Chiacchieriamo, editoria, Interviste

Simona Liubicich: ecco l’editoria di oggi.

Simona Liubicich è una delle scrittrici italiane di maggior esperienza nel settore editoriale, sia perché si è dedicata sempre con amore a tutto quanto concerne i libri, dalla loro preparazione alla loro realizzazione, collaborando con case editrici e assistendo autori di ogni tipo e sia come autrice vera e propria.

Le sue pubblicazioni sono una più lusinghiera dell’altra. Simona, in fondo, ha pubblicato con le maggiori case editrici italiane e ha deciso di gestire la sua attività artistica in modo sempre molto acuto e attento.

Ho avuto modo di seguirla sempre con molta curiosità e grande interesse sui social network, perché ha dimostrato di avere talento e sentimento in ogni argomento trattato e per il quale si è espressa con convinzione ed energia: due doti che reputo fondamentali in un artista.

Non solo tecnica, quindi, ma anche tanto cuore.

Sono contenta che Simona abbia accettato di rispondere alle domande di questa intervista, perché credo che possa essere di aiuto e di esempio a tante persone. Spero di toccare argomenti interessanti e alla portata di tutti, ma soprattutto utili a chi ci segue.

Ciao Simona, grazie per aver accettato questa intervista per il blog The Pink Cafè. Avevo davvero voglia di fare una chiacchierata con te.

Come nasci come autrice? Ci racconti brevemente il tuo percorso?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana e innanzitutto grazie per le parole — davvero troppo lusinghiere — con le quali mi hai presentato alle Pink Ladies.

Io sono un’autrice che nasce davvero per caso e non lo dico con finta umiltà. Scrivo da sempre, sin da bambina ho messo su carta pensieri e opinioni, ma solamente nel 2005 ho iniziato a cimentarmi con quella che è la scrittura professionale.

Il mio primo libro, un romance ambientato durante la guerra del Golfo, è nato proprio seguendo le vicissitudini dopo l’attentato alle torri gemelle del 2001. La storia d’amore di una donna divisa tra due uomini, divisa tra Islam e Occidente e ambientata in Iraq. Una bella trama, secondo me, ma ero ancora molto impreparata tecnicamente e seppur il libro abbia ottenuto un buon riscontro, aveva profonde lacune professionali che riconosco tutt’oggi.

Da lì la decisione di partecipare a corsi di scrittura creativa, a migliorarmi, a mettermi sempre e comunque in discussione. Nel 2010 partecipo alla Vie en Rose a Roma, dove conosco autrici famose del calibro di Mariangela Camocardi (divenuta poi una carissima amica) e Teresa Melville, colei che mi ha suggerito molti trucchi del mestiere. Conosco anche Silvia Zucca e Alessandra Bazardi, Senior Editor di Harlequin Mondadori, Laura Gay che diventerà un’amica preziosa: è una delle persone migliori che conosca. Ho già in mente la trama di quello che sarebbe diventato il mio primo vero libro: uno storico Regency ambientato in Italia, il primo di una trilogia. Senza aspettarmi nulla, lavoro, studio, mi applico e finisco giusto in tempo per iscrivermi al Women Fiction Festival di Matera, in mano sinossi e primi tre capitoli del manoscritto. Volo in quella splendida città e prenoto il colloquio con due grosse CE, ridendo di me stessa per la mia incoscienza e dicendomi che tanto non mi avrebbe considerato nessuno (tra le altre cose, me lo disse anche una persona che non nomino per educazione, ma che grazie al cielo è fuori dalla mia vita da molto tempo, ormai).

Ricordo ancora l’attesa, guardando quei tavolini con i guru dell’editoria, la paura come se dovessi sostenere un esame universitario: dieci minuti di tempo per presentarmi e presentare il mio lavoro. A cose fatte, dopo circa un’ora, ritorno ai corsi che avevo prenotato, ovviamente pensando di aver perso solo il mio tempo.

Trascorrono tre mesi e il ventitré dicembre il mio cellulare suona: è Alessandra Bazardi di Harlequin Mondadori. IL TUO LIBRO CI È PIACIUTO, LO VORREMMO PUBBLICARE.

