iaccarino.

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