Carmen Rucci, appassionata di viaggi e libri, si racconta al Pink Cafè.

Carmen Rucci è un’autrice metà pugliese e metà siciliana. È appassionata di viaggi (ha vissuto in Gran Bretagna, in particolar modo) e ama i libri, li scrive, li presenta nel corso di eventi, è critica televisiva per NHK world, la TV nazionale giapponese e collabora con librerie, cinema e radio.

In questa intervista esclusiva, ci parlerà di sé, della sua esperienza in Inghilterra, ma soprattutto della sua passione per la letteratura e per l’ambito delle comunicazioni.

Ciao Carmen, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei cominciare con il chiederti il motivo per il quale ti sei spostata in Gran Bretagna.

RISPOSTA:

Dopo la laurea ho voluto approfondire l’Inglese, che è senza dubbio la lingua più conosciuta al mondo.

L’inglese mi avrebbe permesso di spostarmi più facilmente in qualunque parte del mondo, oltre a darmi più possibilità di lavorare come giornalista. Questo è stato uno dei periodi più eccitanti dopo tanto studio, fra chiacchiere e canzoni in riva al Tamigi, il lavoro divertente di cameriera, nuovi amici e tante avventure ogni giorno.

Tornata in Italia, dopo un’intensa esperienza per quotidiani e mensili, ho capito che dovevo studiare il linguaggio giornalistico nella nazione che, a mio parere, lo padroneggia, così ho conseguito un master in giornalismo alla London school of Journalism”. Praticamente un sogno… ragazze e ragazzi oltre che insegnanti accomunati dalla mia stessa passione: la scrittura e la comunicazione.

Da lì sono nate collaborazioni rocambolesche con Channel 4, radio e giornali. Sono arrivata anche ad imbucarmi all’interno dell’emittente televisiva britannica Channel 4 per vincere una scommessa col direttore responsabile di un’importante trasmissione tv. Il premio in palio: lavorare per loro.

Come e quando nasci in qualità di autrice?

RISPOSTA:

È difficile rispondere a questa domanda. Infatti da quando a 8 anni ho avuto il mio primo ‘diario personale’ non ho fatto altro che riempirlo di storie avventurose per poi farlo leggere a tutti: i miei segreti sulla bocca di tutti.

Hai dichiarato una passione per l’Isola di Man. Cosa ci facevi? Ce lo racconti?

RISPOSTA:

La mia storia inizia come quella della mia protagonista di Tutto in 1 Anno”, una ragazza che non vuole farsi sconfiggere dalla vita e decide di mettersi in gioco spedendo un curriculum che verrà aperto nella lontana India da un pugliese come la protagonista.

Dopo un colloquio esilarante e incomprensibile la mia avventura lavorativa inizia in quest’isola tanto bella quanto sconosciuta e, dato il mio carattere curioso ed estroverso… e anche un po’ pasticcione, non poteva non diventare un romanzo che ha venduto 300 copie cartacee solo in Puglia e non so quante copie e-book.

Qual è il tuo quadro generale della Gran Bretagna? Come ce ne parleresti in questo momento?

RISPOSTA:

È da un po’ che non vivo più stabilmente in Gran Bretagna. Quando ci ho vissuto io la sensazione era di grande possibilità. Bastava essere testardi, molto testardi e mettersi in gioco. Ho anche presentato sfilate internazionali di moda pur non capendoci niente di fashion ecc.

Ora la sensazione che mi arriva dall’Italia è di chiusura e questo non mi piace.

Ma passiamo a parlare di te come autrice. “Tutto in un anno” è il tuo primo libro ed è stato tradotto anche in Inglese. Di cosa parla?

RISPOSTA:

Tutto in 1 Anno” è una commedia romantica a due voci: a parlare contemporaneamente, rivelando pensieri spesso opposti da ciò che si è appena detto, sono Domizia, una ragazza alla sua prima esperienza di lavoro, lontana da amici e famiglia e Guido, un mega manager di una multinazionale del petrolio del doppio degli anni della ragazza.

L’anno è il 2001, quello della caduta delle Torri Gemelle e della minaccia terroristica, ma i due protagonisti, due pugliesi all’estero, superano con esilarante ironia ogni disavventura, mostrandoci la bellezza della vita nascosta nelle piccole cose.

Quasi tutta la storia si svolge a Man, un’isola celtica e vichinga e non potevano mancare bellissime descrizioni di paesaggi che ricordano l’Irlanda e un po’ la Scozia e poi il mare e il vento circondano e sembrano guidare i passi di Domizia e Guido.

Passiamo ora all’opera più recente “Domizia va in Giappone”. Come è nata?

Domizia va in Giappone di Carme Rucci

RISPOSTA:

Domizia va in Giappone” nasce da una critica di mia madre mentre preparavo con l’ambasciata del Giappone a Roma ‘Giappone Svelato’, una quattro giorni barese per celebrare i 150 anni di amicizia fra Italia e Giappone. Ero molto orgogliosa e mia madre mi fa: “Sì, ma tu che ci guadagni?”

Ho provato a rispondere che era un evento prestigioso di cui si sarebbe parlato non solo in Puglia, ma poi ho capito che mia madre aveva inesorabilmente ragione… come tutte le mamme. Così, mentre preparavo l’evento, “Domizia va in Giappone” ha preso forma e ha fissato in una guida d’amore e turistica tutto quello che amo e che conosco di questo lontano e poetico paese di cui ormai parlo settimanalmente in eventi, radio e riviste, poiché l’interesse per il paese del Sol Levante raccoglie sempre più ‘adepti’!

Perché questa volta hai scelto il Giappone?

RISPOSTA:

È una domanda che mi hanno fatto in molti. Ti rispondo con il secondo capitolo: ‘Perché proprio il Giappone?’

