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Quanto è ingiusto declassare un libro altrui, giudicandolo dal prezzo?

Al di là di quello che un articolo può dirvi per una riflessione, mi domando spesso il motivo per il quale un autore emergente dovrebbe usare il prezzo come mezzo di polemica per declassare il lavoro altrui.

Ci sono self-publisher che ammettono di preferire un prezzo piuttosto che un altro, altri che decidono liberamente la cifra con la quale vendere il loro lavoro, rendendosi conto di quel che il mercato offre e della concorrenza che il loro libro deve affrontare.

A mio parere, il prezzo di un eBook deve essere valutato dal proprio autore non solo in rapporto al lavoro che ha intrapreso, allo sforzo, alla fatica, all’impegno, al tempo, alle ore passate al pc (e qui torniamo alla storia che la scrittura sia un lavoro a tutti gli effetti), ma anche in rapporto alla concorrenza che poi dovrà affrontare sul mercato.

I libri (eBook e cartacei) venduti a prezzi accessibili troveranno sempre maggiori chances di acquisto rispetto a quelli che hanno prezzi molto alti, questo al di là del fatto che siano pubblicati da case editrici o da self-publisher.

Se una casa editrice decide prezzi accessibili per la vendita dei libri che pubblica, facendo concorrenza ai self-publisher, ovviamente, questi ultimi dovranno regolarsi e studiare a tavolino una strategia tale da farsi notare (e acquistare comunque), perché il lettore, tra il libro a basso costo, ma con un marchio e il libro allo stesso costo senza marchio, è probabile che sia orientato ad acquistare quello con il marchio.

Infatti, che lo si voglia oppure no, il marchio su una copertina fa il suo bell’effetto e serve da garanzia di qualità quasi sempre (anche quando spesso non lo è).

Per quanto i self-publisher possano essere quotati, apprezzati o disprezzati a seconda dei casi, saranno sempre visti, forse, con un occhio diverso, più critico e più suscettibile ai giudizi intransigenti rispetto ai libri pubblicati con le case editrici.

Una casa editrice, in fondo, ti dà un nome, ti offre una vetrina di lustro, la professionalità di chi ti segue (mah!) e soprattutto la possibilità di essere considerati veri scrittori.

Purtroppo questi pregiudizi esistono ancora, in quanto il self-publishing viene spesso bistrattato dai cultori di un’editoria obsoleta che non ha mai cambiato i suoi parametri, in fondo.

C’è anche da dire che, però, i self-publisher spesso in concorrenza tra loro non si offrono la chance di sostenersi a vicenda, anzi… intraprendono guerre assurde per conquistare una classifica vendite che può dare loro una vetrina importante, ma che non fa loro onore nel momento in cui cominciano a giocare sporco, come dice chi parla bene.

libri

La verità è che denigrare la concorrenza, facendola passare per qualitativamente scadente in base a un giudizio sul prezzo di vendita è un modo scorretto e poco onorevole di farsi strada.

Non giudico, ma non apprezzo mai chi critica il lavoro altrui, mettendo becco, seppur a distanza, criticando certe scelte sui social network, sulle decisioni di marketing che includono, tra le altre cose, anche il prezzo di vendita di un libro.

Tiziana Iaccarino.

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