“Post sul Cup: (ce n’è per tutti i gusti)”.

Post sul Cup: (ce n’è per tutti i gusti)” è la nuova opera di Silvia Cossio e a quanto pare parleremo di lavoro e di una storia vera.

L’opera uscirà il 21 settembre prossimo su Amazon e probabilmente scatenerà anche delle polemiche o l’interesse di chi vuole sapere davvero come funzionano le cose nel mondo del lavoro in Italia.

Ecco la sinossi.

Il 7 novembre 2011 inizia la mia avventura al CUP. Ancora oggi non mi capacito della fortuna avuta. Avevo messo un’inserzione su un sito per la ricerca del lavoro ed ero stata contattata dall’agenzia che all’epoca si occupava delle assunzioni. Contratto di tre mesi, non molto, con poche prospettive dal momento che non era chiaro a chi dovesse andare l’appalto… Ad ogni modo, rinnovo dietro rinnovo, ricorso dopo ricorso, FINALMENTE arriva il tanto desiderato contratto a tempo indeterminato. Il lavoro è di quelli seri, avendo spesso a che fare con la malattia e la sofferenza, MA il mio carattere allegro, poco incline all’accettazione, ha saputo cogliere il lato divertente di ogni situazione. Alcune parti sembreranno barzellette, ma sono vere! Chiaramente nel libro non faccio nomi e non menziono l’ospedale. Ogni riferimento è puramente casuale, tuttavia se qualcuno si “ritrovasse” in qualche descrizione, si faccia un esame di coscienza…

Post sul Cup (ce n'è per tutti i gusti) di Silvia CossioEstratti:

Appena assunta, ho beccato sto tipo che, provvisto di delega ma non di documenti, pretendeva di avere il referto della moglie. Era piuttosto alterato e, con fare aggressivo, aveva sbattuto il foglio del ritiro sul bancone “Mi dica dov’è scritto che ci vogliono i documenti!” aveva gridato “Me lo dica!” Rigirando il promemoria, aveva notato la scritta in grassetto…  E la mia faccia sorridente aveva preso le sembianze della ciliegina sulla torta.

Rimanendo in tema di stranieri…

Ce ne sono tanti che non parlano l’italiano, ma certe cose le capiscono molto bene, eccome se le capiscono.

Io: “Paga il ticket?”

Paziente: “No, non pago.”

Quando solo fino a pochi istanti prima non riuscivamo a capirci…

Anche le parolacce rientrano nel repertorio delle parole utili. Il porca puttana ben pronunciato in mezzo a un’infinità di parole incomprensibili non ha prezzo!!

Tiziana Iaccarino.

 

 

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“C’era una volta a New York”, sta tornando in libreria Cecile Bertod!

Cecile Bertod è una delle autrici italiane più quotate del panorama editoriale italiano. Un nome che è diventato anche un marchio e per qualcuno una garanzia, perché le sue opere sono apprezzatissime e l’autrice è molto stimata.

Sono contenta di sapere che torna alla grande con una nuova pubblicazione di cui ci ha raccontato in varie occasioni anche sul web, attraverso dirette live e post. Lei, in pratica, è un’artista molto social e si fa apprezzare per la sua verve e la sua intraprendenza.

C’era una volta a New York” uscirà il 5 Ottobre in tutte le librerie italiane e nei migliori store on line.

Qui scopriamo una Cecile che si è data da fare a raccontare una storia che attraversa il globo: da Parigi a New York con una protagonista un po’ particolare: Sophie. Chi è, in realtà, questa donzella dovrà affrontare una serie avventurosa di eventi prima di arrivare all’amore?

Ciao Cecile, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei chiederti come è nata questa storia che sembra essere completamente diversa dalle precedenti. Mi sbaglio?

RISPOSTA:

Ciao! Be’… oddio, non saprei. Diversa forse nello stile, parliamo di uno storico e non più di un contemporaneo, ma restano inalterate l’ironia e la bieca considerazione che ho del genere umano e dei cappellini con le piume, argomento per cui prevedo di inserire un’appendice al libro: “piume e ciliegie, compendiario di stile per un sabato sera lontano da gaffe e inutili interrogatori al commissariato”.

Questo in realtà è il mio primo romanzo rosa, anche se verrà pubblicato solo oggi, e difatti Cecile Bertod era il nome del personaggio femminile del romanzo. Ora invece sarà per ovvi motivi Sophie Riou. Come nasce, sarò sincera, non lo so, ma credo abbiano influito vodka, zitellaggio indiscriminato e l’assenza del Wifi.

Da cosa e da dove nasce il titolo “C’era una volta a New York”?

RISPOSTA:

Mi piaceva l’idea: “C’era una volta”. Evocativo, poi tutto sommato sempre meglio di “l’uomo che entrò dall’oblò e si infilò nel mio baldacchino”. Poi mi dicevano che “Via col vento” era stato già preso, la cosa lì per lì mi ha un po’ spiazzata, ho cercato di andare sul sicuro, sai. Una di quelle frasi mai sentite… E poi ho aggiunto New York.

Chi è realmente Sophie?

