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“Il caffè delle seconde occasioni”, la recensione Pink.

Ho acquistato questo libro (in cartaceo) molto tempo fa, quando è uscito. Mi aveva conquistato il titolo, come al solito la copertina e ovviamente la sinossi. Quindi non ci ho pensato un secondo e l’ho ordinato su Amazon (poiché è pubblicato e tradotto dall’Inglese da Amazon Crossing, la casa editrice americana del colosso di e-commerce ora più famoso al mondo).

Ho cominciato a leggerlo qualche giorno fa e me lo sono letteralmente divorato. La storia mi ha presa dalle prime pagine.

È una storia forte e intensa allo stesso tempo: Kaylie è una ragazza dal passato difficile, dalla famiglia distrutta (la madre e il padre si drogavano e in pratica l’hanno abbandonata al suo destino), dalla vita da ricominciare e soprattutto dal futuro da ricostruire.

Kaylie è stata una bambina affidata a più famiglie, senza essere riuscita a trovare mai un punto stabile nella sua vita, tranne che una coppia di coniugi che si occupavano spesso di bambini abbandonati o dati in affido: May e Winton.

Kaylie rimane con loro otto anni della sua vita, i migliori, quelli che non dimenticherà mai, quelli che le fanno capire e soprattutto conoscere il significato della parola “famiglia”.

May e Winton accoglievano nella loro casa altri bambini e Kaylie ha avuto modo di crescere anche con altri piccolini, in una casa enorme che per lei è stata una sorta di rifugio, un luogo in cui ha vissuto i momenti più sereni della sua esistenza. Un periodo della sua vita che non ha mai dimenticato.

Ecco, quindi, che quando diventa adulta, Kaylie decide di tornare proprio lì, nel luogo che l’ha vista crescere, in una casa in cui è stata felice e dove non dimenticherà mai quel pezzetto di passato che le ha fatto capire quanto fosse bello avere una famiglia, un focolare domestico, due persone (che non ha mai potuto chiamare mamma e papà, ma che si sono sempre occupate di lei amorevolmente) adorabili e quell’atmosfera magica e solidale che ogni bambino dovrebbe vivere.

Kaylie non ha mai dimenticato ciò che le diceva May.

Il caffè delle seconde occasioni di Alison Kent

Non guardare da dove vieni. Guarda dove sei diretta.

Una frase che continua a indicarle la strada da percorrere, anche se lei è troppo legata al passato, a quel periodo della sua vita in cui è stata davvero serena. Quindi prende una decisione. L’unica sensata. Riesce ad acquistare la casa in cui ha vissuto con la magnifica coppia che, ormai, non c’è più.

Leggendo questa storia ho colto nel profondo le sensazioni di Kaylie, in quanto so che cosa significa sentirsi legati a un posto, ma soprattutto a una casa che ci ha viste crescere, che ha rappresentato il mondo nel quale ci sentivamo felici, ma soprattutto serene.

È capitata la stessa cosa a me, quindi mi sono molto ritrovata in questo personaggio e nelle sue motivazioni.

Se avessi potuto, nella realtà, anche io acquistare la casa in cui sono cresciuta, l’avrei fatto sicuramente.

Kaylie fa comprendere al lettore l’importanza di quella casa, la sua atmosfera, la bellezza di un luogo che l’ha vista vivere per otto anni un’esistenza normale, come quella che meritano tutti i bambini. Inoltre, prende una decisione ben più interessante: aprire un caffè da dedicare a quella coppia che non c’è più, ma che ha amato come fossero stati i suoi genitori.

In una cittadina piccola come Hope Springs non è difficile, tra l’altro, incappare in vecchie conoscenze e qualche sorpresa e una di queste è, forse, quella che le cambierà la vita: si chiama Ten Keller. Un affascinante tuttofare che la aiuterà a ristrutturare quella che ora è diventata la sua casa, ma che ha molto in comune con essa, allo stesso modo.

In quel posto, vengono rivissuti ricordi e sensazioni che aveva quasi accantonato in qualche angolo della sua memoria, ma ora Kaylie è una persona adulta, diversa, felice, realizzata: è diventata una bravissima pasticcera e sa il fatto suo, anche se… non immagina quanto il passato possa tornare a tormentarla.

UNA STORIA DELICATA E TOCCANTE.

Come dicevo, questa storia mi ha colpito per molti motivi, sia nel modo in cui è raccontata che grazie a una trama davvero ben articolata.

È una storia di sentimenti forti e intensi, di dolori lancinanti, di gioie sorprendenti e di sorprese bellissime, ma soprattutto di speranza. Una speranza che nessun personaggio perde mai del tutto. Anzi è proprio la speranza a mandare avanti la vita ciascuno.

LA CASA IN CUI SIAMO CRESCIUTI RESTA NELLA NOSTRA VITA PER SEMPRE.

Non so cosa ne pensiate voi, ma io sono profondamente convinta che la casa in cui si cresce, anche quando uno diventa grande ed è costretto ad andarsene, resta nella propria vita, nella propria memoria, nei propri ricordi, nel proprio cuore per sempre.

Nessun posto, in seguito, diventa tanto magico, tanto meraviglioso, tanto sicuro e tanto unico come quello.

Penso che ciascuno di noi possa provare queste sensazioni.

Non so se anche voi avete vissuto fin da adulti in una casa che ha rappresentato tutto per la vostra famiglia, ma che vi ha anche visti crescere, cosa fondamentale, al punto da instaurare un legame profondo con essa quasi come fosse una persona, un essere umano.

Ecco che, in quel caso, la casa diventa un essere umano, un’entità alla quale ci si lega inevitabilmente, soprattutto se si è trascorsi in essa i migliori anni della propria vita.

Io comprendo benissimo le sensazioni di Kaylie, come dicevo poc’anzi. Mi rispecchio molto in essa, mi sono trovata a provare gli stessi sentimenti e mi sono persino commossa.

Anche io sono cresciuta in una casa che mi ha vista bambina e adolescente, per poi diventare adulta, quindi ha percorso con me le fasi più importanti della mia vita. Un posto che non potrò mai dimenticare e che resterà sempre nei miei ricordi e nel mio cuore. Perché, anche se non era casa mia, quella era lo stesso mia.

Non so se riesco a esprimere questo concetto e a spiegarmi come ogni brava recensionista dovrebbe fare.

Tutto questo per dire quanto mi sono ritrovata in Kaylie e nelle sue nostalgiche sensazioni. Anche io mi sono sentita dire spesso di non guardare al passato, ma di andare verso il futuro eppure, quando si è profondamente legati a un posto, è difficile che esso venga dimenticato del tutto.

UNA STORIA CHE CONSIGLIO.

Questa storia la consiglio a tutti, perché ha valore e trasmette sentimenti meravigliosi. Sono contenta di averla letta e di notare che Amazon pubblica e porta anche in Italia libri tanto ben realizzati.

L’unica cosa che mi ha poco convinta, se proprio dovessi trovare una pecca nel libro, sono le ricette in esso contenute. Poche e magari pure attinenti alla storia, visto che Kaylie è una pasticcera e determinate ricette le sono servite a riallacciare il suo legame con il passato, ma io non le avrei inserite in un contesto che non le necessitava assolutamente. Magari le avrei accennate nelle scene che lo richiedevano, niente altro.

Tiziana Iaccarino.

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