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“Non posso esistere senza te”, la recensione del Pink.

Questa è l’ennesima opera che leggo di Virginia Dellamore, appassionata come sono diventata, ormai, alle sue storie. Insomma, una lettrice accanita, interessata, fedele, piacevolmente colpita, come centinaia di migliaia di persone che l’autrice credo possa già vantare come fedeli lettori.

Posso dire, a ragione, che quest’opera potrebbe anche essere classificata come il suo capolavoro.

Mi chiederete, perché?

Semplice: perché la storia nella sua trama è molto più originale delle precedenti (due, in particolare, si somigliavano molto tra loro), è stata realizzata in modo superlativo, senza alcun tipo di incongruenza o falla, risulta quindi credibile e affascinante, in ogni suo aspetto, ma soprattutto è forte, intensa, appassionata e coinvolgente.

Tutti fattori fondamentali a rendere un’opera, un capolavoro.

Non posso esistere senza te di Virginia Dellamore

LA TRAMA SCORREVOLE E ORIGINALE.

La storia racconta di Ophelia, una giovane donna abbandonata dalla madre che si è innamorata di un altro uomo, lasciando la figlia sola con il padre al loro destino. Siamo nell’Inghilterra della Reggenza, come quasi ogni opera della Dellamore, e possiamo infilarci in un’epoca di affascinanti gentiluomini, di dame e cavalieri, un tempo in cui l’amore era visto e raccontato, certamente, in modo molto più poetico e promettente del nostro secolo.

La trama scorre in modo impeccabile. Ophelia è innamorata di un giovane che crede essere l’uomo della sua vita, fino a quando non si imbatte nel conte di Alnwick, Philip, un giovane cresciuto con un’educazione molto rigida che, però, non è stata condivisa da un nonno fin troppo caritatevole e molto più umano di quel che si possa immaginare. Un uomo che aiuta i poveri e i più sfortunati, che cerca di insegnare al nipote il valore della carità e soprattutto della solidarietà.

In questo stato di cose, purtroppo, il giovane Philip imparerà molto lentamente l’importanza di aiutare il prossimo, ma in questo arduo compito può aiutarlo solo il sentimento che gli nasce spontaneo, quasi da subito, per la giovane Ophelia.

Qualcosa di grave e disarmante, però, sconvolgerà le loro ancor giovani vite, fino a far credere al lettore che i loro destini siano separati per sempre, perché due personaggi, tanto diversi, che sembrano disprezzarsi, inoltre, non possono provare alcun tipo di amore l’uno verso l’altro, eppure…

Ma non aggiungo altro, per non togliere, a chi non ha avuto ancora il piacere di leggere questa storia, il gusto di scoprirne la bellezza.

UN ARGOMENTO FORTE CHE TOCCA E FA COMMUOVERE.

Quel che mi ha toccato e fatto commuovere sono state le condizioni in cui deve vivere Ophelia, e non parlo solo di povertà, ma di molto altro. Non potrei parlarvi di questo argomento, senza svelarvi il resto della storia e la motivazione che mi induce a dire questo. Ma vi assicuro che la storia mi ha colpita per innumerevoli motivazioni, non ultima, il fatto di far trasparire un messaggio ben preciso al lettore, un messaggio di grande e solidale umanità nei confronti di chi soffre, perché afflitto dal suo aspetto, a dispetto di ciò che custodisce la sua anima.

L’ASPETTO NON È LA CHIAVE DELL’ANIMA.

Sono sempre stata convinta del fatto che l’aspetto esteriore di una persona non possa, in alcun modo, offrire la chiave della sua anima a chi la osserva dall’esterno, a chi la conosce poco, a chi si basa su un giudizio superficiale e assolutamente poco intelligente.

Questa storia trasmette anche questo messaggio: mai farsi influenzare dall’aspetto esteriore delle cose, delle persone, da ciò che appaiono in un primo momento, da come si presentano, perché sotto la crosta, ci può essere la meraviglia, la morbidezza, la bellezza, la poesia. A volte, persino la verità delle cose.

UN AMORE CHE VINCE SUI PREGIUDIZI.

L’amore che sboccia e scaturisce anche al di fuori di questa storia, tra le pagine di un lettore attento e innamorato di ciò che vi trova è, senza ombra di dubbio, l’insegnamento più bello e intenso che si possa scoprire: un amore vero vince su tutti i pregiudizi. Parliamo di un amore tanto grande da superare non solo gli ostacoli che gli si presentano sul cammino, ma anche e soprattutto i pregiudizi di qualunque natura e genere. Quelli basati sul ceto sociale, in primis, sulle apparenze, sulle sembianze, sull’aspetto, sulla parte superficiale di qualunque tipo di relazione.

L’amore, se è vero, in fondo, non è affatto superficiale e soprattutto non giudica in alcun modo ciò che può solo intravedere. L’amore vero sa coltivare e seminare ma, soprattutto, sa farsi largo tra mille difficoltà per risalire la china, per emergere, per venire a galla, per restituire la dignità a chi ne sa cogliere ogni aspetto e apprezzarlo per ciò che è in natura.

UN’OPERA CONSIGLIATISSIMA.

Quest’opera, come dicevo, reputo sia il capolavoro della Dellamore, in quanto è perfetta nella sua trama del tutto originale, nuova, diversa, coinvolgente, credibile e molto buona, anzi direi superlativa, nell’insieme.

La consiglio a chi ama le storie davvero meritevoli di essere lette.

Tiziana Iaccarino.

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