RISPOSTA:

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Sophie è una donna sfigata. Ma tanto. È la vittima di questo romanzo scapestrato. La becchiamo in un momento difficile, uno di quei “mi scusi, sono momentaneamente occupata”. Parentesi temporale che in questo caso comprende un sequestro non autorizzato dalla media borghesia, orrore e raccapriccio, una crociera non prevista verso il nuovo mondo e la terribile, involontaria, imperdonabile distruzione di un delizioso ombrellino da passeggio. In poche parole: Sophie è un personaggio a un passo dall’esaurimento nervoso. Ondeggia tra le onde in attesa del suo momento di rivalsa. Cova vendetta divorando tartine al salmone. Come non comprenderla? Quell’ombrellino era nuovo!

Io sono curiosa di chiederti se hai mai tratto ispirazione dalla tua vera vita, nel corso di questi anni, durante la stesura dei tuoi romanzi.

RISPOSTA:

Di continuo, purtroppo. E considerando quello che scrivo non è neanche troppo dignitoso ammetterlo. Apre uno scorcio sulla drammaticità dei miei incontri sentimentali di questi ultimi anni.

Qual è il romanzo che ti rispecchia meglio e quello al quale, invece, sei più legata?

RISPOSTA:

Quello che mi rispecchia meglio uscirà a febbraio e quindi ne parleremo magari a febbraio – risata malefica – quello a cui sono più legata è di sicuro “Tutto ma non il mio tailleur”, che oggi invece ha preso il titolo della novella (compresa nel romanzo) e cioè “Nessuno tranne te”. La mia Trudy occuperà sempre un piccolo pezzettino del mio cuore. Forse perché sono l’unica in grado di capirla davvero. Ha bisogno di me per sopravvivere.

Sei un’autrice legata all’idea che arrivare in libreria sia fondamentale per chi scrive?

RISPOSTA:

Ma diciamo che aiuta molto. Ecco, se arrivassi in salumeria potrei mettere in difficoltà il rivenditore e creare un po’ di confusione nell’acquirente. Una di queste volte mi piacerebbe arrivare in una fumetteria per generare panico tra i lettori disseminando aneddoti raccapriccianti su Spiderman e l’uso improprio della lingerie da passeggio.

Cosa desiderava Cecile quando è nata come autrice e ha cominciato a farsi conoscere da un vasto pubblico di lettori?

RISPOSTA:

Che domande! Un brasiliano oliato in perizoma zebrato come qualsiasi autrice di rosa che si rispetti. Pfiu!

Ho notato spesso che, in questo ambiente, ci sono realtà davvero contrastanti: c’è chi aspira ad arrivare in libreria e chi, invece, preferisce restare self. Perché, secondo te, esistono realtà tanto contrastanti?

RISPOSTA:

Perché ci sono contro in entrambe. E c’è chi preferisce la libertà prima di ogni cosa, quindi restare self, chi invece vive ancora secondo quella vecchia concezione di autore da etichetta e sogna la libreria. Io credo che ci sia del giusto in entrambe, ma anche che entrambe siano mosse da un unico denominatore. Ogni autore vuole arrivare a quanti più lettori possibili, poi dietro può esserci qualsiasi motivazione, soldi, fama, condivisione, bisogno di sentirsi parte di un insieme, trovare un mezzo all’apparenza innocuo per far sapere a mezzo mondo che il tuo ex ce l’ha piccolo come un timido girino con la raucedine. Insomma, il vero problema è perché se scrive, poi i mezzi di diffusione sono ovviamente quelli che ti consentono più facilmente di perseguire quell’obiettivo.

Cosa significa per un autore arrivare in libreria? Raccontaci i pro e i contro, se ce ne sono, ovviamente.

RISPOSTA:

Per un autore non lo so, per me significano solo grandissima ansia da prestazione, nausea, vomito, morte apparente. Che poi tu lo sai come sei fatto, che ti metti a fare? Lo scrittore! Ecco, brava, no, davvero Cecile. Complimenti. E ancora peggio, lo scrittore in libreria. Cioè non lo scrittore da angolo, tipo azalea, vaso decorativo. Lo metti lì su una scrivania, spolveri di domenica. E intanto lui sta lì a battere, battere, battere. Ogni tanto passa qualcuno: ma ancora? Te lo vuoi trovare un lavoro serio? E lui: ma io sono uno scrittore! Già, solo che lo sa solo lui. Però ecco, a suo modo è fortunato, perché resta convinto, non c’è nessuno che può contraddirlo, nessuno l’ha letto. Nessuno smetterà mai di leggerlo. Quindi in sostanza, non rischia neanche un flop. Meno di zero c’è solo zero. È lo scrittore perfetto! L’irriducibile, intramontabile sconosciuto. L’uomo che scavalca le vette dell’immaginazione spinto da biscottini al burro e tazze di tè liofilizzato. Se entri in libreria invece è finita. Per sempre. Basta un errore e cadi giù dalla mensola. E nessuno ti raccoglie. Diventi carta straccia da bidone. Ah… che immagine agghiacciante. Finire in un bidone, e ho solo 34 anni! Di tutte le cose che speravo, il bidone non l’avevo mai preso in considerazione, ecco.


Cosa consiglieresti a una nuova autrice che vorrebbe farsi notare?

RISPOSTA:

Non so… è una domanda complessa. Tanto per iniziare, farsi notare da chi? Lettori? Case editrici? Colin Morgan? Perché per la terza potrei essere poco d’accordo e ho origini calabresi, che tra le tante prerogative genetiche sono accomunati da una inspiegabile predisposizione per il peperoncino e i fucili a piombini. No, così, io ho avvisato…

Ancora una domanda: cosa ti aspetta in seguito? Ci saranno altre pubblicazioni entro quest’anno o per il prossimo?

