“Giuditta. Il paradigma dell’amore” di Giada Castigli per #EstrattInSpiaggia.

L’autrice Giada Castigli per #EstrattInSpiaggia ci presenta un estratto della sua opera “Giuditta. Il paradigma dell’amore“.

Torno a casa tremante per il freddo, Gaia è in camera sua a studiare, io farò la stessa cosa, per non pensare. Eppure, anche quando si prova a tenere la mente impegnata, il cervello inizia a fare strane associazioni e, inevitabilmente, ti ricorda il motivo che muove tutta quell’agitazione dentro il corpo. Provo a placare la tachicardia con una tisana, tentativo inutile. Prendo più volte il telefono e altrettante volte lo metto a posto, senza utilizzarlo. Ho voglia di vederlo. Il “no” detto qualche ora fa è stata una forzatura per sembrare più forte di quanto io sembri, più forte di quanto io mi senta. Voglio apparire controllata come Nicole, sicura delle decisioni che prendo, voglio dimostrare a Gabriel che andrò avanti anche senza di lui e che se lui mi vuole sul serio dovrà venire a riprendermi più e più volte. Solo allora cederò.Bugiarda. Sono una bugiarda, pessima peraltro, perché forse posso convincermi di ingannare lui, almeno per un po’, ma non posso prendermi gioco di me stessa neppure per un secondo. Ora che sono qui, davanti al suo cognome stampato sul citofono, chiudo gli occhi, provo a ripensarci facendo qualche passo indietro, alla fine soccombo e premo quel pulsante sperando che nessuno risponda.

«Chi è?»

Pronuncio il mio nome, supero il cancello del portico, poi l’ascensore, la porta di casa socchiusa. Lui è in piedi ad aspettarmi. Il mio sorriso imbarazzato e immediatamente l’abbraccio di Gabriel che mi sprona a respirare a pieni polmoni, dopo un’apnea durata settimane. L’aria che mi entra nel petto è troppa e mi fa girare la testa. Sono felice. Sono sempre felice con lui, anche quando ho mille motivi per non esserlo. Lui è la mia gioia ma io non sono la sua, io rappresento soltanto la dose di antidepressivo occasionale.

«Quanto mi sei mancata» dice con quel suo accento romano. Io me ne resto in silenzio. Come dovrei rispondere a una bugia? Perché so che quella lo è. La nottata passata nel suo letto mi basta per resettare tutto, sono tornata la Giuditta di prima, felice di accontentarmi di quei rari momenti d’amore bugiardi.

Giuditta. Il paradigma dell'amore di Giada Castigli

Link: https://www.amazon.it/Giuditta-paradigma-dellamore-Giada-Castigli-ebook/dp/B073RNZC49/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1500573479&sr=8-1&keywords=giuditta+il+paradigma+dell%27amore .

Grazie e in bocca al lupo!

Tiziana Iaccarino.

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366: La favola di Donal e Isabel.

“366: La favola di Donal e Isabel” è un’opera che, allo stato attuale, sta spopolando in diverse categorie di vendita on line.

L’autrice è Naike Ror. Ho pensato di contattarla per conoscerla meglio e permetterle di parlarci della sua opera, magari di far incuriosire chi ancora non l’ha scoperta e avrebbe piacere di sapere cosa significa quel 366. Ma non solo.

Chi sono Donal e Isabel?

Quando ha cominciato a scrivere Naike Ror? Chi è davvero?

Ho pensato, quindi, di invitarla a fare una chiacchierata per raccontarci di sé e della sua opera che tanto successo sta riscuotendo.

Ciao Naike, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei chiederti, innanzitutto, quando hai iniziato a scrivere con l’intenzione di pubblicare.

RISPOSTA:

Ciao a voi! Ho iniziato a scrivere da ragazzina e per quanto riguarda la pubblicazione non ci ho mai maliziato troppo sopra. Ho iniziato nel 2014 facendo tutto con una certa superficialità, approfittando dell’avvento del self-published e senza avere idea di cosa comportasse. Quando per la prima volta ho messo on line un mio scritto l’ho fatto senza avere le basi necessarie, non ero pronta né alle vendite né alle critiche, però ad oggi devo ammettere di essere stata molto fortunata. Ogni esperienza mi ha aiutata a capire cosa fare e come farlo.

Quali sono i generi letterari che prediligi?

RISPOSTA:

Il genere che mi emoziona. Appartengo alla categoria delle lettrici lunatiche, se ho voglia di romance leggo romance, se voglio leggere un horror leggo un horror. Personalmente credo che i generi si distinguano in due grandi categorie: i libri belli e quelli brutti. Sempre secondo il mio parere, ovviamente.

A quale genere appartengono le opere che scrivi?

RISPOSTA:

Ho scritto due serie. La prima (No one likes us) è romance contemporaneo, la seconda (r.u.d.e.) è da catalogare, per quanto sia possibile farlo, nel suspense con venature dark anche se Usheen, il volume 2 della serie, appartiene alla narrativa mentre Royle, volume 1, ha anche ambientazioni young. È un discreto miscuglio di generi insomma.

Parliamo di “366: La favola di Donal e Isabel”.

RISPOSTA:

La favola di Donal e Isabel nasce come primo spinoff di Usheen, per quanto la storia sia ritagliata in modo da non dover necessariamente leggere il volume madre. Volevo realizzare qualcosa che mettesse pace nell’anima di alcuni personaggi e non sarei riuscita a scrivere altro, se non l’avessi fatto. A volte sono gli stessi protagonisti a decidere cosa fare e tu non puoi farci nulla.

Che cos’è questo numero: 366 e perché proprio questo numero?

RISPOSTA:

366 sono i giorni in cui si svolge la favola. È un countdown verso l’epilogo. Come sia uscito fuori, non saprei! Volevo un periodo di tempo giusto per rendere una storia d’amore realistica e un anno e un giorno mi suonava bene.

Donal e Isabel. Chi sono? Cosa racconti di loro in questa storia? C’è Donal in copertina?

RISPOSTA:

366 la favola di Donal e Isabel di Naike RorDonal è il capo della polizia di Derry, una città famosa per essere stata teatro del Bloody Sunday ed è il primo cattolico a ricoprire questa carica. Vive una vita da eremita diviso tra il lutto per la scomparsa della donna che amava, il lavoro e un appartamento estremamente disordinato.

