Chiacchieriamo, Consigli editoriali, Curiosità, editoria, scrittura

Perché volete pubblicare anche quando avete l’arroganza di chi non riconosce i propri errori?

Come molti di voi sapranno, ho trattato spesso questo argomento. Mi sono chiesta milioni di volte perché le persone, fin troppo spesso, avessero voglia di pubblicare pur non avendo un minimo di talento. Perché viene loro la voglia anche solo di cimentarsi nella stesura di un libro se sono consapevoli dei propri limiti?

La mia risposta è stata questa: per far sapere al mondo che, anche loro, sono capaci di scrivere un libro, quindi non per la passione verso la scrittura in sé, ma per il desiderio di sentirsi considerare “capaci” dagli altri in tal senso.

La pubblicazione di un libro, però, non è un gioco. Non si parla minimamente di andare a fare una partita di tennis o di pallavolo, ma di rendere pubblico qualcosa scritto di nostro pugno.

Qualcosa a cui, se per primi daremo valore, con la pubblicazione ne avrà anche per altri, sottoponendolo a giudizi spesso contrastanti o pesanti, magari degradanti e persino ingiusti.
Siete davvero pronti ad affrontare tutto questo?

Nel mio manuale per “Autori emergenti”, che troverete su Amazon, ho reputato importante dedicare un intero capitolo a questo argomento.

Non voglio illudere nessuno, né voglio denigrare, ma sono del parere che non tutti possano scrivere e, di conseguenza, pubblicare. E non mi riferisco solo a chi magari usa poco e male l’Italiano, ma anche a chi è istruito e potrebbe avere tutte le carte in regola per sperimentare questa sorta di esperienza. Eppure gli errori che troverete anche in un testo scritto da un laureato vi faranno accapponare la pelle.

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C’è chi sottovaluta la pubblicazione e chi non si rende conto, fino in fondo, di cosa significhi rende pubblico qualcosa.

Possibile che buona parte degli esordienti o dei giovani autori che dicono di voler intraprendere questo articolato e complesso cammino, non si rendano conto del fatto che, se si pubblica, ci si deve anche mettere in gioco, in qualche modo?

Dal manuale “Autori emergenti. Il… come, dove, quando e perché!

La cosa che mi fa più rabbrividire è notare che, malgrado tutto, anche quando spesso in Tv sentiamo notizie del tipo “al concorso erano presenti degli insegnanti che avevano già una cattedra e un ruolo, ma che hanno fatto errori grammaticali gravi per dirsi dei professionisti. “Ha” senza acca “un” senza apostrofo davanti a un sostantivo femminile che cominciasse con “a” e via dicendo. Errori che sarebbero considerati “gravi” anche da un maestro delle scuole elementari, figuriamoci da un contesto che dovrebbe offrire loro l’opportunità di un lavoro fisso nell’ambito scolastico!

Cosa hanno da insegnare degli insegnanti che non sanno scrivere?

E poi vogliamo parlare dei politici che confessano, ormai apertamente e senza dignità, in televisione di sbagliare i congiuntivi, dei ragazzi che non studiano, non leggono, non si informano, non si acculturano e via dicendo? Eppure in un Paese come questo si ha ancora la pretesa di “voler scrivere e pubblicare un libro”, facendola passare come una tappa quasi obbligata, alla portata di chiunque e da poter fare in qualunque modo.

No, dico. Scherziamo, vero?

Questo è un Paese in cui a farla da padrona è l’arroganza e non certo l’istruzione che dovrebbe essere l’ingrediente principale, il fuoco che muove il desiderio di scrivere e poi, semmai, se è proprio il caso, di pubblicare, invece…

Tiziana Iaccarino.

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