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Perché è così importante promuoversi, quando si pubblica?

Questo è un argomento che starà, di certo, a cuore a tutte le persone che amano scrivere e che, per un motivo o per un altro, finiscono col pubblicare, che sia in self o con casa editrice. Ma perché poi è tanto fondamentale, dopo una pubblicazione, anche la promozione? Non basta solo la fatica, l’impegno, il lavoro, che si fa quando si crea e si scrive una nuova storia?

NO.

È presto detto.

Semplicemente no.

Mi rendo conto che chi scrive possa dire: “Io amo scrivere, il resto non mi interessa, tutto ciò che è contorno, non mi riguarda, non mi compete.

Se da una parte, questo tipo di ragionamento può essere giustificabile e comprensibile, dall’altro è del tutto errato e vi spiego il motivo.

Partiamo dal presupposto che chi scrive, di solito, non lo faccia solo per se stesso.

Certo, in primis, per se stesso, perché lo fa stare bene, perché gli offre un’energia nuova, gli dà modo di esprimere i propri pensieri, i propri sentimenti, diventa una valvola di sfogo in grado di farlo stare meglio ma, in realtà, chi ammette di scrivere esclusivamente per se stesso, non è mai sincero al 100%. Perché tutti vorremmo che qualcuno, i genitori, la sorella, il fratello, l’amico, l’amica, il marito, la fidanzata, il fidanzato, il gatto, il cane o chiunque sia, leggesse ciò che abbiamo scritto, per una sorta di orgoglio personale e soprattutto per avere la soddisfazione di sapere che “sappiamo farlo”, sappiamo creare qualcosa di costruttivo, di intelligente, di interessante, di carino, di piacevole, qualcosa in grado di poter essere offerto a un pubblico di lettori più vasto, qualcosa che valga la pena di esser letto anche da altri, quindi da pubblicare.

Pubblicare” significa proprio “rendere pubblico”, pertanto, portare alla conoscenza di tutti, chiunque.

Quindi, quelli che dicono “Io scrivo solo per me stesso e non ha importanza se pubblico o meno”, dicono la verità solo in minima parte, perché ci sarà sempre un angolino del loro cuore nel quale custodiscono il desiderio di far leggere ad altre persone ciò che hanno scritto, anche solo per sentirsi dire: “Complimenti, hai stoffa! Hai talento, puoi andare avanti, puoi proporre e far leggere questa storia anche ad altri!”, in pratica una sorta di incoraggiamento in tal senso.

Il vero problema, semmai, si pone quando uno, pur pubblicando, sia in regime di self-publishing che con l’ausilio di una casa editrice, non si rende conto che il proprio lavoro di scrittore non finisce su una scrivania, presso un pc, ma prosegue con l’impegno per la diffusione di ciò che ha scritto e pubblicato, in pratica con le pubbliche relazioni.

Fare pubbliche relazioni è fondamentale per qualunque artista: dall’attore al regista, dal produttore allo scenografo, dal ballerino al coreografo, dal musicista al pittore, dallo scrittore all’editore, dal manager all’agenzia di qualunque genere.

Pubbliche relazioni significa aprirsi alla condivisione e alla conoscenza di persone che possono, in qualche modo, favorire la diffusione di un nome, di un concetto, di un’opera, di un progetto, di un’impresa, di qualsiasi cosa abbia bisogno del sostegno sociale e intellettuale umano per aprirsi a nuove collaborazioni e alla diffusione delle stesse.

Ma il punto vero e proprio è un altro. Anzi, direi il problema.

Molti scrittori o aspiranti tali, non sempre si sentono portati e pronti a fare lavoro di promozione del loro libro. Magari molti non sanno farlo, non sanno muovere un dito per pubblicizzare il proprio lavoro, non conoscono i fondamenti del commercio, del marketing, delle strategie pubblicitarie, di quella che dovrebbe essere una sorta di missione, di nuovo impegno, di lavoro vero e proprio, subito dopo la pubblicazione.

Vi dico subito che la promozione di un libro è, forse, lo sforzo più enorme, più impegnativo, più antipatico, alle volte, di tutto il vostro lavoro di scrittori.

Chi scrive non sempre fa fatica a farlo, in quanto scrivere dovrebbe essere già un piacere per chi ama farlo e chi ha ispirazione e talento va dritto alla meta, lasciando scorrere le dita sui tasti del pc che è un piacere, ma il vero lavoro arriva quando la pubblicazione è fatta e la si deve pubblicizzare perché, altrimenti, nessuno ne verrà a conoscenza e nessuno, ovviamente la acquisterà, né tanto meno la leggerà.

Credete sia soddisfacente scrivere e pubblicare un libro che poi nessuno leggerà?

Io credo proprio di no.

Se si pubblica si è in ballo e a quel punto si deve ballare.

A volte ho sentito persone dire: “Il mio libro non vende niente, non ha senso neanche tenerlo on line”. Eh no, belli miei! State facendo un errore colossale!

La vostra frase fa acqua da tutte le parti.

È vero che vi sentite solo scrittori nel senso più puro del termine e credete che il vostro lavoro sia solo quello di mettere nero su bianco le vostre creazioni, ma è pur vero che non siete uno/una scrittore/scrittrice di fama internazionale con tanto di staff al seguito che fa il lavoro sporco per voi, per cui dovete muovere le chiappe, perché un libro non si venderà mai da solo.

Ricordatevelo.

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UN LIBRO NON SI VENDE DA SOLO.

Questa regola la conoscono tutti. Anche gli scrittori famosi, che, dopo una pubblicazione, magari con il colosso di turno del loro Paese, devono andarsene comunque in giro a presenziare a eventi promozionali per diffondere la loro nuova uscita, per pubblicizzarla, per parlarne in interviste, incontri, congressi, fiere e quant’altro.

Nessun libro pubblicato, in self-publishing o con casa editrice, si vende da solo. Ricordate bene questa regola.

Certo, una casa editrice, se grande, può distribuirvi, può esporvi, può fare la sua parte di promozione, ma sarete sempre e soprattutto voi scrittori a doverci credere per primi, quindi a impegnarvi, affinché il vostro lavoro sia reso noto, sia notato, sia messo bene in evidenza, in vista, apprezzato, seguito, magari letto e bene accolto.

Una grossa parte di promozione, spetta, di dovere anche a chi scrive il libro per dimostrare che ci crede per primo. Altrimenti nessuno si convincerebbe del fatto che ne siete anche solo minimamente orgogliosi e ci credete in esso.

Tiziana Iaccarino.

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