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I libri self e con CE: ecco le differenze, anche di giudizi, da chi li critica.

Il self-publishing viene ancora e spesso considerato, dai meno aggiornati o informati sui cambiamenti che sta subendo da una decina di anni, ormai, il settore editoriale, come un ambito in cui chi si autogestisce lo fa perché non ha altra scelta, almeno non sempre.

Spesso si pensa che chi si autopubblica lo fa per una mera questione narcisistica, per sentirsi importante, per eludere qualunque tipo di valutazione editoriale, per dimostrare di valere tanto quanto gli autori pubblicati dalle case editrici e perché così può fare quel che gli pare senza il consenso o il giudizio di nessun addetto ai lavori.

Per quanto molte di queste ipotesi rispecchino la realtà, c’è anche da dire che i self-publisher sono diventati anche autori super gettonati, nel tempo, autori in grado di giudicare se stessi e gli altri e soprattutto l’operato di un’editoria obsoleta e ferma.

Quando fai esperienza e accumuli una serie di obiettivi che dimostrano quanto ci hai scommesso sui tuoi libri, quanto ci hai creduto, ma nessuno ha potuto o voluto darti l’opportunità che credevi di meritare, decidi di conseguenza se, nel tuo sogno, continui a puntare.

Il self-publishing ha offerto questa opportunità a tutti e mi sono resa conto di quanto le cose siano cambiate dal momento in cui la rivoluzione del digitale e della vendita di eBook sugli store on line sia diventata competitiva, perché ha permesso agli autopubblicati di fare concorrenza alle maggiori case editrici.

Concorrenza data dalle classifiche di vendita che testimoniano il ribaltone operato dal self ai danni della più classica editoria di un tempo, quella vecchio stampo, quella che non riconosce addirittura gli ebook come libri, quella che non sa destreggiarsi e non saprebbe neanche gestire una promozione social per farsi comprare on line.

I cambiamenti subìti dal settore editoriale hanno influito molto sugli umori di chi ha sempre campato alle spalle di chi scrive, approfittando di fette di Royalty grosse, di guadagni generosi e di vetrine altisonanti, per poi riservare all’autore di turno sempre un contentino.

bello sfogliare i libri

Gli autori di oggi, però, hanno capito quanto questo trattamento a loro riservato per secoli sia stato poco soddisfacente e risolutivo per una carriera letteraria, quindi si sono regolati di conseguenza e hanno deciso di racimolare le proprie energie per far da sé.

L’autopubblicazione è la prova lampante di ciò che, forse, un’editoria stantia avrebbe dovuto aspettarsi un giorno, perché chi scrive in fondo mette tutto se stesso nel suo manoscritto e ha bisogno anche di ricevere delle soddisfazioni in merito al lavoro che svolge, per quanto in Italia la scrittura non sia considerata un lavoro.

Quel che più mi fa riflettere, però, è notare quanto le opinioni delle persone intorno ai self-publisher siano rimaste a vecchie ideologie spicciole e soprattutto quanto alcuni critici, alcune blogger, alcuni lettori e via dicendo abbiano preso l’abitudine di diventare molto aspri con chi si autopubblica rispetto a chi è rappresentato da una casa editrice.

Da lettrice (e non solo) mi sono resa conto, che lo vogliate o meno, chiunque conosca bene la Lingua Italiana può rendersene conto, delle falle contenute anche nei libri pubblicati dalle case editrici, siano esse piccole, medie o grandi.

Mi sono resa conto della mancanza di una cura appropriata sui testi, di un editing poco attento, della libertà di presentare opere apparentemente molto buone qualitativamente, ma nei contenuti abbastanza insoddisfacenti.

Allo stesso modo come mi sono accorta che esistono self-publisher che curano a dismisura le loro opere e dimostrano una professionalità di ottimo livello.

Ciò che mi stupisce, spesso, però, è notare quanto i giudizi sui libri dei self, per quanto curati come meglio è stato fatto dai loro autori, siano giudicati con poca delicatezza e nessun riguardo rispetto ai libri pubblicati dalle case editrici.

Se il libro di una casa editrice contiene refusi (anche ripetuti) se ne fa parola raramente nelle recensioni, a differenza dei libri pubblicati dai self-publisher che, in quanto tali, vengono sempre giudicati per aver scelto la strada più semplice, almeno secondo quanto possa pensare la gente.

Eppure, vi assicuro che decidere di autopubblicarsi non è mai semplice, perché è un percorso che comporta un lavoro molto complesso e duro, nel quale l’autore o l’autrice di turno deve dare il massimo per dimostrare che, anche in self, sia in grado di creare un buon prodotto. Quindi ha la responsabilità di dover dimostrare di valere allo stesso modo e di poter creare qualcosa di qualitativamente buono e in grado di far concorrenza a chi ha pubblicato con una casa editrice.

Chi non ha compreso quanto ci sia di vero in ciò che vi racconto qui, non ha compreso molto dei cambiamenti che continuano a esserci nel settore editoriale.

Tiziana Iaccarino.

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