RISPOSTA:

Febbraio l’ultima. Dopodiché stop. Esatto, proprio stop. Stop a tempo indeterminato. Ho deciso di aspettare, per ricominciare, che sia come dico io, che questo sia quello che voglio davvero in ogni suo aspetto, non solo in parte. Ho deciso che conto più io, io scelgo sempre me, perché se non mi scegliessi io non mi sceglierebbe nessuno. E così lotto per me, ma lotto davvero per me, sempre. Per fare in modo che quello che sono e faccio sia come volevo che fosse all’origine, anche disposta a chiudere per sempre un capitolo se non c’è modo di dargli il finale che desideravo. Non per forza costretta a continuare. Ma poi perché? Per cosa? Non è un obbligo scrivere, non lo è davvero, è invece un obbligo volersi bene, rispettarsi. Ed è quello che intendo fare anche stavolta. Senza fare l’impossibile pur di restare, senza farmi del male. E se non deve essere questo il mio destino, cioè scrivere, saluterò questo mondo con un sorriso, senza rimpianti. Tutto sommato ho raggiunto già più di quanto avrei mai sognato di vedere.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

L’abitudine a segnalare la “concorrenza”. K.J. Roxy ci racconta la sua esperienza personale dalla parte di chi ha patito.

K.J. Roxy è una delle nuove leve, anzi delle “scoperte” di questa estate. Ho avuto modo di parlare del suo primo romance e soprattutto di intervistarla per il Pink in precedenza, anche perché la sua opera “Just a second” ha riscosso ottimi consensi e oggi sono esattamente due mesi dalla sua uscita, lo scorso 15 Luglio.

Rossana che non vuol far sapere il suo cognome per ovvi motivi privati, ha scelto uno pseudonimo: “K.J.Roxy”, come fanno molte sue colleghe, quando sono alla prima pubblicazione o semplicemente perché preferiscono preservare la loro privacy.

La scelta di uno pseudonimo è un esperimento, come ammette direttamente l’autrice, perché era il momento di provare a pubblicare, dopo anni trascorsi a tenere tutto chiuso nella cartelletta di un pc.

A incoraggiarla è stata la sorella Michela e il suo ragazzo, ma parliamo del motivo per il quale questa autrice è stata presa di mira per impedirle, di certo, di continuare o magari per scoraggiarla.

Partiamo dal presupposto che la sua opera è andata molto bene, che nella categoria Racconti è stata in prima pagina della classifica corrispondente per ben due mesi, che non è poco, e che si è fatta notare anche nella categoria Romanzi Rosa e Generale.

Cosa è successo, però, quando l’autrice ha cominciato a farsi conoscere sui social network? Parliamone direttamente con lei.

Ciao Rossana, mi permetto di chiamarti con il tuo nome vero, a questo punto. Vorrei chiederti subito, cosa è successo quando hai iniziato a frequentare un noto social e a far conoscere la tua opera. “Just a second”, ricordiamolo, è uscita il 15 Luglio scorso, esattamente due mesi fa.

RISPOSTA:

Ciao e grazie per questa intervista. Sì, ho deciso di autopubblicare questa storia lo scorso 15 Luglio. Era la prima volta e ho voluto usare uno pseudonimo per tutelare la mia privacy e soprattutto non far sapere subito in giro il genere di storia che avevo scritto, anche perché non sapevo come sarebbe andata.

Quale è stata l’accoglienza che ti è stata riservata sia sui social che poi quando sei entrata nel mercato editoriale indipendente?

RISPOSTA:

Ho autopubblicato incoraggiata da mia sorella che aveva trovato molto interessante la storia e diceva persino che le dispiaceva l’idea che usassi uno pseudonimo, ma ha rispettato questa mia scelta e siamo andate avanti. Quando ho iniziato a promuovere la storia di “Just a second” sui social network, non mi sarei mai aspettata la guerriglia ovvero di trovare gente agguerrita che non avrebbe facilmente fatto entrare nel loro “mondo” persone sconosciute o meglio chi, secondo loro, rappresentava una minaccia, la diretta concorrenza, in pratica. Naturalmente non tutti si sono comportati in questo modo, ma ho trovato molta chiusura, questo sì. Il primo evento è stata la segnalazione da parte di una autrice che ora è diventata molto nota, perché ha ottenuto un boom di vendite basando le sue storie su argomenti alquanto discutibili, le ho chiesto amicizia, ho fatto richiesta di entrare nel suo gruppo e in risposta sono stata subito segnalata. Questa autrice, tra l’altro, usa uno pseudonimo come me, quindi non si capisce che cosa temesse. Mi sono subito resa conto di chi si trattava, perché aveva accettato la mia amicizia e scritto un post che giudicai assurdo: “Tutti cercano di entrare nel mio gruppo per spiarmi” o qualcosa del genere, per cui ho compreso che era stata lei a segnalarmi, in quanto mi aveva impedito di entrare nel suo gruppo. Pensai soffrisse di paranoie e di un egocentrismo smisurato. E a oggi mi chiedo “possibile che la gente non si renda conto di tanta arroganza?”

Va bene, andiamo avanti.

Hai proseguito comunque il tuo percorso di promozione, hai aperto un gruppo dedicato alla tua opera che si chiamava “Brothel’s Line night club” e hai cercato di raccogliere le persone che amavano il genere che scrivi. Che cosa è successo dopo?

