Chiacchieriamo, Consigli editoriali, editoria, scrittura

Meglio scegliere di pubblicare con una casa editrice o in self-publishing?

Quante volte vi sarete fatti questa domanda, voi che state compiendo i primi passi verso quella che reputate solo una passione e che, invece, nel tempo, si rivelerà un lavoro vero e proprio?

Ma anche voi che avete già cominciato a intraprendere questo cammino e magari siete ibridi, ma non sapete mai quale sia la scelta giusta da fare, il binario giusto da seguire, perché preferite sia la prima che la seconda occasione: casa editrice o self-publishing, è il dilemma dei giorni nostri.

Sappiate, però, che qualunque cosa decidiate di fare, entrambe le scelte avranno i loro pro e i loro contro. Nessuna delle due scelte è solo fatta di pro o solo di contro, ricordatevelo bene.

Andiamo con ordine.

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Pubblicare con casa editrice.

I pro:

  1. avete un marchio bene stampato sulla copertina e all’interno del libro;

  2. avete un gruppo di persone alle vostre spalle che dovrebbe sostenervi, aiutarvi, correggervi, promuovervi e soprattutto spingervi a fare sempre meglio;

  3. avete la possibilità di arrivare in qualche libreria di fiducia della casa editrice, nella sua città o magari nella vostra, se è una realtà medio-piccola, e in mezza Italia o buona parte della stessa, se si parla di un casa editrice importante, quindi potrete vantare una distribuzione in entrambi i casi;

  4. avrete il lustro che vi dà una casa editrice, soprattutto se rinomata e importante;

  5. riceverete difficilmente un “no” davanti a una richiesta di recensione al vostro libro, soprattutto se la casa editrice ha un ufficio stampa che si occupa delle relazioni con l’esterno e quindi di contattare tutte le testate e i blog a cui affidare il compito di leggere la vostra opera;

  6. avrete occasione di presentarvi ovunque parlando, in primis, della casa editrice che vi ha dato fiducia e quindi offrendo al vostro libro un biglietto da visita importante;

  7. avrete la possibilità di sentirvi degli scrittori a tutto tondo, in piena regola, quelli “scelti” dalla casa editrice di turno e non conta il motivo della scelta, conta che sia stata fatta;

  8. avrete la possibilità di poter contare sempre su qualcuno, se ci sarà un problema di qualsivoglia natura;

  9. avrete la possibilità di interagire con giornalisti e contatti che vi può fornire la casa editrice, se da soli non riuscite a fare pubbliche relazioni;

  10. avrete fatto un’esperienza di cui andare fieri;

I contro:

  1. Una casa editrice, in quanto tale, è un’azienda che mira al fatturato, quindi a vendere e se la vostra opera non si piazzerà come si aspettano, tutta la cortesia con la quale siete stati ricevuti, andrà a farsi un giro bello grosso e, probabilmente, non tornerà più indietro;

  2. non sempre la casa editrice vi promuove, spesso dovrete essere i primi a muovere le chiappe e a dimostrare quanto credete in ciò che avete scritto;

  3. non sempre la casa editrice rispetta le regole del contratto, anzi… molte volte non le rispetta, ecco perché è meglio tenere sempre sotto mano il contratto stesso e controllarlo, o farlo controllare da un avvocato competente in editoria;

  4. le royalty vi saranno pagate in una percentuale infima, se vi saranno pagate, solo una volta all’anno;

  5. se il vostro contratto prevede il raggiungimento di una soglia minima di 50 o 100 euro da dover raggiungere nei guadagni, per poter incassare quel che vi spetta, potreste aspettare anni e, a meno che il contratto non duri dieci o venti anni, credo sia alquando difficile che vi paghino, se non mettete in mezzo un buon avvocato che vi faccia rispettare;

  6. la casa editrice non darà mai importanza al libro quanto ne date voi, perché per loro è un prodotto come un altro, da trattare come gli altri, da vendere come gli altri, da piazzare come gli altri;

  7. spesso i contratti hanno dei trabocchetti di cui vi accorgete solo nel tempo, quando vorreste districarvene e non potete;