Scartando la straordinaria coincidenza di mia madre che aveva scelto come regalo per il parto, dalla sua di mamma, una bellissima vestaglia modello kimono dai variopinti fiori stilizzati…

…Girava per casa di mia nonna a Siracusa un vecchio ed elegante album dalle pagine scure su cui erano fissate le foto di delicate giapponesine in coppia a due giovani e forti marinai, (ricordavano Frank Sinatra e Gene Kelly…) e poi pagode svettanti fra pini quasi disegnati, donne con kimono che salutavano compite e languide da sotto un’alta nave in partenza da un molo.

… Dei due marinai uno era veramente bello, con occhi chiari, forse verdi, che brillavano dalle foto sbiadite, sembrava Errol Flynn e non era mio nonno, che invece ricordava il nostrano Rodolfo Valentino. Il bel marinaio dagli occhi del mare era suo fratello. Erano stati imbarcati assieme e avevano combattuto vicino le coste del Giappone, spedendo a mia nonna le stoffe dei paracadute, così la mia mamma bambina finì con l’indossare le più preziose camicine di seta, mai viste prima e dopo lo sbarco degli americani a Fontane Bianche.’

Chi è Domizia?

RISPOSTA:

Domizia è il mio alterego. Incarna la mia curiosità, le mie paure stupide o la mia fiducia incrollabile per il mondo e tutti i suoi abitanti. Domizia è un archetipo del modo giusto di affrontare la vita: con un sorriso, nonostante gli imprevisti.

I tuoi libri rispecchiano in parte anche te o la tua vita?

RISPOSTA:

È ovvio. Continuo ad avvisare amici e conoscenti che tutto quello che mi raccontano, se interessante, andrà ad incastonarsi in un mio romanzo. Un passante, una persona antipatica e ovviamente mie avventure, specie le più assurde diventano storie.

Come ti definiresti in qualità di autrice?

RISPOSTA:

Mi piace narrare racconti calati in un preciso contesto storico. Il mio stile è quello di una commedia, ma frutto di lunghe ricerche. Mi piace conoscere bene quello di cui parlo. Credo che siano i particolari a fare muovere in modo realistico i personaggi nello spazio e nel tempo.

Ricordiamo a tutti il tuo sito ufficiale per conoscerti meglio: www.carmenrucci.com

RISPOSTA:

Mi permetto di ricordare anche https://goo.gl/Yxiq6P è il booktrailer di “Tutto in 1 Anno” ed è fra i finalisti come migliore booktrailer al Milano Trailer Filmfest e il 12 ottobre saprò se ho vinto contro Saviano e compagnia bella! Grazie Tiziana e grazie a tutto il gruppo.

Grazie per la cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

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L’autrice Simona Giorgino torna alla ribalta con l’opera “Sei dove sussulta il cuore”.

Conosco virtualmente Simona Giorgino da molti anni, è una delle autrici più interessanti con cui io abbia mai avuto modo di interagire.

L’ho seguita lungo il suo percorso editoriale, le sue pubblicazioni in particolare, che ricordo con grande affetto: “Jeans e cioccolato”, la mia preferita, “Quel ridicolo pensiero” e “Shaila” risalente al 2013.

Simona studiava e scriveva, sognando e riempiendo un blog che seguivo e di cui mi piacevano molto i post, perché li trovavo familiari e molto bene organizzati.

Si è costruita una carriera professionale molto interessante, da insegnante, ha viaggiato, si è trasferita a Milano, poi è tornata nella sua Lecce e ha sentito la voglia o forse il bisogno di mettere nero su bianco una nuova storia, questa volta intitolata “Sei dove sussulta il cuore”.

Sono molto contenta che abbia accettato questa intervista per The Pink Cafè perché, in questo modo, avremo modo di parlare dei suoi cambiamenti, ma soprattutto di parlare della sua nuova opera.

Ciao Simona, grazie di aver accettato questa intervista. Comincio subito con il chiederti, come sono stati tutti questi anni trascorsi nel silenzio? Cosa hai combinato di bello?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie mille per questa intervista! Mi fa davvero piacere ritrovarti!

Hai ragione, mi sono assentata per un bel po’, anche se in realtà mi sono assentata più che altro da Facebook, mentre ho sempre continuato a scrivere, anche se più di rado, per il mio blog (www.simonagiorgino.blogspot.it) o a comporre brevi racconti di varia natura. Insomma, non ho abbandonato la scrittura! Sai cos’è successo, invece? Che i miei impegni di studio, prima, e di lavoro poi, mi hanno tenuta lontana dalla possibilità di scrivere. Mi spiego meglio: il mio problema è che quando scrivo un libro, sento la necessità di fare solo quello. Per settimane, ho bisogno di fare solo quello! La scrittura mi sequestra dalla vita! Non posso lasciarmi distrarre da altri impegni, per esempio lavorativi. Quindi mentre lavoro cerco di ignorare la voglia di scrivere, perché so che non avrei il tempo per dedicarmici appieno! Probabilmente sarà strano, ma è così. Per cui nei periodi di lavoro mi limito a scrivere post sul blog, o racconti che posso concludere in pochi giorni, perché non sopporterei l’idea che un mio libro sia lì in sospeso in una cartella di computer in attesa che io trovi il tempo per terminarlo!

Per rispondere alla tua domanda, gli ultimi anni sono stati molto impegnativi e dopo la laurea non ho più avuto tregua. Ho partecipato e, per fortuna, superato, due lunghi e faticosi concorsi nel mondo della scuola – TFA e Concorso Docenti – che, chi li ha provati lo sa, ci hanno fatto lasciare le penne! Ho quindi frequentato l’estenuante corso per l’abilitazione all’insegnamento. Nel frattempo ho anche iniziato a insegnare nella scuola pubblica secondaria con cattedre annuali, come docente di inglese, e durante gli anni scolastici non mi rimaneva spazio per scrivere libri!