RISPOSTA:

Cover

Sì, ho aperto un gruppo che mi sembrava potesse essere apprezzato da chi ama la libertà di espressione, senza vincoli né censure, ma anche raccogliere chi ama il romance suspense e l’erotico in generale. Siamo durati poche settimane, il gruppo è stato segnalato ed è magicamente scomparso. Dopodiché mi è stato impedito di aprirne un altro, in quanto il mio account è stato bloccato prima in via temporanea e poi, successivamente, altre volte.

Come ti spieghi tanta cattiveria? Perché, secondo te, qualcuno ti ha preso di mira?

RISPOSTA:

Non me lo spiego, in realtà. Non so rispondere a questa domanda. Sono nuova nell’ambiente. Penso sia più facile attaccare una nuova che si fa notare e che va bene, piuttosto che una già conosciuta e con un seguito, ma sinceramente non so dare una risposta certa.

Che cosa farai ora?

RISPOSTA:

Stavo pensando di aprire un account con il mio nome oppure di aprire un altro gruppo  affidandomi a qualcuno, ancora non so a chi, perché non mi fido di nessuno e non voglio coinvolgere le persone a me più vicine che possono essere danneggiate per colpa di questa storia, ma mi dispiace molto di non aver potuto aprire un altro gruppo fino a ora.

Stai continuando a scrivere?

RISPOSTA:

Sì. Mi hanno chiesto in tanti un seguito di “Just a second” e sono contenta di dire che Max e Roxanne torneranno. Ricordo a chi ha letto la storia che i due protagonisti sono in fuga, ma non posso dire come proseguiranno le loro avventure.

Non ci puoi anticipare proprio niente del seguito?

RISPOSTA:

Solo che una volta ho realizzato un sondaggio nel gruppo che avevo e che le ragazze hanno votato per il titolo più papabile, mi è piaciuto e ho scelto quello da loro più votato.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Crepi il lupo! Grazie a voi!

Tiziana Iaccarino.

“Le bugie hanno le gambe di Chiara”.

È il titolo della sua nuova opera, in uscita il 28 Agosto e subito si parla di lei.

Flora Gallert, amatissima e seguitissima autrice di una generazione che apprezza davvero tanto le storie d’amore moderne e simpatiche che, in fin dei conti, si rivelano adatte a un target di pubblico molto più ampio di quel che immaginiamo, torna a raccontare la sua nuova esperienza letteraria.

Sono molto contenta di poterla intervistare per The Pink Cafè perché, magari, potrà svelarci qualche divertente retroscena di questo suo nuovo lavoro. Chi è Chiara?

La protagonita della sua nuova storia promette di farci divertire, magari di farci sognare, sorridere, emozionare e rilassare, ma parliamone direttamente con l’autrice.

Ciao Flora, grazie per aver accettato questa intervista. Vorrei subito chiederti quando e come è nata l’idea per questa nuova storia.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie a te per la tua gentilezza e disponibilità. Questa idea è nata più di un anno fa ma non era ancora matura e pronta per essere portata su carta quindi, a metà stesura, ho lasciato il romanzo in pausa, per poi riprenderlo molto tempo dopo, stravolgendo il finale.

Chi è Chiara?

RISPOSTA:

Chiara all’inizio può sembrare molto materiale, frivola ma è solo l’apparenza, perché dentro riscopre di avere valori importanti.

Da cosa è nato il titolo “Le bugie hanno le gambe di Chiara”? Molto carino, devo dire. Sfizioso, originale.

Le bugie hanno le gambe di Chiara di Flora Gallert

RISPOSTA:

Tutto in questa storia è stato difficile, anche il titolo è venuto fuori un pezzetto alla volta e ci ha messo un anno e mezzo a completarsi. Ovviamente si riferisce al fatto che Chiara racconta un bel po’ di bugie.

Puoi anticiparci qualcosa della trama?

RISPOSTA:

Certo. Chiara è una fashion blogger e i social sono il suo mondo, è una ragazza all’apparenza superficiale ma, per amore del padre, decide di dare una svolta alla sua vita, nulla però è come si aspettava e dalla bella villa a Roma si ritrova in un vecchio casolare di campagna a Le Pont-de- Planches.

I lettori dovranno aspettarsi una storia d’amore?

RISPOSTA:

Ovviamente sì.

Cosa vuoi dire a chi ti leggerà?

RISPOSTA:

Spero di regalare un sorriso al lettore e delle piacevoli ore di evasione dai problemi quotidiani.

Ancora una domanda: se infilassi ora una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Spero di poter vivere facendo ciò che più adoro: leggere e scrivere!

Grazie per la tua gentilezza e cordialità e in bocca al lupo!

RISPOSTA:

Crepi il lupo e ancora grazie per tutto!!

Tiziana Iaccarino.

“Per colpa di un biscotto”, la nuova opera di Monica Portiero.

Per colpa di un biscotto” è la nuova, simpatica e piacevole opera dell’autrice Monica Portiero.

Una storia giovane, moderna, leggera e molto divertente, almeno queste sembrano le premesse, nel leggere la sinossi.

Sono contenta di poterne parlare direttamente con l’autrice che magari ci svelerà qualche retroscena inerente la stessa.

Chi sarà la protagonista di questa storia?

Tra l’altro “Per colpa di un biscotto” è la prima opera di una interessante “Humor Collection” che, a quanto sembra, prevede ben sei storie, tutte autoconclusive e a sé stanti, che l’autrice ci farà conoscere prossimamente.