Isabel è una donna che, in una nazione come l’Irlanda del Nord, vive repressa dallo stesso contesto cattolico. Dopo avere vissuto i suoi primi 34 anni da reclusa, decide di rifarsi una vita e incontra sulla sua strada proprio Donal. Se vi aspettate la storia del principe azzurro e della virginale fanciulla che vuole essere salvata non è questo il caso. Isabel è una donna delle pulizie con due figli e tanta voglia di ricominciare. Donal è un coriaceo poliziotto che non sa essere romantico e con del pessimo tempismo. Si cercheranno, si troveranno e proveranno a far funzionare il loro incastro imperfetto.

Sì, il modello sulla cover interpreta alla perfezione la fisionomia di Donal nel suo cambiamento spirituale e fisico.

Chi ha realizzato la bellissima copertina della tua opera?

RISPOSTA:

La cover è stata realizzata dalla Lovely Cover design, ma questa volta devo ringraziare anche alcune ragazze che mi hanno aiutato nella ricerca del modello, contattando diverse agenzie. Volevamo fare qualcosa dal sapore d’oltreoceano, qualcosa d’impatto e spero di essere riuscita nell’intento.

A cosa stai lavorando allo stato attuale, cosa troveremo ancora di te sul web?

RISPOSTA:

Al momento sto lavorando al secondo spinoff di Usheen riguardante l’altro amico di Donal ovvero Sean. Prevedo l’uscita a settembre. Per gli altri progetti ho già steso il programma del 2018 (un suspense, uno young e un romance) e non vedo l’ora di cominciare.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Un editor come Zachary Easton di Tiffany Reisz, una figura professionale vera che mi aiuti a crescere, a lavorare, a sperimentare ma, a essere sincera, è qualcosa che ho già trovato e con cui collaborerò dall’anno prossimo, quindi passo perché per il resto, non posso chiedere di più dalla mia vita da autrice.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per la tua carriera!

Tiziana Iaccarino.

“Non lasciarmi cadere”, la prima opera letteraria di Deborah Wright.

Deborah Wright si appresta, come molte sue giovani colleghe, questo mese a uscire con la prima opera letteraria. La sua storia ha un titolo molto intenso “Non lasciarmi cadere” e di certo sarà una storia interessante.

L’opera uscirà venerdì 21 luglio e siamo certi che piacerà ai lettori interessati a scoprire nuove firme pronte a farsi conoscere attraverso il web.

Questa intervista ci permetterà di conoscere meglio l’autrice e di sapere della sua storia, di quanto tempo ci abbia impiegato a scriverla, di che cosa parla e cosa si aspetta da questa prima esperienza.

Ciao Deborah, benvenuta al nostro club The Pink Cafè. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e a pensare di pubblicare.

RISPOSTA:

Ciao, grazie a voi per avermi invitata. È un onore per me essere tra voi in questo momento.

Rispondo subito alla vostra domanda: ho iniziato a scrivere, seriamente, l’anno scorso e proprio nel mese di luglio. L’intenzione di farlo albergava nella mia mente da moltissimo tempo, e una volta, ci avevo pure provato, arrendendomi, però, dopo qualche paragrafo. Per anni non ci ho più provato. L’anno scorso, invece, è partita quella scintilla giusta che si è propagata poi in un fuoco di parole.

L’idea di pubblicare mi è balenata poco dopo, quando mio marito ha letto il mio primo capitolo. Parlando con lui e spiegandogli più o meno la trama, mi ha spinto a provarci perché, secondo lui, aveva ed ha tutte le carte in regola per entrare nei cuori dei lettori.

Come è nato il titolo “Non lasciarmi cadere”?

RISPOSTA:

È nato per caso, confrontandomi con alcune mie amiche. Il titolo iniziale che avevo scelto non mi entusiasmava, mancava il grip giusto, quello che cattura. Poi un bel giorno, una di loro se ne esce con alcuni titoli, tra cui “Non lasciarmi cadere”.

È stato subito amore.

Che tipo di storia è la tua?

RISPOSTA:

Possiamo definirla come un romanzo drammatico contemporaneo.


Chi sono i protagonisti e cosa raccontano?

RISPOSTA:

I due protagonisti principali sono Lisa e Alex. Lisa è una ragazza che viene da una tristissima e dura infanzia, dove ha visto morire la madre e dove è stata abusata ripetutamente. Nel suo viaggio racconterà il suo passato, la paura con cui lotta ogni giorno per sfuggire dal suo demone, che ovviamente la sta perseguitando. Vuole una vita come tutti, vuole tornare a sorridere e farà di tutto per riuscirci, combattendo contro se stessa e con chi vorrà farle del male.

Alex, invece, nonostante abbia perso i suoi genitori, non ha una vita complicata. È un addestratore e un soccoritore nell’unità cinofila e la sua vita procede a gonfie vele. Incrocerà il percorso di Lisa, e grazie alla sua caparbietà cercherà, con fatica, di infonere in Lisa la sicurezza necessaria perché lei riesca a fidarsi di lui.

Vuoi trasmettere un messaggio ben preciso con essa?

RISPOSTA:

Sì. Ho voluto incentrare il mio romanzo sul coraggio di lei, sulla forza di volontà e sul desiderio di avere una vita normale, proprio per far capire al lettore che, per quante volte noi cadiamo e per quanto male noi subiamo, possiamo sempre risalire e trovare il nostro sole.

So molto bene che, quando si tocca il fondo, c’è chi preferirebbe morire piuttosto che sopravvivere tormentati dalla paura. Ma i nostri desideri non si realizzano se non lottiamo e sconfiggiamo i nostri demoni.

I veri sogni hanno bisogno di sforzi perché si realizzino.

A che genere ti senti più affine e nel quale classificheresti la tua storia?

Non lasciarmi cadere di Deborah Wright.

RISPOSTA:

Io amo i romanzi rosa, quelli che ti lasciano una morale e ti insegnano qualcosa non appena arrivi alla fine.

A cosa stai lavorando allo stato attuale?

RISPOSTA:

Con la mente a tantissime cose. Sto già pensando al prossimo romanzo da scrivere, e ho già alcune idee, ma nulla di scritto per il momento.

Ora come ora sono concentrata sul mio esordio, sperando di lasciare un buon segno.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Che “Non lasciarmi cadere” diventi un bestseller. Troppo, vero?