L’estate 2017 è stata la prima vera e propria estate, dai tempi dell’università, in cui non ho avuto niente da fare: nè studio, nè concorsi, nè lavoro! Una pace dei sensi che mi ha finalmente permesso di dedicarmi alla scrittura!

Ti mancava la scrittura?

RISPOSTA:

Ho sempre scritto in questi anni. Il fatto che non mi facessi vedere spesso non vuol dire che mi sia fermata. Uno dei tanti racconti scritti, dal titolo “Mille vie fino a te”, è anche uscito su una rivista letteraria salentina nel 2015. La cosa che però mi mancava molto era appunto scrivere un libro, quindi un racconto più lungo. Non sai quanto mi sarebbe piaciuto scriverne uno già tanto tempo fa, ma come ho già detto non sentivo di potermici dedicare.

Avevi già questa storia con la quale sei uscita in questi giorni o l’hai scritta di getto ultimamente?

Sei dove sussulta il cuore di Simona GiorginoRISPOSTA:

No, non avevo già questa storia. È una storia venuta di getto. Avevo solo una vaga idea, ma poi è venuto tutto da sé man mano che scrivevo.

Raccontaci questo titolo “Sei dove sussulta il cuore”.

RISPOSTA:

Devi sapere che io sono una schiappa con i titoli! Posso anche scrivere l’intero romanzo in poche settimane, ma quando si tratta di scegliere il titolo vado in tilt (idem per la scelta della copertina), perché mi sembra sempre di non riuscire a trovare quello giusto. Come è stato anche per “Quel ridicolo pensiero”, il titolo del mio nuovo romanzo ho dovuto scovarlo tra le righe di una mia poesia! Ho pensato si addicesse molto bene alla storia che avevo scritto…

Chi è la protagonista femminile e cosa dovremo aspettarci da lei?

RISPOSTA:

Si chiama Tessa e la vedrete vivere un’avventura sentimentale non poco tormentata. Grazie a degli incontri inaspettati, si risveglierà da un lungo torpore amoroso ed emozionale nel quale era caduta alla fine della storia con il suo ex ragazzo. Da lei, fra le altre cose, dovrete aspettarvi delle sorprese: perché non sempre le sue scelte sembreranno in linea con quello che… Non dico altro!

Ti rispecchia in qualche modo?

RISPOSTA:

Tessa ha molte cose in comune con me. Penso di interpretare il pensiero di molti scrittori se dico che quando si scrive una storia, spesso si descrivono i personaggi con caratteristiche che appartengono a noi stessi, anche per dare veridicità alla narrazione. Quindi ho “prestato” a Tessa diverse cose: il titolo di studio, l’amore per la città, il trasferimento a Milano per lavoro e altre sciocchezze. Poi la storia, ovviamente, è di pura invenzione e i personaggi sono frutto della mia fantasia.

Cosa ci attende, a seguito di quest’opera? Proseguirai o ti fermerai a riflettere ancora a lungo?

RISPOSTA:

Be’, non che abbia avuto modo per riflettere, in tutto questo tempo! Quando sono libera dagli impegni, scrivo e scrivo come un’ossessa, quindi di sicuro aspetterò sempre con ardore i periodi più tranquilli per partorire qualche altra storia!

Ricordiamo che “Sei dove sussulta il cuore” è su tutti gli Stores on line!

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“C’era una volta a New York”, sta tornando in libreria Cecile Bertod!

Cecile Bertod è una delle autrici italiane più quotate del panorama editoriale italiano. Un nome che è diventato anche un marchio e per qualcuno una garanzia, perché le sue opere sono apprezzatissime e l’autrice è molto stimata.

Sono contenta di sapere che torna alla grande con una nuova pubblicazione di cui ci ha raccontato in varie occasioni anche sul web, attraverso dirette live e post. Lei, in pratica, è un’artista molto social e si fa apprezzare per la sua verve e la sua intraprendenza.

C’era una volta a New York” uscirà il 5 Ottobre in tutte le librerie italiane e nei migliori store on line.

Qui scopriamo una Cecile che si è data da fare a raccontare una storia che attraversa il globo: da Parigi a New York con una protagonista un po’ particolare: Sophie. Chi è, in realtà, questa donzella dovrà affrontare una serie avventurosa di eventi prima di arrivare all’amore?

Ciao Cecile, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei chiederti come è nata questa storia che sembra essere completamente diversa dalle precedenti. Mi sbaglio?

RISPOSTA:

Ciao! Be’… oddio, non saprei. Diversa forse nello stile, parliamo di uno storico e non più di un contemporaneo, ma restano inalterate l’ironia e la bieca considerazione che ho del genere umano e dei cappellini con le piume, argomento per cui prevedo di inserire un’appendice al libro: “piume e ciliegie, compendiario di stile per un sabato sera lontano da gaffe e inutili interrogatori al commissariato”.

Questo in realtà è il mio primo romanzo rosa, anche se verrà pubblicato solo oggi, e difatti Cecile Bertod era il nome del personaggio femminile del romanzo. Ora invece sarà per ovvi motivi Sophie Riou. Come nasce, sarò sincera, non lo so, ma credo abbiano influito vodka, zitellaggio indiscriminato e l’assenza del Wifi.

Da cosa e da dove nasce il titolo “C’era una volta a New York”?

RISPOSTA:

Mi piaceva l’idea: “C’era una volta”. Evocativo, poi tutto sommato sempre meglio di “l’uomo che entrò dall’oblò e si infilò nel mio baldacchino”. Poi mi dicevano che “Via col vento” era stato già preso, la cosa lì per lì mi ha un po’ spiazzata, ho cercato di andare sul sicuro, sai. Una di quelle frasi mai sentite… E poi ho aggiunto New York.

