Chiacchieriamo, Curiosità, Recensioni

“Un bacio sotto la neve”, la recensione del Pink.

Come accade spesso, ci si trova nel Kindle un eBook che si è acquistato tanto tempo fa e la cui lettura si è rimandata per i motivi più disparati.

Così è successo anche con “Un bacio sotto la neve”, opera autoprodotta dell’autrice Arianna Di Luna.

Una storia che mi ha attirato per la copertina (che risulta diversa sul mio Kindle, perché non riesco spesso ad aggiornare gli eBook a volte pubblicati in una nuova edizione successivamente), ma anche per la trama, una sinossi scritta molto bene e che ha stuzzicato da subito la mia curiosità.

Quindi, se due più due fa quattro, mi sono detta che doveva essere davvero un bel lavoro.

Quando ne ho cominciato la lettura, in punta di piedi, ho pensato subito che ci fosse qualcosa di tiepido in grado di raffreddarmi alquanto in fretta, mano a mano che proseguivano i capitoli.

Ogni capitolo riporta i nomi dei personaggi di cui parla e che li riguarda, raccontando storie diverse, che sembrano non avere attinenza le une con le altre ma che, invece, in un modo o in un altro, ne hanno molta. Lì ho cominciato a pensare che la mia prima impressione non fosse poi così tanto errata.

Un inizio tiepido, a volte, è indizio di un lavoro che non può conquistarci in seguito, ma di solito io vado avanti, almeno fino a quando posso. Solo in rarissimi casi ho lasciato un libro a metà, perché mi piace terminarli, soprattutto per lasciare la mia impressione, la mia opinione, insomma il mio giudizio, quando ne ho un quadro completo.

LA SCRITTRICE È MOLTO BRAVA.

Va fatta una premessa.

La scrittrice è molto in gamba.

La stesura di quest’opera è superlativa. L’opera tutta è scritta veramente bene. Non c’è una sola pecca che mi abbia fatto pensare, anche solo per un momento, che non ci fossero in lei capacità davvero ammirevoli e lusinghiere.

L’autrice scrive benissimo. Qua non ci piove.

Un bacio sotto la neve di Arianna Di Luna

LA STORIA È FRETTOLOSA.

La storia, però, è alquanto breve, anzi direi frettolosa e lascia piuttosto a desiderare il lettore di volerne sapere e avere di più, per i motivi che vi elenco sotto.

In primis l’opera viene catalogata come romanzo ma, in realtà, andrebbe bene anche in mezzo ai racconti, perché è abbastanza breve (88 pagine, così come riportato nei dettagli sulla piattaforma di vendita e io, sinceramente, una storia che ha meno di 100 pagine la considero un racconto. Persino un romanzo breve, a mio giudizio, dovrebbe essere costituito da un minimo di 100 pagine).

Ci sono troppi personaggi, e quando dico troppi, voglio dire proprio troppi. Ogni capitolo ne ha, anche legati gli uni con gli altri da un filo conduttore quasi invisibile, anche attinenti con le vicende dell’altro, ma si crea nel lettore una tale confusione da non capire più cosa voglia raccontare l’autrice e soprattutto dove voglia andare a parare.

Alcune vicende sono solo accennate nella storia come, per esempio, il rapporto di coppia tra Giorgio e Asia, sì… perché qui si parla soprattutto di coppie, ma anche di personaggi soli, per quanto interessanti nel loro insieme.

Senza parlare dell’infatuazione che Romina prova per Giorgio e della loro sveltina liquidata in poche righe.

Poi c’è la storia commovente di Elisa e del suo perduto amore che avrebbe meritato diversi capitoli, a mio avviso.

La storia di Alessio e Margherita, quella principale, che fa da cornice alle altre, in quanto ha sempre qualcosa a che fare con le altre, in una sorta di puzzle che ci mostra un’immagine quasi astratta e, per quanto affascinante, poco curata nei dettagli, mi è sembrata, inoltre, poco credibile.

LA STORIA MERITA UNO SVILUPPO CONCRETO.

A mio giudizio, di lettrice (e non solo), perché leggo davvero tanto e credo di potermi rendere conto se e quando una storia vale, l’opera di questa autrice vale molto.

È davvero interessante, dall’incipit all’epilogo, ma accenna soltanto a una serie infinita di personaggi che potrebbero e dovrebbero avere più spazio per farsi conoscere, per parlare di sé, per raccontare le loro vite, i loro drammi, le loro esistenze, i loro desideri più intimi e non solo. In pratica, meritano tutti maggiore spazio, ma soprattutto uno sviluppo più accurato e completo all’interno dell’opera stessa.

Ho adorato la storia di Elisa, per esempio, ma dedicarle un solo capitolo e qualche parola accennata al di fuori di esso, è veramente poco. Troppo poco.

Ho adorato Romina che, grazie al suo negozio, si sente meno sola, dal momento che non ha una famiglia.

Mi è sembrata poco credibile, invece, per quanto mi sia piaciuta molto, la storia tra Alessio e Margherita che si incontrano ad anni di distanza, si piacciono, scambiano qualche parola, sembrano ogni volta sul punto di darsi un appuntamento, ma poi lasciano fare tutto al destino. Malgrado ciò, incredibilmente, riescono a ritrovarsi anche dopo anni, in circostanze e momenti diversi. Verosimile? Mah! Probabile, in fondo tutto può capitare nella vita.

A un certo punto, però, lui lascia la sua donna per Margherita, si dichiara a lei, senza averle mai dato neanche un bacio, dicendole che vuole restare per il resto della sua vita con lei.

Possibile?

Fattibile?

Credibile?

Se la storia è ambientata ai giorni nostri, la vedo dura. Un ragazzo e una ragazza si conoscono per caso, si piacciono da subito, ma non si scambiano i numeri di telefono, lasciano fare al destino.

Okay.

Probabile.

Lasciamo correre.

Si incontrano in più occasioni, a distanza di anni, e ancora niente scambio numeri, così per fare uno stupido gioco o per un accenno di pura simpatia, accennando qualche sorriso e facendo solo quattro chiacchiere.

Perché? Vorrei sapere.

Perché?

Ho trovato tutta la storia molto frettolosa. Troppo.

Ripeto, i personaggi erano tanti, tutti molto affascinanti. Si sarebbero potute raccontare altre vicende che li riguardavano, si sarebbe potuta costruire una storia molto più ampia e ricca di prospettive interessanti, si sarebbe potuto far sognare il lettore con baci, effusioni, cene romantiche, qualche dettaglio in più, maggiori capitoli a raccontare di ciascuno, con giorni, mesi e anni a parlare di storie belle e meritevoli di attenzione, ma qui liquidate troppo in fretta.

Un vero peccato!

CONCLUSIONI.

L’autrice è veramente brava, ma con questa storia è come se mi avesse invitata a bere una cioccolata calda e me l’avesse fatta solo assaggiare, prima di andarsene in tutta fretta per impegni propri. Ecco come, secondo me, si sente un lettore, quando una storia gli piace, ma la trova troppo sbrigativa. Si sente, a sua volta, liquidato in modo rapido e senza conoscerne la ragione.

Tiziana Iaccarino.

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