Chiacchieriamo, Consigli editoriali, editoria, scrittura

Se vuoi guadagnare dalla scrittura, NON pubblicare con una casa editrice!

Di questo argomento al nostro blog abbiamo parlato in diverse occasioni, qua e là, anche solo accennandolo, in rapporto ad altri articoli, ma qui lo vorrei trattare con maggiore precisione.

Partendo dal presupposto secondo il quale, e io ne sono sempre stata convinta, la scrittura sia un lavoro e non solo una passione, nel momento in cui la si prende sul serio e le si dedica ore e ore, diurne o notturne al computer, se si vogliono ottenere dei riscontri, come per qualunque attività lavorativa, artistica e professionale, si devono cercare i presupposti per tale scopo.

Mi spiego meglio.

Uno scrittore che avrà pubblicato uno o più libri solo per uno sfizio o per una mera soddifazione personale, magari per compiacersi delle proprie capacità letterarie e pomparsi l’ego a dismisura innanzi ad amici e parenti, conoscenti e vicini di casa, non giudicherà mai il tempo speso davanti a un computer come un lavoro, per quanto si dica sempre che il tempo sia denaro.

Una persona che parte dalla semplice passione per la scrittura e poi comincia a prenderla più seriamente perché lo sforzo, l’impegno, il sacrificio, la creatività e l’energia che vi spende li reputa fattori importanti, attribuibili solo a un lavoro, troverà il modo di trasformare la sua passione in una professione, per quanto condannabile e per quanto poco usuale e difficile.

Ma, secondo voi, se il tempo è denaro, quello che si spende per scrivere non vale in questa sorta di credenza e detto comune? Vale solo se il tempo lo si spende a fare un lavoro più “normale”? Magari uno per il quale si è studiato tanto, ma che non si riesce a fare per una serie di problematiche che non vi starò qui a elencare?

Se pensate che il tempo sia denaro solo se lo spendete facendo un lavoro che voi, nella vostra testa e per la vostra mentalità (o quella che vi è stata inculcata) giudicate “normale”, allora mi sembra giusto che scrivere resti sempre e solo un hobby.

Se, invece, credete fermamente che la scrittura sia un lavoro serio e anche molto faticoso, potete continuare a leggere questo articolo senza inciampare in convinzioni o suggerimenti che, magari, riterrete discutibili.

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SE LA SCRITTURA È LAVORO E PENSATE DEBBA ESSERE RETRIBUITO COME TALE, NON PUBBLICATE CON UNA CASA EDITRICE.

Questo non è solo un consiglio o un suggerimento, è proprio un invito.

Se considerate la scrittura come un lavoro vero e proprio che, come tale, debba essere retribuito, anche un minimo, anche l’indispensabile a farvi sentire soddisfatti e realizzati in quel sogno che bramavate fin da ragazzini e che vi sembrava, un tempo neanche troppo lontano, impossibile da realizzare, allora è giusto che cerchiate il vostro modo di guadagnare dalla fatica che fate.

Questa opportunità, al giorno d’oggi, può darvela solo il self-publishing.

Parliamoci chiaro, non vi darà la gloria, perché non avrete un marchio per la copertina del vostro libro, ma vi darà, molto probabilmente, se saprete muovervi bene anche in autopromozione, delle grosse soddisfazioni.

Un tempo il self-publishing era considerata l’ultima spiaggia dei disperati, quelli che, non volendo pubblicare a pagamento (ma che poi a volte lo facevano, pagando piattaforme di autopubblicazione o tipografie varie) e non riuscendo a farsi considerare neanche in sogno da case editrici free, decidevano per la loro unica possibilità di veder rilegato, in qualche modo, il loro manoscritto.

Il self-publishing, quindi, era un metodo di autopubblicazione bistrattato, ridicolizzato, schernito, deriso e non preso assolutamente sul serio, men che meno se si trattava di semplice stampa su richiesta.

Oggi è tutto cambiato ed è stata la rivoluzione scatenata dall’era digitale a diversificare ogni prospettiva di pubblicazione, in ambito editoriale, riuscendo a dare maggiori scelte e opportunità agli autori emergenti (a proposito, se siete curiosi di sapere cosa ho scritto nel manuale “Autori emergenti” andate su Amazon!)

Gli autori emergenti di oggi, infatti, possono scegliere quale strada intraprendere: la pubblicazione tradizionale, proponendosi alle case editrici (con o senza l’ausilio degli agenti letterari) o l’autopubblicazione.

Tutto dipende da ciò che ciascun autore cerca.

C’è chi cerca solo fama e gloria e chi, invece, come dicevo prima, considerando la scrittura come un lavoro a tutti gli effetti e agognando anche a una minima soddisfazione economica, deciderà ben altro.

Chi sceglie la fama (ma leggasi anche “fame”) e la gloria, può tranquillamente rivolgersi alle case editrici e più si punta in alto, meglio sarà, altrimenti diventa una perdita di tempo pure quella.

Chi sceglie di guadagnare da quello che considera il suo lavoro, invece, un lavoro con il quale non si pagherà di certo l’affitto, ma magari una pizza fuori con amici nel week end, può dirottare la sua scelta sull’autopubblicazione.

Ci sono molte piattaforme di self-publishing che offrono tale prospettiva, ciascuna con i suoi pro e i suoi contro (perché quelli li troverete comunque e ovunque), ma soprattutto ciascuna con una percentuale di Royalty molto più alta di quelle che può offrirvi, normalmente, qualunque casa editrice, anche grande. E comunque, tra i pro del self-publishing, si annovera il controllo di ogni cosa: dalla creazione alla promozione, dalla copertina al prezzo di vendita della vostra creatura di carta. Inoltre, dati alla mano, il self-publishing sia digitale che cartaceo vi offre la possibilità di avere sotto controllo anche le vendite, senza dubbi di alcun genere (perché, sapete… non si sa mai!)

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Quindi, sappiate che, se considerate la scrittura come un lavoro, nessuno vi costringe ad accettare i compromessi e le regole, spesso assurde e a sfavore dell’autore, dei contratti-trabocchetto proposti dalle case editrici, perché il self-publishing è l’unico metodo di pubblicazione odierna in grado di far fruttare davvero il vostro talento, senza sfruttarlo (perché c’è differenza tra far “fruttare” per sé e farsi “sfruttare” da altri).

Tiziana Iaccarino.

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Un pensiero riguardo “Se vuoi guadagnare dalla scrittura, NON pubblicare con una casa editrice!”

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