Storia di una famiglia perbene” è il primo romanzo che leggo della scrittrice Rosa Ventrella che avevo già notato sul web per mezzo di altri titoli.

Non saprei dirvi per quale motivo questa storia abbia catturato la mia attenzione, ma ho deciso di acquistarla, anche dopo aver notato che se ne parlava in giro e che è stata tradotta in molti Paesi esteri.

Una storia di attualità e degrado, di famiglie lasciate nel loro angolo di mondo infernale e di vite al limite della legalità, di miserie sociali e umane, di anime perdute e di quelle che riescono a emergere e magari a salvarsi dall’abisso dell’ignoranza e della povertà più desolanti.

Un pezzo di provincia, anche se ambientato in una città come Bari, che è molto simile nelle credenze e nei modi di fare della mia Napoli, parliamo comunque di sud Italia e di realtà che non tutto il Paese conosce, per quanto abbia, regione per regione, i suoi dialetti e la sua cultura.

In questo caso abbiamo Maria, detta malacarne perché rozza, scontrosa, a volte violenta, altre sporca e desolante nel suo aspetto minuto e dichiaratamente selvaggio nei modi e nel suo essere.

Storia di una famiglia perbene di Rosa Ventrella

Una bambina che appartiene a una famiglia misera: il padre fa il pescatore, la madre è casalinga, i fratelli, Giuseppe e Vincenzo, se la cavano nella vita, ma il destino non sarà così generoso con tutti loro.

Maria è cresciuta in un ambiente spaventosamente arretrato, in quello che a Napoli chiameremmo un “basso”, tra gente ignorante, che tira a campare, delinquenti e sfortunati qualunque. Vite ai bordi della società, persone nate povere che muoiono anche infelici e per le quali sembra che niente e nessuno abbia pietà.

Maria sembra, però, essere sulla via del riscatto personale e sociale, grazie ai sacrifici della sua famiglia che la fa studiare e sogna per lei un futuro migliore, ma la ragazzina sembra ancorata anima e corpo a quella che è la sua natura e che è stata da sempre la sua vita, nel suo quartiere, tra la sua gente, in mezzo al suo degrado, suo perché sembra, a un certo punto, appropriarsene e sentirsi anche a suo agio in quella condizione.

Maria potrebbe volare come una farfalla, cambiare totalmente le sue sorti, ma sceglie di fare un passo indietro, innamorandosi, senza averne colpa, di un ragazzo che appartiene a una famiglia malavitosa, una di quelle realtà a cui non puoi sottrarti e che, nel bene come nel male, finiscono per distruggerti se vi entri a far parte.

Ho sperato fino alla fine che Maria capisse la fortuna che aveva avuto nell’andare a studiare, nell’avere due genitori che desideravano per lei un futuro migliore, ho sperato che l’autrice le desse una chance, le facesse fare il passo in grado di cambiare il suo destino, ma lei fino in fondo, cocciuta e nostalgica, ha voluto seguire solo la voce del cuore, anche quando l’evidenza dei fatti voleva sbatterle in faccia tutt’altra realtà.

Lei doveva capire e forse c’è riuscita, anche se non per una sua libera scelta. Forse. All’ultima pagina.

Non posso dirvi altro.

Sono rimasta affascinata dalla scrittura carnale, cruda, feroce e decisa della scrittrice che è di Bari e ha potuto raccontare molto bene la sua città, le sue tradizioni, la cultura di un luogo che ci ha fatto conoscere nel dettaglio, in alcuni casi, per spingerci all’interno della storia stessa.

Un’opera che ci porta in una realtà provinciale, ma molto attuale, ancora terribilmente attuale, vera, febbrilmente vera, desolante e dolorosa.

So che di questo romanzo si realizzerà persino un film e mi rendo conto che qualcuno abbia voluto investire in questo progetto per raccontare la faccia di una realtà del sud Italia che, forse, non tutti pensano essere ancora tanto attuale e tanto decisamente veritiera.

Un’Italia rimasta indietro, un’Italia che vive ancora nel degrado, nell’ignoranza, nella delinquenza, nell’inciviltà, nella sporcizia anche umana.

Un’Italia che potrebbe rialzarsi in qualunque momento, ma purtroppo a troppi non conviene che questo accada, perché l’ignoranza e la delinquenza, a volte, fanno comodo in una società in cui, in tal modo, il popolo può essere gestito come si vuole da chi comanda.

Tiziana Iaccarino.

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