  8. state lavorando per la fama, ma farete, senza ombra di dubbio, la fame, se puntate solo a questo tipo di lavoro, anche se è un lavoro, ma in Italia, viene visto come una perdita di tempo e le stesse case editrici trattano gli autori come pezze per i piedi;

  9. dovrete avere molta pazienza, perché anche quando vi renderete conto che siete legati mani e piedi da un contratto, non potrete fare molto, se non con l’aiuto di un avvocato, per uscirne prima della scadenza;

  10. una pessima esperienza con una casa editrice non significa che siano tutte pessime, ma di certo significa che state cominciando a capire come funziona l’ambiente e, vi assicuro, non vi piacerà per niente.

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Pubblicare in self-publishing.

I pro:

  1. siete liberi di scegliere cosa, quando e come farlo: dalla copertina al correttore di bozze, dalla grafica alla data di pubblicazione, dal prezzo di copertina alla promozione, in quanto siete manager di voi stessi, editori di voi stessi;

  2. il vostro lavoro vi viene ricompensato direttamente, senza intermediari a guardare o a dover rispettare scadenze. Se un self-publisher pubblica su una piattaforma “buona” può guadagnare molto presto e molto bene, addirittura mensilmente, i soldi che gli spettano dalle vendite dei suoi libri; non è come per le case editrici che vi riconoscono Royalty solo una volta all’anno, se e quando sono disposte realmente a spostare denaro dal loro al vostro conto corrente;

  3. avete la libertà di scegliere come gestire la promozione, potete autopubblicare sia in eBook che in cartaceo, potete fare ciò che volete, con un po’ di inventiva e tanta voglia di mettersi in gioco;

  4. potete gestire l’opera in qualunque modo, modificarla, cambiarla, ripubblicarla, cambiarne la copertina, e molto altro, perché siete liberi di voi stessi;

  5. potete imparare a essere manager di voi stessi e questo vi consente non solo di apprendere in fretta e in modo diretto tutto quel che vi può interessare sapere sull’editoria in generale, ma vi può aprire gli occhi su molte questioni a essa inerenti;

  6. potete contattare di persona biblioteche, centri culturali, associazioni, caffè letterari e altro, per presentare la vostra opera, potendo organizzare come meglio credete il luogo, la presentazione, la possibilità di spiegare perché avete scelto quella strada;

  7. non siete vincolati da contratti di alcun genere, quindi quando volete togliere dal mercato una storia, potete farlo in qualunque momento;

  8. nessuno vi impone scadenze da rispettare o regole che trovate fuori luogo;

  9. la libertà di scelta può fare di voi dei liberi professionisti in grado di aprire e di gestire, un giorno, persino un’attività propria, nello stesso ambito;

  10. accumulerete l’esperienza che vi serve per imparare tanto e senza falsi moralismi o nessuno che vi dica le cose sbagliate, perché gli errori, se ne farete, li pagherete in prima persona, ma l’esperienza li varrà tutti.

I contro:

  1. il self-publishing non vi garantisce un marchio su una copertina;

  2. se non vi sapete organizzare o non siete abbastanza svegli, non sarete capaci di organizzare presentazioni letterarie presso locali o sedi adeguate e men che meno riuscirete ad andare, in qualità di autrici, a qualche fiera, la vostra diventa dall’inizio una strada in salita;

  3. non sempre verrete presi sul serio dagli addetti ai lavori, innanzi ai quali risulterete sempre come chi “ha voluto far da sé”, quindi è suscettibile di un giudizio che darebbero agli arroganti;

  4. non avete garanzie di alcun tipo, se non quelle date dalla vostra faccia (spesso facciatosta) e dalle vostre capacità comunicative e imprenditoriali, perché anche a fare “gli imprenditori”, si impara se si hanno le regole e la disciplina in grado di farvi compiere i primi passi verso questo tipo di cammino.

A voi la scelta.

Se volete saperne di più, scaricate il manuale per “Autori emergenti” su Amazon!

Tiziana Iaccarino.

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