Chiacchieriamo, Curiosità, Interviste

Margherita Fray racconta la sua nuova avventura letteraria al Pink Cafè.

Ho scoperto Margherita Fray un po’ per caso, come spesso accade, sui social network, quando ho notato l’uscita del suo primo romanzo dal titolo “Teach me”, pubblicato dalla Delrai Edizioni. Cover superlativa, trama intrigante, quel libro aveva tutta l’aria di dirmi: “Prendimi!”

Alla fine ne sono venuta in possesso in un modo particolare, quasi mi fosse stato destinato e la storia mi ha letteralmente conquistata così come la sua autrice.

Mi sono detta, a quel punto, che non me la sarei più lasciata scappare per niente al mondo: quindi dal 10 settembre, giorno in cui è uscito il suo secondo romanzo “Just a crush”, avrò la necessità di sapere cosa ha scritto di nuovo.

Intanto, però, mi è venuta l’idea di intervistarla, perché penso sia utile e interessante sapere cosa i lettori dovranno aspettarsi da questa sua avventura letteraria.

Ciao Margherita, benvenuta al Pink Cafè!

Come è nata l’opera “Just a crush” e perché hai mantenuto la voglia di un titolo in inglese?

RISPOSTA:

Just a Crush” è nata dai dettagli. Ne avevo seminati troppi sul conto di Michelle, dei Wilde, un’infinità di cose e credevo che anche loro meritassero un po’ di attenzione.

Per quanto riguarda il titolo in inglese, volevo seguire l’impronta di “Teach Me” e mi sembrava più funzionale. E poi “Just a Crush” ha quel sh alla fine che suona un sacco bene.

Crush… carino, no?

La prima storia “Teach me” raccontava l’amore quasi proibito tra un’alunna e il suo professore di letteratura inglese. Insomma, l’inglese c’entra sempre qualcosa… è una tua passione questa Lingua?

RISPOSTA:

Come qualcuno più bravo di me ha scritto “Io mi chiedo cosa eravamo io e te prima di incontrarci”.

La Letteratura Inglese mi ha regalato un cuore quando andavo al liceo, dopo che me lo avevano strappato e sminuzzato, mi ha detto “Guarda batte” e quando ho proseguito con gli studi la mia scelta si è basata esclusivamente sul “Voglio laurearmi in Letteratura Inglese” che poi è quello che ho fatto.

Ho studiato anche Letteratura Russa, che si è dimostrata davvero straordinaria, e ho provato a dare una possibilità a quella francese, ma c’è qualcosa negli autori, nei classici inglesi, che per me ha un fascino particolare.

Mi parlano, mi rassicurano, rimettono insieme i miei pensieri quando diventano troppo frammentati.

Mi rendo conto che magari tutto questo deriva esclusivamente dalla mia ignoranza, magari avessi studiato Letteratura Tedesca mi sarei sentita allo stesso modo, però è andata così: ho Dickens, ho Shakespeare, ho le sorelle Brontë.

Cosa devono aspettarsi i lettori dall’opera “Just a crush”?

RISPOSTA:

Qualcosa di diverso, spero. Non volevo scrivere qualcosa di banale. Non lo voglio mai, ma mi intrigano molto i cliché, perché seppur cliché mi trovo spesso a pensare che nessuno scrive le cose che vorrei leggere in certe situazioni. Quindi le scrivo io.

Just a Crush di Margherita Fray

Anche questa è una storia d’amore tormentata e un po’ proibita?

RISPOSTA:

Be’, lei ha ventisei anni e ha un fidanzato che vuole sposarla, lui ne ha diciannove. Più proibita di così.

Però, secondo me, c’è qualcosa di interessante in tutta la faccenda: per quanto Michelle dichiari per tutto il libro che se fosse più giovane, se fosse nata una decina di anni prima le cose tra lei e Alex sarebbero perfette, io non credo sia vero.

Michelle e Alex si sono trovati nell’unico momento in cui lei lo avrebbe guardato.

Michelle a vent’anni era sicuramente più volubile, più facile, meno disposta a dare possibilità a un ragazzo come Alex.

Non lo avrebbe mai guardato.

In qualità di autrice come ti definiresti?

