Chiacchieriamo, Curiosità, editoria

Quando, come e perché è meglio pubblicare con una casa editrice o in self-publishing.

L’eterno dilemma di chi scrive al giorno d’oggi: meglio proporsi a una casa editrice o autopubblicarsi? Perché poi il termine self-publishing è l’inglese di autopubblicazione, ma si sa che in una Lingua straniera fa sempre più figo parlare.

Oggi si calcola che la maggior parte delle persone che scrivono, in realtà, vorrebbero poter pubblicare con una casa editrice, ma la produzione delle attività imprenditoriali del settore, data l’esosa domanda, è costretta a fare una dura selezione e quindi a scegliere pochi eletti di alta qualità, scartando tutto il resto, anche perché se pubblicassero chiunque scrive, sarebbe davvero difficile piazzare sul mercato libri di ogni genere e soprattutto di perfetti sconosciuti che si sentono dei novelli Dante.

C’è da dire, inoltre, che non tutti quelli che scrivono poi lo sappiano fare davvero. Più che altro c’è una sorta di narcisismo dilagante che non ha niente a che vedere con il talento, con la preparazione, con lo studio, con la cultura, con la professionalità e con la vera passione di chi vuole vivere scrivendo.

A volte, c’è solo lo sfizio di farsi vedere con un libro in mano per poter dire in giro: “L’ho scritto io!”, per stupire gli altri, per farsi grandi o sentirsi superiori alle proprie conoscenze, per darsi un tono, per potersi raccontare in qualche modo o solo per puro gioco e divertimento. Spesso non si comprende che scrivere un libro non sia un gioco né un divertimento, in quanto c’è un mondo che se ne occupa per lavoro e non va sottovalutato.

C’è da dire, però, che chi sta dall’altra parte non sempre comprende le ragioni di chi scrive.

A volte si scrive per diletto, ma altre per passione vera e propria, quella che spinge tanti a provare l’avventura di una valutazione da parte delle case editrici e, male che vada, ad autopubblicarsi per l’orgoglio di dire “Ho anche io il mio gioiello di carta tra le mani”.

Certo è che mettere in vendita un libro che non ha le potenzialità per sostenere il confronto di una diretta (e spietata) concorrenza potrebbe diventare doloroso (e figurativamente deludente) come darsi una zappa sui piedi.

In fondo, il cosiddetto narcisismo non aiuta chi scrive e non sa fare autocritica, per cui in quel caso l’autopubblicazione diventa un percorso difficile e poco interessante, soprattutto se non se ne conoscono bene le dinamiche.

editoria

C’è anche da dire che oggi il mondo del self-publishing è completamente cambiato.

Mentre un tempo si doveva andare in tipografia per far stampare un tot. copie del proprio libro o magari ci si doveva rivolgere a determinati siti a pagamento, oggi non è più così. Certo, ci sono ancora siti che approfittano del famoso narcisismo di cui sono vittime tanti aspiranti (e ingenui) scrittori, ma ci sono, per fortuna, anche realtà migliori che hanno deciso di sostenere chi scrive senza lucrare su di essi.

Ci sono piattaforme di autopubblicazione che, per fortuna, consentono di sostenere la prova del nove sia in formato digitale che cartaceo senza spendere un solo centesimo e questo è già un grosso passo in avanti nella possibilità che hanno tante persone di farsi notare nel mare magnum dei libri pubblicati in Italia.

Se tutte le persone che hanno scelto l’autopubblicazione avessero dovuto attendere i risultati della valutazione al loro manoscritto da una serie di case editrici, probabilmente, sarebbero invecchiate senza avere alcuna risposta o semplicemente tutte parole scoraggianti, (a meno che non fossero incappate nell’editoria a pagamento).

Il grande ostacolo che in molti devono superare è proprio questo: la valutazione di esperti del settore al proprio manoscritto, in primis per capire quanto e se si vale e soprattutto per migliorare, per imparare, per capire come e dove si sbaglia, in modo da poter crescere in quel senso, se si vuole percorrere questa strada a lungo.

Questo discorso è rivolto, ovviamente, a chi prende sul serio la propria passione verso la scrittura e non a chi vuole fare solo un’esperienza a sé stante.

