Gli autori sanno cosa sia una sinossi e quanto conti in prossimità della pubblicazione di un romanzo, anche se molti emergenti la sottovalutano o addirittura trovano difficoltoso scriverla.

Cosa che può capitare a chiunque, ma a cui che deve essere data la giusta rilevanza.

C’è anche da dire che, spesso, la sinossi viene confusa con la trama di un romanzo, quando invece non ha niente a che fare con la seconda.

Adesso parleremo delle differenze tra sinossi e trama e vi dirò nel dettaglio in cosa consistono, a cosa servono, come vanno scritte ciascune di queste due parti importanti di una storia.

Differenze tra trama e sinossi.

La sinossi viene stampata di solito in quarta di copertina e serve per dare un’idea al lettore di ciò che il libro contiene, ma non può e non dovrebbe raccontare l’intera storia.

La sinossi, infatti, deve contenere soltanto un accenno di quella che è la storia, ma non tutto il romanzo.

Ci sono autori che fanno spesso questo errore: raccontare tutto il libro (o quasi) in una sinossi (scrivendo persino come va a finire!)

Se si riassume una storia all’interno della sinossi, il lettore non sarà mai invogliato a leggere l’intero libro, perché non è stato incuriosito, non si è catturata la sua attenzione, per cui vi renderete conto che lo scopo di una buona sinossi, a essere brevi, è proprio questa: indurre a leggere (e quindi ad acquistare) il libro che descrive.

La trama, invece, è proprio una sintesi (un riassunto) dell’intero romanzo e di solito si invia alle case editrici per far conoscere loro, in breve, tutto il libro o quasi.

Ci sono case editrici che non hanno il tempo di leggere tutti i manoscritti che arrivano loro, quindi leggono solo la trama (ecco perché è fondamentale scrivere bene anche questa!) oppure i primi capitoli per vedere se vengono invogliate a proseguire.

Spesso la trama viene confusa con la sinossi, perché si pensa che anche il lettore debba conoscere il finale della storia, quando un libro cattura la sua attenzione, cosa che trova discordanti molte persone.

Secondo me, se si racconta l’intero libro nella sinossi, a pubblicazione avvenuta, si rischia di far andare via il lettore che da una parte può scegliere se quella storia fa per lui, ma già ne conosce l’epilogo, quindi l’autore si sarà giocato la chance di farsi leggere per convincerlo del fatto che la storia valga la pena dell’acquisto (a qualunque prezzo sia), ma dall’altra non saprà mai se il contenuto del libro gli potrà dare qualcosa di buono e di interessante con cui intrattenersi.

scrivere

La lunghezza di una sinossi.

Quanto deve essere lunga una sinossi?

Ci sono pareri discordanti anche in questo caso ma, secondo me, una sinossi non deve essere né breve né lunga.

Io di solito scrivo sinossi che non superano i venti righi di un file word e, se riesco a inserire un brevissimo estratto (un rigo, per esempio), ancora meglio.

Ci sono autori che, invece, creano sinossi troppo brevi (pochi righi) o troppo lunghe, raccontando anche dei dettagli inutili.

Non è giusto dire poco e non è necessario dire troppo, perché la sinossi deve servire a incuriosire il lettore nella giusta misura, in modo che acquisti il libro. Niente altro.

Nei formati cartacei, di solito, viene riportata sulla quarta di copertina che può essere facilmente letta anche in libreria e quindi convincere o meno il lettore all’acquisto in pochi minuti.

Tiziana Iaccarino.

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