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie a voi per la vostra gentilezza. E che il lupo crepi!

Tiziana Iaccarino.

Flora Gallert ci racconta la sua avventura editoriale.

Flora Gallert è un’autrice che si è fatta conoscere grazie a una costanza e a una tenacia poco comuni.

In questa intervista potremmo raccontarvi della sua carriera da scrittrice, come abbiamo fatto altre volte, ma ho pensato potesse farle piacere parlare, invece, delle sue esperienze nel dietro le quinte del settore editoriale o meglio in vesti ben diverse da quelle di autrice, perché Flora ha sempre avuto un sogno: aprire una casa editrice e lavorare in questo ambiente.

Quando mi raccontò questo desiderio, pensai fosse un’impresa tanto affascinante quanto ardua perché, come ben saprete, l’editoria tradizionale italiana non naviga in buone acque, anche se si spera sempre che le cose cambino in meglio.

In Italia saprete che la pressione fiscale è molto alta, che i rischi per un giovane imprenditore sono tanti, che i libri sono difficili da vendere, che le tasse sono enormi, per cui credo che una scelta del genere sia sempre molto coraggiosa e interessante.

In attesa di realizzare questo sogno, Flora ha avuto occasione di arricchire il suo curriculum e soprattutto le sue esperienze nel settore.

Prima è arrivata la proposta della Omnia One Group Edizioni per una collaborazione diretta con l’editore e, in seguito, dalla piattaforma pubme.me sulla quale si autopubblicava già come autrice, ma sarà lei stessa a raccontarci questa parte delle sue attività.

Ciao Flora, grazie per aver accettato questa intervista. Sono molto contenta di poterne parlare, perché penso tu stia facendo un percorso formidabile in questo settore. Io sono la prima a dire sempre che è fondamentale l’esperienza, non solo in qualità di autori, ma nel dietro le quinte di questo lavoro. La scrittura, infatti, come ho sempre detto, è un lavoro a tutti gli effetti.

Vorrei chiederti, innanzitutto, come e da dove nasce la tua voglia di diventare editore.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, innanzitutto grazie per la tua bellissima presentazione!

La mia voglia di diventare editore nasce dal mio amore per i libri e per la scrittura, sono sempre stata affascinata da tutto il processo che c’è dietro le quinte e che porta un manoscritto a diventare bestseller. Devo ringraziare il self publishing, perché mi ha dato la possibilità di toccare con mano tutti i passaggi, proprio perché nel self sei editore di te stessa. Mi piaceva scrivere, ma mi piaceva anche scegliere la cover e curare tutta la fase di marketing. Per me non è mai stato un peso la promozione dei miei libri, ma un vero piacere. Infatti, quale autore ha successo? Chi si diverte con i propri protagonisti e potrei citare Marilena Barbagallo e le sue Krum Chat (divertentissime), Ava Lohan con le sue card e te… con il tuo Rasoio e Ceretta!

Quando ti è arrivata la prima proposta di collaborazione editoriale dalla Omnia One Group Edizioni, cosa hai pensato? Hai accettato subito?

RISPOSTA:

Allora, diciamo che è avvenuto tutto in modo casuale: io e la mia collega stavamo chattando (anzi… spettegolando) e a un certo punto abbiamo iniziato a parlare del mondo dell’editoria. Le ho raccontato un po’ della mia esperienza di autrice e della mia voglia di lavorare nel mondo dell’editoria. Lei, allora, mi ha proposto di presentare una relazione e così sono entrata a far parte dello staff.

Qual è il tuo ruolo all’interno della Omnia One Group Edizioni?

RISPOSTA:

Il mio ruolo era (al momento non collaboro più con questa CE) quello di aiutare gli autori nella promozione, utilizzando soprattutto i social.

So che hai scritto anche una storia a quattro mani con l’editore Claudia Crocioni. Da dove e come è nata questa idea?

RISPOSTA:

È nata per puro divertimento e perché io e Claudia siamo sempre state in sintonia e perché entrambe amiamo scrivere.

Successivamente hai ricevuto una nuova proposta di collaborazione dalla piattaforma pubme.me sulla quale ti autopubblicavi e avevi già esperienza. Cosa ti è stato chiesto?

RISPOSTA:

Mi è stato chiesto di gestire una collana, di scegliere il genere che desideravo e di darle un nome.

Qual è il tuo ruolo, allo stato attuale, all’interno della redazione pubme.me?

RISPOSTA:

Gestisco la collana occupandomi di tutto: valutazione manoscritti, editing e creazione copertina (in questi ultimi due campi mi affido a dei professionisti validi tra cui Miriam Rizzo in qualità di editor e Loredana –https://www.facebook.com/lgbookcovers/ – che è la grafica delle bellissime cover).

So che hai creato una vera e propria collana per la piattaforma, chiamandola collana floreale dal tuo nome. Come è stata accolta questa idea dai responsabili della pubme.me e dagli autori?

RISPOSTA:

Nessuno si è opposto, avevo piena libertà di scelta, Floreale nasce dall’unione del mio pseudonimo e del mio nome (Flora+Alessandra).

Quante proposte di valutazione ricevete ogni giorno?

RISPOSTA:

Dipende dai giorni e anche dal periodo, in alcuni giorni me ne arrivano di più perché, magari, c’è qualche sponsorizzazione in atto!

Come basi le tue valutazioni sui manoscritti che ricevi?

RISPOSTA:

Solitamente li valuto io però, vista la quantità, ho chiesto aiuto a persone fidate, che mi conoscono. Una di queste è mia sorella, molto appassionata di letteratura e che al momento frequenta il corso di laurea in Lettere Moderne. Lei mi prepara una scheda riassumendomi il manoscritto, la sua opinione, la coerenza semantica e stilistica.

So che hai scelto anche una grafica bravissima, Loredana di LG Book Covers, la quale realizzerà tutte le cover per le pubblicazioni della tua collana. Direi una scelta eccellente. Ti va di parlarcene?

RISPOSTA:

Loredana è bravissima, una persona molto disponibile che ha capito fin da subito quali sono le mie esigenze. Le sue cover sono fantastiche e hanno riscosso un vero successo.

Tra l’altro, tu ricopri anche un ruolo fondamentale, a mio avviso: sei una promotrice social molto in gamba. Utilizzerai queste tue qualità anche per gli autori che scegli di pubblicare?