Meno male che in quel momento ero seduta, se no mi sarei accasciata a terra. Non credevo a quelle parole, sono scoppiata a piangere come una stupida. Io, che non ero nessuno, stavo per pubblicare con la più grossa CE di romanzi rosa italiana.

Alla Vie en Rose della primavera successiva, a Firenze, vengo presentata come una futura scrittrice italiana di storici erotici (apro una parentesi: lo stesso giorno, la seconda CE con la quale avevo avuto il colloquio a Matera e presente al convegno con la sua editor, mi domanda se sono disponibile al contatto per il medesimo libro. Tutte e due le CE avevano trovato il manoscritto buono).

Intanto, nella stessa settimana, sopraggiunge anche una tremenda batosta nella mia vita: la diagnosi un cancro al seno che ancora oggi non mi fa vivere normalmente. Ma io non demordo e a settembre, armata di parrucca e in piena chemio, volo di nuovo a Matera per presentare il libro appena uscito: “Seduzione e vendetta”. Il primo libro, un’emozione grande, una soddisfazione ancor più grande.

Ovazioni, recensioni a cinque stelle e anche tremende critiche (non ne dimenticherò mai una in particolare, scritta con una cattiveria inaudita), ma il libro decolla, seppur con ancora diverse lacune, lo ammetto senza problemi. Decido allora di affidarmi a un editor professionista che mi segue nel secondo libro e diviene anche un buon amico: Andrea Franco, scrittore giallista di Mondadori e Delos Books. Lui mi “prende per mano” e mi guida davvero in quella che è stata l’illuminazione sulla scrittura. Mi corregge, mi consiglia e l’anno successivo esce “Tentazione e orgoglio”. Questa volta è perfetto, come volevo fosse e da lì non mi sono più fermata.

Sinceramente, non so quanti libri abbia scritto tra CE e SP, ma credo intorno ai quindici, contando anche nel frattempo collaborazioni con riviste di racconti come Love Story, Romance Magazine, Pink Magazine di Cinzia Giorgio e la consulenza editoriale per i romance erotici di Delos Books, diretta da Franco Forte. Una lunga strada, irta di fatica, di crescita, di studio che ancora oggi non trascuro mai. Sono sempre in evoluzione e molto critica con me stessa.

Mi sa che non sono stata troppo breve…

Seduzione e vendetta di Simona Liubicich

Quali scogli hai dovuto superare, durante la tua carriera artistica?

RISPOSTA:

Gli scogli purtroppo ci sono ogni giorno perché la realtà della CE non è la favola che in troppe pensano essere, me compresa quando sono stata ingaggiata.

Io ho scritto per Harlequin Mondadori, Delos Books e in questo momento Harper Collins, ma ricordate sempre che non è tutto oro ciò che luccica. Innanzitutto, noi italiane siamo fortemente sottovalutate e risentiamo di una mentalità esterofila che adottano le case editrici. Siamo non sottopagate, ma molto peggio. Vi posso solo dire — senza fare riferimenti a cifre — che quello che mi pagano (e non solo a me) per un libro non è che uno stipendio (UNO) del mio lavoro di infermiera che purtroppo, per motivi gravi di salute, non posso esercitare. Detto questo, le persone che pensano che noi scrittrici di CE famose guadagniamo chissà che, io rispondo ridendo, semplicemente perché personalmente tiro su molti più soldi con il SELF.

Un altro muro è rappresentato da — e qui lo dico sena peli sulla lingua — gruppi e gruppetti di fan e sostenitrici. Ritenendo comunque importante avere un giro di lettrici che ti seguono, ammetto che i social non siano poi così positivi perché io sono una persona molto diretta, so anche di non essere amata da molte proprio per questa mia peculiarità, quella di dire in faccia alla gente cosa penso, e non solo riguardo ai libri. Io sono una che parla di politica, che si schiera, che è pronta a un confronto educato. Ma qui dentro non è così perché girano troppe persone che pensano che la tua verità finisca dove comincia la loro. Se tu OSI (e lo scrivo maiuscolo) contestare o solamente non essere d’accordo con l’affermazione di alcune, ecco che automaticamente sei messa da parte, sei emarginata perché ritenuta, secondo me, troppo “pericolosa”.