Ciao Monica, grazie per aver accettato di rispondere alle domande di questa intervista. Vorrei chiederti subito quando è nata l’idea per questa storia e da cosa hai tratto ispirazione per il titolo?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana e grazie per l’intervista e l’opportunità di parlare di “Per colpa di un biscotto”.

L’idea è nata l’anno scorso mentre parlavo con un’amica. Ridacchiavamo come bambine, sull’onda di una battuta e alla fine è arrivata lei: Pandora.

Io trovo subito i titoli per i romanzi e questo non è stato da meno. In pochi minuti avevo il titolo e la storia completa compresa di finale.

Preciso che per me questo romanzo ha una valenza tutta sua e che i nomi dei protagonisti non sono stati usati a caso ma anch’essi hanno un significato recondito, che in pochissimi potrebbero interpretare.

In verità nulla in questo romanzo è quello che sembra. Sono ambigua? Sì, lo sono, ma non dirò altro.

Perché è colpa di un biscotto?

RISPOSTA:

La colpa è di un biscotto perché… il titolo svela quasi tutto il romanzo e non credo di potermi sbilanciare molto. Diciamo che il “biscotto” sarà la fonte di un grave cruccio per Pandora.

Chi è la protagonista di questa storia? Ce la presenti?

RISPOSTA:

La protagonista della storia è Pandora Bennett, ultratrentenne alle prese con un nuovo lavoro, nuovi colleghi e sempre la solita vita quotidiana che comprende anche la sua grande passione per lo zucchero e la creazione di dolci in generale.

Ha una madre freddina e un marito distratto che detesta la suocera; spesso Pandora si colloca in mezzo tra i due, come un arbitro e cerca di mediare, cosa non proprio semplice.

È una ragazza tranquilla e perbene, un po’ bacchettona, forse. Il suo inghippo inizia e finisce con Alfred, collega di lavoro bellissimo- decisamente bellissimo- scusate se lo ripeto due volte, ma anche qui sta il nodo della questione, titolare di un messaggino inviato per errore a Pandora che giungerà dritto dritto nelle mani della di lei madre. E qui…

In che genere collocheresti l’opera e quali sono le tue aspettative per la sua uscita?

RISPOSTA:

È un genere di romanzo che non ho mai considerato di scrivere, tranne l’esperienza con te che mi stai intervistando, fatta con “La ragazza in mezzo al mare”.

È anche su tua esortazione, che ho deciso di cimentarmi in qualcosa di divertente.

Io sono dotata di un certo spirito di patata (così lo chiama mia mamma) che fa ridere tutti quando meno me l’aspetto e senza aver detto nulla di particolare, secondo me.

Sta di fatto che ho una spiccata ironia, ma non avevo mai pensato di usarla in questo modo, anche se si evince spesso dai miei scritti precedenti. O così mi hanno fatto notare.

Lo colloco nel genere umoristico, non essendo una storia d’amore e neppure una vera commedia (credo).

Ho usato la prima persona, cosa rarissima per me, che prediligo la terza ed è un esperimento che spero faccia divertire chi avrà la voglia di leggermi.

Mi aspetto di aver stimolato, oltre che una riflessione (perché credo che ciò che avviene nel romanzo possa anche essere capitato ad altri nella vita reale) anche qualche risata.

Ho notato che “Per colpa di un biscotto” è la prima opera di una serie intitolata “Humor Collection” che prevede in totale sei storie, tutte autoconclusive e molto divertenti. Ci racconti questo progetto?

Per colpa di un biscotto di Monica PortieroRISPOSTA:

Mi sono immaginata più protagoniste donne in vari “episodi” quotidiani e similari a quello descritto in “Per colpa di un biscotto” e mi è venuta voglia di sperimentare una collezione tutta mia, tenendo conto che alla base di “Per colpa di un biscotto” c’è un equivoco.

Ho immaginato una collezione da sei, ma vedrò meglio in seguito.

Spero possa piacere, anche perché da scrittrice western e narrativa contemporanea, il salto ad un genere di scrittura più “lieve” mi affascina e mi spaventa al contempo.

Chissà se il mio senso umoristico piacerà?

Quindi, nei prossimi mesi, ci saranno le altre storie?

RISPOSTA:

Sì. Ne ho alcune pronte, da revisionare. Chi mi segue sa che scrivo da moltissimi anni (circa trenta) e continuamente. I miei romanzi subiscono grandi evoluzioni ma ne ho moltissimi nel cassetto che spero di far emergere nel modo più corretto possibile.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Verrebbe fuori che desidero un po’ di tranquillità per continuare a leggere e scrivere in santa pace.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie a te di essere sempre così gentile e disponibile e grazie a chiunque legga l’intervista.

Tiziana Iaccarino.

“Love is a dangerous game” di Giuseppina Vitale per #EstrattInSpiaggia.

L’autrice Giuseppina Vitale per #EstrattInSpiaggia ci presenta un estratto della sua opera “Love is a dangerous game“.

«Cosa c’è, piccola? Hai perso la lingua per caso?» sussurrò alzandomi il mento con un dito, avvicinando pericolosamente i nostri visi. «Lo so, faccio questo effetto sulle ragazze.»

Fu il suo tono arrogante e narcisista che mi risvegliò dallo stato di trance in cui ero caduta. Decisi di agire. Chi si credeva di essere quel bellimbusto? Colpii il bicchiere di plastica e rovesciandoglielo in faccia, macchiai in pochi attimi il suo bel faccino da schiaffi e la t-shirt bianca che indossava. I suoi amici estrassero contemporaneamente un fazzoletto dalla tasca dei jeans e all’unisono glielo porsero. «Erick, stai bene?»

