Chiacchieriamo, Consigli editoriali, editoria

Meglio la qualità che la quantità: i libri spessi non sempre contengono una storia di spessore.

L’altro giorno ho notato per caso sui social un post in cui una persona si lamentava del fatto che, a volte, i libri spessi non contengono pagine di spessore, qualitativamente parlando.

Mi sono detta che, probabilmente, si riferisse ai self-publisher, anche se non ha lesinato una stoccatina alle case editrici che pubblicano storie simili a quelle dei self per far cassa.

Parlava, in pratica, di trame spesso uguali, a volte insulse e poco interessanti, dove il contenuto è carente e le emozioni sono accantonate altrove.

Il suo post lamentava l’uso inappropriato di scene che si ripetono spesso o dove, nel caso dei romanzi rosa, i protagonisti non fanno che prendersi e lasciarsi, prendersi e lasciarsi, senza dare niente alla trama e, ovviamente, ai suoi lettori. Quelle parole mi hanno fatto pensare che molti, seguendo la voglia di mettersi in gioco con l’autopubblicazione, decidono di fare un’esperienza che non è alla loro portata, per il semplice motivo che non hanno alcun tipo di talento (e di questo parlemo anche in un altro articolo).

Le storie che si notano spesso sui social network e che si presentano, in alcuni casi, con copertine mozzafiato, magari contengono trame che non offrono niente o almeno molto poco al lettore in cerca del “suo libro del cuore”. Le trame che un tempo ti toccavano, ti ammaliavano, ti conquistavano, ti facevano emozionare e desiderare di leggerne ancora, oggi non ci sono più, in pratica. È tutto un mordi e fuggi, un usa e getta, cover fantastiche, ma contenuti scarsi o già letti e quindi ripetitivi, senza parlare dei libri di 400 pagine e passa che ripetono le stesse situazioni e la trama non si sviluppa.

Noto spesso lamentele di questo genere sui social network, a dire il vero. Noto lettori veri, alquanto scontenti e soprattutto arrabbiati con quella fascia di scrittori/scrittrici che non hanno fantasia, che non sanno far aderire le loro emozioni sul foglio, che non sanno trasferirle all’interno di una storia inventata.

Quindi mi domando cosa possa offrire ancora il self ai lettori che cominciano a essere scontenti, perché vi assicuro che non basteranno i fans di questa o quella autrice a decretare il successo di un’opera, le strategie e le invenzioni ridicole, servirà tirare fuori il talento, la capacità di creare davvero qualcosa di innovativo.

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Personalmente da lettrice ho cominciato da tempo la selezione dei miei acquisti, soprattutto per quel che concerne gli eBook.

MEGLIO ANDARE SEMPRE OLTRE LA COVER.

Un tempo mi lasciavo incantare prevalentemente dalla cover perché, nel caso in cui mi trasmetteva delle sensazioni positive, mi dicevo che il contenuto del libro non poteva deludere le mie aspettative, se l’autore/autrice di turno aveva avuto la genialità e la sensibilità di scegliere un/una grafica in grado di realizzare tanto splendore.

In fondo, la copertina è il biglietto da visita di un libro.

Nel tempo, però, ho dovuto ricredermi e ho cominciato a leggere (e a farmi un’idea critica sempre maggiore) con attenzione le sinossi e qualche estratto, prima di acquistare il libro, per rendermi conto se fosse il tipo di storia adatta ai miei gusti.

Quando noto che un libro di oltre 500 pagine, inoltre, è stato scritto da un/una self publisher valuto e pondero molto l’acquisto (a parte il prezzo), perché mi chiedo cosa possa averci mai scritto all’interno da renderlo tanto spesso nel contenuto.

Mi sono resa conto anche io del fatto che ci sono libri in cui spesso vengono inserite scene inutili, situazioni che non aiutano la trama a svilupparsi e soprattutto non servono al lettore per capire cosa sta leggendo.

Molti autori sono prolissi e basta. Questo è assodato, ma forse non se ne rendono conto o forse fa figo lanciare sul mercato un libro “corposo” in pagine (magari per dimostrare di aver realizzato un lavoro importante, di spessore, appunto), ma ripetitivo e poco interessante nel contenuto, perché c’è ancora chi crede che l’apparenza sia più importante dell’essenza.

Tiziana Iaccarino.

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