Chi è realmente Sophie?

RISPOSTA:

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Sophie è una donna sfigata. Ma tanto. È la vittima di questo romanzo scapestrato. La becchiamo in un momento difficile, uno di quei “mi scusi, sono momentaneamente occupata”. Parentesi temporale che in questo caso comprende un sequestro non autorizzato dalla media borghesia, orrore e raccapriccio, una crociera non prevista verso il nuovo mondo e la terribile, involontaria, imperdonabile distruzione di un delizioso ombrellino da passeggio. In poche parole: Sophie è un personaggio a un passo dall’esaurimento nervoso. Ondeggia tra le onde in attesa del suo momento di rivalsa. Cova vendetta divorando tartine al salmone. Come non comprenderla? Quell’ombrellino era nuovo!

Io sono curiosa di chiederti se hai mai tratto ispirazione dalla tua vera vita, nel corso di questi anni, durante la stesura dei tuoi romanzi.

RISPOSTA:

Di continuo, purtroppo. E considerando quello che scrivo non è neanche troppo dignitoso ammetterlo. Apre uno scorcio sulla drammaticità dei miei incontri sentimentali di questi ultimi anni.

Qual è il romanzo che ti rispecchia meglio e quello al quale, invece, sei più legata?

RISPOSTA:

Quello che mi rispecchia meglio uscirà a febbraio e quindi ne parleremo magari a febbraio – risata malefica – quello a cui sono più legata è di sicuro “Tutto ma non il mio tailleur”, che oggi invece ha preso il titolo della novella (compresa nel romanzo) e cioè “Nessuno tranne te”. La mia Trudy occuperà sempre un piccolo pezzettino del mio cuore. Forse perché sono l’unica in grado di capirla davvero. Ha bisogno di me per sopravvivere.

Sei un’autrice legata all’idea che arrivare in libreria sia fondamentale per chi scrive?

RISPOSTA:

Ma diciamo che aiuta molto. Ecco, se arrivassi in salumeria potrei mettere in difficoltà il rivenditore e creare un po’ di confusione nell’acquirente. Una di queste volte mi piacerebbe arrivare in una fumetteria per generare panico tra i lettori disseminando aneddoti raccapriccianti su Spiderman e l’uso improprio della lingerie da passeggio.

Cosa desiderava Cecile quando è nata come autrice e ha cominciato a farsi conoscere da un vasto pubblico di lettori?

RISPOSTA:

Che domande! Un brasiliano oliato in perizoma zebrato come qualsiasi autrice di rosa che si rispetti. Pfiu!

Ho notato spesso che, in questo ambiente, ci sono realtà davvero contrastanti: c’è chi aspira ad arrivare in libreria e chi, invece, preferisce restare self. Perché, secondo te, esistono realtà tanto contrastanti?

RISPOSTA:

Perché ci sono contro in entrambe. E c’è chi preferisce la libertà prima di ogni cosa, quindi restare self, chi invece vive ancora secondo quella vecchia concezione di autore da etichetta e sogna la libreria. Io credo che ci sia del giusto in entrambe, ma anche che entrambe siano mosse da un unico denominatore. Ogni autore vuole arrivare a quanti più lettori possibili, poi dietro può esserci qualsiasi motivazione, soldi, fama, condivisione, bisogno di sentirsi parte di un insieme, trovare un mezzo all’apparenza innocuo per far sapere a mezzo mondo che il tuo ex ce l’ha piccolo come un timido girino con la raucedine. Insomma, il vero problema è perché se scrive, poi i mezzi di diffusione sono ovviamente quelli che ti consentono più facilmente di perseguire quell’obiettivo.

Cosa significa per un autore arrivare in libreria? Raccontaci i pro e i contro, se ce ne sono, ovviamente.

RISPOSTA:

Per un autore non lo so, per me significano solo grandissima ansia da prestazione, nausea, vomito, morte apparente. Che poi tu lo sai come sei fatto, che ti metti a fare? Lo scrittore! Ecco, brava, no, davvero Cecile. Complimenti. E ancora peggio, lo scrittore in libreria. Cioè non lo scrittore da angolo, tipo azalea, vaso decorativo. Lo metti lì su una scrivania, spolveri di domenica. E intanto lui sta lì a battere, battere, battere. Ogni tanto passa qualcuno: ma ancora? Te lo vuoi trovare un lavoro serio? E lui: ma io sono uno scrittore! Già, solo che lo sa solo lui. Però ecco, a suo modo è fortunato, perché resta convinto, non c’è nessuno che può contraddirlo, nessuno l’ha letto. Nessuno smetterà mai di leggerlo. Quindi in sostanza, non rischia neanche un flop. Meno di zero c’è solo zero. È lo scrittore perfetto! L’irriducibile, intramontabile sconosciuto. L’uomo che scavalca le vette dell’immaginazione spinto da biscottini al burro e tazze di tè liofilizzato. Se entri in libreria invece è finita. Per sempre. Basta un errore e cadi giù dalla mensola. E nessuno ti raccoglie. Diventi carta straccia da bidone. Ah… che immagine agghiacciante. Finire in un bidone, e ho solo 34 anni! Di tutte le cose che speravo, il bidone non l’avevo mai preso in considerazione, ecco.


Cosa consiglieresti a una nuova autrice che vorrebbe farsi notare?

