Chiacchieriamo, Consigli editoriali, scrittura

Le recensioni solo positive non significano qualità.

In un precedente articolo ho parlato di come riconoscere le recensioni false, quelle negative, che a volte servono a chi sa primeggiare solo affossando la concorrenza con metodi meno onorevoli delle proprie qualità.

Il settore editoriale, come ho detto anche in altre occasioni, è diventato molto competitivo e spesso anche un campo di battaglia nel quale sembra sia diventato tutto lecito.

C’è chi agisce lavorando onestamente, facendo leva sulle sue proprie forze e chi, invece, preferisce adoperare mezzi ben diversi per sbaragliare una concorrenza, probabilmente, troppo forte da affrontare con la sola voglia di rimboccarsi le maniche e farsi gli affari propri.

Quante volte vi sarà capitato di imbattervi in pubblicazioni on line che avevano solo recensioni positive?

Se in un precedente articolo vi ho parlato di quelle negative, in questo vi parlo di quelle positive (dove sta scritto che siano tutte vere e coerenti pure queste?), che non sempre significano qualità.

Anzi, io da lettrice, oltre che da scrittrice, mi farei due domande se mi imbattessi in una sorta di lista dei pregi (solo pregi) di un libro.

Mi direi, se volessi acquistare quel libro: “dov’è la fregatura?”

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Partiamo dal presupposto che siamo tutti esseri umani, che nessuno è perfetto e, pertanto, non può creare la perfezione fatta parola e quindi libro, per cui anche se un libro viene giudicato molto bene, non può mai avere il giudizio positivo unanime.

Perché no?

Perché esiste sempre, in ogni caso, un parere che differisce, un pensiero diverso, una opinione che si fa notare nel mucchio, perché esce dalle solite.

Pensare e giudicare con la propria testa, in fondo, è virtù di cui possiamo essere tutti dotati, ma dobbiamo saperla valorizzare.

Viviamo in un mondo che continua a seguire un gregge e il suo pastore di turno, in una società in cui la pecora nera viene vista sempre in modo negativo, perché?

Perché ciò che è diverso o vuole farsi notare o si fa notare per la sua diversità, spaventa, non piace, in quanto imprevedibile, in quanto spontaneo, vero, anche sorprendente per certi aspetti.

Se vi imbattete in un libro che raccoglie solo recensioni positive, c’è qualcosa che non va, ve lo posso assicurare.

Non è possibile non incappare in un giudizio anche di poco diverso, che non vuol dire negativo, attenzione, vuol dire solo “diverso”, che differisce dalla massa, che se ne distanzia, che ne prende le distanze, che parla in modo personale e personalizzato.

Un libro, inoltre, deve piacere a noi, non alla massa.

A volte sento dire che c’è gente pronta a comprare ciò che vuole o gli propone il mercato, perché quel “libro va”, perché è la tendenza, il genere, l’argomento del momento.

Non fatevi trascinare da tendenze che non vi appartengono, solo perché sono di moda.

Lasciatevi appassionare solo da ciò che asseconda i vostri gusti personali, quelli che vi fanno stare bene, che vi piacciono e seguiteli senza pensare che, in quanto diversi, potreste essere giudicati male. Che ve ne frega?

Quando si compra un libro, lo si compra perché ci ha attirato qualcosa, la copertina, la trama, l’insieme… non solo il giudizio, magari falsato di altri.

Per maggiori info, leggi il manuale “Autori emergenti” che esce martedì 6 marzo su Amazon!

Tiziana Iaccarino.

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