Oddio ma erano davvero così stupidi? Come potevano pendere dalle labbra di quell’arrogante?

«Ce l’ho, cretino!» sbottai strofinandomi le mani soddisfatta.

Prese un pacchetto a caso e dopo essersi ripulito rispose: «Mai stato meglio! Felice di saperlo biondina. Sono sicuro che tu sai anche usarla bene quella linguaccia biforcuta che ti ritrovi.»

Mi strattonò per un braccio e in pochi attimi le sue labbra furono sulle mie. La sua lingua si infilò con forza nella mia bocca e la esplorò avida.

Love is a dangerous game di Giusy Vitale

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Grazie e in bocca al lupo!

Tiziana Iaccarino.

“Il mio vento di Primavera” di Emily Pigozzi per #EstrattInSpiaggia.

L’autrice Emily Pigozzi per #EstrattInSpiaggia ci presenta un estratto della sua opera “Il mio vento di Primavera”.

«Sai perché ho aperto la libreria?» fa eco la voce di miss Imogen, che mi osserva da dietro le lenti dei grandi occhiali dalla montatura coloratissima «Perché i libri sono amici. È vero, con i libri non sei mai sola. Loro hanno sempre una storia da raccontarti, riescono sempre a farti sentire a casa. Però i libri non devono diventare una scusa. A un certo punto ogni storia finisce. E allora devi chiuderli, e cominciare a vivere.»

Rimango in silenzio, guardandola implorante. Lasciami in pace, vorrei dirle. Cos’ altro posso sopportare? Mi sto solo proteggendo, non vedi? Ma io voglio che tu sia felice, sembra chiedermi lei. Ci fronteggiamo in un gioco di sguardi. Perché sei entrato da quella porta, Giorgio? Mi chiedo, rivedendo il suo sorriso, sentendo la forza del suo abbraccio e del suo corpo fuso con il mio. Troppa felicità, troppi dubbi, troppo dolore. E io non so se posso sopportarli.

Il mio vento di Primavera di Emily Pigozzi

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Grazie e in bocca al lupo!

Tiziana Iaccarino.

Amore, cioccolato e disastri.

“Amore, cioccolato e disastri” è la nuova opera dell’autrice Samantha L’Ile, una storia romantica e divertente.

La protagonista è Samuela, una ragazza con tanto di prole al seguito con cui è rimasta sola, dopo esser diventata vedova di un marito che la tradiva. Ama il cioccolato e combina pasticci, ma forse si dovrebbe dire che i suoi figli ne combinano, fino a quando non incontrano Demetrio e qualcosa nella loro vita sembra riprendere la piega giusta. Peccato che la ragazza non creda più nell’amore e che sia alquanto difficile per il protagonista maschile riuscire a conquistarla.

In questa intervista l’autrice ci racconterà di sé e della sua carriera, della sua opera e dei suoi progetti, sperando di riuscire a estrapolarle anche qualche notiziola ghiotta in anteprima.

Ciao Samantha, grazie per aver accettato di raccontarti al Pink Cafè. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e cosa.

RISPOSTA:

Grazie a te, Tiziana, sono contenta di essere qui.

Da ragazza ho sempre scritto diari e sognato di scrivere un romanzo ma, anche se ne ho iniziati alcuni nel corso degli anni, il primo completo è nato nel corso del 2012 ed è stato anche il primo che ho autopubblicato.

Qual è stata la tua prima opera letteraria e che riscontri ha avuto?

RISPOSTA:

Il primo romanzo pubblicato è stato “Generazione magica”, una storia di genere paranormale con una corposa componente rosa. Fin dall’inizio avevo in mente una trilogia e sono riuscita a completarla nel 2014.

All’inizio è stato difficile farmi leggere perché non conoscevo nessuno né sapevo come muovermi. Ho studiato l’ambiente, letto tanti articoli, partecipato a vari gruppi, seguito diversi blog e imparato tante cose. Quando ho completato la trilogia ho avuto maggiori riscontri, un po’ perché, nel frattempo, mi ero evoluta io, ma anche perché regalo spesso il primo volume tramite promozione gratuita su Amazon, un ottimo modo per farsi conoscere.

Parliamo ora di “Amore, cioccolato e disastri”. Un titolo carinissimo, mi ha colpito anche la copertina, davvero sfiziosa. Ci parli di Samuela?

RISPOSTA:

Samuela è una mamma single, un po’ disperata, che si divide come può tra i figli, il lavoro e mille altri doveri. È una donna comune, prossima ai quaranta e con qualche chiletto di troppo regalatogli dal cioccolato. È stata ferita dal tradimento del suo defunto marito ed è convinta di aver chiuso con le relazioni, del resto ha i suoi bambini che la tengono fin troppo occupata.

Demetrio, invece, chi è?

RISPOSTA:

Demetrio è un affascinante papà single che fa surriscaldare Samuela per il suo aspetto aitante e poi la fa sciogliere per la dolcezza con cui cresce le sue bambine. Essendo genitori soli, hanno molte cose in comune e diventano subito amici, ma Demetrio non è affatto restio a far evolvere il loro legame e così inizia la danza del corteggiamento o forse dovrei dire la battaglia di accerchiamento per conquistare il cuore di Samuela.

