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“Inconciliabili”, la recensione Pink.

Conosco e seguo la scrittrice Mariella Mogni da molto tempo. Avevo già avuto modo di leggere uno dei suoi romanzi, ma soprattutto di apprezzarne le doti artistiche e umane.

Ho avuto la possibilità di leggere in anteprima, ovvero prima della pubblicazione, il suo nuovo romanzo dal titolo “Inconciliabili” e approfitto di questa recensione anche per ringraziarla per la fiducia che mi ha dato.

La storia di Davide e Beatrice è molto forte, dolorosa, per certi aspetti struggente e di grande impatto emotivo, in quanto ti coinvolge nelle vicende di un amore tanto affascinante quanto intricato, ma molto credibile.

In questa recensione non intendo raccontare ciò che il lettore avrà modo di scoprire leggendo la storia, perché fare spoiler è sempre sbagliato, ma vi assicuro che la vita della protagonista, raccontata dal suo più intimo punto di vista, in questo romanzo, diventerà la vostra, capitolo dopo capitolo, quando le permetterete di accompagnarvi a conoscerne ogni dettaglio e sfumatura.

Beatrice è una donna frustrata dalla fine di una storia d’amore che non le ha più dato pace, condannandola a una vita in solitudine insieme a sua madre Rita che diventa quasi un’ombra, tanto è ingombrante e spesso invadente la sua presenza.

Quando era solo una ragazzina, Beatrice amava Davide, ma qualcosa o meglio qualcuno li ha divisi per sempre.

Davide è andato via, ma quando torna nella loro città, quella che Beatrice non ha mai lasciato per lavorare nella cartolibreria di famiglia e non abbandonare sua madre, sembra che il passato ricominci a tormentare i due, riportando a galla un segreto che hanno diviso con tutto il paese, distruggendo ciò che di bello li univa un tempo.

Ma di cosa è capace l’amore, quando non si è mai spento del tutto, secondo voi?

Ci saranno sempre degli ostacoli a ostruire la strada di chi si ama, di chi deve far udire la propria voce, di chi soffre e non riesce a superare un dolore troppo grande, eppure se i sentimenti avessero una voce, riuscirebbero a convertire la vita di molte persone.

In questa storia Rita, la madre di Beatrice, è un personaggio predominante, quasi una dominatrice, se vogliamo dirla tutta, una persona che farà la parte della cattiva ed egoista, della donna ossessionata dagli errori e dalle sofferenze della sua vita fino al punto di distruggere qualunque sorta di volontà della figlia.

Beatrice sembra succube della sua situazione familiare e sentimentale, dei disastri che l’hanno portata a rimanere sola, a spegnersi come una candela in mezzo al vento, dimentica che il tempo passerà impietoso anche per lei e che nessuno potrà salvarla dall’abisso, se per prima non proverà a scalare l’irta parete di ostacoli che la separano dall’esistenza che vorrebbe restituire a se stessa.

Ma perché Davide è tornato? Cosa nasconde e soprattutto cosa vuole davvero?

A colpire, in quest’opera, è l’intimità con la quale la protagonista si racconta al lettore, quasi denudandosi di ogni apparente velo di ipocrisia morale e personale, dimenticando pregiudizi e pudore.

Beatrice mi racconta di sé come non saprebbe fare neanche una persona reale e io gliene sono stata grata per tutta la lettura del romanzo.

Ho vissuto in una bolla di sapone fino all’adolescenza. Quando è scoppiata, l’ha fatto con la potenza di una bomba e ci ha dilaniati. Nessuno di noi è uscito indenne.

Beatrice racconta i suoi disagi, la sofferenza patita a causa di un passato che tenta di nascondere con tutte le sue forze, lo stesso che la unisce ancora a Davide, il quale ha aperto un ristorante proprio accanto alla cartolibreria dove Beatrice lavora e questa nuova, assurda, inevitabile e provocatoria vicinanza sarà tutto ciò di cui, forse, la nostra protagonista aveva bisogno per tornare a vivere.

