Chiacchieriamo, Consigli editoriali, Curiosità, editoria, scrittura

Il self-publishing di oggi non è quello di ieri e frega un po’ (anzi fotte) le case editrici.

Io mi rendo conto che con l’avvento del digitale, le nostre abitudini sono cambiate, perché abbiamo sempre a portata di mano uno smartphone o un tablet, come minimo, così come mi rendo conto che, grazie a una rivoluzione che ha coinvolto, anzi oserei dire sconvolto anche l’editoria e il suo mercato, sono cambiate le stagioni degli autori emergenti.

Dal mercato degli eBook alle difficoltà riscontrate dai libri cartacei per quel che concerne la vendita, l’editoria ha dovuto adeguarsi alle novità a cui il progresso ci ha abituato.

Mi rendo conto pure che le case editrici abbiano dovuto cambiare le loro strategie di marketing e anche, spesso, di approccio agli autori, alle agenzie letterarie, ai lettori, alle problematiche interne a chi le dirige.

Tutto lo decide il lettore da sempre, ma negli ultimi anni ancora di più.

Se un tempo, però, gli scrittori, soprattutto quelli emergenti, potevano soltanto lamentarsi di come andavano le cose, in quanto spesso non erano neanche considerati dalle case editrici, oggi la musica è totalmente cambiata e, in gran parte, una mano è arrivata loro dal self-publishing, come abbiamo detto in molte occasioni.

Il self-publishing ha offerto a molti la possibilità di far da sé, di gestirsi, di trovarsi i propri lettori, di pubblicizzarsi e, perché no?, di guadagnare anche bene grazie a ciò che si scrive.

Capisco che le piccole case editrici, ma in buona misura pure le medie e a volte le grandi, si sentano un po’ fottute (scusate il francesismo brutalmente veritiero) da questo sistema, in quanto una buona fetta di scrittori hanno cambiato le loro priorità e si sono resi conto che il fai da te offre loro ciò che, in realtà, hanno sempre desiderato, ma ci si doveva pure un po’ aspettare che, prima o dopo, ci sarebbe stato il risvolto della medaglia.

Un tempo gli autori emergenti, o buona parte di essi, sbavavano dietro alla sola idea che un editore pubblicasse ciò che avevano scritto. Oggi non è più così, oggi ci sono editori soprattutto piccoli e medi che sbavano dietro alla possibilità di far cassa grazie alle opere degli autori emergenti, possibilmente da circuire con clausole e trabocchetti ben studiati in contratti farlocchi che li imbrogliano alla bell’e meglio, ma legalmente.

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FATE ATTENZIONE AGLI IMBROGLI CHE SI CELANO DIETRO LE PROMESSE.

Io vi dico di fare attenzione agli imbrogli che si nascondono dietro ai contratti, alle promesse degli editori, all’idea che essi possano veramente distribuirvi, promuovervi e soprattutto pagarvi pure quei centesimi che vi spettano di diritto, perché ricordiamoci che le Royalty (i diritti d’autore) sono, appunto, un diritto imprescindibile dal lavoro che uno scrittore ha compiuto realizzando un’opera del proprio ingegno.

È inaccettabile, oltre a essere illegale, che un editore o chiunque altri s’intaschi tutti i proventi delle vendite di un libro ed è ancor meno tollerabile pensare che gli autori emergenti spesso siano impotenti innanzi a questo sistema davvero irrispettoso del loro lavoro, perché non mi stancherò mai di dirlo che la scrittura è un lavoro e va rispettato come tale.

Non troverete facilmente chi vi rispetta, quindi mettetevi l’anima in pace in questo senso, voi scrittori. So che queste mie parole vi sembreranno dure e difficili da accettare, ma sono motivate dall’esperienza. Non lo trovate neanche quando vi promettono mari e monti, sappiatelo, perché è alla portata di tutti la promessa facile. Siamo tutti capaci a promettere. Tutti.

COME RENDERSI CONTO SE UN EDITORE È QUELLO ADATTO A NOI?

Come rendersi conto che un editore sia davvero quello giusto? Semplice. Deve aver dimostrato con i fatti di essere un buon imprenditore, ma soprattutto un professionista rispettoso del lavoro altrui.

Se avete voglia di proporvi a una casa editrice, quindi, ignorando totalmente, i privilegi che può darvi il self-publishing, dovete prima informarvi circa la sua politica e il come gestisce i suoi autori, se vi si presenta la prospettiva di una pubblicazione, ancor di più.

Non accettate subito i compromessi che vi vengono sottoposti come proposte editoriali. Nessuna proposta editoriale è stata mai studiata per favorire gli scrittori che la firmano, pensateci! Studiate il contratto o la proposta da cima a fondo e accettate solo nel caso in cui vi convenga e soprattutto risponda alle vostre esigenze e aspettative.

NON CEDETE ALLE LUSINGHE, PERCHÉ NON VI PORTANO DA NESSUNA PARTE.

Non cedete al primo che vi lusinga, che vi dice che avete talento, che siete degli scrittori in grado di fare strada e via dicendo… non cedete alle chiacchiere. Anche perché, una volta che vi fregano con un contratto, potrete fare ben poco, almeno senza un avvocato che vi assista e lì solo dei leggeri fastidi potrebbero diventare dei dolori veri e propri.

Tiziana Iaccarino.

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