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Come deve essere l’impaginazione di un libro cartaceo da autopubblicare?

Mi è capitato spesso di incappare in romanzi autopubblicati, nel loro formato cartaceo, e di scoprire una impaginazione effettuata alla bell’e meglio, oltre che contenenti dei difetti stilistici e di forma molto fastidiosi.

Come molti di voi sapranno, il sistema editoria, soprattutto quello italiano, fa acqua da tutte le parti e molti scrittori, aspiranti tali, ma anche già noti, conosciuti, di quelli che fortuna di uscire in libreria con uno o più libri ne hanno avuta, a un certo punto, hanno capito e deciso che la strada per il self-publishing 2.0, quello moderno, nuovo, appartenente a una generazione ben diversa dalle passate, sulle piattaforme di autopubblicazione più avanzate, e soprattutto a seguito della rivoluzione del digitale scatenata da colossi dell’e-commerce, avrebbe potuto offrire loro chances ancora migliori, se non più lusinghiere di quelle classiche.

Il self-publishing di oggi non è più considerato l’ultima spiaggia o il motivo per il quale uno scrittore, rifiutato da uno o più editori, decide di arrangiarsi.

Il self-publishing 2.0 è diventata la scelta consapevole e ben ponderata di molti scrittori, anche famosi, per una questione economica in primis, perché ci sono piattaforme che offrono percentuali di Royalty molto generose rispetto a qualunque casa editrice, per una questione di libero arbitrio, perché la scelta di potersi autogestire fa gola a chiunque, perché comunque un autore deve lavorare molto per autopromuoversi e questo ha convinto tanti a giocarsi l’importante carta dell’autogestione, del “mi conviene fare da me e mi merito ogni provente.

Ecco che, quindi, si sono scatenati tutti quegli autori che avevano voglia di far sentire la propria voce e di farsi notare grazie alla visibilità digitale che solo determinate piattaforme on line possono, ormai, offrire anche gratuitamente.

Spesso, però, tra il dire e il fare c’è di mezzo la consapevolezza che presentare bene un libro in autogestione non sia una cosa semplice per chi si affaccia per la prima volta in questo ambiente.

C’è da dire che ci sono anche piattaforme che assistono l’autore in tutte le fasi dell’autopubblicazione, offrendo pagine intere in cui si trovano spiegazioni dettagliate, addirittura file modello da scaricare per poter impostare e quindi impaginare una versione cartacea del libro che si è scritto.

Creare un libro cartaceo in autogestione, però, non è sempre semplice. Ci sono delle regole ben precise che vanno seguite con dovizia dei particolari.

In primis è quasi un obbligo utilizzare il font più noto e apprezzato in editoria: Times New Roman dimensione del carattere 12. Sembra una sciocchezza, ma questo dettaglio è fondamentale per la buona riuscita di un cartaceo.

libri

Un libro cartaceo non deve contenere un testo dai caratteri strani o troppo grandi, né troppo piccoli, ma deve essere ben strutturato e presentato in modo da dare un aspetto professionale di sé.

Un’altra cosa importante è usare lo stesso font per tutto il testo. Ho notato, in passato, libri che contenevano non solo font diversi, ma anche caratteri di diverse grandezze.

Questo mi ha fatto capire che la preparazione del cartaceo non fosse stata curata con parsimonia e un lettore che si trova in mano un libro poco curato è certamente un lettore che non tornerà allo stesso autore o autrice, soprattutto se ha speso una cifra medio-alta per l’acquisto del suo libro.

La copertina.

La copertina di un romanzo va curata in ogni più piccolo dettaglio. Noto che molti autori e molte autrici autopubblicati non si rendono conto dell’importanza dell’immagine in sé del loro libro. La copertina è il biglietto da visita di un libro, la vetrina che espone e presenta la storia ivi contenuta, trascurarla o presentarla male, perché magari realizzata da un grafico poco preparato, amatoriale, poco pratico, ma soprattutto senza nessun senso estetico, può dare un’impressione della poca dimestichezza sia di chi l’ha realizzata che dell’autore o dell’autrice che ha accettato quel tipo di lavoro sulla sua opera.

Va ricordato che un libro è un prodotto che si mette in commercio, si deve vendere (se lo scopo del suo autore o della sua autrice è quello di entrare nel mercato editoriale e di farsi notare con un’autogestione consona) e, pertanto, se la gente paga quel prodotto, è responsabilità di chi lo realizza, proporlo al meglio delle sue possibilità, in modo da dare un’immagine di sé buona e preparata, anche per dimostrare che i self-publisher possono fare bene come qualunque attività editoriale altisonante e organizzata.

Tiziana Iaccarino.

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