Ho acquistato quest’opera molto tempo fa e, come sono solita fare anche con altre, l’ho letta in ritardo, ma incuriosita dalla sua trama e dal titolo che ben promettevano rispetto a quelle che sono state le sorprese trovate tra le sue pagine.

I protagonisti sono due persone di mezza età: lui è Matteo, un avvocato che si è lasciato trasportare dalla passione per la scrittura solo dopo il divorzio, quando ha deciso di raccontare in parte la sua vita e in parte una sorta di infatuamento giovanile che non ha mai cancellato. Lei è Matilde, una donna che ha voltato pagina grazie al supporto dell’amica Emma con la quale ha avuto la brillante idea di aprire una locanda tutta dedicata agli amanti dei libri, agli scrittori, ai lettori e agli artisti sul lago Trasimeno.

In realtà c’è da fare una premessa lecita: tra Matteo e Matilde in età giovane c’è stata solo una reciproca attrazione, ma niente più di questo.

Lui è sparito dalla vita di lei all’improvviso, per cause superiori alla sua volontà: è stato costretto a sposare una donna ricca per salvare la situazione economica della sua famiglia e anche lei è stata sposata, anche se poi è rimasta sola.

C’è da dire che a colpirmi, in primis, ma solo per avanzare una critica, a essere sincera, è l’atteggiamento di un protagonista maschile che fa la parte della vittima per tutta la storia, un uomo che, per quanto ricopra l’onorevole ruolo di avvocato e poi di scrittore famoso, non ha mai avuto polso, mai il coraggio di prendere in mano le redini della sua esistenza e di gestirle a prescindere da tutto, una persona del tutto priva di carattere che si è fatto gestire dagli altri in ogni cosa, sposando Cinzia, la figlia di una facoltosa famiglia di notai per salvare lo studio legale del padre in rovina.

Cinzia, dal canto suo, è una donna altrettanto infelice, si è innamorata di un uomo di umili origini da cui ha avuto una bambina: Celeste, ma viene costretta a sposare Matteo per salvaguardare l’onore della famiglia.

Cinzia e Matteo, quindi, trascorrono insieme buona parte della loro vita senza amarsi, ma solo per puro interesse economico. Matteo, per quanto apatico e debole innanzi al destino a cui ha deciso di sottostare, chiede solo una cosa alla donna che non ama: diventare padre. Ma come si fa a chiederea una donna per la quale si nutre una totale indifferenza di concepire un figlio solo per procreare, a propria volta?

Non so rispondere a questa domanda e anche in questo caso, non capisco Matteo.

Cinzia non vuole un altro figlio e si sentirà costretta dall’imposizione di Matteo, per cui quando verrà alla luce la piccola Ginevra, legatissima al padre naturale, sfogherà su di lei la sua rabbia e le sue frustrazioni.

Quando il matrimonio diventa insostenibile, Cinzia e Matteo si separano (e qui diremmo: finalmente!) e lui decide di raccontare in un libro intitolato “La libraia dai capelli rossi” una parte della sua vita prima del matrimonio, quando si era infatuato di quella ragazza che lavorava in libreria.

La locanda degli amori sospesi di Viviana Picchiarelli

Ragazza e ora donna che ritroverà, perché dopo essere diventato famoso, grazie ai suoi thriller, malgrado si sia messo a scrivere una storia d’amore, Matilde deciderà di invitarlo alla locanda per parlare di letteratura, in occasione di un evento culturale a lui dedicato.

Alla fine entrambi sanno che questa è soltanto una scusa, perché dietro a quell’invito c’è altro: Matteo e Matilde si sono ritrovati dopo trent’anni e sembrano voler riprovare a costruire la storia che era stata interrotta in passato.

Peccato, però, che le cose non andranno esattamente come ci si può aspettare.

La trama, a questo punto, sembra fermarsi: non succede niente di rilevante per diversi capitoli e il lettore stesso comincia a porsi delle domande sul motivo per il quale più si vada avanti nella storia e meno si capisca dove si vada a parare.

A un certo punto, però, l’autrice si sveglia e dà una frustata anche ai suoi personaggi, tutti piuttosto sonnolenti, compresi quelli secondari, facendoci scoprire storie parallele. C’è Emma e il distacco dal figlio Riccardo, dopo la morte della figlia Stefania a causa di un incidente stradale e poi il complesso personaggio di Ginevra che non accetta la nuova situazione amorosa del padre, dopo la separazione dalla madre, il buon Gregorio che non ha occhi se non per una delle due locandiere e molto altro, ma tutto scorre quasi in sordina, senza grandi colpi di scena, senza emozioni, con un’apatia assurda, almeno fino a un certo punto, come ho detto prima.

L’autrice, però, ha deciso di svegliarsi un po’ tardi per quella che è la mia opinione personale, perché per oltre quaranta capitoli racconta situazioni simili, girandoci attorno, senza proseguire realmente nella storia, ma tenendo ben fermi i suoi personaggi, ingabbiati in scelte a volte persino poco credibili e altre del tutto discutibili.

