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“Il segreto di Parigi”, la recensione Pink.

Ho acquistato quest’opera spinta dalla curiosità di scoprire il segreto di cui si parla nel titolo.

Ma preferisco partire dalla fine piuttosto che dall’inizio: quando ho letto nei ringraziamenti dell’autrice Karen Swan (a proposito, ho appena comprato la sua nuova opera “Una questione di cuore”) che ha preso spunto e ispirazione per il suo romanzo da un fatto di cronaca vero, mi sono detta: “Caspita, la sua creatività ha giocato bene!”

La scrittrice, infatti, racconta di aver letto su un quotidiano nazionale la notizia secondo la quale è stato riaperto a Parigi un appartamento chiuso per settant’anni e da lì è nata la fantasiosa idea di redigerne una storia poi del tutto inventata.

Il segreto di Parigi di Karen Swan

L’appartamento in questione, all’interno del romanzo, appartiene alla facoltosa famiglia dei Vermeil, i quali decidono di assumere Angus e Flora, esperti d’arte e d’aste, per riaprirlo, dopo settant’anni che è rimasto chiuso e nel quale non sanno cosa ci sia (magari oggetti di valore), né conoscono il motivo per il quale nessuno ci abbia messo piede per così tanto tempo.

Quando arriva il momento di scoprire cosa contenga l’appartamento e la ragione per cui è rimasto chiuso tanto a lungo, l’intera trama sfocia in una sorta di caccia al tesoro, lenta e inesorabile, che porta a una serie di sconvolgenti e inattese sorprese.

L’appartamento, infatti, è una vera miniera d’oro: contiene oggetti di grande valore, opere d’arte rarissime e cimeli dall’affascinante significato storico.

Però, c’è un problema per la famiglia (anzi più di uno, ma non ve li starò qui a elencare!): non puoi piazzare delle opere d’arte di estremo valore a un’asta, se non ne conosci la provenienza esatta, soprattutto quando si parla di tele realizzate da artisti del calibro di Renoir.

A quel punto, Angus e Flora cominciano a chiedersi come sia possibile che un vero tesoro sia rimasto intatto, chiuso a chiave, in quell’appartamento dagli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Quando Flora, in particolare, comincia a indagare intorno alla storia dell’appartamento dimenticato o, meglio, abbandonato, salta fuori un’incredibile e non proprio onorevole storia per la famiglia Vermeil che è abituata ad avere tutto e a tenere sempre la situazione sotto controllo. Tranne che in questo caso.

In questo caso, tenere sotto controllo una scottante scoperta diventa difficilissimo, soprattutto quando la fa un’estranea e a rimetterci è proprio il buon nome di una famiglia altolocata.

Flora non sa quali saranno le conseguenze delle sue ricerche e di tutto quanto concerne ciò che verrà a sapere, ma solo il lettore più appassionato a questo genere di storie può sentirsi parte di essa ed entrare nelle sue pagine quasi fosse un personaggio che agisce tra i protagonisti.

Non posso e non voglio svelarvi niente altro, perché dovrete giudicare voi con la vostra testa e la vostra obiettività questa storia.

Il segreto deve rimanere tale per quei lettori che non l’hanno ancora scoperto.

LO STILE È ENCOMIABILE.

Lo stile dell’autrice, che ho scoperto ora con questo romanzo, è encomiabile. Non le si può dire nulla. La trama è perfetta, costruita benissimo, assolutamente credibile e molto interessante, anzi direi intrigante. Ciascun personaggio è stato costruito nel dettaglio, con grande cura dei particolari e soprattutto le situazioni diventano, mano a mano che si va avanti con i capitoli, sempre più accattivanti.

La storia parte in sordina, anzi direi in modo molto lento e piuttosto noioso, infatti mentre leggevo questo libro ne ho divorati diversi altri. Ci ho messo molti mesi a finire di leggerlo, sono sincera, non mi ha catturata e non mi ha intrigata, se non negli ultimi capitoli, quando la faccenda si è fatta decisamente più interessante e le vicende stesse più incalzanti.

Tra l’altro, in questo romanzo, si trattano con tanta delicatezza quanta estrema acutezza degli eventi storici molto importanti e piuttosto traumatici come la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale e io, che sono un’appassionata di Storia, avrei dovuto esserne interessata, ma evidentemente il modo con il quale la scrittrice mi ha portato al racconto di determinati eventi non è stato tra i migliori.

La storia, quindi, è molto buona ma, in alcuni punti, risulta poco accattivante, lenta e prolissa, in pratica mi ha tolto la voglia di andare avanti per molti capitoli. Ho faticato molto ad arrivare alla fine, sinceramente.

Avrei preferito fosse più breve e compatta, ma è giusto giudicarla per ciò che è.

Ci ho messo troppo tempo per concluderne la lettura. Questa storia avrebbe potuto e dovuto rapirmi date le tematiche che affrontava e questo mi fa pensare che il modo in cui è stata impostata è inciampato in uno stile che, per quanto encomiabile, è risultato poco attraente.

Per quanto mi riguarda, sono arrivata alla conclusione della storia alquanto stanca. Stanca. Stanca.

Tiziana Iaccarino.

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