Quando mi rendo conto che in un romanzo ci sono molti refusi o comunque tanta disattenzione nella punteggiatura e nei discorsi piuttosto che qualche incongruenza nella trama, la prima cosa che mi chiedo è se l’autore/autrice abbia riletto ciò che ha scritto (come di dovere), a distanza di tempo dalla conclusione della stesura e magari su un apparecchio diverso dal computer.

È importante avere l’aiuto e l’appoggio di qualcuno per la lettura dell’opera che si è scritto così come è importante fare affidamento a un buon correttore o anche a un editor, ma ciò che più conta è far riposare la storia qualche settimana (anche mesi, se è necessario) e poi rileggerla con calma e magari, appunto, su un apparecchio diverso dal computer.

Questo sistema può aiutare l’autore/autrice a rendersi conto delle falle della sua storia, degli errori e delle incongruenze che ci sono in essa, anche perché è fondamentale prendere appunti quando si scrive ovvero segnare a parte le informazioni più rilevanti della storia: dai personaggi (come sono sia esteticamente che caratterialmente, cosa amano, cosa preferiscono, quali gusti hanno, come si vestono, quale lavoro fanno, a che tipo di famiglia appartengono etc…) all’evoluzione delle loro vicende (che devono seguire delle tappe), dalle date agli eventi che si susseguono (in modo che la storia si sviluppi al meglio) e dalle ambientazioni all’insieme di una trama che dovrebbe risultare almeno buona.

Una storia ben scritta, in fondo, si potrebbe paragonare a un buon concerto, uno di quelli in cui ogni strumento è stato accordato a dovere e si unisce al suono prodotto da quello degli altri in modo tale che la musica che ne fuoriesce risulti un insieme di note e sensazioni che si amalgamano in modo sublime.

blond

Qualche tempo fa ho notato che rileggersi su un apparecchio diverso dal computer può essere di aiuto a rilevare dei refusi, anche se questo sarebbe giusto farlo, dopo essersi riposati adeguatamente.

Sono del parere che, prima di far leggere il romanzo a qualcuno per avere un’opinione legittima, debba essere l’autore a farlo per primo e sempre a distanza di tempo dalla stesura.

A distanza di tempo si è più riposati, ma soprattutto in grado di distaccarsi da ciò che si è scritto e di guardare meglio e con più attenzione l’intero romanzo, dopo che il periodo in cui se n’era maggiormente coinvolti, perché lo si è scritto magari con trasporto, è passato, lasciandoci riprendere la routine quotidiana e acquisire un po’ di logica fondamentale anche all’autocritica.

In seguito, una volta riletto varie volte, si può cercare l’aiuto di chi ci esprima un parere spassionato, onesto, senza sbavature, anche poco accondiscendente per capire in cosa possiamo migliorarci oltre che per quel che concerne la successiva fase di correzione ed editing del volume.

So persino che c’è chi stampa i suoi manoscritti per rileggerli, ma penso sia piuttosto dispendioso in carta e inchiostro, quindi l’unica soluzione resta quella di cercare un altro apparecchio elettronico.

Ci avete mai fatto caso?

Tiziana Iaccarino.

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