Attendevo da tempo un libro natalizio dell’autrice Karen Swan che mi aveva già convinta con l’opera “Una questione di cuore”, ma avevo letto anche “Il segreto di Parigi” precedentemente.

Ho notato che l’autrice amalgama molto bene il genere romantico con l’avventuroso e a volte anche un po’ giallo per cui ero davvero curiosa di farmi conquistare da una sua nuova storia.

La copertina e la sinossi lasciavano ben sperare anche perché sembravano promettere un’opera romantica, in un luogo affascinante e insolito e soprattutto due protagonisti di tutto rispetto. E in realtà lo sono entrambi, anche se per aspetti e motivi diversi.

Un regalo sotto la neve di Karen Swan

La storia è completamente diversa da quella che mi aspettavo, a essere sincera. L’autrice si documenta sempre in modo minuzioso rispetto agli argomenti di cui andrà a parlare, alcune volte è anche esageratamente tecnica nelle descrizioni, accantonando il lato creativo del contesto intero.

I romanzi nei quali si punta alla credibilità più che alla fantasia, a volte hanno una trama più ricercata e meno appassionante.

L’autrice Karen Swan ama distinguersi, infatti noterete che in ogni sua storia c’è un’attenta ricerca dei dettagli, degli argomenti trattati e della tipologia di lavoro che svolgono i suoi personaggi ed è ammirevole se si pensa che, a volte, si reputa poco importante questo aspetto, però penso che anche l’esasperante e minuziosa ricerca di termini tecnici, in una storia che deve essere soprattutto romanzata e quindi puntare sull’aspetto fantasioso e romantico del suo genere, non sia sempre necessario.

In quest’opera troviamo Alex Hyde (comincio col dire che mi sono spesso confusa, perché reputo Alex un nome più maschile che femminile), una consulente del business, una persona che ha il compito di sostenere i manager di aziende importanti e soprattutto di aiutarli a ricostruire ciò che reputa poco redditizio per loro.

A una donna di successo come lei, che sembra riuscire a risolvere ogni problema in ambito aziendale, questa volta però viene affidato un compito che si presenta da subito complesso: far capitolare Lochlan Farquhar, rampollo di una famiglia che produce whisky scozzese da generazioni, perché è un capo poco professionale che fa i propri interessi più che quelli dell’azienda in cui lavora, tra l’altro, il resto della sua famiglia, tra cugini, zii e quant’altro.

Il compito di Alex (ricordiamo che è una donna!), quindi, è quello di convincere quest’uomo a diventare più professionale e soprattutto a curare maggiormente gli interessi dell’intera azienda piuttosto che gli affari personali.

I due entreranno da subito in contrasto e la situazione si rivelerà più complessa di quel che il lettore si potrebbe aspettare.

La storia diventa ancora più intricata quando accadono alcuni episodi che sembrano mettere in discussione da subito le qualità professionali della nostra protagonista e soprattutto le intenzioni del bel rampollo.

Tra i due nascono disagi e incomprensioni, ma riusciranno a trovare un punto d’incontro per riuscire almeno a capirsi?

A questo punto, preferisco non svelarvi altro, perché è giusto leggere la storia e appassionarsi alle vicende di questi due protagonisti, ma posso accennarvi il mio parere.

Condizionata dalla trama e affascinata dall’ambientazione, mi sono lasciata trasportare da quest’opera, ma solo inizialmente perché quando si è fatta più articolata, ma soprattutto più complessa nei dettagli, in quanto l’autrice descrive in modo minuzioso, ma a volte anche esagerato, il mondo delle distillerie scozzesi, mi è venuta un po’ a noia, lo ammetto.

Ecco che mi ricollego al discorso di prima: quando si acquista un romanzo, di solito, si cerca di sognare o di entrare nei dettagli, anche tecnici, degli argomenti e dei settori trattati all’interno della storia stessa?

Questa domanda la rivolgo a voi, perché io ho già la mia risposta.

A me piace sognare, quindi da un romance mi aspetto meno dettagli che facciano pensare a guide per lavoratori e più pagine che riguardino i sentimenti.

L’aspetto emotivo, in questo caso, è frenato dalle descrizioni. Ho trovato poca passione tra i due protagonisti che, per la maggior parte della storia, hanno un rapporto di competizione alquanto odioso. Non ho notato attrazione fisica o particolari scene che abbiano potuto farmi sognare, perché l’autrice ha scelto di soffermarsi molto sugli aspetti reali di una distilleria piuttosto che aprirsi a un racconto sentimentale.

Avrei preferito che i due protagonisti mi avessero coinvolta in una storia d’amore, invece restano molto in contrasto tra loro fino alla fine dell’opera.

Non so.

La storia d’amore diventa quasi un accessorio e arriva troppo tardi, a mio avviso, quasi l’autrice avesse deciso di aggiungerla per dare un contentino al lettore più sentimentale.

Il romanzo rosa o la narrativa in sé, forse, dovrebbe contenere maggiore sentimento e meno tecnica, anche perché quando una storia si rivela poco emozionale lo si percepisce e il grado di apprezzamento ne subisce le conseguenti scivolate.

L’opera è scritta molto bene, ma non ho trovato pathos. È una storia ben studiata a tavolino. Punto.

Tiziana Iaccarino.

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