RISPOSTA:

Non so… è una domanda complessa. Tanto per iniziare, farsi notare da chi? Lettori? Case editrici? Colin Morgan? Perché per la terza potrei essere poco d’accordo e ho origini calabresi, che tra le tante prerogative genetiche sono accomunati da una inspiegabile predisposizione per il peperoncino e i fucili a piombini. No, così, io ho avvisato…

Ancora una domanda: cosa ti aspetta in seguito? Ci saranno altre pubblicazioni entro quest’anno o per il prossimo?

RISPOSTA:

Febbraio l’ultima. Dopodiché stop. Esatto, proprio stop. Stop a tempo indeterminato. Ho deciso di aspettare, per ricominciare, che sia come dico io, che questo sia quello che voglio davvero in ogni suo aspetto, non solo in parte. Ho deciso che conto più io, io scelgo sempre me, perché se non mi scegliessi io non mi sceglierebbe nessuno. E così lotto per me, ma lotto davvero per me, sempre. Per fare in modo che quello che sono e faccio sia come volevo che fosse all’origine, anche disposta a chiudere per sempre un capitolo se non c’è modo di dargli il finale che desideravo. Non per forza costretta a continuare. Ma poi perché? Per cosa? Non è un obbligo scrivere, non lo è davvero, è invece un obbligo volersi bene, rispettarsi. Ed è quello che intendo fare anche stavolta. Senza fare l’impossibile pur di restare, senza farmi del male. E se non deve essere questo il mio destino, cioè scrivere, saluterò questo mondo con un sorriso, senza rimpianti. Tutto sommato ho raggiunto già più di quanto avrei mai sognato di vedere.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

L’abitudine a segnalare la “concorrenza”. K.J. Roxy ci racconta la sua esperienza personale dalla parte di chi ha patito.

K.J. Roxy è una delle nuove leve, anzi delle “scoperte” di questa estate. Ho avuto modo di parlare del suo primo romance e soprattutto di intervistarla per il Pink in precedenza, anche perché la sua opera “Just a second” ha riscosso ottimi consensi e oggi sono esattamente due mesi dalla sua uscita, lo scorso 15 Luglio.

Rossana che non vuol far sapere il suo cognome per ovvi motivi privati, ha scelto uno pseudonimo: “K.J.Roxy”, come fanno molte sue colleghe, quando sono alla prima pubblicazione o semplicemente perché preferiscono preservare la loro privacy.

La scelta di uno pseudonimo è un esperimento, come ammette direttamente l’autrice, perché era il momento di provare a pubblicare, dopo anni trascorsi a tenere tutto chiuso nella cartelletta di un pc.

A incoraggiarla è stata la sorella Michela e il suo ragazzo, ma parliamo del motivo per il quale questa autrice è stata presa di mira per impedirle, di certo, di continuare o magari per scoraggiarla.

Partiamo dal presupposto che la sua opera è andata molto bene, che nella categoria Racconti è stata in prima pagina della classifica corrispondente per ben due mesi, che non è poco, e che si è fatta notare anche nella categoria Romanzi Rosa e Generale.

Cosa è successo, però, quando l’autrice ha cominciato a farsi conoscere sui social network? Parliamone direttamente con lei.

Ciao Rossana, mi permetto di chiamarti con il tuo nome vero, a questo punto. Vorrei chiederti subito, cosa è successo quando hai iniziato a frequentare un noto social e a far conoscere la tua opera. “Just a second”, ricordiamolo, è uscita il 15 Luglio scorso, esattamente due mesi fa.

RISPOSTA:

Ciao e grazie per questa intervista. Sì, ho deciso di autopubblicare questa storia lo scorso 15 Luglio. Era la prima volta e ho voluto usare uno pseudonimo per tutelare la mia privacy e soprattutto non far sapere subito in giro il genere di storia che avevo scritto, anche perché non sapevo come sarebbe andata.

Quale è stata l’accoglienza che ti è stata riservata sia sui social che poi quando sei entrata nel mercato editoriale indipendente?

RISPOSTA:

Ho autopubblicato incoraggiata da mia sorella che aveva trovato molto interessante la storia e diceva persino che le dispiaceva l’idea che usassi uno pseudonimo, ma ha rispettato questa mia scelta e siamo andate avanti. Quando ho iniziato a promuovere la storia di “Just a second” sui social network, non mi sarei mai aspettata la guerriglia ovvero di trovare gente agguerrita che non avrebbe facilmente fatto entrare nel loro “mondo” persone sconosciute o meglio chi, secondo loro, rappresentava una minaccia, la diretta concorrenza, in pratica. Naturalmente non tutti si sono comportati in questo modo, ma ho trovato molta chiusura, questo sì. Il primo evento è stata la segnalazione da parte di una autrice che ora è diventata molto nota, perché ha ottenuto un boom di vendite basando le sue storie su argomenti alquanto discutibili, le ho chiesto amicizia, ho fatto richiesta di entrare nel suo gruppo e in risposta sono stata subito segnalata. Questa autrice, tra l’altro, usa uno pseudonimo come me, quindi non si capisce che cosa temesse. Mi sono subito resa conto di chi si trattava, perché aveva accettato la mia amicizia e scritto un post che giudicai assurdo: “Tutti cercano di entrare nel mio gruppo per spiarmi” o qualcosa del genere, per cui ho compreso che era stata lei a segnalarmi, in quanto mi aveva impedito di entrare nel suo gruppo. Pensai soffrisse di paranoie e di un egocentrismo smisurato. E a oggi mi chiedo “possibile che la gente non si renda conto di tanta arroganza?”

Va bene, andiamo avanti.

Hai proseguito comunque il tuo percorso di promozione, hai aperto un gruppo dedicato alla tua opera che si chiamava “Brothel’s Line night club” e hai cercato di raccogliere le persone che amavano il genere che scrivi. Che cosa è successo dopo?