Collana floreale di Flora Gallert.

RISPOSTA:

Grazie! Infatti quella della promozione è la parte che preferisco, io entro in atto dopo la pubblicazione del romanzo (delle scelte di marketing – ovviamente – vengono fatte anche prima: sono molto importanti il titolo, la cover e la sinossi).

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Essendo comunque all’inizio di questa esperienza, non posso ancora prevedere il mio futuro. La mia speranza resta, quindi, quella di poter continuare a lavorare nel mondo dell’editoria, potermi dedicare a esso completamente e poter vivere con i libri.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“Fidati di me”. Esce un’opera di Jessica Verzeletti.

La sua opera è tra le prime tre a uscire con una nuova collana editoriale per la piattaforma di pubblicazione pub.me.

La collana di cui parliamo è stata fondata e sarà curata dall’autrice Flora Gallert che tutti voi conoscerete già e si chiamerà Collana Floreale proprio dal suo nome.

Jessica Verzeletti deve, di certo, aver colpito la talentuosa Flora Gallert, per arrivare alla selezione della sua opera, questo mese in uscita con altre due autrici: Therry Romano e Ilaria Militello, già apprezzate e conosciute dagli appassionati lettori che acquistano eBook sul web.

Parliamo in questa intervista di Jessica Verzeletti che è un’autrice da scoprire e di cui magari apprezzeremo anche la storia dal titolo “Fidati di me”.

Ciao Jessica, grazie per aver accettato di parlare di te e della tua opera. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e a pensare di pubblicare seriamente.

RISPOSTA:

Un enorme saluto a tutti! Innanzitutto ringrazio Flora per avermi scelto nella sua collana Floreale, è stata una grande sorpresa per me ricevere la notizia della pubblicazione della mia opera. Dunque, ho cominciato a scrivere dieci anni fa circa, finché ho deciso di cimentarmi seriamente nel mio primo romanzo. Pubblicare la mia prima opera è stata una grande sfida per me stessa, ho voluto dimostrare che se volevo potevo farcela. Sono sempre stata una persona con poca autostima e questo per me è stato un grande obiettivo da raggiungere per dare finalmente una “scossa” alla mia vita. La stesura e la pubblicazione del mio primo manoscritto ha dato il via ad un grande cambiamento nella mia vita. Il percorso è stato pieno di difficoltà, gli ostacoli che mi si sono posti davanti sono stati molti, ma ho tenuto duro e ce l’ho fatta!


Avevi già pubblicato prima di questa esperienza che stai per fare con la Collana Floreale?

RISPOSTA:

Sì, ho pubblicato il mio primo esordio “Lucifer e i cavalieri della luce” tramite Lettere Animate Edizioni, e altri in self publishing con la piattaforma Pub.Me.

Raccontaci in breve la storia di “Fidati di me”. Cosa dobbiamo aspettarci dalla tua opera?

Fidati di me di Jessica Verzelleti

RISPOSTA:

Fidati di me” in primis è un romanzo rosa. Sono onesta ad ammettere che non sono mai stata amante della narrativa rosa, considerandola troppo sdolcinata per i miei gusti. Finché ho deciso di mettermi alla prova, creando un romanzo romantico con temi importanti. Infatti, l’opera tratta della violenza sulle donne, tematica molto delicata in questi tempi. “Fidati di me” presenta come protagonista una donna in carriera, Selene, uscita da una situazione drammatica e pronta a riprendere in mano la propria vita, nonostante si porti appresso ancora delle profonde ferite. Purtroppo, come spesso accade, una donna ferita manca di fiducia verso il prossimo, non crede più nell’amore, ma nonostante ciò, si dimostra una persona sensibile e pronta ad aiutare il prossimo.

Che tipo di autrice sei? A quale genere ti piace dedicarti?

RISPOSTA:

Beh, genere fantasy! Ho iniziato a scrivere proprio questo genere e voglio continuarlo. Non riesco a farne a meno, mi piace spaziare con la fantasia.

Qual è stata l’opinione di Flora Gallert quando ha valutato la tua opera?

RISPOSTA:

Flora è stata colpita dal mio romanzo, perché tratto un argomento che le sta molto a cuore. Ho messo al primo posto una donna forte che ha imparato a mettere davanti se stesse e le sue priorità. Ritiene che tutto ciò sia un grande insegnamento e vuole aiutarmi a diffonderlo. Mi ha fatto molto piacere sapere che il messaggio che volevo lanciare sia arrivato a destinazione nel modo giusto.

Cosa ti aspetti da questa pubblicazione?

RISPOSTA:

Spero qualcosa d’inaspettato, ovviamente in senso positivo. Vorrei qualcosa che mi sorprenda! Fino ad ora sono stata soddisfatta di come sono andate le cose, piccoli passi e piccole soddisfazioni. Mi piacerebbe che la pubblicazione per la Collana Floreale mi spiani di più la strada per una bella “salita”.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Se facessero un film della mia opera sarebbe un colpo grosso!!! Ovviamente, si sogna soltanto e si resta con i piedi per terra. Spero che tutto questo mi porti solo esperienze positive e costruttive.

Grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

Giulia Martani ci racconta la sua carriera artistica tra set fotografici e scrittura.

Giulia Martani è una ragazza bellissima che ha saputo districarsi sempre molto bene tra i set fotografici che frequentava in qualità di modella e la scrittura, gli studi di Giurisprudenza e la passione per l’arte.

La sua prima opera letteraria si intitola “Nero ma non troppo” ed è stata pubblicata da Sensoinverso Edizioni nel 2011, prima di quella che è stata la sua opera più nota dal titolo “Benzina” con Lettere Animate nel 2012 e poi “La gatta che si credeva una bambina” per EdiGiò per arrivare ad “Angelo del fango” per Il Rio Edizioni e all’opera “La praticante” sempre con la stessa casa editrice.

Qualche giorno fa è uscita la nuova edizione dell’opera “Benzina” con Rio Edizioni e per questa occasione ne parliamo al Pink Cafè.

Tra l’altro, Giulia è stata tanto cortese da accettare, tempo fa, anche il mio invito a diventare il volto di Lanty, il mio personaggio letterario più divertente dalla serie chick lit “Lanty&Cookies” e ne sono molto contenta, perché si è prestata con gentilezza e simpatia, ma anche molta professionalità ed entusiasmo a questa proposta.

