Intervista all’autrice Daniela Volonté. La dolcezza può far male.

Ben trovati nel nostro club The Pink Cafè con un’altra bella intervista, abbiamo scambiato due chiacchiere virtuali con l’autrice del romanzo La dolcezza può far male, firmato dalla Newton & Compton Edizioni: Daniela Volonté.

Leggete la sua intervista per scoprire qualcosa in più su questa storia.

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Intervista all’autrice Daniela Volontè

 

Ciao Daniela e per trovata al Pink Cafè, cominciamo subito con la prima domanda, quando hai cominciato la tua vita da scrittrice?

Risposta.

Intanto grazie per l’ospitalità. Non riesco a definirmi scrittrice, posso solo dire che ho iniziato quest’avventura nel 2013, perciò sono ancora una novellina nell’ambiente. 😉

Com’è cominciato il tuo percorso con la Newton? Vuoi parlarci di questa esperienza?

Risposta.

Ho scritto la prima storia a marzo 2013 e ho quasi la certezza che sia stata comprata solo da parenti e amici! Poi ne ho scritta un’altra a luglio 2013, però in questo caso mi sono affidata a una diversa piattaforma di self publishing che mi ha dato l’occasione di rendere gratuito il mio libro. Sono aumentati i download e, quando a gennaio 2014 ho autopubblicato la terza storia, il libro ha acquistato una buona visibilità ed è stato notato da Newton Compton che mi ha proposto un contratto.

“La dolcezza può far male” è la tua ultima opera pubblicata con la Newton edizioni, tratta un tema importante, come la malattia del diabete, da cosa nasce lo spunto per questa trama?

Risposta.

Questo libro nasce da tutto quello che ogni giorno vedo e vivo. A mia madre è stato diagnosticato un diabete mellito di tipo 1, quello che di solito colpisce bambini e ragazzi e li rende insulinodipendenti, perciò da lì è partito tutto.

Parlaci in breve dei personaggi, Cassandra e Jack, chi sono e cosa hanno in comune?

Risposta.

Jack è lo pseudonimo dietro il quale si nasconde Gabriele, un uomo profondamente cambiato da quando ha scoperto di essere diabetico. Cassandra è una ragazza molto dolce ma anche molto paurosa. I protagonisti hanno in comune proprio il diabete: Gabriele vive questa patologia sulla propria pelle, mentre Cassandra è cresciuta con una mamma che soffre di questa malattia.

Quando scrivi hai un tuo rito speciale, un posto unico che non deve cambiare, preferisci la notte oppure qualunque ora del giorno va bene?

Risposta.

Sono una mamma a tempo pieno, perciò scrivo quando posso. Ogni momento è quello adatto per mettersi al computer o appuntarsi le idee. Al mattino i ragazzi non ci sono e sono più tranquilla, ma riempio fogli di appunti anche mentre li aspetto fuori da scuola o dopo le loro attività. Quindi direi che per me non esiste nessun rito, se non bere litri di caffè per stare sveglia e concentrata su tutto. J

Sei partita dal desiderio di fare la correttrice di bozze, oggi sei una scrittrice che scala le classifiche, com’è cambiata la tua vita da quando coltivavi sogni nel cassetto?

Risposta.

In realtà il desiderio di fare la correttrice di bozze nasce dall’unione dell’amore per i libri e la voglia di poter lavorare da casa per seguire meglio la famiglia. Onestamente credo di aver ottenuto più di quello che avrei mai immaginato, dato che nemmeno nei miei sogni più fantasiosi avrei pensato di scrivere dei libri e da questo punto di vista mi considero molto fortunata.

Qual è il genere che preferisci da autrice e quale invece da lettrice? Ti cimenteresti mai in uno diverso? Se sì, quale  e perché?

Risposta.

Leggo libri romance contemporanei e mi piace scrivere romance contemporanei… (non si può dire che io sia poco coerente! J ). In verità leggo anche romanzi storici e fantasy, ma in misura limitata. Non riuscirei mai a scrivere un giallo e mi sto cimentando in un erotico con una collega fantastica: Sylvia Kant.

Come concili la tua vita privata con la scrittura? Cosa significa essere una scrittrice, solo davvero passione oppure, è anche un lavoro che reputi un impegno a tempo pieno?

Risposta.

Nella mia vita viene prima la famiglia e tutto il tempo che rimane lo dedico alla scrittura. Ci sono giorni in cui non riesco a scrivere una parola, giorni in cui scrivo tantissimo e altri in cui non ne ho voglia. A volte vorrei smettere di farlo del tutto, altre vengo invasa dalla passione che ruota attorno a una nuova idea… Insomma, non credo che possa essere considerato un lavoro, anche se vi dedico tantissimo tempo, anzi, sono convinta che nel momento in cui considererò la scrittura un lavoro, significherà che questa passione sarà morta e non scriverò più nulla.

Altri sogni che ti piacerebbe realizzare?

Risposta.

Come ho già accennato, credo di aver ottenuto più di quello che avrei sperato, perciò auguro solo a me stessa di continuare ad avere questa spinta a scrivere e di percorrere ancora a lungo questa strada.

Come definiresti il tuo stile di scrittura?

  1. Non ne ho idea!!! Sono gli altri che dovrebbero dirlo, non io. Posso solo affermare di essere consapevole di scrivere in modo semplice. Per qualcuno semplicità è sinonimo di banalità, per me significa solo non usare paroloni e scrivere con il cuore in mano.

Se dovessi definirti in tre aggettivi, quali useresti?

Risposta.

Semplice, coerente, isterica.

Perché acquistare “La dolcezza può far male”? Cosa dobbiamo aspettare da questo libro?

Risposta.

Perché è non è una storia troppo lontana dalla realtà. Non ha mille colpi di scena e nel suo essere così simile alla nostra vita, magari può far sorridere o forse pensare…

Grazie della disponibilità

Grazie mille a te per la bella chiacchierata e per il tempo che mi hai dedicato!

Tiziana Cazziero

 

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