Non mi sono mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno e la malattia mi ha reso ancora più dura, sono corazzata e sinceramente, di perdere amicizie finte a me fa solo piacere, anche se mi rendo conto che se fossi accondiscendente, venderei molto di più. Ma io non sono così: non considero la scrittura un lavoro per i motivi che vi ho descritto sopra, di conseguenza, chi me lo fa fare per pochi spiccioli di chinare la testa davanti a idee e pareri che non condivido?

A voi la risposta. O mi prendete come sono o mi lasciate perdere, perché io non scendo a compromessi.

Oggi la parola gavetta, forse, è un po’ in disuso tra i più ma, secondo me, resta fondamentale per chi vuole fare un percorso ben preciso nel settore artistico. Quanto è contata la gavetta per te?

RISPOSTA:

La gavetta è fondamentale per qualsiasi lavoro. Io non credo (anzi, è proprio così, impossibile) che un neo laureato in medicina e chirurgia sia mandato in sala operatoria a effettuare un intervento anche solo di appendicectomia, da solo. Non esiste e non esisterà mai. Non credo che a un ragazzo che intraprende il mestiere di muratore sia affidato il compito di preparare un muro di cemento armato da solo. Non è possibile. Questo solo per fare due esempi, completamente agli antipodi. La gavetta deve esserci, chi non fa gavetta e crede di sapere tutto, commette un errore madornale, non ultimo quello di peccare di profonda arroganza.

Io, come vi ho raccontato, la gavetta l’ho fatta e vi dirò che continuo a farla, perché non consegno mai un lavoro se prima non l’ho fatto editare da una professionista del settore. Sono pronta a prendermi ancora oggi i miei “cazzettoni” e sorridere pensando “eh sì, ha ragione, ho scritto una cretinata”, perché capita a tutte, anche a quelle così brave che io nemmeno le vedo, tanto stanno più in alto di me. Tutte sbagliamo, tutte abbiamo bisogno di una crescita continua, di aggiornamenti, di provare nuove strade a costo di sbagliare. Questa è gavetta e serve a migliorarsi e poter dire poi con certezza, dopo MOLTO TEMPO: sì, sono una scrittrice.

Credi che oggi la gavetta sia qualcosa che conti ancora nel settore editoriale?

RISPOSTA:

Purtroppo, in questo settore, ho visto — specialmente negli ultimi due/tre anni — un impoverimento delle scelte editoriali. Troppo spesso mi capita di leggere le prime dieci pagine di un libro e lasciarlo perdere: vuoi per i refusi, vuoi per la povertà di linguaggio, vuoi per la trama scadente. A me pare che si tenda a pescare nel mucchio tanto per pubblicare, ma è un errore perché il lettore che spende il suo denaro, ha il diritto di avere in mano un buon prodotto, non una misera bozza di quello che potrebbe essere in verità. Ci sono troppi improvvisati in giro e troppi che credono di saper scrivere, ma non hanno idea della verità. E la verità è che se presenti un lavoro misero, sarai considerata in maniera non professionale. Una può anche finire in libreria, ma se il libro fa pena, me ne accorgo immediatamente e mi domando il perché di una scelta editoriale così scarsa.

Quali errori pensi che oggi sia facile commettere, quando si è autori emergenti?

RISPOSTA:

Questa è facile e veloce: ARROGANZA, MANCANZA DI UMILTÀ E AUTOCRITICA, non ultima MANCANZA DI CAPACITÀ DI ACCETTARE I CONSIGLI DI CHI NE SA DI PIÙ.

Una volta ho suggerito a un’autrice alcune cose per migliorare la scrittura. Si è offesa! Non che non mi abbia più parlato, ma ho capito subito che i miei consigli non erano assolutamente stati graditi. Errori clamorosi, da parte sua, che a me fanno capire subito chi ho davanti. Io, i primi tempi, ringraziavo chi mi suggeriva modifiche e sfumature di tecnica, altro che offendermi!

Com’è, secondo la tua esperienza, oggi il settore editoriale italiano?

RISPOSTA:

Malpreso, cara Tiziana. Siamo nel mezzo di una profonda crisi economica che non ha risparmiato le CE che si vedono costrette, secondo me, a sfornare molto materiale per riuscire a stare in piedi e questo influisce negativamente sulla scelta e sulla qualità del prodotto. Noi siamo sottopagate in modo vergognoso e in più, sempre più spesso, sento le lettrici lamentarsi di libri mal scritti, non editati, di soldi che hanno buttato via e questo non va bene. Non va bene per loro e non va bene per chi ci mette davvero l’anima a scrivere un libro, a differenza di altre.