RISPOSTA:

Esigente e testarda. Sono la peggior nemica di me stessa, quando scrivo. Mi stresso da sola, distruggo pagine e pagine perché non mi convincono come se non ci fosse un domani e non accetto riflessioni tipo “può anche andare bene”.

Può anche andare bene significa che non va bene!

Ed eventuali lodi forzate non mi servono a niente.

Se io decido che una cosa non va, non va.

Venisse qui Margaret Mazzantini e mi dicesse che no, secondo lei va bene, lo cancellerei comunque. Ma come fa ad andare bene?

Qual è il genere letterario nel quale ti riconosci meglio e per il quale sai di essere maggiormente portata da scrittrice?

RISPOSTA:

Credo che quello che mi riesce meglio attualmente sia il rosa, mi sembra di riuscire a gestirlo e organizzarlo meglio, ma ammetto di avere un fantascientifico nel cassetto che mi fa perdere il sonno.

Purtroppo, quale autrice so di dover ancora crescere e imparare molto e forse non sono ancora abbastanza preparata per passare a generi più impegnativi – per me, sarebbe sciocco ritenere il romance un genere non impegnativo, ma mi riesce più semplice degli altri, tutto qui.

Non significa che non ci provi, le fanfiction sono la mia palestra letteraria, però non ho ancora raggiunto un livello soddisfacente in altri generi.

Sono un’autrice ambiziosa che è cresciuta scrivendo tutto quello che le passa per la testa, quindi è poco probabile che rimarrò per sempre ferma in un genere letterario, anche se adoro scrivere storie d’amore improbabili, però passerò ad altro quando sarò in grado di farlo.

Ci arriverò.

Sarò un’autrice poligenere – esiste?

Ogni scrittore ha un suo stile letterario. Secondo te, in cosa possono subito riconoscerti i lettori prendendo in mano un libro che hai scritto?

RISPOSTA:

Non so rispondere a questa domanda, quindi dovrò elencare le cose che mi piacciono e tendo a ficcare in quello che scrivo.

Mi piacciono gli avverbi, più di quanto sia lecito credo. E so benissimo che quasi tutti dicono che vanno evitati perché appesantiscono la narrazione, ma secondo me gli danno carattere.

Cerco di bilanciare usando il più possibile frasi semplici, lineari senza strane trovate metaforiche o poetiche. In linea di massima credo che la poetica nei romanzi sia un peccato capitale.

Adoro i dialoghi, mi divertono, per me sono l’espediente che aiuta ad alleggerire un romanzo.

A volte scrivo scene intere soltanto per portare due personaggi ad avere una determinata conversazione – non guardatemi in quel modo lo faceva anche Dostoevskij.

Immagino che sarai presente anche alle prossime fiere del libro a cui parteciperà la Delrai Edizioni. Cosa ti chiedono di solito le persone quando ti conoscono?

RISPOSTA:

Se ho avuto un professore come Cameron. Una costante nella mia vita, è la domanda che mi è stata posta più spesso.

La risposta è sempre la stessa: ho avuto un’insegnante adorabile, premurosa e appassionata come la Tutcher. Ho immensi debiti nei suoi confronti.

Ho avuto un professore folle e divertente e intelligentissimo come Cameron.

Non ho avuto nessuno bello come lui, ma ammetto di non averne sentito la mancanza.

Quando il tuo professore ti parla della differenza tra i Sex Pistols e i Pink Floyd per spiegarti Shakespeare sai che hai davanti una persona di un altro livello.

Raccontaci ora, se ti va, un aneddoto accaduto durante la stesura del tuo nuovo romanzo.

RISPOSTA:

La stesura di “Just a Crush” è stata infarcita di tragedie.

Numero uno: ho avuto un particolare forma di congiuntivite che ho impiegato un po’ a debellare e che mi ha portata a stare lontana dal computer per più tempo di quanto avrei voluto.

Numero due: passata la congiuntivite il mio computer mi ha mollata in tronco, facendomi perdere dieci pagine già scritte e costringendomi a rispolverare un modello vecchissimo che… c’era un perché era stato lasciato indietro.

Numero tre: mi sono fatta male alla schiena durante l’ultimo giro di editing che ho dovuto fare rigorosamente sdraiata perché non riuscivo a stare seduta.

Non male.

Grazie mille e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

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