Ciao Giulia, grazie per aver accettato questa intervista. Vorrei chiederti subito quando hai iniziato a scrivere con il sogno di pubblicare.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie a te! Ho iniziato a scrivere fin da bambina, ma ho iniziato a pensare seriamente alla pubblicazione sono alle superiori, quando ho partecipato per la prima volta a concorsi e antologie, proponendo dei racconti brevi.

La tua prima opera pubblicata è stata “Nero ma non troppo”, vero? Qual era la trama?

RISPOSTA:

Esatto, “Nero ma non troppo” è una raccolta di racconti noir, il cui filo conduttore è la suspense che pervade ogni storia, dall’inizio alla fine…e il finale, rigorosamente a sorpresa!

La tua opera più nota, però, forse, rieditata in seconda edizione, tra l’altro in questi giorni, si intitola “Benzina”. Ti va di raccontarci quale tema predominante affronti in questa storia?

Benzina II Edizione di Giulia Martani

RISPOSTA:

Benzina” è un libro a me particolarmente caro, non solo perché è il mio primo romanzo, ma soprattutto per la tematica che affronta, che è a dir poco attuale e drammatica: il bullismo tra i banchi di scuola, in particolare quello al femminile, a mio avviso il più subdolo e pericoloso. Ilaria, la protagonista del libro, racconta la sua vicenda a ritroso dal carcere minorile, dove si trova reclusa per aver commesso un gesto gravissimo: ha bruciato la scuola con della benzina. Eppure, un tempo Ilaria era una quattordicenne ingenua, timida e secchiona, starà al lettore scoprire quali terribili e traumatici eventi l’hanno sconvolta al punto di portarla a commettere un gesto talmente efferato. La voce narrante della studentessa ripercorre la drammatica vicenda a partire dal primo giorno di scuola superiore, proseguendo poi con un clima sempre più serrato, che porterà al tragico epilogo.

Un altro titolo molto interessante è “La praticante”. Era autobiografica? Ricordo che tu frequentavi la facoltà di Giurisprudenza e hai voluto, in parte, raccontare i disagi dei praticanti in questo campo, vero?

RISPOSTA:

Sì, “La praticante” è un libro a metà strada tra il legal thriller e la commedia nera, ed è dedicato a tutti i praticanti avvocato di ieri, oggi e domani, nonché ai giovani precari in generale…In parte è autobiografico perché anch’io, come la protagonista, sono stata un praticante avvocato, ma fortunatamente nello studio legale dove ho svolto il praticantato non sono stati commessi omicidi! Ho voluto un po’ enfatizzare certi aspetti della vita del giovane praticante, per stigmatizzarli e offrire spunti di riflessione per il lettore. Conclusa l’esperienza universitaria, Francesca parte piena di entusiasmo e inizia a svolgere il praticantato presso uno studio legale, dove si scontra con la dura realtà, che non è esattamente quel mondo magico e fatato che immaginava di trovare, dopo l’agognata laurea. Rimane ben presto delusa, perché si accorge che non è tutto rose e fiori, anzi l’attività di praticante è svolta gratuitamente o tutt’al più sottopagata. Oltretutto c’è un’impiegata bella e attraente che sottrae denaro allo studio che, in un susseguirsi di tensione, si trasformerà nella scena del crimine, nonché teatro delle indagini e preda del cinismo della tv del dolore.

Come sei riuscita a gestire gli impegni tra set fotografici in qualità di modella con la scrittura e poi gli studi?

RISPOSTA:

Portare avanti attività così diverse tra loro è stato un po’ complicato, anche perché ci sono ancora dei pregiudizi legati al lavoro di fotomodella, che talvolta può essere considerato poco compatibile con professioni più “austere” o intellettuali.

Qual è il settore a cui preferisci dedicarti?

RISPOSTA:

Mi appassionano entrambi, sono due modi per esprimere la propria personalità ma, guardando in prospettiva, sicuramente metto al primo posto la scrittura, che è un’attività più “a lungo termine”. Potrei immaginarmi intenta a scrivere anche a novant’anni, mentre posare come modella, dopo una certa età sarebbe certamente più difficile, anche se non impossibile!

Se dovessi descriverti con quattro aggettivi, quali useresti?

RISPOSTA:

Ironica, spiritosa, lunare (per via del colorito) e… glutenfree!

Continua a leggere Giulia Martani ci racconta la sua carriera artistica tra set fotografici e scrittura.

“La libreria degli amori impossibili” è l’opera della scrittrice Elisabetta Lugli.

Il 18 maggio è uscito il romanzo “La libreria degli amori impossibili” (Newton & Compton Editori) di Elisabetta Lugli.

Quando ho notato questo libro on line, ho subito pensato che fosse interessante parlare con la sua autrice, perché il titolo, così come la cover mi hanno stuzzicato la curiosità di sapere di più circa la storia che vi scopriremo.

Ho contattato Elisabetta per chiederle di parlare della sua opera e magari anticiparci qualcosa, in occasione dell’uscita tra qualche giorno.

Sono molto curiosa di conoscerla meglio e di scoprire cosa ci riserverà questa storia che sembra già molto quotata e interessante.

Elisabetta è una scrittrice di Torino dove vive e lavora. È proprietaria di un bistrot che ha aperto con sua sorella e che si chiama “Il Cantiere Edibile” dove, si dice, le piaccia anche scrivere le sue storie.

Ciao Elisabetta, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè, sono molto contenta di avere occasione di parlare con te. Ti chiedo subito quando è iniziata la tua passione per la scrittura.

RISPOSTA:

Io amavo scrivere già da bambina. Quattro anni fa, poi, la mia passione è cresciuta; l’esigenza di scrivere si è fatta più forte e ho iniziato a sognare di pubblicare.

Raccontaci come è nata la storia de “La libreria degli amori impossibili” e come sei arrivata alla sua pubblicazione.