Ma la pasticceria sull’orlo del fallimento che appartiene all’amica di Samuela… cosa succederà?

RISPOSTA:

Caterina, l’amica di Samuela, è una donna frizzante, anche lei sfortunata in quanto a uomini, infatti, ha un ex-marito che l’ha lasciata in guai economici e per questo rischia di dover chiudere la pasticceria. A salvare il suo sogno arriva un eroe un po’ particolare: noto come Bert il becchino, Alberto compirà miracoli, non solo finanziari…

Sai che anche io amo i dolci e quando li vedo infilati nei romanzi, ne vado ghiotta allo stesso modo. Come ti è venuta l’idea per questa storia?

Amore cioccolato e disastri di Samantha L'IleRISPOSTA:

L’idea di questa storia è nata mentre ero in vacanza insieme ai miei bambini. Dai loro giochi e pasticci è uscito il lato umoristico, a volte tragicomico, della vita di Samuela.

La protagonista, sola con figli, è simile a molte donne che conosco e a cui auguro di trovare di nuovo l’amore. Per questo mi è piaciuto regalarle una storia molto romantica, perché se la merita!

Caterina, con la sua pasticceria e l’amore per il cioccolato, si è presentata di sua iniziativa, non so come nè perchè, e io ho solo scritto.

Che autrice ti definisci?

RISPOSTA:

Mi definisco una lettrice compulsiva e una scrittrice per passione perché credo che il desiderio di scrivere nasca da lì: amo leggere, ma a volte mi girano per la testa storie solo mie che voglio raccontare agli altri.

Cosa ti piacerebbe che ti dicessero i lettori?

RISPOSTA:

Vorrei sentirmi dire dai lettori che le mie storie hanno regalato momenti di svago e divertimento, come se avessero fatto un viaggio a bordo delle mie parole, lontato dai doveri e le fatiche della vita quotidiana.

A cosa stai lavorando allo stato attuale, puoi rivelarci qualcosa di ghiotto? Un’anteprima solo per noi?

RISPOSTA:

Sono nella fase embroniale di una nuova storia, ovvero sto rimuginando da un paio di settimane sulla trama e i personaggi. Sarà un altro romanzo contemporaneo in cui l’amore trionferà, ma solo alla fine, e ci sarà un faro in mezzo al mare.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Un sogno collegato alle mie storie è quello di essere seduta al cinema, un secchiello enorme di pop corn, una melodia dolcissima in sottofondo e i titoli iniziali che recitano “basato su un romanzo di Samantha L’Ile”.

Grazie per la tua cortesia e disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

Chi mi ama mi segua.

“Chi mi ama mi segua” è il titolo della nuova commedia romantica di Rosanna Fontana che ha raccontato le avventure di Amy, una protagonista molto simpatica e spassosa, alla quale ne succederanno di ogni colore.

Dal fidanzato a letto con una segretaria grassoccia all’incontro con Edoardo e Roberto, Amy deve districarsi in un susseguirsi di avventure simpatiche, scene comiche, divertenti e molto leggere, adatte a una lettura estiva.

Rosanna ci racconterà meglio questa storia attraverso l’intervista che le ho proposto per The Pink Cafè.

Ciao Rosanna, grazie per aver accettato questa intervista. Ti chiedo, come faccio con tutte: quando hai iniziato a scrivere e qual è stata la tua prima opera?

RISPOSTA:

L’idea di dedicarmi alla letteratura mi ha sempre allettato fin da piccola. Ricordo ancora i tentativi di scrivere poesie e racconti con una macchina da scrivere giocattolo. Tuttavia è solo dal 2010 che la scrittura si è trasformata in una passione più profonda. Prima mi sono dedicata a racconti e haiku, poi ai romanzi. La mia prima opera è stata il romance dalle sfumature gialle Via Monroe 66, uscito nel 2015 con una casa editrice digitale e che ripubblicherò da self nel mese di novembre.

Quando hai iniziato a scrivere Chi mi ama mi segua?

RISPOSTA:

La prima edizione di “Chi mi ama mi seguarisale al 2015. Scaduto il contratto con la casa editrice con cui l’avevo pubblicata, ho deciso di rimetterci mano e di realizzare una versione più ricca, aggiungendo scene e cambiando alcuni nomi. Il risultato finale è stato un romanzo ironico con un po’ di rosa in più.

Chi è Amy davvero e cosa dovremo aspettarci da lei?

Chi mi ama mi segua di Rosanna FontanaRISPOSTA:

Amy all’inizio è una persona egocentrica e un po’ superficiale. È patita di moda e non conosce per niente il significato della parola diplomazia. Da questo suo modo di essere sempre sopra le righe nascono battute e situazioni esilaranti. All’interno del romanzo, però, vive un vero e proprio percorso di maturazione. L’esperienza come volontaria in una casa di riposo riuscirà a cambiarla, almeno un po’…

Questa commedia promette…?

RISPOSTA:

Promette tanta allegria, la giusta dose di amore e qualche spunto di riflessione, che non guasta mai.

Che tipo di autrice ti definisci?

RISPOSTA:

Da lettrice il lieto fine è sempre stato un valore aggiunto. Per questo ho deciso di scrivere romance, anche se lo faccio mischiando generi e stili narrativi. Mi piace sperimentare e giocare con gli intrecci, in modo da creare trame non scontate. Affondo le mie storie nella realtà e per questo credo che sia fondamentale realizzare personaggi a tutto tondo, con pregi e difetti.