RISPOSTA:

Cover

Sì, ho aperto un gruppo che mi sembrava potesse essere apprezzato da chi ama la libertà di espressione, senza vincoli né censure, ma anche raccogliere chi ama il romance suspense e l’erotico in generale. Siamo durati poche settimane, il gruppo è stato segnalato ed è magicamente scomparso. Dopodiché mi è stato impedito di aprirne un altro, in quanto il mio account è stato bloccato prima in via temporanea e poi, successivamente, altre volte.

Come ti spieghi tanta cattiveria? Perché, secondo te, qualcuno ti ha preso di mira?

RISPOSTA:

Non me lo spiego, in realtà. Non so rispondere a questa domanda. Sono nuova nell’ambiente. Penso sia più facile attaccare una nuova che si fa notare e che va bene, piuttosto che una già conosciuta e con un seguito, ma sinceramente non so dare una risposta certa.

Che cosa farai ora?

RISPOSTA:

Stavo pensando di aprire un account con il mio nome oppure di aprire un altro gruppo  affidandomi a qualcuno, ancora non so a chi, perché non mi fido di nessuno e non voglio coinvolgere le persone a me più vicine che possono essere danneggiate per colpa di questa storia, ma mi dispiace molto di non aver potuto aprire un altro gruppo fino a ora.

Stai continuando a scrivere?

RISPOSTA:

Sì. Mi hanno chiesto in tanti un seguito di “Just a second” e sono contenta di dire che Max e Roxanne torneranno. Ricordo a chi ha letto la storia che i due protagonisti sono in fuga, ma non posso dire come proseguiranno le loro avventure.

Non ci puoi anticipare proprio niente del seguito?

RISPOSTA:

Solo che una volta ho realizzato un sondaggio nel gruppo che avevo e che le ragazze hanno votato per il titolo più papabile, mi è piaciuto e ho scelto quello da loro più votato.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Crepi il lupo! Grazie a voi!

Tiziana Iaccarino.

Chiacchieriamo al pink con il duo: Mari Thorn e Anne Went.

Cari amici, eccoci con una nuova chiacchierata con le autrici del nostro club letterario. Oggi parliamo di un duo bene affiatato e quindi facciamo un’intervista doppia: Mari Thorn e Anne Went. Le prime cinque domande a Mari Thorn sono da parte di Tiziana Cazziero mentre le altre cinque dirette a Anne Went sono da parte di Tiziana Iaccarino.

1. Mari Thorn quando avete deciso di scrivere insieme?

RISPOSTA:

Io e Anne scriviamo insieme da 5 anni (gasp!) ma abbiamo tenuto le nostre storie solo per noi fino ad un anno fa. All’inizio ci bastava scrivere anche solo per noi stesse, ma dopo un po’ abbiamo pensato che se alcune (non tutte) delle nostre storie a noi piacevano tanto forse sarebbero piaciute anche a qualcun altro e ci siamo buttate nel mondo self.

2. Com’è nata questa vostra unione letteraria?

RISPOSTA:

Con la socia nasciamo come Roleplayer di un GdN vittoriano qui su FB. Ci ha ‘messe’ insieme una comune amica che conosceva Anne e scriveva da poco con me. I nostri primi personaggi hanno avuto il volto di Hugh Jackman e Meg Ryan … e la cosa divertente è che i profili esistono davvero, ti colleghi con l’identità del personaggio e lo diventi (quasi) realmente!

3. Parlateci delle vostre storie, come nascono? Chi ha la prima idea e come sviluppate la trama?

RISPOSTA:

La vera miniera di idee è Anne! I primi tempi partivamo dalle facce, sceglievamo chi ‘essere’ e poi gli trovavamo un’identità, un passato, e qualcosa che accomunasse lui e lei. Negli anni poi ci siamo affezionate a certi prestavolto e su di loro torniamo ad inventare storie sempre diverse, spesso prendendo spunto anche dalla cronaca o da idee viste in tv o lette in altri libri. La trama è minimale, Lui, Lei, cosa fanno nella vita, dove abitano, come si incontrano/scontrano. E poi si parte, completamente senza alcuna altra traccia, inventando al momento ogni episodio.


4. Come gestite la scrittura? Vi imponete dei ruoli? E i personaggi come li gestiste?

Una notte arrivi tu di MaryAnne SnattRISPOSTA:

Fedeli alle nostre origini, continuiamo ad usare FB come mezzo di condivisione. A turno siamo ora il Lui ora la Lei della storia, restando però sempre associate allo stesso prestavolto (per capirci, quando ci ispiriamo a Jackman è sempre la stessa di noi due che lo scrive, idem per la Blanchett o per Hardy, ecc.). Poi però cerchiamo anche facce nuove e in quel caso ci prendiamo il personaggio che sentiamo più affine. L’equilibrio è sempre 50%-50%.
Tecnicamente risolviamo la cosa così: una delle due apre una nota su FB (che diventerà il capitolo), la blocchiamo permettendo l’accesso ai soli due utenti/personaggi, e cominciamo a scrivere sotto, un post ciascuno, in una sorta di botta e risposta abbastanza corposo.
(p.s. e di solito portiamo avanti in parallelo almeno due o tre storie, e quindi 6 personaggi, passando da una all’altra a rotazione.)

Continua a leggere Chiacchieriamo al pink con il duo: Mari Thorn e Anne Went.

“Sparkle” di Tea Usai in uscita il 29 Aprile.

Tea Usai è un’autrice che sta per uscire con la sua nuova opera letteraria il 29 Aprile. Il titolo del libro è “Sparkle”ed è targato Genesis Publishing.