RISPOSTA:

La storia è nata pian piano dentro di me, ispirata da alcuni luoghi particolari della mia città, Torino. Il personaggio di Anna ha preso forma da sé, crescendo nella mia immaginazione fino a quando, un dettaglio dopo l’altro, è diventata una figura ben delineata. A quel punto è stato come se la conoscessi, un po’ come se fosse un’amica. Ho scritto la storia, poi ho partecipato ad alcuni concorsi senza ottenere risultati. Allora l’ho ripresa in mano e l’ho rivista, apportando parecchie modifiche. Infine l’ho messa su ilmiolibro.it. Quando è stata indetta l’edizione 2016 del concorso ilmioesordio mi sono subito iscritta. Mesi dopo, mi sono ritrovata in finale, e non mi pareva vero. Infine il mio sogno si è avverato: ho vinto il concorso, e con esso la pubblicazione con Newton Compton.

Ci puoi anticipare qualcosa della trama? Dove ci troviamo e quali protagonisti troveremo?

RISPOSTA:

La libreria degli amori impossibili di Elisabetta Lugli

Ci troviamo a Torino. La storia ruota attorno ad Anna e alle complicazioni che lei si trova ad affrontare dopo aver scoperto che, a causa di una vecchia bugia, la sua vita ha preso una strada diversa da quella che avrebbe potuto percorrere. Tra gli altri personaggi, chi ha un ruolo molto importante nello svolgimento della storia è Adele, la proprietaria della libreria nella quale Anna lavora: una persona che si rivelerà essere molto diversa da come appare.

È la tua prima opera letteraria?

RISPOSTA:

Ho scritto racconti e poesie in passato, questo è il mio primo romanzo.

Stai lavorando a una nuova storia in questo periodo?

RISPOSTA:

Ho alcune idee in mente e ho iniziato a scrivere qualcosa, ma è ancora presto per parlarne, potrei cambiare ancora tutto!

Raccontaci del tuo bistrot, è vero che scrivi lì le tue storie?

RISPOSTA:

Sì, il locale è aperto tutto il giorno e nel pomeriggio è abbastanza tranquillo: io mi metto davanti al pc e scrivo. Anche se le persone attorno a me parlano, mentre scrivo entro nel mio mondo. Il Cantiere Edibile è un posto che mi dà l’ispirazione: è affacciato su una piazza bellissima che non mi stanco mai di ammirare, anche se la vedo praticamente tutti i giorni da quattro anni. A ben pensarci, la nascita del locale coincide con la nascita del romanzo: sono cresciuti insieme.

Ancora una domanda, la stessa che faccio a tutte le autrici che intervisto al Pink: se infilassi ora una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Mi sento fortunata, molti dei miei sogni si sono avverati. Dal cassetto ora mi piacerebbe tirare fuori altre storie da raccontare.

Grazie per la tua gentilezza e disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

Quanto conta e cosa comporta oggi essere un “influencer”?

È probabile che abbiate notato questa parola negli ultimi tempi legata alle blogger e al mondo social, perché la parola “influencer” sta entrando nel nostro vocabolario sempre più spesso.

Chi è e cosa fa un “influencer”?

Tutti noi siamo sempre più “social”, ormai, in quanto navighiamo, chattiamo, smanettiamo al cellulare con costanza e tenacia, intraprendenza e divertimento. A volte lo facciamo per semplice hobby, perché ci piace, tra selfie e socializzazione, per condividere dei momenti particolari della nostra vita o magari un’attività, una passione, un lavoro, una moda o una preferenza per qualcosa, altre volte perché magari, ci siamo accorti di avere molti consensi sul web e per chi magari scrive o fa attività di blogging (ovvero è un blogger e scrive con costanza, sperando che una serie di collaborazioni artistiche possano diventare dei dettagli interessanti sul curriculum), ecco che siamo portati a diventare anche degli “influencer”.

L’influencer, in ambito social, è quella persona che adopera in modo continuativo e creativo il web attraverso l’interazione mediatica nei social network a cui è iscritto, raccogliendo consensi, “like”, condivisioni, seguaci, amici, contatti e magari anche proposte lavorative (perché no?).

Quando una persona, quindi, diventa molto seguita, raccogliendo sui social migliaia, centinaia e a volte anche milioni di persone che diventano fedeli estimatori, contatti attivi e pure “amici social” ecco che si diventa, automaticamente, degli “influencer” ovvero delle persone che, essendo tanto seguite e magari potendo influenzare, in qualche modo, l’opinione altrui, diventando un esempio da seguire o magari consigliando determinate attività (come l’acquisto di prodotti o altro), assumono una rilevanza particolare fino a diventare anche molto note, almeno sul web.

Avete mai sentito dire che questa o quella persona è diventata un “influencer” grazie al suo blog, alla sua passione per la moda, l’arte, la musica, la scrittura, la pittura e tanto altro? Bene, quelle persone magari hanno cominciato, un passo alla volta, a farsi seguire permettendo a un pubblico di internauti di interagire con loro, di entrare nella loro vita, di farsi osservare, scrutare, studiare, apprezzare, consigliare, coinvolgendo l’interesse e l’interazione sociale di altri.

Se si è appassionati di un settore specifico, se ci si vuole aprire uno spazietto personale, partendo da un blog e proseguendo sui social, per parlare di un determinato argomento, si può diventare degli “influencer” nel momento in cui si attira l’attenzione di un pubblico sempre maggiore.

Chi ama la moda, può parlare di tendenze in quel settore, chi i libri delle novità letterarie, della critica, della scrittura, chi la musica di tanto altro così come di molte altre forme artistiche e di qualunque tipo di settore che raccolga consensi e una buona attività per la socializzazione.

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C’è chi parla, in giro, anche di “influencer marketing” quando si diventa tanto socialmente seguiti da poter svolgere un’attività lavorativa, soprattutto se ingaggiati da qualche azienda o cliente che vuole pubblicizzare un prodotto.

Tiziana Iaccarino.

“Vivere di scrittura”? Si può! Ce lo racconta Roberto Tartaglia.

A volte, navigando sul web, ci si può imbattere in siti e articoli, ma soprattutto persone molto interessanti o, comunque, che trattano argomenti che ci possono incuriosire e far chiedere tante cose. L’articolo che avevo letto è quello che vi segnalo in seguito, per chi è curioso: “Vivere di scrittura è possibile” (link: https://www.viverediscrittura.it/vivere-di-scrittura-e-possibile/ ).

Chi ama la scrittura e i libri, come me, e nota un sito come “Vivere di scrittura” ( www.viverediscrittura.it ), non può non farsi una serie di domande.

Quando ho letto le argomentazioni riportate in quell’articolo, mi sono detta che non fossero per niente campate in aria, anzi… è stata proprio la loro fattibilità a convincermi a contattare l’autore.