A quale genere ti senti più affine?

RISPOSTA:

Come autrice di racconti, ho sperimentato molti generi (anche l’horror e la narrativa più intimistica), ma credo che la commedia romantica rimanga il genere che mi procura più soddisfazioni. All’apparenza sono molto seria e posata, tuttavia quando invento una trama più divertente, lascio libero sfogo alla mia anima pasticciona e ironica e ne esco più leggera e felice.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti per prima fuori?

RISPOSTA:

Quando cominciai a scrivere circa sette anni fa, il mio cassetto era stracolmo. Ora si è svuotato ed è rimasto solo un unico grande sogno: vedere un mio libro sullo scaffale di una libreria. So che potrei non realizzarlo, ma credo che l’aspetto più bello dei sogni non sia necessariamente il risultato finale. L’importante è provarci e crederci sempre.

Grazie per la tua cortesia e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“Non lasciarmi cadere”, la prima opera letteraria di Deborah Wright.

Deborah Wright si appresta, come molte sue giovani colleghe, questo mese a uscire con la prima opera letteraria. La sua storia ha un titolo molto intenso “Non lasciarmi cadere” e di certo sarà una storia interessante.

L’opera uscirà venerdì 21 luglio e siamo certi che piacerà ai lettori interessati a scoprire nuove firme pronte a farsi conoscere attraverso il web.

Questa intervista ci permetterà di conoscere meglio l’autrice e di sapere della sua storia, di quanto tempo ci abbia impiegato a scriverla, di che cosa parla e cosa si aspetta da questa prima esperienza.

Ciao Deborah, benvenuta al nostro club The Pink Cafè. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e a pensare di pubblicare.

RISPOSTA:

Ciao, grazie a voi per avermi invitata. È un onore per me essere tra voi in questo momento.

Rispondo subito alla vostra domanda: ho iniziato a scrivere, seriamente, l’anno scorso e proprio nel mese di luglio. L’intenzione di farlo albergava nella mia mente da moltissimo tempo, e una volta, ci avevo pure provato, arrendendomi, però, dopo qualche paragrafo. Per anni non ci ho più provato. L’anno scorso, invece, è partita quella scintilla giusta che si è propagata poi in un fuoco di parole.

L’idea di pubblicare mi è balenata poco dopo, quando mio marito ha letto il mio primo capitolo. Parlando con lui e spiegandogli più o meno la trama, mi ha spinto a provarci perché, secondo lui, aveva ed ha tutte le carte in regola per entrare nei cuori dei lettori.

Come è nato il titolo “Non lasciarmi cadere”?

RISPOSTA:

È nato per caso, confrontandomi con alcune mie amiche. Il titolo iniziale che avevo scelto non mi entusiasmava, mancava il grip giusto, quello che cattura. Poi un bel giorno, una di loro se ne esce con alcuni titoli, tra cui “Non lasciarmi cadere”.

È stato subito amore.

Che tipo di storia è la tua?

RISPOSTA:

Possiamo definirla come un romanzo drammatico contemporaneo.


Chi sono i protagonisti e cosa raccontano?

RISPOSTA:

I due protagonisti principali sono Lisa e Alex. Lisa è una ragazza che viene da una tristissima e dura infanzia, dove ha visto morire la madre e dove è stata abusata ripetutamente. Nel suo viaggio racconterà il suo passato, la paura con cui lotta ogni giorno per sfuggire dal suo demone, che ovviamente la sta perseguitando. Vuole una vita come tutti, vuole tornare a sorridere e farà di tutto per riuscirci, combattendo contro se stessa e con chi vorrà farle del male.

Alex, invece, nonostante abbia perso i suoi genitori, non ha una vita complicata. È un addestratore e un soccoritore nell’unità cinofila e la sua vita procede a gonfie vele. Incrocerà il percorso di Lisa, e grazie alla sua caparbietà cercherà, con fatica, di infonere in Lisa la sicurezza necessaria perché lei riesca a fidarsi di lui.

Vuoi trasmettere un messaggio ben preciso con essa?

RISPOSTA:

Sì. Ho voluto incentrare il mio romanzo sul coraggio di lei, sulla forza di volontà e sul desiderio di avere una vita normale, proprio per far capire al lettore che, per quante volte noi cadiamo e per quanto male noi subiamo, possiamo sempre risalire e trovare il nostro sole.

So molto bene che, quando si tocca il fondo, c’è chi preferirebbe morire piuttosto che sopravvivere tormentati dalla paura. Ma i nostri desideri non si realizzano se non lottiamo e sconfiggiamo i nostri demoni.

I veri sogni hanno bisogno di sforzi perché si realizzino.

A che genere ti senti più affine e nel quale classificheresti la tua storia?

Non lasciarmi cadere di Deborah Wright.

RISPOSTA:

Io amo i romanzi rosa, quelli che ti lasciano una morale e ti insegnano qualcosa non appena arrivi alla fine.

A cosa stai lavorando allo stato attuale?

RISPOSTA:

Con la mente a tantissime cose. Sto già pensando al prossimo romanzo da scrivere, e ho già alcune idee, ma nulla di scritto per il momento.

Ora come ora sono concentrata sul mio esordio, sperando di lasciare un buon segno.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Che “Non lasciarmi cadere” diventi un bestseller. Troppo, vero?

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie a voi per la vostra gentilezza. E che il lupo crepi!

Tiziana Iaccarino.