Chiacchieriamo, Curiosità, editoria

I successi del self-publishing in Italia annoverano molti autori italiani.

Oggi tra i successi editoriali che emergono nel mare magnum di un settore in continua crescita ed evoluzione, ci sono anche opere autopubblicate, quelle che spesso vengono considerate di terza categoria o magari l’ultima ruota del carro.

Quando leggo articoli di giornali che parlano dei successi del self-publishing, mi rendo conto che c’è una grande ritrosia nel porre all’attenzione generale i nomi di autori e autrici italiani e dei loro titoli, anzi… direi che la stampa si guarda bene dal farli, perché preferisce parlare di scrittori stranieri già famosi (per quanto abbiano cominciato dal self-publishing secoli fa) per ampliare l’idea che tutti ce la possano fare. Ma in quell’idea si sta ben lontani dalla sola intenzione di cominciare a parlare di chi può farcela o ce la sta facendo sul serio dal niente nel nostro Paese.

Questo articolo non vuole essere di critica o di polemica, ma di invito alla riflessione. Quando si parla di self-publishing, per quanto fenomeno nato altrove, in Italia sarebbe giusto e consono considerare gli autori e le autrici di casa nostra (anche).

Oggi, sul mercato editoriale italiano, possiamo vantare una creatività e una produzione dei self che va ben oltre la norma e che può fare una buona e intelligente concorrenza al mercato estero.

I self-publisher italiani sono, ormai, un numero che non si conta più. Vengono degradati, derisi, lasciati all’angolo, ignorati dall’editoria antiquata e tradizionalista, ma di fatto ci sono e stanno riuscendo in un miracolo che, fino a qualche anno fa, era impensabile: far girare l’economia dei libri digitali nel nostro Paese.

Se è pur vero che in Italia si legge poco, va anche detto che i motivi possono essere innumerevoli: i costi, l’esclusività, la poca scelta, la grande propaganda dei soliti noti.

Se parliamo del fattore economico, in primis, ci renderemo conto che i libri pubblicati da grosse case editrici, ma anche da realtà meno altisonanti, nella maggior parte dei casi, hanno costi ragguardevoli, alti, eccessivi per le tasche già mezze vuote degli italiani, alcuni dei quali, pur essendo degli assidui lettori, devono scegliere tra il riuscire a far bastare lo stipendio fino alla fine del mese o portare a casa qualche libro in più.

Chi è single, forse un piccolo sforzo lo fa, ma chi ha famiglia, si guarda bene dal mettere i propri desideri avanti alla sua prole, quindi spesso e volentieri, davanti a un eBook che costa dieci euro e a un libro di carta che ne costa venti (volendone comprare almeno quattro o cinque al mese, per tenerci bassi), capirete che la rinuncia è dietro l’angolo.

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Quindi non si legge. Non si legge, perché non si può comprare. I prezzi sono alti. Troppo.

Se vogliamo passare all’argomento esclusività, invece diremo che l’arte e la cultura in Italia sembra essere intesa per pochi privilegiati, quando invece dovrebbe essere accessibile a tutti, perché l’arte è un bene che appartiene a tutti, all’umanità intera senza badare ai ceti sociali e alle loro possibilità economiche.

Se ci riferiamo alla poca scelta capirete che in libreria, come sul web, fino a qualche anno fa, la scelta di acquisto lasciava molto a desiderare, perché continuavano a pubblicare o a farsi pubblicare e quindi a travolgere i lettori in un’unica corrente che andava verso la stessa direzione, le stesse persone (editori o scrittori).

Se parliamo della propaganda dei soliti noti, invece, ci renderemo conto che in Italia si pubblicizza e si vende facilmente ciò che è già conosciuto, famoso, garantito per le tasche di chi investe (gli editori, in questo caso). Quindi troveremo sempre sugli scaffali delle librerie o ai primi posti delle classifiche dei maggiori store on line: lo stesso scrittore, la stessa conduttrice televisiva, persino il calciatore (che magari il libro non lo ha scritto di suo pugno, potendo contare su un’entourage che gli garantisce un’immagine anche di cultore dell’istruzione), il comico, il filosofo, il professore universitario, il critico e il barzellettiere di turno.

Quindi… automaticamente, capirete che gli italiani si ritroveranno sugli scaffali sempre le stesse cose: a volte titoli insulsi, altre volte prodotti di marketing ben studiati a tavolino, altre ancora semplici volti noti.

Il self-publishing ha capovolto tutto questo, rivoluzionando completamente il mercato e il concetto di propaganda dei libri, permettendo anche a totali sconosciuti di accedere alla vastità di un pubblico che su internet ha trovato il suo Paradiso.

Il mondo nel quale riesce a trovare qualunque titolo e soprattutto grazie al quale è in grado di scegliere tra offerte sempre maggiori e di ampio respiro e prezzi competitivi, ma soprattutto accessibili alle tasche di tutti.

Ecco quindi che, nel nostro Paese, si potrebbe parlare anche degli autori self italiani, senza i quali, forse il mercato editoriale, soprattutto digitale, starebbe a gambe all’aria, dopo una serie di capitomboli, perché i libri dei self-publisher sono tanti e se ben pubblicizzati possono farsi notare, acquistare, leggere e apprezzare anche grazie a prezzi esigui, quindi alla portata di tutti. Per tutti.

Non si fanno mai i nomi di bravi self-publisher italiani sui giornali nel timore che essi, forse, facciano concorrenza a chi deve mantenere il controllo di un mercato che resta uguale a se stesso da secoli e che forse conviene mantenere persino in crisi, se le ragioni sono queste, ma rivolto a chi ha le tasche piene.

Il self-publishing, invece, è ricchissimo di nuove voci, di nomi interessanti, di storie ben scritte, di proposte buonissime, di grandi talenti e di una qualità che si sta facendo sempre più elevata, sempre più interessante, sempre più competente, sempre migliore.

Fate anche voi una ricerca sui maggiori store on line (prima di tutto su Amazon) e andate a scoprire i nuovi nomi del self-publishing italiano, quelli che nessuno o che pochi menzionano, ma che possono rivoluzionare finalmente il modo di fare editoria in Italia e invogliare la gente a comprare e leggere.

Tiziana Iaccarino.

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