Sinossi:

Una bruciante perdita segnerà un periodo nefasto per Lorelai Knight. Nessuna speranza colora i suoi orizzonti, ritrovandosi senza più uno scopo. Solo un paio di occhi color del cielo e un sorriso ammaliante tenteranno di catapultarla – quasi con la forza – nel mondo fatato dal quale si era autoesclusa. Nuove sorprendenti scoperte riguardo al misterioso ciondolo che porta al collo… e la leggendaria figura dell’Unicorno Nero ritorna a far capolino nella sua vita. Lorelai imparerà a superare i propri limiti, al di là di qualsiasi previsione, al fianco del Principe e al servizio di una missione apparentemente più grande di lei. Con il supporto di Annie, Brandon e nuovi “misteriosi” amici, si troverà a camminare ancora sul ciglio dell’abisso che divide realtà e fantasia.

SPARKLEFRONTE

Tiziana Iaccarino.

Spam sì, spam no, qual è la verità?

Quando parliamo di pubblicizzare i libri, il pensiero immediatamente è rivolto allo spam. Ci sono molti punti di pensiero sulla sua validità e soprattutto, se serva veramente. Aprendo il confronto con altre autrici e scrittori nel mondo social e nel gruppo dedicato al nostro club Letterario The Pin Cafè, diverse volte abbiamo parlato su questo amato e odiato spam. In verità quest’argomento è stato spesso al centro di accesi dibattiti in diversi gruppi social, ma prima chiediamoci: cos’è lo spam?

  • Partiamo dall’inizio

Spam

i-love-spamRicercando il suo significato e aprendo la pagina sul famoso Wikipedia, leggiamo testuali parole: Lo spamming, detto anche fare spam o spammare, è l’invio di messaggi indesiderati (generalmente commerciali o offensivi) ed è noto anche come posta spazzatura.

È realmente così? Davvero lo spam indicato nella definizione è lo stesso che individuiamo per fare la pubblicità ai libri nei vari gruppi e ambienti social?

Fermo restando che tale asserzione parla di pubblicità indesiderata, dobbiamo necessariamente domandarci se tale riferimento sia legato al marketing dell’autore e promozione dei libri.

La pubblicità è l’anima del commercio, non si vendono prodotti senza che sia stata fatta una buona e discreta campagna promozionale e, se questa non si ripete nel tempo, è quasi impensabile che alcuni prodotti possano vendersi. Continua a leggere Spam sì, spam no, qual è la verità?

Qual è il prezzo migliore per un eBook?

Cosa decide il prezzo di un libro digitale? I casi e le possibilità possono essere innumerevoli, spesso dati dal mercato e dalle tendenze del momento, dalla fama dell’autore, dall’importanza della casa editrice (se parliamo di titoli pubblicati da una casa editrice), dall’attrattiva che quella storia o quell’autore hanno su di sé, dall’ideale di successo che ipotizzano le ricerche di mercato e dal marketing, ovviamente.
I libri digitali, ormai, sono diffusissimi e, probabilmente, oggi rappresentano una grossa fetta del mercato editoriale italiano, ben consapevole che c’è un pubblico vastissimo dietro all’acquisto tramite un click (parliamo di milioni e milioni di persone), molto più rapido, semplice, indolore, economico e sbrigativo della classica visita in una libreria.
I libri digitali, conosciuti anche come eBook, sono molto più economici di quelli di carta, per un motivo più che ovvio e la vendita di e-reader ha incrementato lo stesso giro di affari della rivoluzione digitale editoriale mondiale.
Spesso gli eBook pubblicati dalle case editrici, che siano piccole, medie o grosse, hanno sempre un prezzo superiore a quelli autopubblicati dagli scrittori emergenti.
Se una casa editrice può arrivare a un prezzo che sfiora € 9,99 per la versione digitale di un libro scritto da uno scrittore importante e conosciuto, magari tradotto in tutto il mondo, ci sono pure prezzi che partono da almeno € 1,99 per chi ha voglia di far conoscere, invece, l’autore che deve ancora farsi le ossa.
eBookMa su quali basi stabiliscono il prezzo del loro eBook gli autori emergenti?
Sul numero delle pagine, sul lavoro svolto nel corso della stesura, su una questione di marketing o sul proprio seguito?
Spesso viene seguito il prezzo minimo di € 0,99 centesimi che è sempre più quotato, perché si ha paura di rischiare? Qual è il prezzo minimo e massimo più giusto da adottare?
Io mi sono detta, tante volte, che è colpa nostra, di noi autrici, ad aver abituato troppo spesso la gente alla “promozione gratuita” e al prezzo troppo basso. Non perché ci siamo volute sminuire, ma perché magari quel prezzo ci era utile per farci conoscere e per vendere meglio.
Certo che un eBook che costa dai € 0,99 ai € 1,99 massimo vende ovviamente molto di più di quelli che superano € 2,99 fino a prezzi esagerati.
Parlando con alcune autrici del nostro club “The Pink Cafè”, mi sono resa conto che i pareri sono diversi.

Ecco cosa hanno detto alcune di loro!

Barbara Morgan. “Io ho messo i miei a 2,99. Non perché credo che valgano più degli altri, anzi… Ma perché voglio dare un “valore” al mio lavoro, che meriti o meno lo decideranno i lettori.”

Jessica Maccario. “Anch’io tendo a mettere un prezzo più alto in base alle pagine che ha il libro, i romanzi brevi a € 0,99 e gli altri arrivo fino a € 1,99 (la duologia l’ho messa a € 1,49 per distinguerla).”

Tiziana Cazziero. “Argomento spinoso, in effetti, io metto qualcosa sopra i € 0,99, questo prezzo solo per i racconti, ma per i romanzi mi sto orientando su € 1,50 – € 1,99, vado per numero pagine di più.”

