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Dal dire al fare…c’è di mezzo la distribuzione.

Quante volte vi sarà capitato di imbattervi in una casa editrice, dalla neonata (tanto neonata che ancora potreste notare l’ostetrica in corsia!) a una gigante che può promettere mari e monti, con cui dialogare del difficile tema della distribuzione?

La distribuzione.

Gioie e dolori (ma soprattutto dilemmi) di tutte le case editrici, ma soprattutto di chi scrive e si illude che con una qualunque pubblicazione può arrivare sugli scaffali di mezza penisola.

Niente di più sbagliato.

Mi dispiace deludere le vostre aspettative, ma la realtà editoriale italiana fa acqua da tutte le parti, i soldi sono pochi e i guadagni stentano, quindi andare avanti diventa molto difficile per qualunque casa editrice che fattura in modo scarso. E se si fattura in modo scarso ovviamente non ci sono i soldi per la stampa, la distribuzione, la promozione e tutto il resto.

Le piccole case editrici che collaborano con distributori anche conosciuti, malgrado ciò, non vi potranno mai assicurare di distribuire il vostro libro ovunque, perché è materialmente impossibile, soprattutto nel caso in cui abbiano stampato, che ne so, un centinaio di copie, giusto per farvi felici. E soprattutto se poi vi vogliono affibbiare metà dei libri, perché per primi non sanno che farsene!

Quando, però, si parla della grossa distribuzione, quindi delle case editrici importanti, se avete avuto l’occasione della vostra vita, qui il discorso si fa più serio e decisamente fondamentale per le aspettative che andrete ad avere.

Chi pensa, però, che firmare un contratto con una grossa casa editrice equivalga a essere davvero distribuiti ovunque, si sbaglia ancora.

Perché?

Semplice.

In primis, le case editrici (piccole, medie e grosse) non spingono tutti gli autori che pubblicano (e per spingere intendo dire che non promuovono, non aiutano tutti quelli a cui decidono di sottoporre un contratto), ma non chiedetemi in base a cosa vengono selezionati gli scrittori da spingere, perché queste decisioni le prendono solo le rispettive case editrici per motivi ai più sconosciuti (immagino si tratti di ragioni inerenti il marketing e di notorietà di questo o quell’artista).

In secondo luogo, come ho detto sopra, la distribuzione costa anche alle case editrici importanti che, per motivi vari (di cui, come ho detto sopra, non si sa niente), decidono chi distribuire come si deve, quindi in modo capillare, e chi no.

Non so voi, ma io da lettrice, oltre che da una che entra proprio nelle librerie e in diverse città italiane, perché ho occasione di spostarmi molto per motivi personali, ho scoperto che non proprio tutte le autrici, che magari seguo e apprezzo sui social network e so essere state messe sotto contratto da grosse realtà editoriali, si trovano in giro. Alcune non sono per niente esposte, quando per loro essere esposte sarebbe fondamentale per farsi conoscere da una fetta più vasta possibile di pubblico.

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QUANTO CONTA L’ESPOSIZIONE DI UN LIBRO?

L’esposizione in libreria (in vetrina o sugli scaffali) di un testo scritto da un emergente, che dovrebbe farsi conoscere da quella grossa fetta di lettori abituati all’acquisto della carta, è importantissima.

Tante autrici più o meno note sui social network e sulle piattaforme on line che incoraggiano e vendono prodotti in self-publishing, non sono conosciute in libreria, anzi sono totalmente sconosciute da quei lettori che sui social network o sugli store on line neanche ci vanno o che ci vanno poco.

Quindi se un’autrice sconosciuta in libreria, pur essendoci arrivata perché un contratto firmato con una grossa casa editrice le dice questo, non viene esposta da nessuna parte, rimarrà sconosciuta e il suo libro non venderà niente, perché non si può comprare ciò che non si conosce.

Non so se mi sono spiegata.

Se conosco già, tramite i social network, un’autrice che so essere arrivata in libreria, pure se non la vedo esposta, ma voglio comprare il suo libro (e posso farlo conoscendone l’esistenza), posso chiedere al commesso del negozio una copia. Il tipo, probabilmente, tirerà fuori il libro che cerco da qualche angolo sperduto della libreria, da qualche scatolone accatastato chissà dove, da un ripostiglio o, nella peggiore delle ipotesi, controllerà sul suo terminale il titolo, il nome dell’autrice e quello della casa editrice e mi risponderà: “Non ce l’abbiamo, si deve ordinare.”

Si deve ordinare?

Fatemi capire, un libro pubblicato da una grossa casa editrice e che è fresco di uscita, si deve ordinare?

Qualcosa non quadra.

Certo che non quadra!

Se l’autore o l’autrice di turno ha firmato un contratto importante nel quale è prevista la stampa e una distribuzione più o meno capillare delle sue copie cartacee, ma il libro in questione non si trova nelle librerie italiane o in molte di esse, in diverse città, c’è qualcosa che non va.

Il mio consiglio agli autori e alle autrici emergenti arrivati in libreria, grazie all’occasione della loro vita, è di chiedere sui social network ai loro contatti, parenti, amici, conoscenti, vicini di casa, colleghi di lavoro e magari persone che conoscono in altre città, di recarsi nelle loro librerie di fiducia a cercare il libro in questione e scattargli una foto che testimoni la sua presenza materiale e la sua corretta esposizione.

In fondo, perché mostrare sui social network foto che testimonino di essere arrivati a un obiettivo importante, come la pubblicazione con una grossa casa editrice, se poi le copie dei libri non si trovano nelle librerie?

Siate coscienti del fatto che, se avete firmato un contratto importante, dovete ricevere un trattamento degno, altrimenti vi resterà impresso sulla biografia e nel curriculum letterario solo un bel marchio e i lettori veri, quelli che frequentano e comprano nelle librerie, forse non sapranno mai dell’esistenza del vostro libro.

Tiziana Iaccarino.

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Un pensiero riguardo “Dal dire al fare…c’è di mezzo la distribuzione.”

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