Chi, come me, scrive soprattutto romanzi, oltre a essere blogger, spesso crede che non sia possibile vivere di sola scrittura e, in effetti, anche solo dirlo, sembra quasi utopico, soprattutto se andassimo dai nostri amici e parenti a dire “Sapete, esiste un modo per vivere di sola scrittura e io vorrei davvero realizzarlo!” Forse ci riderebbero in faccia, magari non ci prenderebbero sul serio, peggio ancora ci manderebbero a quel paese, dicendo apertamente che sogniamo.

Personalmente, però, penso che una delle cose più belle che si possano fare nella vita sia proprio questo: sognare e poi darsi delle opportunità e dirsi “Perché no?”

Ma, tornando all’argomento principale di questa intervista, che è tutta dedicata al fondatore del sito “Vivere di scrittura”, nonché dell’Accademia del self-publishing (avete capito bene!) nella quale si può apprendere come trasformare la propria passione per la scrittura in un mestiere vero e proprio, scoprirete che molti sogni sono anche realizzabili.

Roberto Tartaglia, classe 1977, infatti, è molto più di un semplice autore, è un ragazzo che si è davvero rimboccato le maniche, che si è dato da fare, che ha dimostrato di valere, che sa il fatto suo e soprattutto che non si è fermato alla sola idea di scrivere romanzi autopubblicati, è andato oltre… molto oltre a ciò. Ce ne parlerà in questa intervista.

Ciao Roberto, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Come avrai notato da ciò che ho scritto, ho letto un tuo articolo molto interessante e ho deciso di contattarti, affinché tu possa raccontare la tua esperienza e magari dare qualche dritta a chi “sogna” come noi.

Cominciamo dall’inizio, quando e come parte la tua avventura con la scrittura? Quando poi la metti in pratica e in che modo?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie mille. Per tutto!

La mia avventura parte dalla tenera età. Ho sempre amato la scrittura e la narrazione. Trovo che la narrazione, in particolare, sia lo strumento più adatto per trasmettere messaggi di ogni tipo.

Da piccolo scrivevo qualsiasi cosa mi venisse in mente di raccontare. Poi, crescendo, sono passato a scrivere testi per canzoni (avevo una band, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio).

Da qui, è nata e maturata, in me, l’idea che la scrittura potesse e dovesse diventare il mio lavoro. Volevo fare ciò che mi appassionava. Sino ad allora ero stato un informatico.

Così, per usare le tue parole, mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a specializzarmi. I soldi che guadagnavo con la musica e l’informatica li investivo in formazione. Sono diventato un giornalista, ho iniziato a scrivere racconti con una casa editrice e ho conosciuto tante persone interessanti.

Nel 2009 ho scoperto il self publishing. E tutto è cambiato.

Tu sei un autore, giusto? Io quando parlo di “autore” intendo dire una persona che scrive e quindi può scrivere non solo romanzi, ma veramente di tutto. Partiamo da dove e da cosa tu hai scritto? Dai romanzi autopubblicati?

RISPOSTA:

Non proprio. Come dicevo prima, sono partito da articoli giornalistici e racconti. Storie che sono state inserite in antologie insieme a quelle di grandi come Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, Pedro Casals, Ben Pastor e così via.

Solo nel 2008/2009 mi sono interessato al self publishing, dopo aver ricevuto alcuni rifiuti e (ben peggio) proposte “poco allettanti”, da case editrici varie, per il mio primo thriller. Da lì, tutto è cominciato.

Ma è solo la mia storia, si può iniziare da qualsiasi punto. È la passione a trascinarti. Peraltro, oggi il self publishing è popolare anche in Italia. Quando io iniziai ad autopubblicarmi c’era poco o nulla. Infatti, mi affidai a Lulu.com, servizio ottimo, ma con sede in Canada. Ordinare un mio libro richiedeva costi di spedizione superiori a quelli di copertina e l’eBook era ancora sconosciuto.

Leggo dalla tua biografia anche di personal branding e web marketing. Ci spieghi in termini semplici cosa sono?

RISPOSTA:

Per web marketing si intendono tutte quelle attività di promozione (di un servizio o prodotto) che si sviluppano attraverso il Web, quindi sui blog, sui social media e così via.

Per personal branding, invece, si intendono quelle attività in grado di promuovere la tua persona, i tuoi valori, le tue capacità. Ed è di estrema rilevanza, se si vuol fare della scrittura il proprio mestiere, nell’era di Internet.

Sì, perché non si può più intendere la promozione così come la si intendeva fino a qualche anno fa, o come qualcuno la intende ancora oggi. Non basta urlare a tutti che si è scritto un libro e che è il migliore del mondo. Peraltro è anche controproducente, perché oggi i lettori sono smaliziati e giustamente critici.

Occorre, allora, farsi conoscere per ciò che si è, per ciò che si sa fare. Questo è il personal branding. Il vero prodotto, oggi, siamo noi. Anzi: è la nostra professionalità.

Sei diventato un Giornalista Pubblicista regolarmente iscritto all’Ordine dei giornalisti e hai, quindi, seguito anche quel tipo di carriera. Ci racconti come hai fatto?

RISPOSTA:

Seguendo il percorso obbligatorio: ovvero lavorando per due anni in una testata registrata e scrivendo centinaia di articoli. Articoli che poi ho sottoposto all’attenzione dell’Ordine, insieme alle ricevute di pagamento emesse dal giornale, prima di sostenere l’esame.

Non c’è altro modo, oggi, per diventare giornalisti e iscriversi all’Ordine. Non è stato facile trovare un giornale che mi facesse scrivere e mi pagasse, ma grazie ad amici sono riuscito a trovare un settimanale di approfondimento che me lo permettesse.

Ho scritto di politica, ma soprattutto di cronaca nera: omicidi, criminalità organizzata, reati ambientali e così via. Una ricca fonte di spunti, insomma, visto che sono anche autore di thriller.

Passiamo ora ai tuoi consigli, soprattutto a quelli che ho letto nell’articolo di cui ho parlato poc’anzi. Tu dici che è possibile vivere di scrittura, se ci si impegna davvero, e soprattutto se si ampliano i propri orizzonti; quindi, non solo libri o romanzi autopubblicati, ma anche blog, social media marketing e molto altro. Hai persino consigliato di diventare ghostwriter, in quanto scrivere libri per altri può diventare molto remunerativo. Ci parli, brevemente, di ciascuna di queste eventualità?