Prima del ritorno di Davide, avevo avuto la sensazione che la protagonista fosse arrivata a odiare la sua vita, perché la rendeva tanto infelice e disgraziata da volersi autodistruggere pur di annientare ogni dolore.

Devo sudarmela, questa maledetta vita che non ho voluto, che non ho scelto.

Nessuno di noi, in fondo, ha davvero voluto la sua vita, nessuno l’ha scelta. Ci si è trovati. Siamo nati, finendo catapultati in un mondo al quale abbiamo dovuto adeguarci così come a una società ipocrita e a qualunque tipo di situazione familiare e personale.

Beatrice diventa, in questo modo, la voce della coscienza di ognuno di noi, quella che ci fa sapere quanta verità ci sia nelle sue parole, per quanto qualcuno possa negarlo o non avere neanche il coraggio di ammetterlo.

Lei denuda anche noi con l’esternazione delle sue sofferenze e delle sue verità. Dice per conto nostro ciò che sappiamo bene e che, nella vita reale, non siamo in grado di dire.

Poi però…

coppia

LO STILE DELL’AUTRICE. LA STORIA. LA LETTURA.

Ho avuto bisogno di più di qualche capitolo per entrare nella vita di Beatrice e farle compagnia, fino a chiederle di farmene a sua volta.

Beatrice non lo sa, ma a questa lettrice ha dato molto, moltissimo. Mi ha dato l’occasione di sfogliare le pagine del suo animo, di conoscere la sua coscienza, di guardare il suo cuore, di condividere i suoi pensieri, di scoprire che i suoi dolori potessero essere anche i miei e di qualunque ragazza in una situazione simile.

Beatrice ha molto più coraggio di quel che pensa, si raccomanda mille volte di reagire al dolore della sua esistenza e per quanto non lo faccia, perché ama quella madre che la tratta sempre con sufficienza e rabbia, quasi che sua figlia fosse il capro espiatorio di cui ha più bisogno per sfogare i suoi dolori e l’istinto di sopravvivenza da cui è mossa, sa che solo l’amore può salvarla dal fare la stessa fine.

Davide è il ragazzo che tutte noi vorremmo. È l’uomo che si fa da solo, che sa ricominciare senza l’aiuto di nessuno, che vuole combattere, che non si arrende, che si libera di ogni pregiudizio e che sa cosa vuole, anche quando il destino sembra negargli ogni cosa.

Questi protagonisti si completano, si rendono parti necessarie l’uno all’altra di un puzzle formato di soli due pezzi, parti apparentemente inconciliabili, come ci ricorda il titolo del romanzo, eppure perfetti se incastrati con dovizia e insistenza, con caparbietà e intelligenza.

Lo capiranno anche loro?

Non voglio anticiparvi niente. La storia merita di essere letta dall’inizio alla fine per capire quanto l’animo umano sia in grado di reagire alle sofferenze della vita, anche nei momenti in cui sembra destinata a spegnersi, seppur metaforicamente.

Lo stile della scrittrice è impeccabile.

La storia scorre limpida come un fiume in piena, le parole si susseguono senza nessuna falla o interruzione, senza vuoti, senza tempi lenti o incespicanti, in una melodia di pensieri, eventi, colpi di scena e scene che sanno far emozionare, riflettere, coinvolgere ed evadere.

Ancora a metà della lettura, ho sentito il bisogno, oltre che il dovere, di contattare l’autrice per ringraziarla delle sensazioni che mi stava facendo vivere e per complimentarmi per l’eccellenza del suo lavoro.

Io uso poche volte questa parola, ma quando la reputo un’esigenza, lo dico: eccellente.

Questo romanzo è eccellente.

La storia merita la lode così come la scrittrice e sarebbe davvero straordinario trovare in giro opere di alto livello come questa, se solo le persone capissero quanto conti avere, in primis, una buona idea e soprattutto la certezza che essa debba trasmettere sensazioni vere al lettore.

Tiziana Iaccarino.

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