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I due errori più comuni degli autori emergenti nelle loro pubbliche relazioni: l’arroganza e la lagna pubblica.

Ecco due degli errori più palesi che commettono gli autori emergenti: l’arroganza e la lagna pubblica.

L’ARROGANZA.

Mi è capitato moltissime volte di imbattermi in scrittori/scrittrici arroganti, che pensavano di avere la verità delle cose e della vita in tasca, che si credevano portatori di ogni tipo di ragione, che si ponevano su un piedistallo da soli, credendo che, in tal modo, sarebbero stati notati da un pubblico più vasto, soprattutto sui social network, nuova frontiera della comunicazione e della condivisione di una società in continua evoluzione.

L’arroganza in editoria non è un vantaggio a favore di chi scrive, precisiamo questo punto perché, purtroppo, questo comportamento è un dato di fatto che fa scappare molte persone: dagli editori ai lettori.

Se un autore/autrice si racconta o racconta la sua opera con saccenza sia di persona che sui social network è un individuo che sta sbagliando a giocare le sue carte.

Porsi su un piedistallo, infatti, non giocherà a suo favore, ma farà notare soltanto la sua arroganza, magari perché scrive bene e si crede chissà chi, magari perché ha raggiunto obiettivi importanti, magari perché vende bene i suoi libri, magari perché ha un seguito che gli fa credere di essere superiore ad altri.

Ecco, precisiamo che il seguito di follower che fa credere superiori determinati individui sui social network è tutto fumo e niente arrosto, in quanto non sono sempre potenziali lettori, anzi, nella maggior parte dei casi, sono solo dei fanatici che usano il web per puro passatempo, per hobby e in modo sbagliato, proprio come le persone che seguono.

I veri lettori non sono dei fanatici, ricordatevelo. I veri lettori ammirano generosamente e spesso ingenuamente uno/una scrittore/scrittrice e lo seguono lungo il suo percorso solo per amore di ciò che scrive. Punto.

Il vero lettore non si schiera all’interno di nessuna “fazione” per andare contro chi fa concorrenza al proprio scrittore o alla propria scrittrice preferita.

I lettori “sani” non conoscono fazioni e non si schierano. Loro acquistano, leggono e basta. Magari qualche volta lasciano anche un’opinione su ciò che hanno letto, ma di certo non attaccano gli altri e non denigrano il loro lavoro.

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LA LAGNA PUBBLICA.

Quante volte vi sarete imbattuti in post, sui social network, di autori/autrici emergenti che si lagnavano (letteralmente) dell’insuccesso della loro opera?

Credo, tantissime.

Credo che ciascuno di noi, se ha a che fare con il settore editoriale e ha molti contatti che bazzicano nello stesso, si ritroverà tra le notifiche delle “lagne” al seguito.

Le frasi tipo di chi si lagna: “Non so più che cosa fare, ormai sono già due mesi che ho pubblicato. Nessuno mi legge.”

Due mesi?

Quindi, fateci capire: in due mesi vorreste essere il nuovo Ken Follet o la nuova Sophie Kinsella?

Ma rileggete ciò che scrivete, prima di postarlo per il pubblico giudizio? Riflettete su quanto dite?

Un altro tipo di lagna riguarda le mancate (o poche) vendite, sia se ottenute attraverso la pubblicazione con casa editrice che in self-publishing.

Prima di tutto, parlare di “vendite” sempre e comunque, farà cadere le braccia a chi vi segue, magari con ammirazione, soprattutto se i vostri dati non sono lusinghieri, e poi è un atteggiamento assolutamente controproducente, oltre che sbagliato.

Perché rendere pubblico un insuccesso? Perché mettersi alla gogna da soli? Per impietosire e sperare che la gente acquisti, in seguito, il vostro romanzo?

No, otterreste l’effetto contrario.

Non solo non riuscirete a impietosire nessuno perché, in realtà, dovrebbe impietosirsi il portafogli o la carta di credito del lettore pronto a fare un certo “click” sullo store on line in cui è in vendita il libro, ma riuscirete anche a rendervi ridicoli agli occhi di chi vi segue con interesse.

Chi commenterà il vostro stato, nella speranza di riuscire a consolarvi, tra l’altro, non comprerà il vostro libro, perché l’atteggiamento che avete usato per mettervi in luce è sbagliato in partenza.

Se io leggo un post del tipo: “Questo mese ho venduto solo due copie ed è uno schifo, a dimostrazione del fatto che questo ambiente è ingiusto” e via dicendo, io da lettrice non sarò invogliata a comprare il libro del/della tipo/tipa in questione, anzi… in parte mi verrebbe da sghignazzare, per pura ilarità, perché è questo il sentimento che mi susciterebbe il suo comportamento, e in parte penserei che in giro non ci sia peggior “venditore” di quell’autore/autrice.

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Quindi, la parola d’ordine, anche quando le cose non vanno come sperate è: pazienza.

Non si ottengono risultati in due giorni o in due mesi e neanche in due anni e se vi lagnate pubblicamente, sia in continuazione e sia a singhiozzo, non otterrete risultati neanche in due decenni.

Tiziana Iaccarino.

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