Intrigo e passione di Simona Liubicich

La rivoluzione del digitale, per quel che concerne la produzione e diffusione dei libri chiamati oggi eBook sulle piattaforme di e-commerce, ha cambiato tutto e ha costretto la classica e più obsoleta editoria a mettersi al passo coi tempi. Eppure oggi esistono ancora realtà editoriali che rifiutano il progresso e ciò che esso comporta. Cosa pensi tu di tutti i cambiamenti che sono nati con i libri digitali?

RISPOSTA:

La rivoluzione digitale si è fatta sentire fortemente nel campo editoriale. Certamente, avere la possibilità di acquistare direttamente dal web il tuo libro preferito, è una cosa rivoluzionaria e bella; andare in vacanza col lettore e dieci libri sicuramente stupendo… ma come dici tu ci sono realtà editoriali che rifiutano questo progresso e continuano sulla linea del cartaceo. Per quanto mi riguarda, uso molto l’ebook per lavoro, ma se devo rilassarmi su una poltrona con in braccio il gatto, il cartaceo, il profumo della carta di un libro vero rimane impagabile.

Oggi si discute molto su quel che il self-publishing rappresenta in aperta opposizione alla più classica editoria con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi vantaggi e le sue falle. Se dovessi fare un confronto tra queste due facce di una stessa medaglia, cosa ci diresti dell’una e dell’altra parte?

RISPOSTA:

Il SP è una via molto diretta all’approccio con il lettore e anche per lo scrittore, consente maggiori guadagni e libertà d’azione, ma a questo punto del suo sviluppo avrebbe bisogno di una sorta di CONTROLLO QUALITÀ. Ci sono davvero troppi improvvisati, troppe persone che si svegliano la mattina e decidono che scriveranno un libro, come se fosse la cosa più semplice del mondo. Puoi anche avere una laurea in lettere, ma la scrittura possiede regole ferree da imparare e rispettare, non è sufficiente conoscere la grammatica italiana. I corsi di scrittura creativa, quelli seri, sono necessari.

Detto questo, aggiungo che navighiamo in un mare di spazzatura e ne risentiamo tutte, anche quelle che sanno scrivere. Se poi vogliamo aggiungere le clack di fan che fanno schizzare in alto un libercolo scritto coi piedi mentre tu ti sei smazzata mesi di lavoro per proporre una cosa ben fatta e ti ritrovi quella che puntiglia su una virgola o su un refuso, allora ti domandi se davvero valga la pena di continuare. La passione vera, alla fine, è quella che muove tutto. Le vere lettrici sanno riconoscere un buon libro da un pasticcio.

Non ultimo: la pirateria. Non fai in tempo a pubblicare il tuo ebook che già partono le ladre piratando il tuo prodotto. Impossibili da controllare, non possiamo fare altro che stare a guardare e vedere il bicchiere mezzo pieno: è tutta pubblicità.

Il self-publishing: pregi e difetti.

RISPOSTA:

PREGI: libertà di movimento, guadagno migliore rispetto una CE.

DIFETTI: ti vedi scavalcare da porcherie scritte coi piedi, devi tenere il prezzo competitivo (quindi basso e non è giusto metterlo allo stesso prezzo di una che scrive come una scarpa vecchia) e farti tutta la pubblicità da sola.

Le case editrici: pregi e difetti.

RISPOSTA:

PREGI: la soddisfazione di affermare “io pubblico con una CE.”

DIFETTI: cappio al collo, poca o quasi nulla libertà di movimento. Guadagni pari a zero o quasi.

Le agenzie letterarie italiane e quelle straniere. Fai un confronto, se puoi. Fornisci la tua opinione a chi magari ne conosce ben poco.

RISPOSTA:

Qui andiamo ancora più sul difficile. Le agenzie letterarie italiane sono caste chiuse, riservate a poche elette, non parliamo poi di quelle che ti chiedono pure dei soldi per leggere la sinossi e magari poi ti rispondono che non fai al caso loro. Difficile trovare un agente letterario se non entri nel “giro” in qualche modo e anche in questo caso non è detto che ti vada bene.

