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“Tutta colpa del tè”, la recensione Pink.

Avevo acquistato questo libro tanto tempo fa ed era nella mia libreria in attesa che lo leggessi. Io sono fatta così, amo acquistare libri e poi leggerli con calma, non necessariamente nel periodo in cui vengono pubblicati, perché un libro è per sempre.

Qualche giorno fa ho notato, tra l’altro, che a giugno esce il secondo volume di questa che ho scoperto essere una serie di cui, appunto “Tutta colpa del tè” è il primo volume.

Prima di acquistare anche il secondo libro, mi sono affrettata a leggere questa storia perché ero molto curiosa e perché seguo l’autrice Marta Savarino da molti anni.

Conoscevo la sua passione per la Scozia e, in particolar modo, le Highlands (mi sono informata: si tratta degli altipiani scozzesi) e, incuriosita dall’ambientazione e dalla storia stessa, ho iniziato la lettura.Tutta colpa del tè di Marta Savarino

UNA STORIA CHE APPASSIONA.

La storia di Luisa è appassionante dalle prime pagine, va detto: lei che diventa mamma e viene subito abbandonata dal padre di sua figlia, lei che ha la famiglia in Scozia, pur trovandosi in Italia, lei che è costretta a ricominciare da capo, giovane e sconvolta dall’idea di essere abbandonata erano tutti ingredienti in grado di appassionarmi in qualità di lettrice, oltre che di incuriosirmi. Per fortuna, la sua famiglia le è di aiuto, la sostiene, la protegge, la accoglie nel loro albergo a Inverness, una città situata sulla costa nord-orientale scozzese e il passato diventa soltanto un ricordo.

La nostra protagonista, però, non riesce davvero a lasciarsi alle spalle il dolore di essere stata abbandonata e, per di più, si allontana anche solo dall’idea di riavvicinarsi a un uomo. Luisa ha perso ogni fiducia negli uomini, a ragione, e ha deciso di restare da sola.

Tutto sembra filare liscio in questo modo, nonostante la sua giovane età, almeno fino a quando non arriva il nuovo giardiniere dell’hotel: David Alexander Hamilton. Un uomo tanto affascinante quanto misterioso. Un uomo di cui Luisa si innamora quasi subito e con il quale sembra che l’affinità scatti dal primo incontro.

HO VISSUTO L’AMBIENTAZIONE INSIEME ALLA PROTAGONISTA.

Penso che l’autrice conosca molto bene la Scozia (o magari si è solo documentata in modo appropriato, prima di scrivere la storia), in quanto, finalmente, in un libro ambientato in un Paese straniero, ho avuto la sensazione palpabile, in ogni scena, dettaglio e descrizione, di trovarmi nel contesto in cui agivano i personaggi. Cosa che, purtroppo, non capita sempre.

Avevo accennato anche sui social network ciò che pensavo riguardo alle ambientazioni forzatamente straniere che non vengono sempre rese in modo appropriato nei romanzi. Ci sono, infatti, autrici che raccontano storie ambientate all’estero senza riuscire a trasmettere davvero abitudini, cultura e modo di vivere diversi da quelli italiani.

In questo caso, invece, ho avuto davvero la sensazione di trovarmi in un posto che non conosco e che mi ha intrigato.

UNA SCRITTURA SCORREVOLE, LIMPIDA, SEMPLICE.

Questa è la prima opera che leggo di Marta, sebbene abbia nel Kindle anche un’altra storia, e devo dire che mi ha conquistata con il suo modo di scrivere: semplice, pulito, scorrevole, limpido, buono, genuino.

La sua storia mi ha presa dalle prime pagine e, per quanto, andando avanti con la lettura, pensavo si svolgesse in modo più o meno prevedibile, devo ammettere che i colpi di scena non sono mancati e mi hanno invogliata ancor di più a raggiungere le ultime pagine.

Solo un paio di cose non mi sono piaciute: all’inizio ho trovato delle parolacce in più punti e penso che, per quanto giustificabili da quanto accaduto alla protagonista, se ripetute (solo nei primi capitoli) danno fastidio e, in questo caso, non le ho trovate tutte adeguate, inoltre, da come la protagonista parla dei cani, mi riferisco a Luisa (non certo all’autrice!), mi ha dato la sensazione che non le piacessero o meglio non mi ha trasmesso sensibilità nei confronti di questo animale domestico (soprattutto quando racconta delle disavventure avute con il cane della suocera. Ricordiamo che un animale non ha colpe delle diatribe tra gli esseri umani). Non lo so. Io amo molto gli animali e alcune affermazioni e/o atteggiamenti della protagonista, sempre Luisa, nei confronti di questo o quel cane non mi sono piaciute o meglio non le ho trovate adeguate e penso potesse evitarle, per quanto parte del contesto narrativo.

Per il resto è una storia che consiglio. Mi è piaciuta molto.

Tiziana Iaccarino.

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Un pensiero riguardo ““Tutta colpa del tè”, la recensione Pink.”

  1. Si sente quando uno scrittore conosce ciò di cui scrive. Tu grazie a questo libro hai vissuto la Scozia perché sicuramente chi l’ha scritto la conosce bene. Il libro sembra carino da come lo descrivi, anche se non è il mio genere. Bel post, complimenti.

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