Credo che se vi volessi elencare le situazioni poco credibili presenti in questa storia, sarei minuziosamente cinica per quanto sincera.

C’è da dire che trovo alquanto difficile il fulcro stesso della trama, ciò che dovrebbe reggere il resto della storia, per intenderci: trovo inverosimile che due persone tra le quali, in realtà, non è mai accaduto niente (neanche un bacio) si possano reputare tanto interessate o innamorate (entrambe) fino a non dimenticarsi e a ritrovarsi dopo trent’anni.

Concentriamoci sui trent’anni che non sono proprio due giorni e quindi ricordiamoci che, solo dopo mezza vita già passata, i due ultracinquantenni amareggiati per scelte sbagliate, succubi della loro fragilità e del loro carattere, decidono di concedersi una seconda opportunità. Ripeto: non ci sarebbe niente di male se tra i due ci fosse stato qualcosa di più, qualcosa che avrebbe convinto anche il lettore che il gioco valesse la candela.

Poi si ritrovano e che cosa fanno?

Discutono, si accusano a vicenda, rievocano gli errori commessi e continuano in questo modo per buona parte del romanzo.

Il quadro delle cose era statico dall’inizio ma farli litigare non ha aiutato me e loro ad avvicinarsi, sinceramente. Anche l’autrice sottolinea in più occasioni il fatto che i due debbano trovare “ancora” il tempo per conoscersi e per sapere se può funzionare.

Ma se manco si conoscevano perché si sono prima tanto desiderati e dopo tanto criticati a vicenda?

Non ho trovato neanche un’emozione nei loro incontri, né un desiderio tale da convincermi che ci fosse qualcosa di reale, qualcosa pronto a scaturire tra loro: certo, che cosa poteva esserci se sono solo due estranei che, per un capriccio dell’autrice, sono stati messi uno di fronte all’altro dopo trent’anni e non sapevano manco che cosa dirsi?

L’unico personaggio di carattere è quello di Ginevra che, avendo sofferto molto nella vita, si comporta malissimo un po’ con tutti: è arrogante, capricciosa, infantile ed egoista.

Quindi, alla fine della fiera, l’autrice ha avuto la straordinaria capacità di far risultare noiosi i personaggi deboli e antipatico (per non dire odioso) l’unico di polso.

A un certo punto, ero la prima a non sopportare Ginevra, a volerle dare due ceffoni da lettrice, perché ci ha ammorbato per mezzo libro con le sue accuse e la sua incoerenza.

Sì, perché Ginevra a un certo punto si innamora, per caso, di Riccardo, il figlio di Emma, l’amica di Matilde, e dà a lui consigli che lei è la prima a non seguire per se stessa.

La coerenza, figlia mia, dove l’hai lasciata?

Non parliamo poi delle scene più erotiche, comprensibili e meno descritte quelle riguardanti i due giovani e più dettagliata quella riguardante i due ultracinquantenni (no, dico… che effetto vi farebbe?)

Che poi Matilde e Matteo non fanno che discutere e rinfacciarsi qualunque cosa, dopo essersi ritrovati, poi basta che lui si allontani dalla locanda per qualche giorno per convincere lei a cercarlo ancora e gettarglisi tra le braccia alla prima occasione!

Ma dico: qua mi è mancato un passaggio. Un bel passaggio!

Se due persone di una certa età, che per più di metà libro non sono riuscite a trovare neanche un punto di incontro per fare almeno gli amici, dopo pochi giorni che non si vedono, per quanto siano passati trent’anni dal nulla, da una relazione del tutto inesistente, si scatenano in una scena ad alto erotismo, mi sembra di esser finita in una scena davvero azzardata e incoerente, se si pensa che, fino a quel momento, hanno mantenuto le distanze facendo la parte dei timidi, dei riservati, dei diplomatici e dei poco convinti che la storia tra loro potesse funzionare!

Il libro è strutturato bene, ma c’è più di qualcosa che non convince.

È la prima volta che leggo questa autrice, ho apprezzato il suo stile diretto e ben strutturato, ma ho avuto la netta sensazione che la storia non fosse ben chiara neanche a lei. Ho pensato che non sapesse neanche lei dove andare a parare con questi personaggi.

L’autrice non sembrava avere poi tanto da raccontare, perché la storia è diventata statica, a un certo punto: era ferma e lenta fino a più di metà libro, poi all’improvviso si è svegliata dando colpi di frusta a destra e a manca ai suoi personaggi per accelerare il loro destino sul finale.

Infatti l’unico colpo di scena arriva verso la fine, ma è troppo tardi, a mio avviso, e non serve poi così tanto perché, arrivati a quel punto, il lettore è già più che stanco di una storia senza nessuna emozione e nessun condimento. Insipida.

Tiziana Iaccarino.

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