Le agenzie straniere hanno sicuramente un movimento e un bacino d’utenza maggiore, ma sono ancora più difficili da raggiungere. Devi far tradurre la tua opera — che costa un patrimonio — e poi proporla, non sapendo nemmeno in questo caso come andrà a finire.

Quali sono i requisiti, secondo te, che un autore o un’autrice deve avere per farsi notare?

RISPOSTA:

TALENTO, su questo non si discute, col talento ci nasci. Passione, voglia di applicarsi, di imparare, di accettare porte in faccia e critiche (costruttive, gli insulti li lasciamo alle cafone), aver voglia di mettersi in gioco, pubblicizzarsi ma senza diventare, scusate il francesismo, una rompipalle che ogni giorno straborda di spam sui network, che sta sempre lì a domandare di essere letta, che fa la vittima di un mondo ingiusto. Questo è un lavoro, seppur non pagato (in Italia), e se lo vuoi fare, devi farlo bene, se no è meglio per tutti cambiare direzione.

Una moglie da conquistare di Simona Liubicich

Come è costituito, secondo te, un buon libro o, meglio, cosa non deve mai mancare in un manoscritto, per far sì che risulti una buona storia?

RISPOSTA:

Una trama credibile, un set che coinvolga il lettore e lo catapulti dentro la narrazione, una consecutio posta nella giusta maniera. Personaggi sempre in linea con ciò che si sta scrivendo così come il periodo storico che si affronta. Scrittura scorrevole, mai troppo ampollosa, alla portata di tutti, senza fronzoli ma che sappia con le giuste parole fare centro. Un finale mai affrettato e in linea con la narrazione. Una BELLA COVER perché il vestito attira gli occhi, una quarta di cover con trama definita, ma senza svelare troppo. Un prezzo adeguato.

Lo smeraldo di Londra di Simona Liubicich

Qual è stata la tua opera migliore, quella più commerciale e quella che, invece, consiglieresti a chi non ti conosce o non ti ha ancora letta?

RISPOSTA:

La mia opera più commerciale è stata sicuramente “Ossessione color cremisi”, uscita in libreria con HM Mondadori e molto pubblicizzata (addirittura, una video intervista con Novella 2000). Un libro che io ritengo certamente ben scritto, ma che non considero la mia opera migliore nonostante le numerose recensioni notevoli.

Per chi non mi conosce, consiglio invece “Lo smeraldo di Londra”, per me il mio miglior libro, nel quale ho messo davvero tutto ciò che stava nelle mie conoscenze; un libro romantico ma anche duro, violento e che tocca argomenti molto delicati come la pedofilia nella storia. Un libro pubblicato con HARPER COLLINS e che doveva essere il sequel di quello sopracitato, ma la direzione ha deciso di metterlo in edicola, con una delusione a dir poco cocente per me che ci avevo lavorato così tanto intensamente. Motivi commerciali, mi hanno detto, ma è un boccone amaro che non ho mai digerito perché lo Smeraldo meritava lo scaffale, non un mese di visibilità e poi via, nel dimenticatoio. Sicuramente ancora disponibile in e-book, non so in cartaceo. Io ve lo consiglio di cuore perché ci ho messo parte del MIO cuore.

Scrivi un messaggio dedicato a chi ti vuole bene e uno a chi non ti vuole bene.

RISPOSTA:

A chi mi vuole bene: mi avete riconosciuto per quella che sono, accettata con pregi e difetti come abbiamo tutti e di questo vi sono grata perché la cosa più bella è sapere di essere apprezzata per ciò che si è davvero e non per ciò che si tenta di esteriorizzare con futilità finte da social network.

A chi non mi vuole bene, a chi non mi ha mai capito o forse non ha voluto capirmi, a chi non mi sopporta magari “a pelle”: che vi devo dire? Migrate verso altri lidi e state con le persone a voi più consone, è cosa buona e giusta per voi, soprattutto per me!

Grazie infinite per la tua cordiale disponibilità e per esserti prestata alle mie domande.

RISPOSTA.

Grazie a te, Tiziana e a tutte le Pink!

Tiziana Iaccarino.

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