Chiacchieriamo, editoria, social

I libri che pubblicano le case editrici sono tutti qualitativamente buoni? Sfatiamo un mito.

Negli ultimi tempi ne ritrovo di ogni colore sui social network, ma qua non vi sto raccontando niente di nuovo, anzi… una cosa un po’ risaputa per chi le cose le sa e le vuole capire, poi ci sono i sordi che non vogliono sentire etc etc… ma questa è un’altra cosa.

Se pensate che chi legge davvero sia una persona che le cose non le capisce, vi sbagliate.

Chi legge tanto, capisce subito e soprattutto nota le differenze tra questo e quel libro, questo e quell’autore, questa e quella pubblicazione.

Mi sento di dire da lettrice che io leggo di tutto: self-publisher e libri pubblicati da case editrici. Io non faccio una selezione, non ghettizzo, non classifico, non faccio passare una categoria per buona e l’altra per schifosa e via dicendo, perché non ho pregiudizi, ma soprattutto non mi faccio influenzare dalle persone che usano il cervello altrui e non il proprio. Brutta cosa, ve lo assicuro.

I social network ora sono pieni di persone che sembrano seguire un gregge, che hanno bisogno di seguire una massa di gente, che vogliono seguire la moda, che hanno bisogno di accodarsi a qualcuno per sentirsi parte di qualcosa.

Lo capisco benissimo.

Ci si sente meglio, in coda. Poi se una cosa va a “fronzoli”, nessuno si prende la responsabilità, è colpa sua, è colpa mia, è colpa loro… l’importante è spostare il gregge come vuole il pastore. Poi nessuno si fa portavoce serio di qualcosa, né nessuno dice veramente quel che pensa per timore di essere bullizzato, magari preso in giro, magari messo all’angolo.

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Ci vuole fegato per essere se stessi e se, nella maggior parte dei casi, incontrate gente che non lo è, sappiate che, poracci, non è manco colpa loro, è colpa della cultura sbagliata, del rintronamento in cui la società ci ha infilato, a cui ci siamo dovuti adattare, abituare, adeguare, accettare e… accodare.

Quindi se una persona, da semplice lettrice dice: “Non è buono solo ciò che pubblica una casa editrice”, ha il coraggio di dire quel che pensa, senza seguire la massa.

Io confermo dicendo che classificare o ghettizzare è sbagliato a priori, perché si parte dal pregiudizio e nessun pregiudizio è sinonimo di intelligenza né di progresso.

Se si cataloga tutto e tutti, ragazzi, ci si chiude nella gabbia in cui fa comodo alla società infilare i singoli individui, perché il singolo individuo che “pensa” e che esprime il suo parere è visto come “individuo a sé”, un tipo da cui stare lontani, da cui dissociarsi.

Da lettrice, che non fa preferenze, né ghettizza, io vi dico che non tutto ciò che è self-publishing è da imputare a roba scadente, né tutto ciò che è pubblicato da case editrici è da annunciare come qualitativamente buono.

Ci sono tante pubblicazioni effettuate da case editrici importanti che non seguono “il talento” dell’autore, che non seguono “la storia”, che non la prendono perché è buona, ma per ben altri motivi.

Mai sentito parlare di conoscenze, amicizie, favori, scambi, compromessi e denaro qua e là dove capita?

Mai notato che ci sono storie che arrivano in libreria da tirare dietro a chi le pubblica? Vi è mai capitato di sopravvalutare le pubblicazioni delle case editrici? Vi è mai capitato di sottovalutare i lavori pubblicati in self?

Se siete lettori veri, non ghettizzate, non giudicate, non avete pregiudizi, ma soprattutto avete il coraggio di dire: questo fa schifo e questo no.

A prescindere da chi lo pubblica e perché: casa editrice o meno.

Tiziana Iaccarino.

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