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Pseudonimo sì, no, forse? Perchè molte autrici lo usano? Nuova moda?

Questa è la nuova moda degli ultimi anni, parliamo dell’uso quasi eccessivo dello pseudonimo da parte delle autrici che non si accontentano di usarne uno, ci sono scrittrici che riescono a gestire non solo due e più pseudonimi per scrivere e pubblicare, ma per pubblicizzarsi nei vari social, devono avere rispettivamente lo stesso numero di profili.

Un impegno che diventa davvero faticoso, mi viene da dire e pensare; se essere nei social e scrivere e pubblicare con un solo nome appare come impresa titanica, non oso pensare cosa possa rappresentare un impegno di quel genere per un’autrice che gestisce differenti profili.

Perché accade? Cosa porta secondo voi le autrici ad avere diversi profili e pseudonimi per pubblicare? Dipenderà forse dal genere?

pcIn passato chiacchierando con diverse colleghe era questa la risposta, il consiglio avveniva proprio da alcuni editori che suggerivano profili e pseudonimi diversi da associare ognuno a ogni genere letterario per non confondere il lettore, come se chi leggesse un erotico non possa decidere di dedicarsi alla lettura di un giallo, un romance o di uno storico.

Penso che l’uso cumulativo di un profilo alternativo sia legato alla voglia di scrivere e pubblicare opere non sono inuguali nel genere, ma per potersi permettere la frequenza della pubblicazione senza dover ricorrere nella critica nei confronti di chi scrive e pubblica opere a distanza di pochi mesi, senza conoscere tuttavia la storia di quegli scritti né quando siano stati creati realmente.

Pseudonimi ambigui

Svolgendo la mia ricerca nel web sull’uso dello pseudonimo, ho scoperto, anche se già ne avevo sentito parlare anni fa, che tale scelta è stata fatta da molte autrici famose, parlo dell’utilizzo di pseudonimi ambigui, ossia non identificativi sul sesso dell’autore per ritagliarsi una possibilità in più di vendita e accettazione da parte degli editori. Tale scelta avveniva perché in passato la donna scrittrice era vista con un occhio critico differente rispetto allo scrittore maschile; scopro, difatti, che alcune scrittrici hanno dichiarato di aver ricevuto maggiori risposte positive dagli editori quando si presentavano come uomini. Questo spiega l’uso e la necessità e anche la sfida di grandi autrici che non volendosi arrendere al “no”  e accantonare la loro passione hanno deciso di presentarsi con nomi fittizi, perché quello rappresentava l’unico modo per essere introdotto nell’intricato mondo editoriale.

Per citare alcune esempi trovai nel web, le tre sorelle scrittrici Bronte, nell’auspicarsi un maggior successo divennero tre fratelli, parliamo di veri classici che hanno costruito la storia della letteratura. Emily Bronte pubblicò per Cime Tempestose come Ellis Bell. Solo dopo la sua morte la sorella Charlotte presentò nuovamente l’opera con il vero nome della sorella. Le critiche che investirono inizialmente l’opera e le tre sorelle dimostrarono come un cambio di nome poteva influenzare il pubblico di lettori e i critici.

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Oggi le autrici di sesso femminile sono molto apprezzate e forse anche più lette rispetto ai colleghi uomini? Questo non è ben distinto considerando l’immenso pubblico dei lettori che non si può solo associare a quello che si incontra e conosce nei social.

Mi viene da pensare: e se dietro una scrittrice famosa ci fosse un Lui? Avrebbe lo stesso successo?

 

Tiziana Cazziero

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