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La guerra alla concorrenza? Un fattore di principio, ma spesso una trappola per chi la pratica.

Quante volte vi sarà capitato di scoprire che un/una vostro/vostra collega, vi abbia comiciato a fare la guerra, in qualunque settore o ambito lavorativo e artistico operiate? Far fuori la concorrenza con metodi sleali, poco intelligenti, a volte denigratori, atti solo a danneggiare, depredare, sminuire e abbattere il prossimo, è un’arma a doppio taglio, un principio morale ed etico individuale che, spesso, si può rivelare una trappola per chi la pratica.

Mi spiego meglio.

IL SETTORE EDITORIALE? C’È UNA COMPETIZIONE SPIETATA.

Nel settore editoriale, sul quale ci soffermeremo perché il nostro blog parla di scrittori e di libri, in generale, purtroppo la concorrenza si è fatta davvero spietata.

Soprattutto la concorrenza tra autori/autrici che, tra loro, per un motivo o per un altro, sia se pubblicati con case editrici che in self-publishing, si trasformano spesso in guerrieri su un campo di battaglia più che in artisti lodevoli di meriti propri, in una ordinaria battaglia cybernetica.

A volte neanche capisco e sinceramente poco giustifico questo tipo di comportamento che, per certe situazioni, può arrivare a diventare anche cyberbullismo, un argomento di cui abbiamo parlato in un articolo precedente (“Cyberbullismo, haters e fanatismo, il male naviga sul web e si infiltra ovunque.”)

Se due autori/autrici hanno pubblicato un’opera che spera di farsi notare, di entrare in una papabile classifica di vendite, soprattutto vendite di eBook on line, nuova frontiera di guerriglia del nostro tempo per chi scrive e pubblica, sperando di spostare i riflettori su di sé, si accorgono di essere in aperta competizione, perché uno/una ha più lettori e l’altro/l’altra meno, perché passare alle maniere scorrette, per far fuori il diretto concorrente?

Perché non escogitare, piuttosto, strategie di marketing in grado di farsi notare, di far prevalere il proprio lavoro, di esaltarne le peculiarità, le qualità, piuttosto che guardare sempre all’altro, al prossimo, alla loro situazione, alle loro problematiche e cercare dei difetti o aspettare che faccia una storta, per dargli addosso?

A volte capita che il successo di un libro, faccia nascere in altri autori/autrici una sorta di invidia, di gelosia mista alla rabbia di non riuscire a ottenere lo stesso risultato con il proprio libro e da lì nasce tutta la voglia di affossare chi è causa della loro ulcera.

Ma l’ulcera non si cura facendo la guerra agli altri, si cura cercando di capire qual è il malessere nel quale alcuni si sentono affondare per primi e del quale cercano di liberarsi con mezzi poco leciti.

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CHI AFFOSSA LA CONCORRENZA SPESSO NE FA IL GIOCO.

Nessuno pensa o capisce che, molto spesso, chi crede di affossare la concorrenza, in realtà può farne il gioco a favore?

Come?

Il detto “Che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” non è mai stato tanto appropriato come in questo caso.

Di qualunque argomento si parli, per affossare un diretto concorrente, magari inventandone di cotte e di crude, non ci si rende conto che gli si sta facendo anche una grossa pubblicità?

Parlare del lavoro o delle azioni di qualcun altro, significa dargli importanza, metterlo sotto ai riflettori, in qualunque modo lo si faccia e quindi spostare l’attenzione su di esso.

Quindi, nel momento in cui di un libro si fa, per esempio, un passaparola sbagliato, disprezzandolo piuttosto che elogiandolo, non si fa altro che incuriosire ancor di più gli internauti che sono tutti papabili lettori, non si fa altro che incuriosire chi, magari, era incerto, prima di determinate discussioni, sul suo acquisto o meno.

Molto spesso mi sono trovata ad acquistare libri su cui si erano scatenate polemiche assurde, non certo tutte positive, anzi tutte contraddittorie tra loro.

Un lettore che sa quanto tutto “quel parlare” sia appunto solo “parlare”, anzi “cianciare”, può capire che, a quel punto, il libro valga davvero l’acquisto.

Chi si fa forte disprezzando il lavoro altrui, gli sta facendo solo una grande pubblicità, un favore, mettendo sotto i riflettori dei dubbi o delle discussioni che possono rivelarsi un’arma vincente per chi li riceve, perché nessun buon libro ha recensioni, pareri, opinioni unanimamente positive. Nessuno. Neanche i più grandi scrittori della storia hanno avuto tutti pareri positivi.

QUALUNQUE AZIENDA SI PUÒ FARE UNA DIRETTA CONCORRENZA.

Ogni azienda ha dei diretti concorrenti.

Non esiste al mondo un’azienda che produca da sola un prodotto. C’è concorrenza ovunque, ma questo non significa che una, per primeggiare, debba affossare l’altra.

È un gioco scorretto, al massacro, alla chiara e aperta voglia di stare sul piede di guerra, all’impossibilità, spesso, di non avere altri metodi o modi con cui potersi rimboccare le maniche per produrre e farsi apprezzare per ciò che si realizza.

Qualunque azienda, quindi, si può fare diretta concorrenza, ma non è eticamente e professionalmente corretto ricorrere a mezzi diversi da quelli leciti, insiti nella pubblicità, per esempio, usare altri metodi per sovrastare, surclassare, prevaricare il prossimo.

DA RICORDARE.

La concorrenza è sempre esistita e sempre esisterà, in qualsiasi settore si operi, perché fa parte del gioco, fa parte dell’opportunità di far scegliere all’acquirente, il cliente, il pubblico, le persone, il prodotto che preferisce comprare.

Tiziana Iaccarino.

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