Ci sono scrittori che preferiscono farsi valutare, per quanto sia un procedimento tanto difficile quanto lento, anche per capire se si ha la stoffa necessaria ad alimentare la loro passione e chi preferisce “far da sé”, cercando di superare tutti quegli ostacoli che il normale iter prevede.

Ma cosa è meglio per chi scrive? La casa editrice o il self-publishing?

La risposta è semplice: dipende dagli obiettivi dello scrittore.

Pubblicare con una casa editrice significa essere valutati, diventare coscienti di quanto si vale (se si vale), essere aiutati davvero con la correzione e l’editing del proprio manoscritto, avere maggiore prestigio (grazie al marchio della casa editrice, piccola o grande che sia: non so se ci avete mai fatto caso, ma si viene guardati in modo diverso quando si pubblica con una realtà editoriale), crescere grazie al sostegno di veri professionisti ed entrare in determinate dinamiche (riguardanti anche le lunghe, lunghissime attese a cui si deve sottostare, perché c’è un mondo intero a scrivere di continuo, quindi non ci siamo solo noi), per quanto questo significhi, dal punto di vista economico, guadagnare poco o nulla, in quanto firmare un contratto vuol dire cedere i diritti della propria opera e avere solo una piccola percentuale dei guadagni sulle vendite (le famose Royalty, i diritti d’autore).

Pubblicare in self-publishing significa, invece, decidere di far da sé, avere la capacità di autogestirsi in tutto ciò che implica la libera produzione di un libro: dalla sua stesura alla sua vendita e promozione. E credete sia una cosa semplice? Vi assicuro che non lo è per niente.

Ho visto tanti giovani scrittori (o pseudo tali) apparire con un libro e scomparire subito dopo la pubblicazione, in qualunque modo veniva effettuata e questo significa solo una cosa: non sapevano come e dove mettere le mani per la promozione, per farsi conoscere, notare, per vendere in generale e quindi nessuno si è accorto del loro libro.

Se non sai promuoverti è ovvio che nel mare magnum delle pubblicazioni odierne e con la concorrenza che incombe, scomparirai a pochi giorni dalla tua stessa pubblicazione.

Il self-publishing fa guadagnare bene lo scrittore informato, perché se non lo si è si finisce comunque col combinare poco o niente, ma questa scelta consta di un grande lavoro, come ho detto sopra, quindi non va presa sottogamba. Se si vuole che il proprio progetto ottenga un buon risultato, ma soprattutto un risultato concreto da menzionare sul curriculum o sulla biografia, lo si deve organizzare bene: dall’inizio alla fine.

E poi, diciamocela tutta, davvero sottovalutereste un lavoro a cui avete dato anima e corpo?

Se ci tenete davvero tanto, la risposta è no. Perché se ci credete tanto e non volete che venga gettato sul mercato senza ottenere la chance di essere notato, non vi risparmierete in nessuna tappa del progetto, quindi vi rimboccherete le maniche e imparerete a muovervi, anche se non lo sapete fare.

Si può sempre imparare, in fondo. E scoprirete se vi conviene o no e quanto vi convenga.

Tiziana Iaccarino.

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2 pensieri riguardo “Quando, come e perché è meglio pubblicare con una casa editrice o in self-publishing.”

  1. Su instagram seguo tanti aspiranti scrittori, e l’idea che mi sono fatto del self publishing è che molti vi ricorrono perché non potrebbero fare altrimenti, data la qualità dei loro pensieri scritti. Conoscevo una ragazza che si era autopubblicata senza un minimo di revisione del testo, e per copertina aveva una foto scattata dalla sorella. Mi chiedo dove sia la soddisfazione…

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  2. Come sempre l’analisi della situazione è completa. Vero che pubblicare con CE è complicato, ma è stupendo scoprire, attraverso l’aiuto degli editor, se si hanno qualità, se si sa scrivere, se si sa arrivare al lettore in termini di emozioni e quant’altro. Se anche piccola, la CE dona visibilità cosa che è difficilissima se si pubblica in self. Credo che in tal caso, un autore, anche se capace nella scrittura, debba fare una sorta di corso marketing. Non credo che sia così semplice sapersi muovere o imparare a farlo. Almeno se si vogliono ottenere buoni risultati…

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