Chiacchieriamo, Consigli editoriali, scrittura

Come si fa a giudicare se un libro è noioso?

Forse a qualcuno è capitato di imbattersi, tra le proprie letture (mi rivolgo soprattutto alle persone che, come me, leggono tanto) in un libro noioso.

Il libro in questione è pubblicato da una scrittrice più o meno nota, da una casa editrice importante, probabilmente distribuito anche nelle librerie e di cui, forse, si è parlato al momento della pubblicazione.

Scritto benissimo, tra l’altro, ha una trama impeccabile, ma è di una noia mortale. Non riesci ad andare avanti tanto è noioso, ti viene proprio l’angoscia. Questa è la seconda volta che mi capita in breve tempo.

Chi scrive, però, magari non si rende conto delle sensazioni che può suscitare il proprio libro in chi legge.

Direte: chi ha una casa editrice alle spalle con tanto di comitato di lettura, dovrebbe saper giudicare una storia.

Sicuramente, ma se l’autrice è sotto contratto per i prossimi venti anni e scrive qualcosa che piace alla sua casa editrice, gliela pubblicheranno pure se potrebbe risultare noiosa ad altri.

libro

COME SAPERE SE IL LIBRO CHE SI È SCRITTO È NOIOSO?

Un libro noioso si legge a fatica.

Questo è il primo sintomo di una storia che può avere dei problemi, se non scorre fluida o se ha dei personaggi mosci.

Quanto contano i nomi dei personaggi, per esempio?

Abbastanza.

Se un personaggio si chiama Genoveffa e l’altro Bonifacio (a meno che non sia uno storico e qui ci starebbero pure bene!), è chiaro che si parte già col piede sbagliato.

Se la storia, inoltre, è lenta e non racconta niente di appassionante, niente di emotivamente coinvolgente, la frittata è pronta.

Per quanto presentata in modo accattivante, magari con una buona copertina o magari da una sinossi interessante, la storia che non scorre e non incuriosisce, non fa venir voglia di andare avanti, di divorare le sue pagine, di emozionarsi con le vicende dei suoi personaggi, magari di rispecchiarsi in essi.

L’AUTOCRITICA È IL PRIMO PASSO PER EVITARE LA NOIA DELLA STORIA.

Se l’autore/l’autrice di turno fossero particolarmente critici con se stessi, probabilmente potrebbero anche evitare questa sorta di tortura letteraria ad altri.

Di solito chi giudica con durezza le proprie opere, difficilmente offrirà ai suoi lettori qualcosa di qualitativamente scarso.

Se, invece, chi scrive giudica i suoi lavori sempre fantastici, diremmo che il metro di giudizio non sia proprio obiettivo.

NON SERVE IL GIUDIZIO DI AMICI E PARENTI CHE NON SONO LETTORI APPASSIONATI.

Se prima di proporre il vostro manoscritto a una casa editrice o a chiunque altri, per la valutazione, lo fate leggere ad amici e parenti magari poco abituati a leggere o per niente appassionati come voi ai libri, direi che è totalmente inutile questa specie di esame.

UN LIBRO VA VALUTATO DA CHI LEGGE ABITUALMENTE.

Un libro, per essere giudicato con dovizia e soprattutto con obiettività, deve essere letto da chi è abituato a leggere, da chi legge tanto e soprattutto di tutto un po’.

Dare in mano a una persona che non legge o legge poco, una storia che poi giudica fantastica, proprio perché non è abituata a sfogliare libri, si rivelerà del tutto inutile per l’autore che cerca un giudizio obiettivo.

Per cui… l’obiettività è una qualità fondamentale per la valutazione di una storia che se poi viene giudicata noiosa, riceve una sorta di stampino poco lusinghiero dai veri lettori.

Tiziana Iaccarino.

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