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Ecco quando NON firmare un contratto editoriale.

Questo articolo è dedicato e rivolto a quegli autori che non riescono proprio a considerare pubblicazione il self-publishing, che hanno bisogno di avere un marchio bene in vista sulla copertina del loro libro, che non vogliono fare tutto da soli, che non vogliono accollarsi le spese di: grafica, correzione di bozze ed editing, senza parlare della promozione (o magari perché non ne sono capaci).

In pratica, il self-publishing non fa per loro e quindi si rivolgono solo alle case editrici (medio, piccole e grandi, poco importa).

Quindi questo articolo è per loro e solo per loro.

Io, per quel che mi concerne, sono ibrida, nel senso che ho sia contratti con case editrici che la possibilità di proseguire con il self-publishing. Non mi dà problemi ammetterlo, anche se in passato ho commesso molti errori, ho firmato contratti sbagliati (per me, in quel momento), ho capito di quanto l’esperienza conti in questo settore, ma soprattutto di quanto gli errori, col senno di poi, possano risultare utili nel tempo.

Ecco, vorrei parlarvi dei miei errori in questo articolo, trasformandoli in suggerimenti, in modo da aiutarvi a non commetterne di uguali o di simili, quando siete in procinto di firmare un contratto editoriale.

Si sa, quando una casa editrice di qualunque grandezza, vi valuta positivamente un’opera è sempre una soddisfazione da festeggiare, ma non lo è altrettanto quando l’accettazione delle regole a cui dovete sottostare, per poter vedere il vostro libro pubblicato, diventa una matassa da cui essere costretti a sbrogliarsi in seguito, per un motivo o per un altro.

Ci sono regole ben precise (ma non sempre chiare) che le case editrici impongono agli autori attraverso i contratti, per cui sta a questi ultimi accettarli o meno.

Ricordate che, spesso, è fondamentale contrattare, discutere, per far sì che si arrivi a un compromesso che chiameremmo meglio punto di incontro soddisfacente per entrambe le parti.

Attenti, quindi, a ciò che firmate e soprattutto NON accettate sempre ciò che vi viene proposto, perché non è oro tutto ciò che luccica.

contratto

Vi racconto in pochi essenziali punti quando è meglio NON accettare e quindi non firmare il contratto che vi propongono:

  1. non accettate un contratto della durata che parte dai 10 ai 20 anni (è contro ogni logica, può succedere di tutto nel frattempo, questo vi limiterebbe molto);

  2. non accettate MAI un contratto che, pur non chiedendovi soldi, vi dice che dovete acquistare un tot. di copie (anche se scontate) del vostro libro, in quanto si tratta di pubblicazione a pagamento camuffata. In pratica vi prendono per il culo e se ci si deve far prendere per il culo, meglio che vi propongano in modo chiaro la pubblicazione a pagamento, perché sarebbe più onesto (senza nascondere questa richiesta dietro versamenti di varia natura: acquisto copie, servizio editing, servizio valutazione, scheda tecnica e via dicendo);

  3. non accettate contratti nei quali le Royalty siano inferiori al 10% perché diventa una vera barzelletta. Io ho cominciato dal basso (molto basso), accettando, esattamente dieci anni fa, un contratto (il mio primo contratto) che mi dava il 4% passato all’8% dopo due anni, nel rinnovo, e sono arrivata oggi a percentuali decisamente più alte sia con altre case editrici che in self-publishing, ma oggi non accetterei mai un contratto inferiore al 15%-20% di Royalty da parte di una casa editrice;

  4. non accettate contratti nei quali si stabilisce che il pagamento delle Royalty viene effettuato solo se raggiungete una soglia minima di guadagno di € 50,00 o di € 100,00. So che ci sono anche delle piattaforme di self-publishing che impongono tale regola. Non esiste al mondo una cosa del genere: una piattaforma di self-publishing NON è un editore, pertanto non può imporvi una regola tanto assurda e comunque NON accettatela!;

