Chiacchieriamo, Consigli editoriali, Curiosità, editoria, scrittura

Se una casa editrice o un agente letterario vi corteggia è per usare il vostro talento.

Questo articolo vuole semplicemente invitare alla riflessione gli scrittori e le scrittrici di talento corteggiati/e dalle case editrici e/o dagli agenti letterari.

Ce ne sono molti/e, moltissimi/e, credetemi.

In alcuni casi il corteggiamento va a buon fine, i gentiluomini e le donzelle di talento cedono, in altri casi riescono a tenersi la gestione del proprio talento e della propria produttività perché, magari, la considerano il lavoro di cui vi parlo anche nel mio manuale “Scrivere per lavoro. Come guadagnare dalla scrittura” in uscita il 3 Aprile su Amazon.

Vi siete mai chiesti perché una casa editrice piccola, media e/o grande o un agente letterario, che magari chiede fior di quattrini ad alcuni poracci supplichevoli di attenzione presso le loro caselle di posta elettronica, vi corteggiano per poter valutare voi senza chiedere neanche un centesimo?

Vi siete mai posti questa domanda, prima di valutare con serietà e serenità, aggiungerei, qualunque proposta editoriale?

Avete mai ponderato bene questa cosa, soprattutto se siete molto bravi, talentuosi, produttivi, svegli e soprattutto ambiti per il semplice fatto che vendete molto bene e siete spesso ai piani alti della classifica vendite di Amazon (una delle più note, ormai tenuta d’occhio da case editrici e agenti letterari per fare scouting e dalla stessa casa editrice Amazon Publishing, così come dichiarato da alcuni responsabili in interviste concesse a siti d’informazione sul web)?

Fatevi due domande e possibilmente, se riuscite, datevi pure le rispettive risposte. Giudicate una proposta per quella che è.

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Se vi vengono a cercare c’è un motivo, credetemi, e di solito non è lo stesso che immaginate voi: non è solo perché avete talento e avete scritto una storia meritevole di attenzione. Le proposte, di solito, non arrivano per pompare il vostro ego come fosse lo pneumatico bucato di una gomma della vostra auto, ma soprattutto perché la vostra attività, quella che, grazie al self-publishing vi fa guadagnare davvero bene, senza dirlo apertamente, serve a loro per far cassa.

Lo vogliamo dire?

Ma non solo per far cassa, anche se il motivo principale può essere quello. C’è da dire che a molti di loro servite come specchietto per le allodole, servite perché serve il vostro nome, perché se siete autori/autrici molto seguiti, apprezzati, amati, letti, gli addetti ai lavori sanno bene che con voi e le vostre opere porterebbero al proprio mulino tutto ciò che avete prodotto e siete in grado di produrre. In pratica diverrete soci in minoranza (attenzione, non in maggioranza!) di un’azienda, la casa editrice di turno, che vuole solo appropriarsi dei benefici che potete offrire con il vostro duro lavoro e che, a seguito della firma di un contratto, vi verranno concessi con il contagocce, in quanto non ne sarete più i gestori.

Molte case editrici si servono del nome di questo o quell’autore o comunque della nomea che quest’ultimo con fatica, nel tempo e con gli anni, è riuscito a farsi per ottenere, a sua volta, la pubblicità che quell’autore può passargli.

Chi vi dice che sia solo la casa editrice a fare pubblicità o a dare lustro a voi? Chi vi dice che, nel caso in cui siate riusciti a raggiungere obiettivi di vendite importanti e una carriera degna di nota, non siate voi a poter dare visibilità e lustro ad altri?

Perché, dunque, le stesse case editrici o gli stessi agenti letterari, dovrebbero chiedere denaro, invece, a chi si offre loro, mentre a voi non chiedono NIENTE?

Pensateci bene, prima di valutare una proposta editoriale. Pensateci senza sottovalutarvi, ma ponderando bene sulla bilancia entrambe le parti: la vostra e quella che vi si propone, ricordando che dovete beneficiare anche voi di un patto, detto contratto, non solo loro.

Tiziana Iaccarino.

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