RISPOSTA:

Differenziare le entrate è fondamentale, lo dico anche nella primissima lezione dell’Accademia del Self Publishing. Viviamo in un mondo fortemente competitivo e complesso, dal punto di vista economico. Lo sappiamo bene.

Pensare di vivere solo scrivendo romanzi, mentre si fuma una pipa in riva al lago, è un sogno anacronistico. Ci si può riuscire, ma dopo anni di gavetta e lavoro, dopo essersi fatti un nome. D’altronde, anche tra i big ci sono stati (e ci sono) autori che fanno mestieri di scrittura diversi: da Hemingway a Connelly, da King a Saviano.

Oggi abbiamo il Web, in più, a darci una mano.

Si può scrivere per il proprio blog e monetizzare con le affiliazioni, o vendita di prodotti, si può scrivere per altri blog e farsi pagare, si possono scrivere pubblicità o contenuti per i social media…

Insomma: le opportunità non mancano e alcune sono davvero ben pagate.

Si può anche scegliere di lavorare in un’Azienda, come addetto stampa, creatore di contenuti Web e altro.

Tu sei andato a cercare un corso specializzato per ciascun settore, per essere regolarmente riconosciuto in ogni ruolo che ricoprivi. Giusto?

Sei un membro del MENSA (ci spieghi in breve di cosa si tratta?), hai un certificato di Web Marketing e Social Media Specialist con Madri Marketing, ti sei formato con Il Sole 24 Ore in Media Relations e Digital PR, oltre che in Web Writing e come organizzatore di eventi, tanto per menzionare solo alcuni dei tuoi riconoscimenti. Ci racconti quanto è importante ottenere questo tipo di specializzazioni?

RISPOSTA:

Sì, ho dovuto studiare molto e in molti posti differenti. Anche per questo motivo ho creato l’Accademia del Self Publishing: per cercare di centralizzare, in un’unica scuola online, la maggior parte di queste nozioni, garantendo un risparmio in termini di soldi e tempo, agli studenti. Studiare è fondamentale!

Dobbiamo prima capire da dove partire, se vogliamo davvero fare del nostro meglio e camminare con i nostri piedi.

Chi dice “non ho bisogno di studiare, la scrittura parte dal cuore” e oscenità simili, probabilmente passerà la vita a chiedersi “perché non vendo libri?”.

Bisogna mettersi in testa che la scrittura è un lavoro come un altro. A chi verrebbe in mente di improvvisarsi idraulico, elettricista, chitarrista, medico o biologo? A nessuno direi. Allora perché, un lavoro che richiede specializzazioni, come la scrittura (ancor più la scrittura indipendente di oggi), dovrebbe essere svincolato dallo studio? È follia! L’ispirazione va benissimo, la passione è indispensabile, ma servono anche tecnica e studio, è un dato di fatto.

Riguardo al MENSA, è stata una sfida personale che ho superato e che mi ha fatto conoscere tante persone fantastiche. Il MENSA è un’associazione mondiale senza scopo di lucro che, attraverso un test di intelligenza, recluta quel 2% di popolazione mondiale con un quoziente intellettivo (QI) superiore alla norma. Il QI medio, su scala Cattell, è pari a 100. Per superare il test del MENSA occorre avere almeno 148.

Passiamo ora alla tua Accademia del self-publishing on line. Come nasce e cos’è? Cosa proponi con la stessa?

RISPOSTA:

Come accennavo prima, nell’Accademia ho condensato tutte (o quasi) le mie conoscenze tecniche sulla scrittura, sul web marketing, sulla psicologia della comunicazione e sul personal branding.

Non ho affatto la presunzione di possedere il Verbo e non mi reputo per nulla un “guru”. Sono solo un professionista della scrittura e della comunicazione che, dopo oltre un decennio di lavoro e specializzazioni, ha deciso di trasferire le sue conoscenze per aiutare anche altri a coronare il sogno di vivere di scrittura.

L’Accademia è suddivisa in lezioni. Ciascuna lezione comprende video, PDF da scaricare e link ad approfondimenti esterni, ma anche esercizi. Chi termina l’anno di studi, infatti, potrà sostenere un esame per ottenere l’attestato di Self Publishing Specialist.

Ma non si è obbligati a terminare l’anno. I pagamenti sono mensili e via Paypal. Così, si hanno da subito a disposizione tutte le lezioni e si decide autonomamente se e quando sospendere gli studi.

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Un club pink? Direi più voglia di raccogliersi in tondo.

file5421245874248Ciao a tutti!
Oggi si apre il club letterario “The Pink Cafè” e siamo orgogliose, sia io che Tiziana Cazziero di aprire le danze, metaforicamente parlando, ma se questo fosse un locale vero e proprio, direi “aprire le porte” e inaugurare la nostra prima serata insieme.
Non sappiamo quando e come sia nata precisamente questa idea. Il Pink Cafè è un gruppo che si è ampliato nel tempo e ha accolto e raccolto molte autrici, rigorasamente donne, non perché abbiamo qualcosa contro gli uomini, ma abbiamo pensato per una volta, egoisticamente, forse, a noi… pink ladies, quelle a cui piace fantasticare di più, sognare, mettersi in gioco, ma non troppo sul serio e se si può ironizzare, quindi diventare persino irriverenti e poco avvezze ai convenevoli di ogni genere, meglio ancora. Fatto sta che questo club immaginario ci ha permesso di conoscere tante persone straordinarie, tutte accomunate dalla voglia di condividere la passione per l’arte e, in particolar modo, per la scrittura.
Scrivere, dopotutto, ci permette di raccontare meglio il nostro animo e ciò che ce lo smuove in qualche modo, di far sapere agli altri come interpretiamo il mondo che ci circonda e come vorremmo che fosse, magari riassumendolo semplicemente in una storia scritta.
Questo benvenuto personale è dedicato a chi ci segue e soprattutto a chi ci sostiene e farà parte dell’idea che “club letterario” significa “sogno comune”, ogni tanto da brindare, ogni tanto da annusare, assaggiare, gustare, magari descrivere, raccontare, per continuare a divertirsi facendo ciò che amiamo.

Tiziana Iaccarino.