Elisabetta Modena. “Anch’io opto per scegliere il prezzo in base alla lunghezza del file: sulle 150.000 battute (circa 100 pagine) sto a € 0,99 centesimi (è il caso dei romanzi rosa), sulle 250.000 battute e più € 1,99.”

Marilena Barbagallo. “Io non vado mai oltre € 1.99 e forse sbaglio, ma non me la sento di aumentare il prezzo.”

Silvia Castellano. “Non è una questione semplice e più volte mi sono trovata a discutere su questo argomento con altri autori e anche con alcuni lettori. Sono d’accordo con te, Tiziana, quando dici che è “colpa” delle autrici che hanno abituato troppo bene i lettori. E ritengo che purtroppo ciò abbia condotto a una svalutazione generale dei romanzi autopubblicati.”

Laura Cassitto. “Credo che tu abbia ragione, i lettori si sono abituati troppo bene. Spesso si trovano libri che con fatica si possono definire tali, ma in linea generale il self si fa “il mazzo” dato che cura tutto da solo. Editing compreso.”

Steffy Galan. ” Io mi sono basata sul numero delle pagine, ma anche sul fatto che ci ho lavorato tanto per rieditarlo rispetto alla prima pubblicazione. Credo che € 0,99 centesimi vada bene per un racconto, per un romanzo secondo me da € 1,99 in su in base al numero di pagine e al contenuto(per es. se si sono fatte tante ricerche ecc).”

Ludovica G. Mancini. “Io metto sempre € 1,99 perché sono self e penso che di più non si incentivi all’acquisto, magari poi per un racconto si scende a € 0,99 (ma al momento non ho ancora pubblicato racconti).”

Emily Pigozzi. “Se ci si vuol far conoscere bisogna stare sotto i due euro. Innegabile, i lettori sono abituati bene e con la scelta vastissima che c’è a prezzi molto bassi, senza contare promo o altro, difficilmente spenderanno di più per un’esordiente.”

Virginia Rainbow Autrice. “Io mi regolo in base al numero delle pagine.”

E voi… cosa ne pensate?

Tiziana Iaccarino.

Un club pink? Direi più voglia di raccogliersi in tondo.

file5421245874248Ciao a tutti!
Oggi si apre il club letterario “The Pink Cafè” e siamo orgogliose, sia io che Tiziana Cazziero di aprire le danze, metaforicamente parlando, ma se questo fosse un locale vero e proprio, direi “aprire le porte” e inaugurare la nostra prima serata insieme.
Non sappiamo quando e come sia nata precisamente questa idea. Il Pink Cafè è un gruppo che si è ampliato nel tempo e ha accolto e raccolto molte autrici, rigorasamente donne, non perché abbiamo qualcosa contro gli uomini, ma abbiamo pensato per una volta, egoisticamente, forse, a noi… pink ladies, quelle a cui piace fantasticare di più, sognare, mettersi in gioco, ma non troppo sul serio e se si può ironizzare, quindi diventare persino irriverenti e poco avvezze ai convenevoli di ogni genere, meglio ancora. Fatto sta che questo club immaginario ci ha permesso di conoscere tante persone straordinarie, tutte accomunate dalla voglia di condividere la passione per l’arte e, in particolar modo, per la scrittura.
Scrivere, dopotutto, ci permette di raccontare meglio il nostro animo e ciò che ce lo smuove in qualche modo, di far sapere agli altri come interpretiamo il mondo che ci circonda e come vorremmo che fosse, magari riassumendolo semplicemente in una storia scritta.
Questo benvenuto personale è dedicato a chi ci segue e soprattutto a chi ci sostiene e farà parte dell’idea che “club letterario” significa “sogno comune”, ogni tanto da brindare, ogni tanto da annusare, assaggiare, gustare, magari descrivere, raccontare, per continuare a divertirsi facendo ciò che amiamo.

Tiziana Iaccarino.

The Pink Cafè! A tu per tu con le autrici.

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Se stai leggendo queste pagine, colgo subito l’occasione per darti il benvenuto al nostro club letterario The Pink Cafè; un luogo d’incontro per il mondo della lettura e dei libri dedicato con occhio particolare all’universo femminile. Navigando su queste pagine potrai conoscere dettagli e particolari sulle autrici italiane e i loro romanzi, ci saranno tante interviste, curiosità e notizie dal mondo letterario. Uno spazio creato dove le scrittrici made in Italy potranno raccontarsi e interagire con i lettori, grazie ai vostri commenti nel blog.
Negli ultimi anni il mondo dei libri e dell’editoria è cambiato in maniera radicale, i social sono diventati l’anima della promozione virtuale, proprio da un gruppetto ristretto di autrici Pink, un gruppo su facebook, è nato il Pink Cafè, una community, nata un po’ per gioco e anche per sfida, che col tempo ha ampliato i suoi orizzonti, invitando dentro la famiglia delle Pink Ladies nuove autrici, sia esse emergenti o con esperienza lunga, con una biografia di tutto rispetto e onorevole.
La scrittura è l’anima della comunicazione, una parola scritta rimane indelebile, marchiata per sempre e noi, con il The Pink Cafè proviamo a lasciare questa modesta impronta, per dare la possibilità alle autrici, non solo di farsi conoscere e parlare dei loro romanzi, ma anche per offrire ai lettori spunti di riflessione sui libri, oltre a intrattenerli con tante news gustose, divertenti, simpatiche e aggiornate da leggere davanti a una bella tazza di tè caldo, un caffè, una cioccolata o anche assaggiando un aperitivo un frizzante, perché lo sappiamo, le bollicine ti fanno arricciare il naso, ma nessuno sembra poterne fare a meno! E dopo questo cocktail di benvenuto personale, mi auguro che tu possa rimanere in nostra compagnia e continuare a seguire questo spazio! Cin cin!

Tiziana Cazziero.