  5. non accettate contratti nei quali il patto di non concorrenza sia superiore ai sei mesi. Cos’è il patto di non concorrenza? Semplice, una clausola secondo la quale non potete pubblicare altre opere simili o attinenti a quella che avete ceduto alla casa editrice, in modo da non farvi concorrenza da soli ovvero in pratica da impedire le vendite della stessa. Quindi vi chiede di star fermi un tot. tempo, ma meglio non accettare periodi troppi lunghi;

  6. non accettate di firmare contratti che vi leghino in quanto autori (quindi vi leghino su tutta la vostra produzione). Questo punto sarebbe dovuto essere il primo ma, poiché è di norma regolato solo dalle grandi case editrici, ho preferito inserirlo qui: ci sono case editrici che legano, anzi imbavagliano, l’autore di turno con un contratto che gli impone il passaggio di tutto ciò che crea, ovvero che scrive, alla casa editrice, la quale deve valutare l’opera e solo se non è di suo interesse (prettamente commerciale) gliela sbloccano e l’autore ne potrà fare ciò che vuole, ma se non gliela sbloccano, non potrà fare un bel niente (anzi, forse una cosa potrà farla, ma di questo parlerò nel prossimo articolo);

  7. non accettate di firmare un contratto nel quale non sia prevista la possibilità di recedere in qualsiasi momento dallo stesso, perché tutti gli autori devono avere il diritto di recedere da un contratto che non sta più bene loro;

  8. non accettate di firmare contratti che vi legano mani e piedi, anche una volta che il contratto è scaduto. Mi spiego meglio: se in un contratto c’è scritto che, pure alla scadenza, la tal casa editrice ha comunque precedenza di pubblicazione su quell’opera, è davvero una fregatura da cui solo un avvocato può sbrogliarvi;

  9. non accettate di firmare contratti nei quali non si specificano tutti i diritti di utilizzo dell’opera. Ogni contratto ha dei punti nei quali si dice che la “tal opera” può essere anche trasformata in sceneggiatura, portata in teatro, rivenduta a terzi per una traduzione all’estero e altro, questo è molto importante, perché se la vostra opera avesse successo, potreste avere maggiori chances di diffusione, anche all’estero;

  10. non accettate un contratto che non regoli chiaramente il periodo di tempo entro il quale l’editore DEVE sottoporvi i report di vendita, le percentuali che avete accumulato e soprattutto i guadagni (una volta all’anno: deve essere scritto il mese preciso) che devono esservi necessariamente versati, perché è un vostro diritto, scritto nero su bianco;

In pratica, attenti ai contratti che firmate e se nel vostro o in quello che vi si propone c’è anche solo uno di questi punti, NON accettate, chiedete delle spiegazioni, contrattate con intermediari o fatevi tutelare da legali, ma non firmate solo trasportati dall’entusiasmo del momento, perché potreste ritrovarvi fregati in seguito.

Tiziana Iaccarino.

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3 pensieri riguardo “Ecco quando NON firmare un contratto editoriale.”

  1. Bell’articolo da leggere due volte con tripla sottolineatura sotto ogni NON.
    Troppo spesso la mente, di fronte a un’affermazione, salta la negazione e altera il senso.
    Tra fare e non fare vince sempre il fare perché richiede meno risorse mentali.
    Per cui “non entrare” diventa “entra, prego!” mentre “Attenzione squali vivi, entri a tuo rischio e pericolo” evita di vincere un premio Darwin.

    Intanto metto da parte e ringrazio.

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  2. Da qualche anno ai piccoli editori si sono affiancate delle “associazioni culturali” che pubblicano libri. Stipulano con gli autori/soci onorari contratti più o meno normali, compresa l’indicazione delle royalty, che però versano sotto forma di “premi” per l’attività svolta.
    Considerata l’insignificanza dei diritti d’autore nella microeditoria, non ne faccio un problema economico; mi chiedevo se si pongono problemi sul piano normativo.

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